DOMENICA 23 AGOSTO 2026

Lavoce.info

sommario 26 giugno 2003

Mezzo paese in black-out energetico. Colpa del caldo record? Niente affatto. Era tutto prevedibile. Colpa della miopia di chi ci ha condannato a essere un paese che genera poca energia elettrica. E colpa di una riforma costituzionale che assegna troppi poteri in materia agli enti locali. La sicurezza energetica nazionale deve prevalere su interessi locali. Soprattutto ora che la liberalizzazione del settore a livello europeo imporrà di assegnare i diritti a importare energia su base competitiva. In questo quadro, i sussidi impliciti che lo Stato passa ad alcuni grandi clienti non trovano più giustificazione.
Continua la crescita dell’occupazione in Italia: abbiamo creato 2 milioni di posti di lavoro negli ultimi 5 anni. Evviva! Ma non crescono il reddito e i consumi. Forse allora è sommerso che emerge, in parte in seguito alla sanatoria degli immigrati. Le vere riforme del mercato del lavoro sono quelle che permettono di programmare realisticamente i flussi anzichè obbligare gli immigrati di cui abbiamo bisogno a entrare clandestinamente nel nostro paese. Bisogna anche intervenire sul dualismo territoriale. L’occupazione ristagna al Sud, mentre cresce al centro-nord.

I veri nemici del capitalismo

Sono i capitalisti che hanno più da perdere dall’espandersi del libero mercato. Per questo esercitano la loro influenza per impedire l’adozione di regole e leggi che ne permettano lo sviluppo corretto e per ottenere sussidi e protezioni dai Governi. Contrastare gli interessi costituiti, “Salvare il capitalismo dai capitalisti”, significa perciò rafforzare la consapevolezza che il mercato è il mezzo migliore per promuovere la crescita e ridurre la povertà.

Perché la Pa diffida di Apache

La pubblica amministrazione ha difficoltà a utilizzare le tecnologie con efficienza e efficacia. Lo dimostra la limitata diffusione di software open source. Per non aggravare i ritardi già accumulati servono scelte precise e un sistema di incentivi e disincentivi per realizzarle. E si potrebbe così rivitalizzare l’industria italiana del software.

Scintille nella piramide elettrica

Le baruffe sui nomi per il rinnovo dei vertici delle tre società nate per gestire la liberalizzazione del settore elettrico rendono evidente un conflitto tra diritto di proprietà (del ministero dell’Economia) e potere di indirizzo strategico (del ministero delle Attività produttive). Da qui un’impasse che invece di essere risolta con una ridistribuzione dei pacchetti azionari, è affrontata come ai tempi delle partecipazioni statali, con il regime di prorogatio.

sommario 24 giugno 2003

Promuovere i mercati significa anche costruire una infrastruttura adeguata a tenerli in vita.  Ci vogliono autorità che tutelino la concorrenza, capaci di pungere.  Bisogna anche prevenire il formarsi di coalizioni che agiscano contro i mercati.  Un efficiente sistema di protezione sociale fa parte di questa infrastruttura che serve a tenere in vita i mercati.  I lavoratori lasciati senza assicurazioni contro il rischio di mercato finiranno altrimenti per allearsi con i monopolisti nel combattere i mercati.  E’ già successo tante, troppe volte.  Bisogna salvare il capitalismo dai suoi peggiori nemici: i capitalisti.
Dietro alle dispute tra i Ministri Tremonti e Marzano sui nomi per il rinnovo dei vertici delle tre società nate per gestire la liberalizzazione del settore elettrico si cela un conflitto irrisolto tra diritto di proprietà e potere di indirizzo strategico. Da qui un’impasse molto grave, affrontata come ai tempi delle partecipazioni statali, con il regime di prorogatio.  Importante che si riveda al  più presto la normativa che crea questo perverso intreccio istituzionale e si chiariscano così ruoli e responsabilità.
La Pubblica Amministrazione italiana risulta in grave ritardo nell’adozione  dei software di frontiera. Ad esempio, il software  l’ Open Source (OS),  il programma che permette di far funzionare i siti Web, è diffuso nel 38 per cento della PA italiana rispetto al 63 per cento delle amministrazioni degli altri paesi. Importante che il Governo chiarisca al più presto se e come vuole colmare questo divario.

Immigrazione: utili lezioni dall’estero

L’Italia è un Paese di immigrazione recente. Per questo sarebbe utile discutere di politiche dell’immigrazione guardando all’esperienza internazionale, a quanto accaduto in Paesi che da decenni vivono questo problema. Ai lettori riproponiamo alcuni articoli pubblicati da lavoce.info, che possono favorire una discussione informata e meno provinciale sul tema.

Non basta riscoprire Delors

Per risolvere i guai prodotti dal Patto di stabilità non è sufficiente riavviare il programma di investimenti pubblici in infrastrutture europee transnazionali. Sono difficili da realizzare, il loro impatto macroeconomico è modesto e riguardano solo una parte del capitale pubblico. Né danno maggiore trasparenza ai bilanci pubblici. Da ampliare, invece, il ruolo della Bei.

sommario 19 giugno 2003

Unione Europea e riforme istituzionali

sono al centro del dibattito. Al Consiglio Europeo di Salonicco viene presentata la bozza di Costituzione Europea elaborata dalla Convenzione.  Molti i delusi. Tra lÂ’altro, perché la bozza non estende il voto a maggioranza in politica estera.  Ma è un problema relativamente secondario.  Se si applicasse il voto a maggioranza nellÂ’attuale situazione, nessun Paese si sentirebbe responsabile delle decisioni comuni, con il rischio di far prevalere le scelte ideologiche su quelle realiste, come per la guerra in Iraq. In questo campo, non c’è alternativa ad unÂ’assunzione diretta di responsabilità delle istituzioni europee. Ma i problemi non sono solo costituzionali. Il Patto di Stabilità strangola i paesi dellÂ’EMU e li spinge a tagliare gli investimenti pubblici o a portarli fuori bilancio, riducendo la trasparenza dei conti pubblici. La proposta Tremonti di riprendere il piano Delors sullÂ’infrastrutture transnazionali va nella giusta direzione ma appare del tutto insufficiente. Non c’è alternativa ad una revisione del Patto. Come non c’è alternativa ad una riforma della politica agricola europea. A dieci giorni dallÂ’inizio del suo semestre di Presidenza, l’Italia non sembra intenzionata ad affrontare il problema.  Peccato, perché le follie della PAC le paghiamo soprattutto noi, date le inefficienze della nostra struttura produttiva.  Infine, anche in Italia riprende quota il dibattito sulle grandi riforme istituzionali. Ma ci sono forse riforme più semplici, come quelle sui regolamenti parlamentari, che consentirebbero e in tempi brevi progressi maggiori.

A proposito di riforme istituzionali

L’effetto dei diversi assetti istituzionali sull’efficacia, efficienza e equità delle politiche pubbliche è incerto. Se davvero si vuole imprimere una svolta maggioritaria al sistema italiano, conviene forse guardare a “regole di minor livello”, più vicine però ai meccanismi decisionali, come i regolamenti parlamentari.

Riforma della PAC e quote latte: i problemi di fondo

A Bruxelles si discute l’ennesima riforma della politica agricola comune. Come da copione, l’Italia chiede nuovi sussidi. Ma ancora una volta il dibattito elude il punto cruciale: lÂ’eccessiva protezione accordata allÂ’agricoltura fin dalla istituzione del Mercato Comune. Prezzi dei prodotti alimentari più alti e una struttura produttiva inefficiente sono i risultati. Che finiscono per penalizzare gran parte degli agricoltori italiani.

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