Molto probabilmente, la Fed interromperà il suo pur prudente rialzo dei tassi. È un segnale di resa alle esigenze dei mercati azionari e obbligazionari. E al problema irrisolto dell’eccesso di debito. Ma così si erode l’indipendenza delle banche centrali.
Il mercato dei titoli di stato italiani vive una fase positiva, con lo spread Btp-Bund in area 200 punti base. Ma avremmo potuto fare molto meglio. Come mostra il confronto con la Spagna, che pure ha problemi non molto diversi dai nostri.
Con il quinto piano anticrisi in sette anni, Deutsche Bank sacrifica la divisione banca di investimento, che ha una struttura di costi ormai insostenibile. Ma ora da dove arriveranno i ricavi? Perché la concorrenza di vecchi e nuovi attori è agguerrita.
Con il ritorno del Qe annunciato da Draghi, la nomina di Lagarde a capo della Bce e la non procedura di infrazione verso l’Italia, lo spread Btp-Bund è crollato a 200 punti. Si poteva fare meglio. Con il costo del debito della Spagna – paese che ha problemi simili ai nostri – avremmo risparmiato 5 miliardi di interessi negli ultimi due anni e mezzo. Chi è convinto che i nostri malanni siano frutto di un complotto internazionale gioisce dei guai di Deutsche Bank, grande banca tedesca, all’ennesimo piano anticrisi. Con 18 mila licenziamenti, soprattutto nell’investment banking e la ricerca di nuove fonti di redditività, stretta tra la concorrenza delle banche locali e il fintech. A misurarsi presto con i mercati sarà anche la Grecia, dove la nuova maggioranza di centrodestra di Mitsotakis promette crescita e modernizzazione dopo i quattro anni di austerity con la sinistra di Tsipras al governo.
Il Rapporto Inps di quest’anno commenta l’avvio di reddito di cittadinanza e quota 100. Il primo, al momento, riguarda 685 mila famiglie (1,7 milioni di individui); il secondo 139 mila persone che diventano 226 mila con gli altri meccanismi in vigore di pensionamento anticipato. Con adesioni minori del previsto.
Il “governo del cambiamento” cambia l’organizzazione del ministero per i Beni e le Attività culturali (Mibac). Per marcare una discontinuità con la riforma Franceschini del 2014, si torna alla centralizzazione: meno autonomia e procedure allungate. Senza un perché.
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Nuova Democrazia ha vinto le elezioni greche promettendo un paese più moderno e più efficiente. Il nuovo governo dovrà affrontare molte questioni difficili, perché nonostante i miglioramenti la Grecia continua ad aver bisogno di riforme strutturali.
Il Rapporto annuale dell’Inps racconta i primi mesi delle due misure bandiera del governo gialloverde: reddito di cittadinanza e quota 100. Da qui si potrà iniziare a dare qualche valutazione.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo regolamento di organizzazione del Mibac. Accentra i poteri più che migliorare l’impianto normativo che puntava a realizzare un coordinamento a livello territoriale, con il coinvolgimento di attori diversi.
Con il “decreto crescita” i “comunicatori professionali” sono passati dall’Inps all’Inpgi, la cassa dei giornalisti. Il risultato è un aumento del deficit del sistema previdenziale pubblico, senza risolvere i problemi dell’Inpgi, mal gestito da anni.
Il problema del contrasto all’evasione fiscale italiana è sempre stato politico, non tecnico. Ma l’evoluzione tecnologica consente già oggi il controllo puntuale del comportamento dei singoli contribuenti. Resta il rammarico per il tempo perso.
Dopo quota 100, un altro colpo alle risorse dell’Inps: il cosiddetto decreto crescita passa i contributi di 17 mila “comunicatori” di uffici stampa e Pr dall’istituto all’Inpgi, la cassa di previdenza dei giornalisti che – mal gestita e impoverita di contribuenti – fa acqua da tutte le parti. E l’Inps non dice niente a tutela dei propri contribuenti.
Il governo straparla di flat tax ma intanto potrebbe fare una più efficace lotta all’evasione fiscale, se avesse il coraggio di affrontare un po’ di impopolarità. La tecnologia per farlo c’è già, a cominciare dalla fattura elettronica: criticata e osteggiata prima, comodo strumento produttore di entrate ora.
“Fuck business” risponde Boris Johnson, favorito per diventare a giorni premier britannico, alla comunità degli affari che chiede di bloccare la Brexit. Mentre il suo avversario Jeremy Hunt, rivaleggia con lui a chi fa più il populista. Risicatissimi, ormai, tempi e possibilità di evitare un’uscita non concordata dalla Ue.
I 53 morti e 130 feriti di Tajoura in Libia dovrebbero indurre a un ripensamento delle politiche di accoglienza Bruxelles, Roma e le altre capitali. Invece niente: tutti arroccati sulle loro posizioni, a partire dal governo italiano. La soluzione per salvare le vite umane c’è, quella dei corridoi umanitari.
Come ci hanno mostrato i crac bancari degli ultimi anni, molti risparmiatori non sono consapevoli dei rischi a cui vanno incontro investendo i loro soldi. Ora si cerca di colmare il ritardo nell’educazione finanziaria degli italiani con una strategia nazionale che sta muovendo i primi passi.
Dopo il processo “breve” e quello “giusto” è in arrivo – pare – entro l’anno, una nuova riforma del processo penale, speriamo senza aggettivi. Si vuole rendere più efficiente il sistema processuale, rafforzando il filtro dell’udienza preliminare e ampliando il patteggiamento. Per ora sono solo 32 punti programmatici.
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