SABATO 28 FEBBRAIO 2026

Lavoce.info

La Brexit e lo spauracchio della burocrazia per elettori confusi

Cronache dall’Inghilterra profonda

Il risultato del referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, in programma il 23 giugno, è molto imprevedibile: c’è un vero rischio che la campagna pro-Brexit, incentrata sulla semplice idea che la burocratizzazione della società britannica sia causata dall’Ue, possa convincere molti elettori che non vedono chiaramente i benefici della permanenza né intendono seguire le confuse indicazioni dei partiti.
Sabato mattina, dal macellaio a far la spesa. La piazza di una piccola market town, nella parte più rurale dell’Inghilterra. Bella, ma sconosciuta ai turisti italiani, che l’attraversano nel viaggio da Londra alla Scozia, con tappa magari a York. Una nonna con due nipotine in coda dopo di me vede il camioncino della campagna elettorale per la Brexit e spiega loro che anche lei e il nonno sono per l’uscita dall’Europa. Perché, chiedo semi-serio, e mi risponde che lei è stufa di dover ubbidire a Bruxelles. Non le chiedo, perché sarebbe fiato sprecato, quand’è stata l’ultima volta che lei personalmente ha dovuto ubbidire a Bruxelles. Né le faccio notare che suo marito o suo figlio o il fratello o il genero e molti dei suoi conoscenti, come agricoltori locali, hanno certamente ricevuto in sussidi europei legati alla Politica agricola comunitaria molto più di quanto abbiano pagato in tasse addizionali. I diretti interessati sanno bene che l’agricoltura è uno dei settori dell’economia britannica che più di altri riceve sussidi diretti dall’Europa. Non è un caso che l’associazione nazionale degli agricoltori, ultra sciovinista e ultra regressiva, non è certo pro-Brexit. Nemmeno è un caso che il deputato locale, astrologo e omeopata, lontano anni luce dall’immagine tory-progressista che David Cameron cerca di proiettare, non abbia ancora preso posizione sul referendum.
Nel mio silenzio, si inserisce il macellaio con una mini-filippica su tutte queste regole, moduli e passaporti delle bestie, e norme su come assumere dipendenti, e i mille lacci e lacciuoli che gli rendono la vita complicata, distante da un mitico passato bucolico e felice, in cui tutto era semplice e logico.
La strategia elettorale della campagna per l’uscita dall’Europa cerca di convincere elettori confusi come questi che l’Ue è una congiura burocratica, imposta al paese dai perfidi francesi.
Il messaggio colpisce nel segno perché è certo vero che la burocrazia è aumentata e perché gli inglesi la detestano: la sua riduzione è considerato il più importante aspetto dell’accordo Regno Unito-Ue.
Questa antipatia, che può sembrare contraddetta dall’amore per le code e l’ordine, è legata allo spirito ribelle e anarchico che hanno gli inglesi (ancor più degli scozzesi): l’autorità deve conquistare il rispetto del pubblico, la semplice posizione di potere non protegge da critiche e sberleffi. Così nessuno (casa reale compresa) batte ciglio sulle vignette satiriche sulla regina e un deputato che viene smascherato come disonesto deve aspettarsi una feroce vendetta dell’elettorato. È sempre per questo che la polizia non porta armi da fuoco; così come quando il governo cercò di introdurre un sistema di carta d’identità, simile a quello da sempre presente in Italia, si scatenò una veemente opposizione e molti lo considerarono una violazione dei diritti umani, e alla fine l’idea fu abbandonata.

Burocrati a ogni latitudine

Ma se c’è senz’altro stata una crescita esponenziale di burocrazia, moduli e formalità in tutti i settori – dal lavoro, agli ospedali, alle scuole – la colpa non è certo solo dell’Ue. I funzionari britannici sono anche loro burocrati entusiasti: in caso di dubbio, ecco qua un modulo o una bella richiesta di autorizzazione, tanto se qualcuno protesta se ne può sempre dar la colpa a immaginarie regole europee. È vero che in certi casi, come le regole sulla patente, che fino a vent’anni fa qui non scadeva né aveva la foto tessera, la nuova procedura è dettata dalla Ue, ma in molti altri l’ossessione burocratica è completamente indigena. Un esempio: chi ha a che fare con minorenni deve avere un certificato che conferma di non essere stato condannato per molestie a minori. Il certificato serve a proteggere l’organizzazione e quindi ognuna non si fida di quelli altrui, ma vuole il suo: così, quando abbiamo ospitato una studentessa francese per uno scambio con nostra figlia, mia moglie si è ritrovata con quattro di questi certificati (la scuola di mia figlia ne ha richiesto uno nuovo benché lei ne avesse già uno in qualità di membro del consiglio di istituto della scuola degli altri figli, poi c’è quello del club del tennis e quello dell’organizzazione equestre per disabili dove spesso aiuta da volontaria). Per me, invece, era solo il terzo. Ovviamente quando nostra figlia è andata a ricambiare la visita, è venuto fuori che in Francia questi certificati non esistono.
La giornata, sono lieto di riferire, continua con una nota ottimista: nel pomeriggio, tè da amici, marito e moglie che lavorano nel settore privato, mandano i figli a scuole private, tipici fedeli da sempre elettori tory. Entrambi non hanno dubbi: voteranno a favore della permanenza, convinti che i benefici per la società britannica, se non per loro personalmente, eccedano senz’altro i costi.

Accordo Ue-Turchia: un pasticcio sulla pelle dei siriani

Le norme dell’Unione Europea sul diritto d’asilo si sono dimostrate assolutamente inadeguate a gestire l’emergenza creata dal conflitto in Siria. Ora l’accordo con la Turchia sembra prefigurare una soluzione non solo illegittima, ma anche insensata.

Gli idranti di Mario Draghi

La Bce ha annunciato un nuovo ampio pacchetto di misure per stimolare la crescita nell’Eurozona. Ma la deflazione è solo un sintomo, il problema è la combinazione viziosa di eccesso di domanda di risparmio e limite zero sui tassi di interesse. E per risolverlo non basta la sola politica monetaria.

Meglio che le banche centrali restino indipendenti

La crisi iniziata nel 2008 rimette in discussione molte idee consolidate in economia. Compresa l’indipendenza delle banche centrali. Ma l’apparente impotenza delle banche centrali di fronte alla stagnazione è anche il frutto della mancanza di determinazione dei governi. Un invito alla prudenza.

Il Punto

Delle importanti misure annunciate da Draghi per combattere la deflazione – riduzione dei tassi, più volumi mensili ed estensione degli acquisti di titoli, nuove operazioni ad hoc di finanziamento alle banche (Tltro) – la terza è la più innovativa e utile. Una banca che ha prestato di più a imprese e famiglie potrà a sua volta ricevere più prestiti Bce (a tassi inferiori e fino al 30 per cento della sua esposizione). Meglio comunque che l’istituto guidato da Draghi continui ad agire in autonomia. Anche se c’è chi sostiene il contrario e vorrebbe una banca centrale agli ordini della politica che distribuisca direttamente denaro ai cittadini.
Con l’acquisto di uno dei leader del caffè in Francia, Carte Noire, la Lavazza si candida al ruolo di aggregatore in un mercato presto dominato da pochi player multinazionali. Impresa difficile ma possibile perché, come in casi analoghi, l’azienda è di una famiglia che ne ha affidato la gestione a manager esterni. Il prossimo passo dovrebbe muoverlo verso la borsa, con una diluizione del controllo. I Lavazza sapranno farlo?
A scuola gli 800 mila figli degli immigrati (quadruplicati rispetto al 2001) sono indietro rispetto agli italiani nei test Invalsi, in matematica e in italiano. Pesano la mancata conoscenza della lingua e le avverse condizioni familiari. Servono politiche di sostegno e interventi specifici soprattutto in età pre-scolare.
Dopo un complesso iter costituzionale, la Camera approverà presto definitivamente la riforma del Senato. Torniamo a ripercorrere le nuove norme che – tra luci e ombre – mettono fine al bicameralismo perfetto. E sulle quali il premier Renzi si sottoporrà a giudizio in un referendum dopo l’estate.
Il ministro Delrio ha annunciato una straordinaria quantità di risorse pubbliche per infrastrutture ferroviarie: 9 miliardi più – possibilmente – altri 8. Con dovizia di particolari sulle loro destinazioni. Meglio sarebbe definire gli obiettivi di spesa in termini di occupazione, ambiente e ritorni finanziari attesi.

Il nostro amico e collega Vincenzo Galasso entra nell’Unità economica della Presidenza del consiglio. Com’è consuetudine de lavoce.info, rimane membro della redazione in aspettativa, vale a dire non attivo per la durata dell’incarico. A Vincenzo i nostri migliori auguri di buon lavoro!

Lavazza, il caffè italiano gioca la partita internazionale

Lavazza ha comprato la francese Carte Noire. Il marchio torinese dimostra così di voler competere sul mercato mondiale del caffè. Non sarà facile. La famiglia ha già affidato la gestione dell’impresa a manager professionali. Ora si tratta di aprire il capitale, magari con la quotazione in borsa.

La scuola degli immigrati

Il livello di istruzione degli immigrati gioca un ruolo cruciale per la loro integrazione perché influenza probabilità di occupazione e redditi. Il divario tra gli studenti italiani e stranieri è spesso dovuto alle diverse condizioni socio-economiche. La risposta delle politiche di lungo periodo.

I punti deboli del nuovo Senato

Con il nuovo Senato non è tanto la mancanza di legittimità democratica o di contrappesi a rappresentare un rischio, quanto le ambiguità sui rapporti fra governi e i possibili riflessi sulla tenuta dei conti pubblici. Il superamento del bicameralismo perfetto e il sistema di formazione delle leggi.

Piovono soldi sui binari

Il ministro Delrio ha annunciato lo stanziamento di diversi miliardi per la costruzione di infrastrutture ferroviarie. Come al solito, manca qualsiasi misura degli obiettivi che si vogliono ottenere. Al di là dell’implicita assunzione che la spesa sia cosa buona in sé. Privatizzazioni rimandate.

Glass-ceiling index: quando le discriminazioni sono dure a morire

L’8 marzo è nato per ricordare la lotta per i diritti e le conquiste politiche e sociali delle donne, ma può anche essere un’occasione in cui riflettere su cosa non è stato ancora fatto per ridurre la discriminazione di genere e per abbattere il “soffitto di vetro”, l’ostacolo invisibile ma consistente contro cui si arresta la rincorsa femminile.

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