SABATO 28 FEBBRAIO 2026

Lavoce.info

Le proposte fuori tempo dell’Italia all’Europa

Non si può andare a Bruxelles, come ha fatto l’Italia, a proporre più Europa proprio nel momento in cui decolla il referendum sulla Brexit, che comunque cambierà tutto. L’esigenza di ripartire da Eurozona e dai suoi meccanismi per non sprecare i risultati raggiunti finora. Anzi per consolidarli.

E se la Brexit facesse bene all’Unione? *

Il 23 giugno nel Regno Unito si terrà il referendum sulla permanenza nella UE. E per l’Unione è forse meglio una vittoria della Brexit. Perché non è nell’interesse dell’Europa mantenere tra i suoi membri uno paese ostile allo spirito comunitario. E che persegue strategie volte a minarlo.

Il Punto

Il presidente della Commissione europea Juncker incontra il premier Renzi dopo mesi di polemiche e un inizio di ricucitura dei rapporti all’insegna di cinque proposte del governo italiano. Nelle quali si vuole più Europa, proprio mentre decolla il referendum sulla Brexit che – comunque vada – metterà in soffitta la Ue di oggi. Prevale l’opinione che l’eventuale uscita inglese dalla Ue sarebbe una iattura. Ma c’è anche chi pensa che un Regno Unito fuori dalla Ue non potrà più minarne la coesione. Indebolito, dovrà bussare per negoziare un accordo commerciale. E l’Unione ne uscirebbe più forte.
Nelle primarie americane, Hillary Clinton è in difficoltà con l’elettorato femminile tanto che la parità di genere – il suo cavallo di battaglia – è uscita dall’agenda politica. In attesa del Super Tuesday del primo marzo, una “Lettera dagli Usa” ci racconta come Obama le dia una mano imponendo alle imprese di fornire i dati (segreti) sugli stipendi di uomini e donne alla Commissione per le pari opportunità.
Il tanto richiesto taglio della produzione del petrolio per riequilibrare i prezzi potrebbe arrivare non dai paesi Opec o dall’Arabia Saudita ma dalle sabbie bituminose del Nord America. Dove i piccoli produttori di shale oil si sono indebitati enormemente con le banche che già fanno scattare l’allarme contagio.
Con la fine del patto di stabilità interno, i comuni possono sbloccare i pagamenti delle spese in conto capitale e utilizzare risorse finora rimaste dormienti. La maggiore capacità di spesa (stimata oltre 4 miliardi) potrebbe però non essere veramente destinata agli investimenti e perdersi in altri rivoli. Sarebbe un peccato.
In Europa oltre il 20 per cento, in Italia quasi doppia, la disoccupazione giovanile può essere contrastata – suggerisce un raffronto con altri paesi – con un mix tra programmi di accompagnamento al lavoro e incentivi occupazionali. La formazione professionale per tutti è un bluff: funziona solo su obiettivi specifici.
Abbiamo raccolto in un Dossier le analisi dettagliate che abbiamo pubblicato nelle ultime due settimane sui primi due anni di governo Renzi: che cosa ha fatto, le occasioni mancate, quel che c’è da fare.

Due anni di governo Renzi

Il governo guidato da Matteo Renzi ha passato la boa dei due anni. Si era insediato il 22 febbraio 2014 caratterizzandosi da subito per la quantità di iniziative annunciate. Quanto è rimasto annuncio e quanto è diventato un cantiere di riforme con risultati concreti? Questo Dossier risponde alla domanda passando in rassegna, tema per tema, quello che è stato fatto, ciò che si deve ancora fare, alcune occasioni sprecate. Obiettivo numero uno di buona parte degli interventi – dalla riforma del mercato del lavoro alla riforma tributaria – era e rimane la crescita economica del paese. Che c’è ma stentata, modesta, non ai livelli degli altri principali partner europei. Rottamare non basta se il cambiamento non produce risultati tangibili per gli italiani.

Perché Obama vuol far sapere quanto guadagnano le donne

Il partito democratico e le donne

Qualche giorno fa, il presidente Obama ha reso noto un progetto per cui tutte le imprese statunitensi con più di cento dipendenti dovranno fornire i dati sugli stipendi alla Equal Employment Opportunity Commission (Eeoc). Sembra noioso, vero? Effettivamente, la maggior parte delle questioni che riguardano le risorse umane e il rispetto della legge lo sono. Ma grazie al suo tempismo, il piano del presidente potrebbe finire per avere un impatto nelle imminenti elezioni presidenziali. Potrebbe sembrare inverosimile, ma bisogna considerare un aspetto. Hillary Clinton, che sembra essere il candidato democratico preferito di Barack Obama, non riscuote particolare successo tra chi dovrebbe essere considerato il suo sostenitore chiave: il pubblico femminile. Il suo messaggio elettorale “è ora che una donna entri alla Casa Bianca” non sembra risuonare molto all’interno di questo target o, almeno non tanto quanto dovrebbe. Secondo un recente sondaggio di USA Today, tra le donne di età compresa tra i 18 e i 34 anni Hillary Clinton ottiene il 31 per cento di consensi e rimane dietro a Bernie Sanders, che in quella fascia di età raggiunge il 50 per cento. Più in generale, negli ultimi anni i sondaggi hanno mostrato che le donne più mature sono maggiormente portate a votare in base al genere, a differenza delle più giovani. È la fine della questione di genere? Il cosiddetto gender gap non è una costante universale della politica americana: è emerso negli anni Ottanta, quando l’elettorato femminile ha spinto il partito democratico a reagire contro l’opposizione del partito repubblicano all’aborto. Ma oggi le questioni di pari opportunità potrebbero essere uscite dalle priorità della campagna elettorale o la Clinton non è capace di costruirci qualcosa sopra. In entrambi i casi, si tratta di una cattiva notizia per il partito democratico, che da sempre fa affidamento sul gender gap. Ancora peggio, sembra che Donald Trump stia guadagnando popolarità con la sua campagna contro il “politicamente corretto”: un altro indice, forse, che il pendolo potrebbe oscillare dall’altro lato e non riconoscere il tema della parità di genere come tema fondamentale delle primarie. La Clinton e il partito democratico hanno dunque bisogno di innalzare il profilo delle pari opportunità rendendole parte della campagna elettorale. E una serie di nuove e controverse rivelazioni sulle differenze nei salari nelle aziende americane potrebbe aiutarli nel compito.

I dati sui salari

Si ritorna quindi alla questione dei dati sui salari richiesti dalla Equal Employment Opportunity Commission e che per la prima volta forniranno una rappresentazione degli stipendi degli impiegati per etnia, genere e occupazione. Saranno anche in grado di cambiare le regole del gioco? Magari. Le aziende hanno gelosamente custodito le informazioni sui salari essenzialmente per due ragioni. In primo luogo, per il morale dei dipendenti: per definizione, in qualsiasi gruppo metà dei dipendenti è pagata meno rispetto alla paga mediana nello stesso gruppo. Scoprire una cosa del genere danneggerebbe il loro morale. In secondo luogo, questi dati sono una minaccia. Infatti, quando informazioni del genere si diffondono in un gruppo, alcune categorie protette (le donne, le minoranze o i lavoratori più anziani) trovano conferma alla loro percezione di essere pagati meno rispetto alla media. La pubblicazione dei dati darebbe avvio a cause giudiziarie e a quel punto l’onere della prova sarebbe del datore di lavoro, che si troverebbe nella situazione di dover giustificare le disparità. Anche qualora dovesse vincere la causa, il datore di lavoro avrebbe comunque danni di reputazione. Come fonte di polemica, i dati sui salari si prospettano essere un vaso di Pandora per l’equità di genere. Nella maggior parte delle aziende, le donne in media percepiscono un reddito minore rispetto a quello degli uomini. Parte della disuguaglianza sembra riflettere differenze nelle mansioni o negli obiettivi del dipendente, e una parte può genuinamente riflettere un errore. Il compito di districare gli errori dagli altri fattori è estremamente delicato e probabilmente deve essere condotto caso per caso. Se dobbiamo giudicare in base al suo comportamento passato, è probabile che l’Eeoc non esiti a fare affermazioni forti in pubblico, affermazioni che porteranno al sorgere di controversie. Nessuno intende dire che svelare queste informazioni sia sbagliato: è importante conoscere i fatti. Il punto è che il processo attraverso il quale saranno rivelate sicuramente innalzerà il profilo dell’equità di genere a questione politica. Se la questione dovesse emergere poco prima delle elezioni presidenziali di novembre, andrebbe a beneficio del candidato democratico, specialmente se quel candidato fosse Hillary Clinton. C’è tempo sufficiente per raccogliere i dati? L’Eeoc ha affermato che si propone di ottenerli entro settembre. Sarebbe interessante vedere se, per una volta, il governo può operare secondo un’agenda stringente. Se i dati dovessero essere diffusi prima delle elezioni, le presidenziali potrebbero davvero diventare una questione di equità di genere.

(Traduzione a cura di Mariasole Lisciandro)

Un taglio allo shale oil

Saranno gli Usa e non i paesi Opec a ridurre la produzione di petrolio? L’industria dello shale oil ha costi elevati e i piccoli produttori si sono indebitati enormemente per finanziare le campagne di perforazione. Intanto, si pensa a inasprire la legislazione per limitare l’impatto ambientale.

Spese dei comuni: quanto vale il pareggio di bilancio

La fine del patto di stabilità per i comuni permette di superare il blocco dei pagamenti delle spese in conto capitale e di utilizzare risorse che altrimenti sarebbero state risparmiate. La maggiore capacità di spesa sarà effettivamente destinata agli investimenti? Una stima delle cifre in ballo.

Politiche efficaci per i giovani in cerca di lavoro

La disoccupazione giovanile è un problema di tutta Europa. In Italia si assesta tra il 40 e il 50 per cento. Su quali servizi investire per aiutare i giovani a trovare lavoro? Vantaggi e svantaggi di programmi di accompagnamento, formazione, incentivi occupazionali e posti finanziati dallo Stato.

Il Punto

C’è un modo per evitare che i risparmiatori paghino il prezzo delle insolvenze bancarie. Basta che le banche emettano obbligazioni a più alto rischio riservate a investitori istituzionali per l’8 per cento delle loro passività. Il bail-in si mangia questa parte e poi scatta il bail-out, pagato dai contribuenti ma senza coinvolgere i piccoli obbligazionisti.
Tornando sui primi 24 mesi del governo Renzi, l’annunciata riforma (legge delega e provvedimenti attuativi) delle regole tributarie ha realizzato solo manutenzione e aggiornamento della normativa. Utile ma limitato. Buoni, invece, i risultati della Voluntary disclosure per l’emersione dei capitali nascosti all’estero. Sulla casa c’era da contenere l’emergenza abitativa e contribuire alla ripresa delle costruzioni. Tante misure – dal Piano casa allo Sblocca Italia – spesso contraddittorie fra loro. Con l’arrivo delle città metropolitane e la quasi-abolizione delle province, la legge Delrio ha inciso su un pezzo della mappa del potere locale. È però prematuro trarne un bilancio, soprattutto perché i nuovi enti sono a secco di denaro.
Dalle cause dell’andamento schizofrenico del prezzo del petrolio agli effetti sulle borse e in particolare sui titoli bancari, cerchiamo di capire con una serie di domande e risposte quello che è accaduto e che potrebbe accadere. La crisi non è finita.
Ci sono molti modi in cui l’organizzazione del lavoro aziendale penalizza le donne rispetto agli uomini. Uno dei più frequenti è quando i manager maschi fissano riunioni alle sette di sera: tanto a casa c’è qualcuno che garantisce il welfare familiare. Sarà un caso ma – dice una ricerca – quando il vertice è femminile le pratiche discriminatorie si attenuano.

Bilancio in rosso per la casa

Contenere l’aggravarsi dell’emergenza abitativa e contribuire alla ripresa dell’edilizia: sono gli obiettivi principali del governo Renzi nelle politiche per la casa. Ma sono stati perseguiti con provvedimenti slegati e a volte contraddittori, quindi poco efficaci. Risorse e scelta delle priorità.

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