La decisione della Consulta sull’adeguamento delle pensioni farà salire la spesa pubblica di oltre 8 miliardi. Più difficile per il governo evitare lo scatto degli aumenti di accise e Iva già previsti per il 2016. Torna così in auge il ricorso ai costi standard per tagliare la spesa degli enti locali. Con seri problemi di attuazione.
L’Expo di Milano è partito. Nonostante i “no” a prescindere e le devastazioni. Nonostante gli inviti (anche di questo sito) a spendere diversamente i soldi pubblici. Ora che c’è, l’importante è che tutto sia fatto per bene. È il Pil dell’Italia che deve salire, non solo il reddito dei fortunati e bravi coinvolti nella manifestazione.
Mentre il mondo della scuola va in piazza per difendere quel che c’è, accendiamo un faro su un tema di cui si parla poco: le assenze dei docenti e la loro correlazione con i tassi di abbandono scolastico. E ciò avviene più al Sud che al Nord. Se la scuola non funziona, si ingessa la struttura sociale. I dati dicono che nelle province italiane in cui manca la mobilità sociale vengono meno anche reddito, scolarizzazione e posti di lavoro. “Mobilità sociale” è il tema di quest’anno del Festival dell’Economia di Trento dal 29 maggio al 2 giugno. Con eventi organizzati da lavoce.info.
Con i decreti attuativi della delega fiscale migliora la possibilità di definire in anticipo gli aspetti di natura fiscale e legale dell’attività delle multinazionali. Una maggiore certezza nei rapporti impresa-erario serve ad attrarre capitali esteri ma anche a far sì che le multinazionali paghino un giusto ammontare di tasse.
I derivati usati dal Tesoro non sono diavolerie ma strumenti per la copertura dei rischi finanziari. Su cui si sono finora persi tanti soldi (1,5 miliardi all’anno tra il 2007 e il 2013). Il loro uso e – soprattutto – la loro modalità di registrazione nel bilancio dello stato devono diventare più trasparenti.
Massimo Baldini e Ugo Trivellato rispondono ai commenti al loro articolo “Perché puntare sul reddito di inclusione sociale”
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Alcune critiche a Expo erano legittime, soprattutto per quanto riguarda l’irrealistica analisi costi-benefici. Ora che è iniziato però, la principale preoccupazione deve essere impegnarsi per arrivare in fondo nel migliore dei modi. Il corteo del 1 maggio e il vizio culturale di dire sempre no.
Diversi studi indicano che le assenze degli insegnanti influiscono negativamente sui risultati ottenuti dagli studenti. E i dati mostrano che anche in Italia il fenomeno è rilevante, soprattutto in alcune aree. Nelle regioni dove i docenti chiedono più permessi, l’abbandono scolastico è più alto.
Una società con più mobililità sociale è anche una società più prospera? A giudicare dalle province italiane sembra di sì perché dove la mobilità è più bassa sono più bassi anche il reddito e il grado di scolarizzazione, mentre è più alta la disoccupazione. Le correlazioni da approfondire.
Approvati i decreti attuativi che garantiscono più certezze nei rapporti tra fisco e imprese. Migliora l’accesso al ruling internazionale. Ma la vera novità è la possibilità di accordi preventivi sui nuovi investimenti. Creazione e salvaguardia di posti di lavoro sono messe sullo stesso piano.
I derivati sono nati per la copertura dei rischi finanziari. Non c’è nulla di male se li usa anche il ministero dell’Economia, a patto però che lo faccia nella massima trasparenza. Invece i contratti non sono stati resi noti. E non mancano le anomalie. Gli effetti sui conti pubblici.
Primo maggio, una festa del lavoro ancora una volta con poco lavoro e mal distribuito per genere, età e geografia. Nel lavoro al femminile le quote rosa hanno scalfito il soffitto di cristallo nelle posizioni dirigenziali. Ma la riduzione del divario occupazionale che si vede arriva solo perché tra gli uomini si è perso il lavoro, non perché le donne l’abbiamo trovato. Per ridurre davvero il gender gap servono interventi che aiutino le donne a conciliare le troppe esigenze che cascano sulle loro spalle.
L’ottimismo del ministro Poletti sulle future pensioni dei giovani di oggi è ingiustificato. Il rapporto Brambilla usato dal responsabile del Welfare si basa su attese di crescita economica poco plausibili. In più, a carico delle nuove generazioni ci sono contributi previdenziali ben maggiori.
Arrivano i primi effetti delle regole del Jobs act su assunzioni e licenziamenti. Con la maggiore possibilità di licenziare, anche la disponibilità di alcune imprese a discutere di clausole individuali o aziendali che vadano oltre le scadenze temporali del contratto a tutele crescenti. O ad offrire come benefit la reintegra per licenziamento illegittimo. È in stallo la riforma dei Servizi pubblici per l’impiego. Il rischio da evitare è che la nuova Agenzia per l’occupazione sia un mostro statalista che da Roma legiferi sulle politiche attive del lavoro della Val Camonica e della regione Calabria. Meglio una soluzione light che metta a fattor comune le esperienze regionali positive.
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I dati Istat per il primo trimestre 2015 dicono che l’occupazione in Italia è in lieve flessione. Eppure il governo ha messo in campo diversi strumenti per permettere alla imprese di aumentare il numero degli occupati, dalla decontribuzione al contratto a tutele crescenti. Coerenza da mantenere.
Negli ultimi anni le donne italiane in cerca di lavoro sono aumentate. E la legge sulle quote rose ai vertici delle aziende ha dato buoni risultati. Ma l’occupazione femminile resta bassa. Le politiche indispensabili per consolidare i segnali positivi e l’attuazione delle misure già prese.
Alcuni chiarimenti sul reddito minimo
Di Massimo Baldini e Ugo Trivellato
il 05/05/2015
in Commenti e repliche
Sul tema del Reddito di Inclusione sociale (Reis), o comunque di un reddito minimo, vi sono stati numerosi commenti al nostro articolo.
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