LUNEDì 17 AGOSTO 2026

Lavoce.info

Così gli immigrati aiutano la finanza pubblica inglese

Il 44 per cento dei cittadini europei ritiene che gli immigrati ricevano di più in trasferimenti pubblici di quanto contribuiscano in tasse. Ma sono timori ingiustificati, almeno per quanto riguarda la Gran Bretagna. Il contributo netto di migranti più giovani e più istruiti degli inglesi.

Il Punto

Il bonus di 80 euro ai lavoratori dipendenti non ha impedito al nostro paese di entrare nella terza recessione, ma ha probabilmente avuto un effetto politico in termini di consenso del Governo Renzi. Vediamo come potrebbe essere misurato, questo effetto, con i dati dell’Agenzia delle entrate e del Tesoro. Se fossero pubblici, ci farebbero conoscere meglio il paese.
Renzi vuole verificare i conti del tunnel del Fréjus sull’onda delle polemiche sui costi dell’opera. Bene, ma dev’essere chiaro che questo progetto e gli altri in tema di trasporti partono da previsioni di traffico ben poco realistiche che distorcono qualsiasi valutazione. Indispensabili le analisi costi-benefici fatte con trasparenza da soggetti terzi, indipendenti. Proponiamo anche un Dossier con i nostri articoli sulla Tav.
La legge di Stabilità introduce la “patent box”, un’esenzione parziale dalle imposte a favore delle imprese per il reddito che traggono da beni immateriali come marchi e brevetti. Vediamo come funziona e perché non è tanto un incentivo alla ricerca quanto un tentativo (debole) di frenare la fuga dei beni immateriali verso paesi che offrono migliori trattamenti fiscali, che porta ad aumentare la discrezionalità della politica nel concedere aiuti alle imprese.
Davvero gli immigrati beneficiano di servizi e welfare del paese in cui si stabiliscono per un valore maggiore di quanto pagano con le loro tasse, come sostiene il premier britannico Cameron? No, in realtà sborsano ben più di quanto prendono. Lo documenta una ricerca basata sul Regno Unito.
È un conto salato quello che rischiano di pagare i contribuenti italiani per una norma nella legge di Stabilità sui contratti derivati tra banche e Tesoro. Se mal gestiti possono far aumentare ulteriormente i già altissimi costi di servizio del debito pubblico.
Il Governo comincia a utilizzare il metodo delle consultazioni delle parti interessate per l’elaborazione di provvedimenti di regolamentazione. È però una prassi senza regole di trasparenza e rendicontazione, che invece esistono a livello internazionale. Con il rischio che diventi uno specchietto per allodole.
La redazione de lavoce.info esprime la propria piena solidarietà a Filippo Taddei, collaboratore del sito prima di ricoprire cariche politiche, per le odiose minacce ricevute in questi giorni.

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Derivati: il conto pagato dal contribuente

Un articolo della Legge di stabilità prevede novità nelle attività in contratti derivati tra le banche e il ministero dell’Economia. Quali saranno le possibili conseguenze? Il rischio di credito in derivati con l’Italia sparisce dai bilanci delle banche e ricompare nei bilanci dei contribuenti.

Tu chiamale, se vuoi, consultazioni

Si fa presto a dire “consultazione”. Realizzarla in modo corretto ed efficace significa rispettare un metodo che prevede di dar conto pubblicamente dei commenti e dei suggerimenti dei cittadini e di spiegare le ragioni alla base delle decisioni prese. Non è il percorso seguito finora dal Governo. 

Tav e grandi opere: non è solo un problema di costi

Le grandi opere non solo costano tanto, ma sono spesso inutili. Per giustificarle ci si affida a previsioni di aumento del traffico poco realistiche. Sono necessarie analisi costi-benefici terze, indipendenti e interamente riproducibili.

Per la crescita vera ci vuol di più

Le stime preliminari del Pil per il terzo trimestre migliorano leggermente il quadro per l’Europa, ma non per l’Italia. Il sentiero di crescita per la nostra economia rimane stretto. Serve una riforma fatta e finita che ridia fiducia a famiglie e investitori.

Il Punto

Come indicano le stime preliminari del Pil del terzo trimestre 2014, l’Italia piomba per la terza volta in pochi anni in recessione. Ma la novità è che questa volta a crescere meno della media sono anche Germania, Austria e Olanda.
Cina e Stati Uniti, i più grandi consumatori di energia e fra i principali responsabili di gas clima-alteranti del pianeta, si accordano per la riduzione delle emissioni di gas-serra. Seguono l’analoga decisione dell’Unione Europea nell’ambito del “pacchetto 2030”. Forse si può sperare in un accordo globale sul clima a Parigi nel 2015.
La buona scuola proposta dal Governo trascura i problemi della secondaria superiore dove oltre il 30 per cento degli studenti non arriva al diploma.
Uno dei danni collaterali di questa Grande crisi: siamo al livello più basso di nascite nella storia dell’Italia unita. Potrà servire all’aumento demografico il bonus bebè da 80 euro? Non in maniera incisiva, soprattutto se non dovesse durare nel tempo.
Continuano a crescere gli investimenti dei paesi emergenti all’estero. E in Europa c’è il timore fondato che le loro multinazionali siano predatrici di tecnologie e know-how senza benefici per noi. In realtà -come mostra uno studio- ci possono essere vantaggi per tutti.
Un commento di Petya Garalova e Carlo Milani all’intervento di Carlo Cottarelli, Federico Giammusso e Carmine Porello “Politica di bilancio ostaggio della stima del Pil potenziale
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Stima del Pil potenziale: metodo e buon senso

Il recente contributo di Carlo Cottarelli, Federico Giammusso e Carmine Porello ha riacceso il confronto sui metodi di stima del prodotto potenziale e sui riflessi sulla finanza pubblica nel calcolo dei saldi aggiustati per il ciclo. In particolare, la critica ai metodi adottati dalla Commissione europea si concentrata sulla stima del Nawru, ovvero del tasso di disoccupazione di lungo periodo compatibile con una dinamica stabile del livello dei prezzi (o, meglio, dei salari unitari). Come abbiamo evidenziato in un nostro precedente intervento, la stima del Nawru per l’Italia e per gli altri paesi periferici  risente troppo del livello corrente della disoccupazione. In altri termini, utilizzando un filtro statistico abbastanza complesso (Kalman filter), che sottende però delle scelte arbitrarie su alcuni parametri fondamentali, si tende a considerare come strutturale buona parte della disoccupazione osservata in Italia, Spagna, Grecia e Portogallo.
LA POSIZIONE DELLA COMMISSIONE EUROPEA
Kieran Mc Morrow e Werner Roeger, economisti del Directorate-general for economic and financial affairs (Dg Ecfin) della Commissione europea, hanno difeso questo risultato sostenendo che “il Nawru può aumentare anche se le istituzioni del mercato del lavoro rimangono invariate a causa della loro scarsa flessibilità implicita all’aggiustamento (rigidità dei salari reali e nominali)”. Con questa affermazione, in realtà, si conferma però che il Nawru stimato dalla Commissione è distorto nel breve periodo. Essendo il Nawru una grandezza di lungo termine non dovrebbe infatti risentire della rigidità (di breve termine) dei salari. Questo punto è ben messo in evidenza da uno studio condotto dalla stessa Commissione, e sempre dalla Dg Ecfin (Labour Market Developments in Europe 2013, European Economy 6|2013). Paradossalmente è quindi la stessa Dg Ecfin che avanza dubbi sulle stime del Nawru ottenute mediante le tecniche basate esclusivamente su filtri statistici, dedicando proprio un approfondimento sulla ciclicità dal Nawru. Da queste altre stime emerge che il Nawru aggiustato per le caratteristiche istituzionali di un paese, quali ad esempio il cuneo fiscale e la presenza di politiche attive nel mercato del lavoro, per i paesi periferici è ben più basso di quello utilizzato dalla Commissione per valutare l’osservanza dei criteri di finanza pubblica del fiscal compact. Quest’ultimo è pari per l’Italia a circa l’11 per cento nel 2014, contro un Nawru “strutturale”, ovvero non influenzato da fattori ciclici, pari al 9 per cento.  Se la Commissione avesse utilizzato il Nawru strutturale per calcolare il Pil potenziale dell’Italia il nostro deficit aggiustato per il ciclo sarebbe stato pari al +0,1 per cento del Pil nel 2014, piuttosto che al -0,6 per cento ufficialmente considerato. Con una stima del Nawru più contenuta saremmo quindi già in avanzo (al netto degli effetti ciclici).
UNA STIMA CHE SI AUTOAVVERA
Va sottolineato che, comunque,  qualsiasi metodo venga utilizzato per la misura del Nawru -o più in generale del Pil potenziale- deve tener conto che la stima ottenuta, proprio per effetto delle regole del fiscal compact, non è esogena. In altre parole, il valore stimato del Pil potenziale influenza esso stesso il livello del potenziale. Un potenziale più alto lascia infatti spazio per manovre fiscali espansive, che se ben pensate e realizzate posso offrire un ulteriore stimolo alla crescita corrente e a quella potenziale, attraverso ad esempio maggiori investimenti in infrastrutture. Viceversa, un potenziale più basso costringe un paese ad attuare politiche fiscali restrittive, che ne possono compromettere le capacità di crescita. In sintesi, le stime del potenziale possono essere “autorealizzanti”: un valore stimato alto favorisce il raggiungimento di questo obiettivo favorevole, un valore basso viceversa spinge l’economia a convergere verso tassi di crescita più bassi. L’impianto del fiscal compact, basato quasi esclusivamente sull’ortodossia dell’austerità espansiva, che rinnega nelle fondamenta la teoria keynesiana, determina il risultato perverso che ex-post Mc Morrow e Roeger avranno ragione nel sostenere che il Nawru per l’Italia è superiore al 9 per cento semplicemente per il fatto che la Commissione ha il potere di imporre questo livello attraverso l’applicazione di una metodologia che tende a sovrastimare la disoccupazione strutturale in fasi di ciclo economico avverso.
QUESTIONi DI METODO E BUON SENSO
Per mostrare quando sia importante questo aspetto abbiamo condotto una simulazione utilizzando il modello macro-econometrico per l’Italia del Cer. In un primo momento abbiamo considerato l’effetto sull’output gap, ovvero sulla differenza tra il Pil corrente e quello potenziale in percentuale del potenziale, dall’impiego della stima del Nawru della Commissione. Successivamente abbiamo invece stimato l’output gap ipotizzando un Nawru pari al 2018 a poco più del 9 per cento. La perdita cumulata di Pil potenziale nel periodo sarebbe superiore a un 1 punto e mezzo (grafico 1). L’effetto sul deficit strutturale, ovvero aggiustato per il ciclo economico e delle una tantum, è pari in media a 4 decimi di Pil, oltre 6 miliardi di euro l’anno.

Grafico 1. Stima degli effetti del Nawru sul Pil potenziale e sul deficit strutturale dell’Italia

Schermata 2014-11-14 alle 11.50.38Nota: nel grafico è riportato il Pil potenziale e il deficit strutturale ricalcolato mediante il modello macro-econometrico del CER replicando, da un lato, le ipotesi della Commissione Europea circa la dinamica del Nawru e, dall’altro, ipotizzando un Nawru in flessione fino al 9,5% del 2018
Fonte: CER
Nella risposta di Cottarelli, Giammusso e Porello al commento di Mc Morrow e Roeger viene inoltre posto in evidenza come usare le stime sul Nawru realizzate da altri istituti, pur se autorevoli come Fmi e Ocse, non aggiunge molto al dibattito in quanto è il metodo utilizzato che porta alla sovrastima del tasso di disoccupazione strutturale. In realtà, è interessante comparare queste informazioni perché dal confronto è chiaro come nonostante l’utilizzo della stessa metodologia c’è una differenza non trascurabile tra il livello del Nawru. Si può al riguardo notare come le stime Ocse siano sempre inferiori a quelle della Commissione, dall’inizio della recessione, di circa 1 punto percentuale (grafico 2).

Grafico 2. Italia: confronto tra il Nawru stimato da Ocse e Commissione Europea

Schermata 2014-11-14 alle 11.50.49Fonte: Ocse (Economic Outlook, maggio 2014) e Commissione Europea (Spring Forecast, 2014).

In definitiva, bisognerebbe finalmente uscire da una logica meccanicistica nell’applicazione delle regole europee. Non esiste al momento un modello di valutazione del Pil potenziale che possa essere considerato veramente attendibile, e forse non esisterà mai in quanto il potenziale è per sua natura una grandezza non osservabile. Tra un modello matematico, che per quanto evoluto non potrà mai rappresentare con precisione la realtà, e il buon senso (economico) bisognerebbe quindi affidarsi molto di più a quest’ultimo.

Cina e Usa fulminati dal clima sulla via di Pechino

A sorpresa è arrivata l’intesa Usa-Cina sulla riduzione delle emissioni, con il gigante asiatico che per la prima volta accetta il principio di limitare le proprie. Crescono così le possibilità di un vero accordo globale sul clima. Ma alle parole devono seguire i fatti, soprattutto a Occidente.

La nuova scuola: come sarà l’istruzione secondaria?*

Il documento del Governo su “la buona scuola” si fa apprezzare per molti motivi. Manca, però, una proposta di ordinamento complessivo del sistema, in particolare di quello secondario. Necessaria una scelta tra modello comprensivo e duale. E un effettivo rispetto dell’obbligo scolastico e formativo.

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