Torna a diminuire la fiducia di famiglie e imprese. Il rischio è che i germogli di ripresa appassiscano. Non aiuta la continua instabilità politica. Ancora meno la paralisi decisionale impersonificata dalla Legge di stabilità. Una tabella per illustrare anche quanto rinvia al futuro con il meccanismo delle clausole di salvaguardia.
Sono rimaste parole al vento gli impegni di Letta e dei politici di ogni parte di metter mano alla riforma della legge elettorale entro ottobre. Rischiamo perciò di andare alle urne ancora con le pessime regole del “Porcellum”. Vediamo quali opportunità di riforma ci sono e qual è la più desiderabile per gli italiani.
Il disastro del mercato del lavoro in Italia non è rappresentato solo dal 12,1 per cento di disoccupati ma anche dal dato degli inattivi: 36,6 per cento (media europea 26,4) che non lavorano e non cercano lavoro.
Il vertice europeo ha solo rinviato decisioni sui problemi di immigrazione e asilo. Ecco come si potrebbe affrontarli.
Tre banche su quattro commissariate da Banca d’Italia sono gestite da fondazioni. Bisogna salvare le banche dalle fondazioni, ma anche salvare le fondazioni da certe banche.
Il rubinetto dei finanziamenti alle imprese è sempre più stretto anche perché le banche dell’Eurozona sono incentivate a regolare la liquidità attraverso operazioni creditizie con istituzioni finanziarie anziché utilizzando operazioni di mercato aperto che facilitano il flusso di prestiti alla clientela.
Analizzando i numeri della Legge di stabilità possiamo fare tre considerazioni, nessuna delle quali è particolarmente incoraggiante.
La manovra netta è molto piccola: il disavanzo peggiora di 2,7 miliardi nel 2014 e migliora di 3,5 e 7,3 miliardi nel 2015 e 2016 (terza riga della prima tabella).
Al centro dell’analisi delle misure che la Legge di stabilità intende introdurre, la riduzione (modesta) del cuneo fiscale. E poi provvedimenti che riguardano banche, immobili, patrimonio demaniale, pubblico impiego. Chi guadagna e chi perde?
Dopo una serie di aumenti iniziata in primavera, la fiducia delle famiglie e delle imprese italiane è di nuovo in calo. È un campanello d’allarme da considerare con attenzione perché potrebbe minare una ripresa ancora fragile. Fibrillazioni politiche e la necessità di un Governo in grado di agire.
Tramontata la speranza di un compromesso alto sulla legge elettorale, restano aperti quattro scenari. Quello oggi preferibile prevede il ritorno al Mattarellum. Perché con i collegi uninominali, migliorerebbe anche la selezione della classe politica. Ma serve un colpo di mano in Parlamento.
Dal Consiglio europeo di fine ottobre sono arrivate affermazioni piuttosto vaghe su immigrazione e asilo. Per trasformarle in misure efficaci, è necessario separare i due problemi ed equilibrare gli sforzi degli Stati membri nell’accoglienza dei profughi. Il rischio di obiettivi di pura facciata.
Nonostante la liquidità fornita al settore bancario con le aste a lungo termine della Bce, nell’area euro il credito al settore privato continua a contrarsi. Da ripensare gli strumenti della politica monetaria. Eliminando gli incentivi delle banche a investire in titoli di Stato.
“La legge elettorale andrà approvata a ottobre”, parola di Enrico Letta al Meeting di Rimini di fine agosto. Ma ottobre finisce tra meno di una settimana. Il rischio di elezioni aumenta. E gli italiani aspettano le regole che sostituiscano il “Porcellum”.
Prima l’Ici, poi l’Imu e la Tarsu, e ancora la Tares, anzi no: la Tari e la Tasi. Il groviglio surreale delle tasse sugli immobili non è solo nelle sigle ma -ancor più- sui criteri di imposizione. Cerchiamo di vederci chiaro e – conti alla mano – di capire chi guadagna e chi perde con le ultime contorsioni tributarie introdotte dalla Legge di stabilità. Purtroppo a rimetterci sono soprattutto i cittadini con i redditi più bassi.
Una lettura consigliata mentre la Banca centrale europea ci informa su quale tipo di vigilanza eserciterà su 130 grandi banche entro un anno. Cosa sono risk assessment, asset quality review e stress test? Fondamentale sfruttare il tempo che ci separa dall’inizio della vigilanza della Bce per rimettere ordine nella governance delle nostre banche, popolari in testa. Dall’inizio di questa grande depressione 1.500 sportelli bancari chiusi e meno dipendenti per filiale: così gli istituti di credito italiani reagiscono alla crisi. E ne fanno le spese soprattutto le piccole e medie imprese.
In arrivo la riforma dei servizi pubblici per l’impiego. Vediamo cosa prevede e se funzionerà. Molti i dubbi: troppe istituzioni coinvolte, rapporto con i privati ancora nella nebbia, appesantimento burocratico, assenza di servizi per le imprese.

Privato e pubblico nei servizi per l’impiego
Di Luigi Oliveri
il 29/10/2013
in Commenti e repliche
Il tema della riorganizzazione dei servizi per il lavoro, in occasione dell’avvio del programma Youth Guarantee è certamente fondamentale.
Leggi tutto