Qualche settimana prima del terremoto, mi svegliai di soprassalto avendo sognato che un braccio mi veniva strappato alla spalla. Nella prima scena del film “Salvate il Soldato Ryan” tra i tanti marine massacrati durante lo sbarco in Normandia si coglie la scena pietosa di un soldato che ha appena perso un braccio e con l’altra mano stringe l’arto tranciato quasi a volerlo riattaccare alla spalla.
Questo è, forse, l’abito mentale nei quale mi ritrovai da terremotato di fronte a casa mia lesionata dalle scosse. La disperazione della perdita porta a rimanere attaccati anche ai ruderi di quello che è irrimediabilmente danneggiato oltre ogni possibilità di recupero.
La Banca centrale del Giappone ha annunciato un radicale cambio di regime nella propria condotta. Non è una semplice manovra di politica espansiva, è il tentativo di uscire dalla trappola deflazionistica. Sul suo successo non mancano i dubbi. Come risponderanno la Fed e la Banca centrale europea?
Province sotto accusa, in Italia e in Francia, in nome del rigore. Eppure negli ultimi anni in molti paesi ci sono state riforme verso assetti costituzionali più decentrati. Siamo sicuri che il numero di livelli di governo sia effettivamente associato a maggiore spesa pubblica, debito o deficit?
Certamente i sondaggi elettorali hanno dei limiti, ma merita una riflessione anche il controverso rapporto con i mezzi di informazione. I media e la politica chiedevano una “predizione” che fotografasse molto precisamente l’esito del voto. Con tanto di domande impossibili rivolte ai sondaggisti.
I sondaggi sono uno strumento di marketing molto efficace per le aziende. Più difficili quelli sulle intenzioni di voto. Perché fotografano le opinioni degli elettori in un momento diverso da quello della consultazione. E in un quadro politico che muta rapidamente. Costi e qualità delle ricerche.
Al di là dei problemi che rendono difficile la rilevazione, al sondaggista può capitare di cadere nella trappola dell’opinione dominante. Dubita così dei numeri che ha raccolto e, occhieggiando i risultati dei colleghi, attenua le tendenze che ne emergono. Che poi a urne aperte si rivelano corrette.
I sondaggi non hanno “previsto” il boom del M5S alle ultime elezioni perché era difficile inquadrarlo in uno scenario, proprio per i suoi elementi di peculiarità e novità. Ma probabilmente anche perché gli elettori dell’area di centrosinistra erano riluttanti a dichiarare l’intenzione di votarlo.
La realizzazione delle infrastrutture in Italia è molto spesso ritardata da opposizioni e incertezze non sempre giustificate, danneggiando così la competitività del paese. Da alcuni anni un Osservatorio analizza i “costi del non fare”. Ecco alcuni risultati. E due proposte per migliorare le cose.
La decisione di pagare alle imprese parte dei debiti accumulati dalle amministrazioni pubbliche potrebbe rappresentare la più grande manovra di rilancio dell’economia italiana attuata negli ultimi decenni. A patto che si tenga conto di alcuni elementi, decisivi per l’efficacia del provvedimento.
Potrebbe essere la più grande manovra di rilancio economica degli ultimi decenni il pagamento di 40 miliardi di debiti accumulati dalle amministrazioni pubbliche verso i propri fornitori. Importante che nel decreto che verrà varato dal Consiglio dei ministri siano chiare e trasparenti le priorità con cui verranno pagati i fornitori soprattutto da parte delle amministrazioni locali. Assurdo escludere dai rimborsi le banche: renderebbe i 50 miliardi e più di crediti rimasti meno bancabili. E fondamentale assicurarsi che d’ora in poi non si accumulino ulteriori ritardi nei pagamenti.
Quanto costerebbe il finanziamento del nostro debito pubblico se uscissimo dall’euro? Nell’andamento dello spread conta la probabilità che viene attribuita al fatto che Italia e Germania non abbiano più la stessa valuta nel 2023. Anche piccole variazioni nella probabilità di uscita dell’Italia dall’euro possono generare grandi fluttuazioni nello spread. Bene che i nostri politici soppesino con attenzione le loro parole.
Dopo gli esiti elettorali, sono sul banco degli imputati i sondaggisti. Abbiamo chiesto a una serie di addetti ai lavori di spiegare la débâcle. Pubblichiamo il primo contributo: altri interventi in arrivo nei prossimi giorni.
Sempre più famiglie e imprese in difficoltà. Lo si vede dai crediti in sofferenza delle banche che hanno superato 125 miliardi, 20 in più di un anno fa. Perché non si blocchi il sistema di erogazione dei finanziamenti, si potrebbero mettere in atto interventi mirati: dalla creazione di una bad bank alla cartolarizzazione dei crediti deteriorati.