MERCOLEDì 1 APRILE 2026

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ECCO DOVE IL CRIMINE FA BUONI AFFARI *

Il crimine organizzato affligge solo l’economia del Sud? Secondo uno studio che fa affidamento sulla domanda di denaro contante per i pagamenti, una buona percentuale di affari criminali si conclude nel Centro-Nord. Nonostante i limiti dell’esercizio, i suoi risultati dovrebbero convincerci che l’economia criminale è una vera e propria questione nazionale. Forse i centri decisionali restano legati alle realtà meridionali, ma le attività criminali sembrano facilmente esportabili in altre realtà territoriali.

LA POLITICA ECONOMICA PER USCIRE DALLA CALMA PIATTA

La calma piatta dell’economia italiana nei primi mesi 2011 è il riassunto di situazioni molto diverse. C’è chi langue sul mercato interno e chi sta sfondando sui mercati lontani. Ma se le aziende che esportano stanno in piedi con le loro gambe, la politica economica dovrebbe sostenere la domanda interna. Senza devastare i conti pubblici. Non serve la riforma fiscale complessiva di nuovo in agenda. Meglio la ripresa delle liberalizzazioni e un piano anti-burocrazia, oltre a specifici interventi fiscali e legislativi sul mercato del lavoro.

UN ALTRO PASSO INDIETRO PER LE DONNE ITALIANE

Dal Rapporto annuale Istat per il 2010 emerge come la condizione delle donne italiane nel mercato del lavoro sia ulteriormente peggiorata nell’ultimo triennio. Scende il tasso di attività femminile, già prima bassissimo. Lo svantaggio aumenta ancora per le madri, che spesso lasciano il lavoro alla nascita del primo figlio e non sempre per libera scelta. L’altra faccia della scarsa partecipazione delle donne al mercato del lavoro è il sovraccarico di lavoro familiare. Pochi i servizi offerti dalle strutture pubbliche, la famiglia è tutt’oggi una irrinunciabile fonte di aiuto.

LA SOGLIA DEL 50+1

 

FISCO SEMPLICE? GIAMMAI!

Anche quest’anno non mi sono arreso
e con orgoglio e un po’ di presunzione,
lasciate le mie cose, il tempo ho speso
a elaborar qualche dichiarazione;

ché andar da un CAF o da un commercialista
non si convien se si ha l’armamentario
di chi in azienda ha fatto il fiscalista,
forte di laurea in diritto tributario.

Cosa direi agli amici ed ai parenti
se abbandonassi il campo di battaglia?
"Sei vecchio ormai" direbber quei serpenti
"per stare al passo col fisco canaglia".

Come un guerrier che fiero impugna un brando,
il TUIR in mano e l’occhio alle istruzioni,
ho combattuto il mostro duellando
con percentuali, acconti, detrazioni,

codici, spese ed agevolazioni,
un algoritmo degno di alte menti,
procedimenti per compensazioni,
addizionali e simili accidenti.

Sforzo supremo è stato l’affrontare
la cedolare secca sugli affitti.
Basta la Legge? No, la Circolare
occorre attender per cascar da ritti.

E che profluvio di provvedimenti
e testi e guide ed interpretazioni,
quante opinioni, caveat, commenti
di scalzabubbole e professoroni!

Vinta la pugna, stanco e affaticato,
qual penitente con addosso un saio,
levando gli occhi al cielo ho sospirato:
"Dimmi, perché tutto ‘sto gorillaio?"

Ed una voce m’ha trafitto il cuore:
"O vecchio grullo, perché ti lamenti?
Non eri tu che al pien del tuo fulgore
di ciò campavi assieme a tante genti?

E ora che vuoi? La semplificazione?
Che sappia far da sé il contribuente?
Di Adamo Smith sei la reincarnazione?
Questo desir togli dalla tua mente

e lascia tutto se sei ancora a tempo,
ché si profila un mondo più infernale
quando tra poco scenderà sul campo
un nuovo mostro: il Fisco federale".

Andrea Ponziani

Doloroso rientro dal debito

Dalla imperial Brusselle,
per noi tristi novelle,
ossia, pur senza la ripresa,
dovrem troncar la spesa

e il debito pregresso
ridurlo ad un di presso
di molti assai miliardi:
bando a esitar e ritardi!

Dicon che stavolta
sarà la pelle estorta
al medio cittadino,
ridotto a pane e vino.

Per regger la manovra
dovrà il Pil star sovra
ad un livello tale,
per il nostral stivale,

che pur in Cina e India,
ov’è stretta la cinghia,
mai non s’è raggiunto.
Si cresca al doppio punto!!

Ecco qui il problema
per l’italo sistema:
non basta sia enunciato,
come sarà affrontato?

La spesa andrà smezzata,
la produttività doppiata,
sian tutti  più efficienti,
pure gli Stato dipendenti .

Mio caro, popolo italiano,
dal ligure al campano,
amici e pure voi nemici,
siam pronti ai sacrifici?!

Mi piacerà ascoltare,
quel che da dire e fare
avranno tutti quanti quelli,
che fanno i bravi e i belli.

Bersani, vuol rientrare!?
O è meglio rimandare?
Ragassi, mica siamo matti,
Silvio chiappali tu i ratti!

A MILANO SI VOTA SULL’AMBIENTE

In concomitanza con la consultazione nazionale, i milanesi sono chiamati a pronunciarsi anche su cinque referendum cittadini. Il più rilevante di questi è sicuramente quello sul dibattutissimo Ecopass, ma ve n’è un altro, altrettanto cruciale, che riguarda direttamente l’inquinamento e la qualità dell’ambiente. Si tratta della riduzione delle emissioni del principale gas clima-alterante, l’anidride carbonica.

RIFORMIAMO IL REFERENDUM

Sembra quasi paradossale che alcune forze politiche invitino gli elettori a non votare sui quesiti referendari. Ma è un effetto del modo in cui la legge sul referendum è disegnata. Basterebbe adottare il sistema tedesco per eliminare l’anomalia italiana. Vincerebbe sempre l’opzione desiderata dalla maggioranza degli aventi diritto al voto. E avremmo un dibattito e un’informazione più ricchi oltre a una partecipazione ampia dei cittadini al processo decisionale: tutti sintomi di vitalità di una democrazia.

TUTTA COLPA DEL QUORUM

Non accorpare i referendum alle elezioni amministrative ci è costato circa 70 milioni. Non proprio pochissimo in tempo di risorse scarse. Ma al governo è sembrato conveniente evitare l’effetto di trascinamento delle amministrative e sperare così di far fallire i quesiti per mancanza di quorum. Le conseguenze sono negative non solo sul piano finanziario, ma anche su quello della maturità democratica del paese. La soluzione è abbassare il quorum, collegandolo al tasso di partecipazione alle ultime elezioni politiche.

SANTORO E DINTORNI

Prima, gli interventi di Berlusconi nei telegiornali al di fuori di ogni par condicio, poi l’addio di Santoro alla Rai. Il problema è sempre lo stesso: il controllo della politica sulla televisione pubblica. Mentre l’anomalia italiana resta quella di un mercato televisivo dove due gruppi controllano l’80 per cento della audience e dove un presidente del Consiglio controlla quasi interamente entrambi. Per affrontarla occorre andare a incidere sulla proprietà e sui meccanismi di governance. E nel mondo digitale occorre anche riflettere sulla funzione di servizio pubblico.

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