Nel Regno Unito il partito anti-immigrazione di Farage è oggi accreditato del 30 per cento dei consensi. Ma gli elettori si spostano a destra senza diventare più ostili verso gli stranieri. È la capacità di rendere centrale il tema a fare la differenza.

Richieste d’asilo raddoppiate

Nel Regno Unito, tra il 2023 e il 2025, il numero di domande di asilo da parte di rifugiati è più che raddoppiato: ci sono state circa 100mila richieste annue, contro le 30–40mila registrate mediamente nei due decenni precedenti (fonte: Home Office). Aumentano anche gli arrivi irregolari, soprattutto attraverso le small boats che attraversano il Canale della Manica: un fenomeno relativamente recente, ma di enorme impatto mediatico e politico.

L’incremento degli arrivi, unito alle difficoltà nel sistema di accoglienza e all’uso di strutture collettive, ha alimentato l’attenzione dell’opinione pubblica verso il tema. A sua volta, ciò ha portato alla crescita di movimenti apertamente anti-immigrazione, sfociati, nel settembre del 2025, in una delle più grandi manifestazioni xenofobe della storia recente del paese. La risposta del governo laburista è stata il varo di una riforma altamente restrittiva del sistema d’asilo britannico.

Ma da dove nasce l’ostilità dei cittadini britannici verso i migranti? È il risultato di un cambiamento profondo nelle preferenze degli elettori, oppure della capacità di alcuni partiti di rendere l’immigrazione un tema politicamente centrale? Un nuovo studio affronta la domanda analizzando sistematicamente l’impatto dell’esposizione locale ai richiedenti asilo sui risultati elettorali nel Regno Unito tra il 2004 e il 2019. Si tratta del primo lavoro che ricostruisce in modo causale come la presenza dei richiedenti asilo abbia inciso sulle scelte di voto in un paese in cui asilo e immigrazione sono da tempo temi altamente politicizzati.

La politica di dispersione dei richiedenti asilo

Se guardiamo al nostro paese, le politiche di accoglienza hanno seguito due modelli distinti. Da un lato, un sistema gestito in modo centralizzato dal governo e dalle prefetture, basato sui centri di accoglienza straordinaria (Cas), spesso di grandi dimensioni e concentrati in specifici territori. Dall’altro, forme di accoglienza più “diffusa” – come lo Sprar, poi Siproimi e oggi Sai – caratterizzate da numeri più contenuti e da una distribuzione più capillare sul territorio, con un maggiore coinvolgimento dei comuni. La letteratura ha dimostrato che i due modelli hanno conseguenze sul voto degli elettori molto diverse (qui per i Cas e qui per gli Sprar).

Anche il Regno Unito adotta una politica di allocazione territoriale dei richiedenti asilo. Una quota rilevante di loro viene assegnata alle diverse local authorities attraverso una politica di dispersione, in base alla quale il governo centrale fornisce l’alloggio ma non consente ai richiedenti di scegliere la località di residenza. Solo chi dispone di risorse economiche sufficienti o di reti familiari consolidate può rinunciare all’alloggio pubblico e stabilirsi autonomamente altrove. Nel periodo analizzato, meno di un richiedente su cinque ha esercitato questa opzione. La coesistenza di un regime duale del diritto d’asilo genera una distinzione cruciale tra i due gruppi. I richiedenti asilo “dispersi” tendono a concentrarsi in un numero limitato di autorità locali, spesso caratterizzate da un’ampia disponibilità di edilizia pubblica. Al contrario, i richiedenti “non dispersi” – che possono scegliere liberamente dove vivere – risultano distribuiti in modo più uniforme e si concentrano prevalentemente nelle aree economicamente più dinamiche del sud dell’Inghilterra. La figura 1 illustra chiaramente la diversa distribuzione territoriale dei due gruppi. Questa differenza istituzionale è particolarmente informativa dal punto di vista analitico, perché consente di confrontare, all’interno dello stesso contesto nazionale, gli effetti politici di una presenza “imposta” dal governo centrale con quelli di una presenza autonomamente scelta dai richiedenti asilo stessi.

Figura 1 – Richiedenti asilo dispersi e non dispersi (per 10mila abitanti; media 2004–2019)

Fonte: Fasani et al. (2025)

Più richiedenti asilo, più voto a destra

I risultati sono netti. Un aumento dell’esposizione locale ai richiedenti asilo dispersi produce uno spostamento significativo dei risultati elettorali verso destra. In termini quantitativi, un incremento pari a una deviazione standard nel numero di richiedenti asilo dispersi aumenta di circa 3 punti percentuali il divario di voto tra conservatori e laburisti a favore dei primi (figura 2, barra blu). L’effetto riflette soprattutto una perdita di consensi per il Partito laburista, accompagnata da un aumento dei voti per i conservatori. Guadagnano voti anche partiti come i Verdi e l’Ukip, che però, a causa del sistema elettorale maggioritario, raramente si traducono in seggi nei consigli locali. Non emergono invece effetti sull’affluenza: gli elettori non votano di più o di meno, ma votano diversamente.

Figura 2 – Effetto dei richiedenti asilo sul divario di voto tra conservatori e laburisti nelle elezioni locali (stime 2SLS)

Fonte: Fasani et al. (2025)

È altrettanto importante notare ciò che non emerge dai dati: la presenza dei richiedenti asilo non dispersi non ha alcun effetto misurabile sui risultati elettorali (figura 2, barra rossa). Vivendo in alloggi privati, in modo meno concentrato e con minore visibilità, queste persone sembrano generare reazioni politiche molto più deboli.

Risultati simili si riscontrano anche nelle elezioni politiche nazionali e nel referendum sulla Brexit: nelle aree più esposte ai richiedenti asilo dispersi, il sostegno al “Leave” è stato significativamente più alto.

Cosa cambia: le opinioni degli elettori o l’offerta politica?

Da dove nasce lo spostamento verso destra? Nel periodo considerato, il Regno Unito ha ricevuto un numero relativamente contenuto di richiedenti asilo – circa 30mila all’anno – e, per varie ragioni, è stato solo marginalmente toccato dal picco di domande presentate in altri paesi europei durante la “crisi dei rifugiati” del 2015-2016. Una volta allocati nelle diverse aree del paese, i numeri diventano piccoli (come mostrato nella figura 1), e ciò suggerisce che gli effetti osservati sui comportamenti elettorali dei cittadini britannici siano trainati dalla rilevanza politica e mediatica acquisita dal tema dei richiedenti asilo, più che dal loro concreto impatto sulle comunità locali.

I dati di indagini campionarie longitudinali di cittadini britannici indicano che lo spostamento a destra non è il risultato di un cambiamento profondo nelle opinioni degli elettori. Analizzando le loro percezioni sull’impatto dei cittadini stranieri su aspetti economici, culturali e sul welfare, l’esposizione ai richiedenti asilo produce solo lievi riduzioni nelle valutazioni più positive, senza generare un aumento significativo di sentimenti apertamente ostili. Le evidenze sono coerenti con risultati recenti secondo cui le opinioni sull’immigrazione tendono a essere sorprendentemente stabili nel tempo. Se le preferenze cambiano poco, allora il meccanismo va cercato altrove.

L’attenzione si sposta quindi sul lato dell’offerta politica. Utilizzando un database che raccoglie tutti i discorsi parlamentari dal 2004 al 2019, lo studio mostra che i parlamentari conservatori eletti in aree più esposte ai richiedenti asilo dispersi parlano di più di immigrazione (figura 3, barra blu a destra). Non cambiano necessariamente il tono – che non diventa più radicale o ostile – ma rendono il tema più centrale nel dibattito politico. una scelta confermata dal fatto che lo stesso effetto non si osserva invece tra i parlamentari laburisti che vengono da aree ugualmente esposte all’arrivo di richiedenti asilo (figura 3, barra blu a sinistra). E, anche in questo caso, la presenza di richiedenti asilo “non dispersi” non produce alcun effetto sui discorsi dei parlamentari (figura 3, barre rosse).

Figura 3 -Effetto dei richiedenti asilo sulla salienza di asilo e immigrazione nei discorsi parlamentari (stime 2SLS)

Fonte: Fasani et al. (2025).

In altre parole, l’esposizione locale non trasforma radicalmente le opinioni degli elettori, ma rende l’immigrazione una lente attraverso cui interpretare la politica. I conservatori riescono a incanalare la rilevanza data al tema a proprio vantaggio, contribuendo a spiegare perché variazioni relativamente contenute nella presenza dei richiedenti asilo producano effetti elettorali così ampi.

Uno sguardo al presente

Sebbene l’analisi si fermi al 2019, i risultati aiutano a interpretare gli sviluppi più recenti della politica britannica. Dopo anni di crisi, i conservatori hanno perso le elezioni del 2024, ma anche la ripresa laburista si è rivelata fragile. Secondo gli ultimi sondaggi, i due partiti storicamente dominanti raccolgono insieme poco più di un terzo dei consensi. Mentre una parte dell’elettorato si è spostata verso Verdi e Liberal democratici, la crescita più impressionante è quella di Reform UK, che con una piattaforma fortemente anti-immigrazione è oggi vicina al 30 per cento nei sondaggi. Il messaggio che emerge è chiaro: la capacità dei partiti tradizionali di “gestire” il malcontento sull’immigrazione – in passato efficace, soprattutto per i conservatori – sembra essersi esaurita. In un contesto in cui il tema resta altamente rilevante, lo spazio politico viene sempre più occupato da narrazioni radicali e polarizzanti.

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