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L’Italia è un paese sicuro?

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito economico e sociale. In questa puntata abbiamo invitato Paolo Pinotti, professore all’Università Bocconi ed esperto di economia del crimine.

Quando si parla di criminalità, il dibattito pubblico tende spesso a concentrarsi sui reati più visibili e mediatici, come furti, rapine o episodi di violenza urbana. Molto più difficile è invece comprendere e quantificare l’impatto di fenomeni meno immediati da osservare, come corruzione, evasione fiscale, criminalità organizzata e infiltrazioni mafiose nell’economia legale.

La difficoltà nel misurare questi fenomeni contribuisce ad alimentare percezioni distorte della sicurezza, spesso influenzate più dall’emotività, dalla narrazione politica e dalla copertura mediatica che dai dati reali. Non a caso, l’Italia continua a registrare una percezione diffusa di insicurezza pur essendo considerata, secondo molti indicatori internazionali, uno dei paesi più sicuri al mondo.

Allo stesso tempo, il tema della criminalità si intreccia con questioni centrali del dibattito contemporaneo, come il rapporto tra immigrazione e illegalità, le disuguaglianze economiche e il ruolo delle mafie nell’economia del Nord Italia. Comprendere questi fenomeni richiede strumenti di analisi rigorosi e un approccio capace di andare oltre stereotipi e semplificazioni ideologiche.

Nel corso della puntata discutiamo anche delle difficoltà metodologiche nel raccogliere dati sulla criminalità, del ruolo della ricerca economica nello studio dei fenomeni illegali e delle implicazioni concrete che queste analisi possono avere nella costruzione di politiche di sicurezza più efficaci, lucide e lungimiranti.

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Frontiere europee: il costo delle scorciatoie securitarie

Con il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo si apre la questione di come controllare le frontiere senza indebolire lo stato di diritto. La scelta è tra politiche che governano la mobilità e politiche che la spostano altrove, spesso con costi più alti.

La Spagna regolarizza i migranti, l’Italia no

Il confronto con la Spagna sulla regolarizzazione dei migranti mostra i limiti della politica migratoria italiana, con canali di ingresso poco funzionali che condannano chi arriva all’irregolarità. E rendono ciclicamente necessarie le sanatorie.

Come l’immigrazione ha cambiato il voto locale nel Regno Unito

Nel Regno Unito il partito anti-immigrazione di Farage è oggi accreditato del 30 per cento dei consensi. Ma gli elettori si spostano a destra senza diventare più ostili verso gli stranieri. È la capacità di rendere centrale il tema a fare la differenza.

Il legame tra demografia e debito

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito pubblico. In questa puntata abbiamo invitato Carlo Favero, economista dell’Università Bocconi.

Quando si parla di finanza pubblica, l’attenzione si concentra spesso su deficit e spread. Ma una forza più silenziosa sta cambiando le fondamenta dei conti pubblici: la demografia. L’invecchiamento della popolazione, la riduzione dei nuovi nati e la trasformazione del mercato del lavoro incidono sempre più sulla capacità dello Stato di crescere, raccogliere risorse e sostenere la spesa sociale.

Negli ultimi decenni queste tendenze hanno interessato tutte le economie avanzate, ma in Italia si intrecciano in modo particolarmente critico con l’aumento del debito pubblico, sollevando interrogativi sul futuro dei bilanci e sull’equità tra generazioni.

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Le politiche migratorie? Dipendono dal sistema elettorale*

L’immigrazione è diventata una questione centrale della competizione politica. Il sistema elettorale scelto da un paese influenza la presentazione o meno alle elezioni di candidati anti-immigrazione e conduce a politiche migratorie più o meno restrittive.

Il contributo all’economia di un’immigrazione in cambiamento

Un’immigrazione ben gestita e regolata può aiutare ad arginare il calo demografico. I lavoratori stranieri restano però confinati in lavori a bassa qualificazione. Se fossero più valorizzati, ci sarebbero vantaggi per Pil, consumi ed entrate statali.

Immigrazione e tasse: i dati smentiscono lo sciovinismo del welfare

Secondo la teoria dello sciovinismo del welfare, si pagano meno volentieri le tasse se i benefici vanno agli immigrati. Due esperimenti tra Italia, Danimarca e Regno Unito smentiscono l’ipotesi: l’adempimento fiscale resta stabile, chiunque se ne avvantaggi.

Quando la scuola non è uguale per tutti

Lavoce in mezz’ora è il nuovo format di divulgazione de lavoce.info. Due volte al mese, in mezz’ora di conversazione, affrontiamo temi centrali per il dibattito pubblico insieme a esperti del settore. In questa quinta puntata parliamo con Michela Carlana, professoressa alla Harvard Kennedy School e direttrice di LEAP-Bocconi.

La scuola è il primo luogo in cui bambine e bambini imparano a confrontarsi con gli altri, ma anche dove si formano fiducia, aspettative e opportunità. È proprio qui che possono nascere o rafforzarsi stereotipi e disuguaglianze che incidono sul futuro educativo e professionale dei giovani. Istruzione, famiglia e contesto sociale plasmano le loro possibilità e orientano le scelte scolastiche.
Si può però rendere la scuola più inclusiva e capace di ridurre le disuguaglianze.

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Nel decreto flussi numeri ambiziosi e problemi irrisolti

Il decreto flussi 2026-2028, appena approvato dal governo, prevede l’ingresso di circa 500mila lavoratori non comunitari. Non risolve però le problematiche di un meccanismo datato e farraginoso. È sempre più necessaria una revisione complessiva della legge.

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