Nei territori colpiti da un terremoto, la continuità dei dipendenti pubblici può fare la differenza. Dove il turnover è più basso, il tessuto economico locale tende a perdere meno imprese e posti di lavoro e riesce a riprendersi più rapidamente.
Comuni in prima linea
Quando un terremoto colpisce un territorio, l’attenzione si concentra spesso sulle risorse materiali necessarie alla ricostruzione: fondi pubblici, incentivi alle imprese, interventi infrastrutturali. Meno frequentemente si considera un altro fattore decisivo: il capitale umano delle amministrazioni comunali. Eppure, sono proprio i comuni a trovarsi in prima linea dopo una catastrofe. A loro spetta gestire le pratiche di ricostruzione, le autorizzazioni edilizie, i sostegni alle imprese e il coordinamento con regioni e strutture commissariali. In Italia questo ruolo è diventato ancora più centrale negli ultimi anni, soprattutto dopo la riforma del codice di Protezione civile, che ha rafforzato il coinvolgimento degli enti locali nella gestione delle emergenze.
Il terremoto in Centro Italia
In un nostro recente studio, abbiamo cercato di capire se il capitale umano dei dipendenti comunali possa contribuire a ridurre le perdite economiche dopo un terremoto. L’analisi si concentra sulla sequenza sismica del 2016-2017 in Centro Italia, che ha interessato centinaia di comuni tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Il sisma ha provocato quasi trecento vittime e danni economici stimati in decine di miliardi di euro, generando uno shock profondo per il sistema produttivo locale, composto in larga parte da piccole imprese. Ma perché, a parità di fondi stanziati, alcuni territori sono riusciti a ripartire più velocemente di altri?
Per rispondere alla domanda abbiamo analizzato l’evoluzione del numero di imprese e addetti nei comuni colpiti dal sisma tra il 2004 e il 2020, confrontando territori con diversi livelli di capitale umano nelle amministrazioni locali. L’analisi dei dati si basa su un sofisticato metodo di valutazione controfattuale, che consente di stimare quale sarebbe stato l’andamento dell’economia locale se il sisma non ci fosse stato. In pratica, costruendo una sorta di “scenario senza sisma”, lo si confronta con quanto effettivamente avvenuto. La differenza tra i due scenari restituisce l’impatto reale dell’evento sismico.
Quanto è importante il capitale umano dei dipendenti comunali
I risultati mostrano chiaramente il ruolo fondamentale del capitale umano specifico dei dipendenti comunali nel contenere le perdite del tessuto produttivo. Per capitale umano specifico si intende l’esperienza accumulata nel tempo nella gestione di procedure straordinarie, che risulta particolarmente utile nel post-sisma. Dopo un terremoto, infatti, le amministrazioni locali devono operare all’interno di un quadro normativo eccezionale: nuove regole, procedure e norme ad-hoc, strumenti di finanziamento dedicati e una molteplicità di attori coinvolti nel processo di ricostruzione. Saper navigare in questo sistema complesso richiede competenze che si costruiscono con il tempo e che costituiscono una vera e propria memoria istituzionale locale. Che, tuttavia, può andare perduta quando il personale cambia con troppa frequenza. Per questo, nel nostro studio utilizziamo il turnover dei dipendenti pubblici comunali come indicatore di capitale umano specifico: quanto più il personale cambia, tanto minore è l’esperienza accumulata all’interno dell’amministrazione.
I dati mostrano che proprio questo fattore può incidere in modo significativo sugli effetti economici e la ripresa dopo un terremoto. Fra i comuni colpiti, quelli caratterizzati da un turnover più elevato tra i dipendenti pubblici, registrano una contrazione del tessuto economico sensibilmente più marcata. In media, nei territori con danni più gravi, la perdita di imprese attive supera l’8 per cento nei comuni ad alto turnover, mentre risulta molto più contenuta dove la struttura amministrativa rimane più stabile. Il divario diventa ancora più evidente se si guarda all’occupazione. Inoltre, nei comuni con minore capitale umano specifico la crisi tende a durare più a lungo: la riduzione del numero di imprese si protrae fino a quattro anni dopo il terremoto, mentre nei territori con maggiore continuità amministrativa gli effetti negativi si esauriscono dopo circa due anni.
La figura 1 mostra chiaramente questa dinamica: rispetto a uno scenario senza terremoto (linea tratteggiata blu), le perdite del tessuto produttivo sono più contenute nel tempo per comuni con alto capitale umano specifico.
Figura 1 – Stima dell’effetto del terremoto sull’evoluzione della demografia di impresa per basso/alto capitale umano specifico


Il valore della stabilità
Il punto fondamentale, quindi, non è solo avere amministrazioni più grandi o più istruite, ma più stabili. Infatti, nel nostro studio altri indicatori di capitale umano generico, come la quota di dipendenti laureati, non mostrano effetti altrettanto evidenti. Ciò che sembra contare davvero è la continuità amministrativa: la presenza di funzionari che siano in grado di gestire procedure complesse e straordinarie in un contesto di forte pressione istituzionale.
Questo risultato ha fondamentali implicazioni per le politiche pubbliche. Nei territori colpiti da catastrofi non basta mobilitare risorse straordinarie per la ricostruzione. Bisogna in primo luogo garantire che le amministrazioni locali mantengano il loro capitale umano specifico. Stabilità del personale, continuità amministrativa e capacità di trattenere competenze diventano così elementi chiave non solo per una ricostruzione più efficiente, ma anche per la resilienza economica dei territori.
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Professore Associato di Economia Applicata presso il Gran Sasso Science Institute (L’Aquila). Ha conseguito il dottorato di ricerca in Geografia Economica presso la London School of Economics and Political Science, dove è attualmente Visiting Fellow presso il Dipartimento di Geography and Environment. I suoi interessi di ricerca si collocano all’intersezione tra microeconomia applicata, geografia economica e studi di international business.
Professoressa Ordinaria di Economia Applicata presso il Gran Sasso Science Institute (L’Aquila), dove è stata Direttrice dell’Area di Scienze Sociali e Prorettrice Vicaria. È Presidente della Western Regional Science Association (USA) ed è stata Vicepresidente della Società Italiana degli Economisti e Presidente del North American Research Council. È attualmente editor-in-chief di Annals of Regional Science. Nel 2026 ha vinto il premio internazionale Sir Peter Hall Award della Regional Studies Association.
Contrattista di ricerca presso l’Area di Scienze Sociali del Gran Sasso Science Institute (L’Aquila), dove ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze Regionali e Geografia Economica. Durante il dottorato è stato visiting fellow presso l’Università di Cambridge e la London School of Economics. I suoi interessi di ricerca si collocano all’intersezione tra economia pubblica e geografia economica.
bob
“…che le amministrazioni locali mantengano il loro capitale umano..”
Non è sufficiente che le sole amministrazioni locali mantengano capitale umano il capitale umano deve mantenerlo il territorio stesso. Come? Basta studiare un pò di Geografia. Il terremoto ha colpito Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria in pratica tutto l’Appennino Centrale. Ma il punto fondamentale non è il terremoto ma bensì L’ Appennino. Non vorrei fornire dati errati ma il territorio Appenninico dalla Liguria alla Calabria non conta più di 2-3 milioni di abitanti. Un territorio spopolato, dimenticato, isolato non sostenuto ( come si è fatto per altri territori ben più piccoli). L’Appennino è una risorsa economica di primaria importanza soprattutto alla luce di nuove tecnologie che consentono sviluppo di energia pulita ( soprattutto idroelettrica) , sviluppo agricolo con la possibilità di sviluppare coltivazioni dove prima era impossibile, sviluppo forestale, turismo. Per una famiglia che abita al centro di un Paese Appenninico far diplomare un figlio è un salasso spesso non sostenibile. Mi pongo una semplice domanda : perchè per L’ Appennino non si è impostata la stessa politica di aiuti e di sostegno ( anche in quantità minore se vogliamo) del Trentino Alto Adige ? Territorio con una consistenza demografica nettamente inferiore. L’ esodo già esistente di persone che abbandonavano il territorio è stato certamente aggravato mortalmente dalla tragedia del terremoto. La scarsa lungimiranza politica che oltretutto ha creato uno squilibrio demografico nazionale con periferie di città sovraffollate e territori vuoti. Concordo con il vostro titolo ” non servono solo soldi” infatti serve la politica accorta ma soprattutto lungimirante , ma stento a credere che la soluzione possono essere ” quattro dipendenti pubblici”