L’Italia e l’Europa alla prova di una nuova crisi energetica

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione de lavoce.info: due volte al mese, mezz’ora di conversazione con esperti per approfondire i temi centrali del dibattito pubblico. In questa puntata abbiamo invitato Luisa Loiacono, economista esperta in mercati energetici.

La sicurezza energetica europea è tornata al centro dell’attenzione con le nuove tensioni in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz, uno degli snodi più importanti per il commercio globale di petrolio e gas. Una parte significativa delle forniture energetiche mondiali transita da lì, e le interruzioni dei flussi stanno già producendo effetti rilevanti sui prezzi delle materie prime.

Non è la prima volta che accade: la guerra in Ucraina aveva già mostrato quanto il sistema energetico globale sia fragile e interconnesso. Nonostante alcuni progressi, le economie europee restano esposte a shock esterni che possono trasmettersi rapidamente a inflazione, crescita e costo dell’energia per famiglie e imprese.

Capire come funzionano i mercati di gas e petrolio e attraverso quali canali questi shock si propagano è fondamentale per interpretare ciò che sta accadendo oggi e ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi.

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Nel dopo-terremoto non servono solo soldi

  1. C’è un punto che non si vuol dire da parte della classe dirigente, né ascoltare: il new deal funziona, si, lo testimonio in persona avendovi investito per me costruendo a nuovo un decennio fa, ma funziona in piccoli edifici, in autoconsumo. Ovvero funziona costruire case, che devono aver un fronte sud largamente vetrato e preponderante, con spengenze per coprire il sole alto estivo ma lasciar ben passare quello basso invernale, e regolare (tende) le mezze stagioni, costruire capannoni con tetto fotovoltaico e parcheggi coperti di fotovoltaico, agrivoltaico. Non funzionano invece le grandi centrali, se non per generare blackouts massivi come in Spagna e in alcuni Stati USA di recente.

    In altri termini il new deal funziona nel Distributismo (teoria economica) dove l’EV si integra con la casa fotovoltaica ed il capannone quale batteria su ruote, che è a 400V come lo storage litio ad alto voltaggio domestico e può via CCS combo (la “carica rapida”) sia caricare direttamente in corrente continua (-30% di perdite e svariata elettronica in meno) sia scaricare alimentando la casa. Le pompe di calore funzionano, che siano acqua-acqua/aria-acqua/aria-aria a corta distanza, quindi in piccoli edifici, massimo un paio di piani, altrimenti perdono efficienza enormemente. Non funziona quindi in un’economia accentrante che vuole tutti concentrati in città, facendo vivere i più condizionati dalla mera densità e dai servizi.

    Il Club di Roma ha recentemente ammesso che le smart-cities presentano criticità, ma non si vuole ancora mollar l’osso; la tecnologia, che da sempre determina l’epoca ed il successo o fallimento delle civiltà impone il Distributismo, piaccia o meno. Ai margini implica anche che più a nord dell’Italia beh, si rischia la povertà energetica, perché l’energia principe la fa il fotovoltaico, alcuni come la Norvegia han l’idroelettrico, ma il grosso ad alte latitudini ha meno risorse. Il fotovoltaico non teme troppo il caldo, e dover raffrescare in autoconsumo, come faccio da anni ogni estate, non è un problema perché il sole è abbondante, scaldare lo è. Un altro motivo per cui chi dirige, spesso di formazione anglofona, non gradisce questo new deal sapendo che non riguarda il centro del suo mondo ma ne implica la fine.

  2. Nick

    Vertici europei eclissaati .Ci si chiede quale sia l’interesse comune tutelato leggendo di sussidi ai sabatatori di utili gasdotti e ad negare extra deficit per calmierare l’impennata inflazionistica.

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