In termini reali il livello attuale del prezzo della benzina è al di sotto dei valori prevalenti negli ultimi quindici anni. Non sembra dunque esserci stata un’emergenza tale da giustificare il temporaneo taglio delle accise da parte del governo.
Un intervento criticato, ma non inedito
Il taglio delle accise su benzina e diesel, uno sgravio fiscale di 25 centesimi al litro (inclusa l’Iva al 22 per cento), introdotto il 18 marzo e poi prorogato fino al 1° maggio, è stato criticato per vari motivi. Un provvedimento costoso (1 miliardo per un mese e mezzo), la cui efficacia è incerta: la riduzione delle imposte non si trasferisce necessariamente sui prezzi e il risparmio per i consumatori è spesso inferiore allo sconto fiscale. Inoltre, il sussidio è indiscriminato, in quanto si indirizza a tutti i consumatori, anche quelli con un reddito sufficiente a sopportare senza particolari disagi l’aumento del prezzo alla pompa.
Non è comunque una misura senza precedenti. Nel 2022, per fronteggiare lo shock energetico causato dall’invasione russa in Ucraina, il governo Draghi utilizzò lo stesso strumento. Allora lo sconto totale fu di 30,5 centesimi al litro e restò in vigore per otto mesi, con un costo complessivo di circa 8 miliardi.
L’andamento del prezzo della benzina negli ultimi anni
Vale la pena, tuttavia, porsi un’altra domanda. Il livello del prezzo toccato a marzo (poi in diminuzione nelle ultime due settimane, grazie anche alla riduzione del carico fiscale) era tale da giustificare un intervento? Se si guarda l’andamento del prezzo della benzina negli ultimi quindici anni, considerando il prezzo medio mensile, si notano due picchi, nel 2012 quando il prezzo medio al litro sfiorò 1,90 euro e nel 2022 (oltre 2 euro). Il prezzo medio rilevato a marzo 2026 è stato pari a 1,77 euro, un livello superiore alla media degli ultimi quindici anni (1,63 euro) ma non eccezionale. Ma ha senso un confronto dei prezzi di un singolo bene in quindici anni senza tener conto di come si è mosso nello stesso periodo il livello generale dei prezzi? Chiaramente no. Un confronto sensato è considerare il prezzo di quel singolo bene in termini reali, vale a dire tenendo conto di come si sono mossi i prezzi di tutti gli altri beni.
Il grafico mostra, appunto, l’andamento del prezzo medio mensile della benzina, in termini nominali e in termini reali (deflazionato con l’indice generale dei prezzi al consumo). Corretto per l’inflazione, il prezzo della benzina ha raggiunto il suo massimo nel 2012. Anche durante lo shock del 2022 i livelli sono rimasti inferiori, mentre oggi sono significativamente più bassi, non molto distanti dal minimo toccato nel 2020, nel pieno della crisi Covid.
Figura 1 – Il prezzo della benzina in termini nominali e in termini reali (prezzi in euro per litro, nominali e corretti per l’inflazione, base 2015)

Una lettura in termini reali ridimensiona quindi l’idea di un’emergenza sul prezzo della benzina. Il livello attuale, pur superiore alla media storica in termini nominali, si colloca al di sotto dei valori prevalenti in gran parte del periodo considerato. La necessità di interventi immediati e generalizzati sulle accise non è affatto evidente. Tanto più che, in un quadro internazionale caratterizzato da forti tensioni sui mercati energetici e da rischi di interruzioni dell’offerta, non si può escludere che la situazione peggiori nei prossimi mesi: utilizzare oggi risorse ingenti per attenuare aumenti relativamente contenuti potrebbe rivelarsi poco prudente.
Per chiudere, a mo’ di nota a piè di pagina, viene da chiedersi: perché la benzina e non altri beni – ad esempio, quelli alimentari – che hanno manifestato significativi incrementi reali dei prezzi?
Lavoce è di tutti: sostienila!
Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!
Si è laureato in Scienze Statistiche all'Università "La Sapienza" di Roma e ha proseguito gli studi di Economia presso la London School of Economics. Professore di Scienza delle Finanze presso l'Università "La Sapienza" di Roma (in precedenza ha insegnato all'Università di Campobasso, alla LUISS di Roma, alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e all'Università di Perugia). Si occupa prevalentemente di temi di finanza pubblica. Ha svolto attività di consulenza per istituzioni italiane e internazionali (IMF, Camera dei Deputati, Presidenza della Repubblica). Ha fatto parte della Commissione tecnica per la spesa pubblica (Ministero del Tesoro) dal 1991 fino al suo scioglimento nel 2003. Dal luglio 2006 dirige la Scuola Superiore dell'Economia e delle Finanze. Redattore de lavoce.info.
È stato Presidente dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio dal 2014 al 2022.
Lascia un commento