L’età in cui un bambino inizia ad andare a scuola può avere conseguenze per tutta la vita, dal successo scolastico e lavorativo alle relazioni sociali, alla salute. L’ingresso precoce ha vantaggi e svantaggi. La flessibilità del percorso aiuta a bilanciarli.
Quando suona la prima campanella
L’età di ingresso a scuola influenza la vita di milioni di persone, dall’infanzia all’età adulta. Il successo scolastico e lavorativo, le relazioni sociali, la salute, la formazione dei nuclei familiari, persino il rischio di coinvolgimento in attività criminali: sono tutti aspetti che, in modi diversi, possono essere collegati all’età in cui un bambino varca per la prima volta la soglia della scuola.
In molti paesi, i bambini entrano a scuola nell’anno solare in cui compiono sei anni. Tuttavia, una volta in classe, si ritrovano a convivere con compagni nati da gennaio a dicembre. Tra il più piccolo e il più grande intercorre quasi un anno di differenza: uno scarto sostanziale a quell’età, che si traduce facilmente in differenze nello sviluppo cognitivo, fisico ed emotivo. In Italia, la distanza può essere ancora più grande. I bambini nati tra gennaio e aprile possono iniziare la primaria con un anno di anticipo; di conseguenza, nella stessa classe, la differenza d’età può arrivare fino a sedici mesi.
Studi degli ultimi vent’anni suggeriscono che la differenza iniziale d’età possa tradursi in effetti destinati a durare nel lungo termine. Un recente articolo di rassegna sintetizza oltre duecentosessanta studi empirici sugli effetti dell’età di ingresso a scuola (Ase, dall’inglese “Age at school Entry”) e discute i potenziali meccanismi alla base di questi effetti.
L’Ase comprende quattro componenti difficilmente isolabili: l’età effettiva di inizio scuola; la differenza d’età relativa tra compagni di classe; il tempo trascorso a scuola, cioè il numero nominale di anni scolastici frequentati; e l’età al momento della rilevazione della variabile di interesse. A loro volta, queste componenti influenzano vari meccanismi, tra cui l’acquisizione di competenze, l’autostima, gli investimenti in termini di tempo ed energia da parte di genitori e insegnanti e la progressione nel percorso scolastico. Infine, attraverso questi meccanismi, l’Ase può incidere su ambiti molto diversi: voti scolastici, consumo di alcol, esposizione al bullismo, probabilità di ricevere una diagnosi di Adhd (il disturbo da deficit di attenzione/iperattività) e criminalità giovanile.
La figura 1 riassume come i vari meccanismi possano influenzarsi a vicenda (rettangolo tratteggiato), e come abbiano, a loro volta, una relazione bidirezionale con i componenti dell’Ase e con gli esiti analizzati nello studio (frecce bidirezionali).
A monte, l’Ase dipende anche da fattori ambientali e istituzionali, come la scelta dei genitori di iscrivere il bambino a scuola all’età prevista, oppure anticiparne o posticiparne l’ingresso; le regole che disciplinano anticipi e posticipi dell’ingresso a scuola; e gli eventuali pareri di professionisti, come psicologi o insegnanti.
Figura 1

Di seguito, discutiamo alcuni degli effetti dell’Ase su istruzione e lavoro. Per i dettagli sugli effetti in termini di relazioni sociali, salute (fisica e mentale), criminalità e formazione della famiglia rimandiamo al nostro lavoro scientifico.
Dai voti a scuola al lavoro
Il risultato più robusto è che i bambini più grandi all’interno della classe ottengono, in media, voti più alti. L’effetto è più marcato nei primi anni e tende a diminuire nel tempo, ma spesso non scompare (vedi qui, qui e qui).
Tuttavia, molto dipende dalle regole del sistema scolastico: quando le scelte educative precoci sono reversibili, le conseguenze del mese di nascita si attenuano. Per esempio, in Austria, dove l’assegnazione degli studenti a percorsi scolastici differenziati è anticipata e poco flessibile, gli studenti più giovani della loro coorte scolastica tendono a ottenere titoli di studio e salari più bassi (qui e qui). In paesi come Norvegia e Germania, invece, dove è più facile cambiare percorso, gli effetti osservati in età adulta sono trascurabili (qui e qui).
L’Italia si colloca in una posizione intermedia. La scelta dell’indirizzo – liceale, tecnico o professionale – avviene all’inizio della scuola secondaria di secondo grado. Gli studenti relativamente più grandi nella propria coorte hanno una maggiore probabilità di frequentare indirizzi accademici, come il liceo. Pur non essendo formalmente irreversibile, nella pratica può risultare difficile passare da un professionale a un liceo. Di conseguenza, la scelta iniziale tende a orientare in modo persistente le opportunità successive, inclusa la possibilità di intraprendere un percorso universitario.
Va comunque rilevato che, in Italia, gli studenti anticipatari tendono, almeno in parte, a essere positivamente selezionati, pur registrando una penalità nei punteggi dovuta all’ingresso anticipato (vedi qui). Parzialmente in linea con questa interpretazione, Pellizzari e Billari (2012), studiando un campione di studenti dell’Università Bocconi, mostrano che i più giovani della coorte ottengono sorprendentemente risultati migliori dei compagni più grandi.
Questo non significa, però, che l’essere più giovani nella coorte rappresenti un vantaggio per tutti. Per gli studenti con minori risorse familiari o scolastiche, può tradursi più facilmente in un accumulo di svantaggi, soprattutto quando le prime differenze di rendimento orientano le scelte successive.
Contromisure di famiglie e istituzioni
Per le famiglie, la tentazione di rimandare l’iscrizione di un anno è comprensibile, ma non priva di costi: chi posticipa l’ingresso a scuola entra anche più tardi nel mercato del lavoro.
Per i governanti, la data limite per l’iscrizione – il cutoff che divide gli studenti in diverse coorti scolastiche – rappresenta una delle principali leve su cui intervenire. Tuttavia, contano anche altri fattori: la flessibilità del percorso scolastico, la formazione degli insegnanti, le regole diagnostiche e, non ultima, la normativa sull’età di abbandono della scuola.
Lavoce è di tutti: sostienila!
Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!
Lascia un commento