Il lavoro di organizzazione della casa e della famiglia ricade per lo più sulle donne. È un carico cognitivo ed emotivo che può avere conseguenze negative perché è sempre presente e si intromette in tutte le sfere della vita, anche quella lavorativa.

Il carico emotivo della gestione familiare

La parità di genere richiede (anche) un’equa suddivisione dei compiti genitoriali e del lavoro domestico fra i partner. Recentemente, la nostra conoscenza di ciò che avviene all’interno delle mura domestiche è migliorata grazie agli studi sull’uso del tempo. Sappiamo per esempio che, nelle famiglie italiane, le madri con figli piccoli e che lavorano a tempo pieno dedicano a lavoro remunerato (fuori casa) e a quello non remunerato (dentro casa, considerando la cura dei figli e della casa) in media undici ore alla settimana più dei loro partner. Al tempo stesso, beneficiano di quasi dieci ore in meno di svago.

Una attività domestica che fino ad ora è rimasta invisibile, anche perché non compare nelle rilevazioni dell’uso del tempo, è l’attività di “gestione” della famiglia e della casa: decidere cosa comprare (cibo e abbigliamento) e cosa cucinare; organizzare le attività dei figli (tra cui compiti di scuola e visite mediche) e la loro socialità; gestire la baby-sitter e gli aiuti esterni (per chi se li può permettere); organizzare le attività di svago e il tempo libero. Insomma, lo sforzo necessario per organizzare la famiglia e la casa.

Anche se la gestione di una famiglia non può essere paragonata alla gestione di una impresa, richiede allo stesso modo tante risorse mentali e tempo. Inoltre, comporta un forte carico emotivo.

Cercare costantemente di anticipare i bisogni, identificare le opzioni per soddisfarli, prendere decisioni e monitorare i progressi rappresenta una fatica, anche emotiva, che viene chiamata carico mentale.

Chi si occupa dell’organizzazione della famiglia e della casa?

In Italia, chi si occupa dell’organizzazione della famiglia e della casa? Analizzando le risposte a un questionario somministrato a un campione rappresentativo della popolazione italiana (N=1500), osserviamo che l’attività di gestione dei figli e della casa ricade soprattutto sulle donne.

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La responsabilità dell’organizzazione domestica e familiare è più alta per le donne che per gli uomini a prescindere dal loro stato civile e lavorativo. Se in coppia, le donne che lavorano full-time, e che convivono con un partner che lavora full-time, hanno il doppio delle probabilità di riportare di essere le uniche responsabili dell’organizzazione domestica rispetto agli uomini. Se restringiamo il campione a chi ha figli – e distinguiamo tra chi ne ha al di sotto e al di sopra dei 14 anni (un’età nella quale i ragazzi iniziano a essere più indipendenti) – l’effetto è ancora più pronunciato (figura 1).

Figura 1 – Responsabilità dell’organizzazione della famiglia per genere e per età dei figli

Nota: La figura è generata usando solo rispondenti che hanno figli (N= 879/1501) in un campione rappresentativo della popolazione italiana (N=1501) rispetto a genere, fasce d’età (25-34; 35-49, 50-64) e macroaree geografiche (Nord Est, Nord Ovest, Centro e Sud e Isole). L’asse verticale rappresenta la frazione di partecipanti che riporta di essere responsabile in maniera esclusiva (o principale) dell’organizzazione della vita familiare (sono esclusi coloro che riportano che tale responsabilità è divisa equamente tra i partner o affidata in via principale o esclusiva al partner). L’asse orizzontale distingue per la presenza di figli al di sopra o al di sotto dei 14 anni di età. Sia per gli uomini che per le donne la presenza di un figlio al di sotto dei 14 anni è associata positivamente alla attività di gestione, sebbene in termini assoluti i valori riportati dalle donne siano maggiori.

Che relazione esiste tra organizzazione e svolgimento delle attività di cura dei figli e della casa? Diversamente da quanto avviene nelle imprese, dove vi è una netta separazione tra la sfera organizzativa ed esecutiva, nella famiglia spesso ricadono entrambe sulle donne. Un dato incoraggiante che emerge dal nostro studio è che nelle famiglie in cui viene riportata una più equa suddivisione dello svolgimento delle attività domestiche tra i partner si osserva una diminuzione del carico organizzativo per le donne.

Il peso delle norme sociali

Ma quali sono le opinioni di donne e uomini in merito alla gestione delle attività familiari? La risposta dipende dalla percezione che i rispondenti hanno delle norme sociali. Queste ultime sono importanti perché definiscono i ruoli che vengono ritenuti più opportuni per uomini e donne all’interno della casa e nella società.

Innanzitutto, le donne in media percepiscono la società come più conservatrice di quanto non facciano gli uomini. Per esempio, le donne ritengono che la maggior parte delle persone giudichino appropriata l’affermazione “un bambino in età prescolare soffre se la madre lavora a tempo pieno.” Inoltre, osserviamo una associazione statisticamente significativa (ma solo per le donne) tra il percepire la società come più conservatrice e il riportare di essere responsabili dell’organizzazione della propria casa e famiglia (figura 2).

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Figura 2 – Attività di gestione della famiglia e norme sociali

Nota: Quando si pensa che gli altri giudichino l’affermazione “appropriata,” significa che la pressione sociale percepita è forte. Quando invece si pensa che gli altri giudichino l’affermazione “non appropriata,” allora la pressione sociale percepita è debole. L’asse verticale rappresenta la frazione di partecipanti che riporta di essere responsabile in maniera esclusiva (o principale) dell’organizzazione della vita familiare (sono esclusi coloro che riportano che tale responsabilità è divisa equamente tra i partner o affidata in via principale o esclusiva al partner). L’asse orizzontale rappresenta la percezione della norma sociale ed è ottenuta a partire dalla domanda: come pensi che la maggioranza delle persone simili a te (per genere, range di età e area geografica di residenza) giudichi la seguente affermazione: “un bambino in età prescolare soffre se la madre lavora a tempo pieno”. La frazione di uomini che riportano di essere responsabili dell’organizzazione domestica non varia al variare della norma sociale percepita. Per le donne vi è una associazione statisticamente significativa tra il percepire la società come conservatrice (ossia pensare che l’affermazione sia giudicata “appropriata”) e il riportare di essere responsabili dell’organizzazione della vita familiare. La figura è utilizzata usando una survey rappresentativa della popolazione italiana (N=1501) rispetto a genere, fasce d’età (25-34; 35-49, 50-64) e macroaree geografiche (Nord Est, Nord Ovest, Centro e Sud e Isole).

I pochi altri studi sul tema evidenziano che la gestione delle attività familiari è una dimensione quasi esclusivamente femminile, della quale le donne sembrano farsi carico automaticamente.

Un aspetto ulteriore, ancora invisibile perché molto difficile da misurare, è il carico emotivo legato all’attività di gestione: chi si fa carico della organizzazione della famiglia si sente anche responsabile del benessere psicofisico dei suoi membri. Il doppio carico, cognitivo ed emotivo, può avere conseguenze particolarmente negative per le donne, proprio perché non conosce confini e si intromette in altre sfere della loro vita, soprattutto quella lavorativa.

Per raggiungere la parità di genere nel mercato del lavoro occorre promuovere non solo la condivisione delle attività di cura della casa e dei figli, ma anche la condivisione della loro gestione e organizzazione. È necessario un cambiamento culturale che liberi le donne dal condizionamento delle norme sociali che le fanno sentire responsabili (e colpevoli) di tutto ciò che all’interno della casa sembrerebbe non funzionare.

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