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L’istruzione allunga la vita

Le statistiche Istat sulle disuguaglianze di mortalità per cause di morte mostrano l’influenza diretta e indiretta del livello di istruzione. La probabilità di morire di malattia per una persona con bassa scolarità è molto più alta di quella di un laureato.

L’istruzione che non livella

«Nel lungo periodo saremo tutti morti»: è una delle più citate affermazioni di John M. Keynes. Il lungo periodo non ha per tutti la stessa lunghezza. E infatti Joan Robinson, un’economista sua allieva, fece osservare che «non moriremo tutti in una volta», cioè non moriremo tutti nello stesso momento. È molto elevata la probabilità che l’affermazione valga anche per le persone nate lo stesso giorno. Perfino i gemelli non hanno alcuna certezza che la loro vita abbia la stessa precisa durata.

Lasciando da parte la mala o la buona sorte di ognuno, sono numerosi i fattori che incidono sugli anni, mesi, giorni e altre frazioni del tempo che trascorre tra il momento in cui una persona nasce e quello in cui cessa di vivere.

Poche settimane fa l’Istat ha pubblicato le statistiche sulle disuguaglianze nella mortalità per cause di morte, che permettono di valutare l’influenza di un fattore rilevante, quale il livello di istruzione, sui decessi per malattia. Le elaborazioni si riferiscono al 2019, ma costituiscono una novità assoluta, come sottolinea l’Istituto di statistica. Sono stati censiti i decessi della popolazione con trenta e più anni di età. Il livello di istruzione può essere incrociato con il sesso, la regione di residenza e le patologie che hanno determinato la morte.

Il 2019 è l’anno precedente la pandemia da Covid 19. L’anno successivo furono 743 mila morti per malattia, con un aumento di oltre 105 mila unità, cioè di un sesto rispetto al numero del 2019. I tre quarti dell’incremento furono causati dalla pandemia. Al netto degli effetti del Covid, le cause di morte che più concorrono al totale dei decessi restano le stesse nel 2019 e nel 2020 e il loro peso sul totale non varia in misura rilevante nei due anni.

Nel 2019 la popolazione con più di 30 anni per la quale l’Istat ha incrociato le morti per malattia con il livello di istruzione era di 42,9 milioni di persone; i decessi dovuti alle 24 cause di morte considerate furono 630 mila circa. L’insieme di queste patologie ha provocato un decesso ogni 68 persone. Una media che livella un andamento a canne d’organo del rapporto popolazione/decessi: si va da un morto ogni 23 persone (4,3 per cento) tra la popolazione che ha al massimo la licenza elementare a uno ogni 201 (0,5 per cento) per quella che ha almeno la laurea. In sintesi, la probabilità che una persona con il più basso livello d’istruzione muoia di malattia è quasi dieci volte più alta di quella di un laureato o di un dottore di ricerca. Tra le persone con la più bassa scolarità si contano i tre quinti del totale dei decessi pur pesando solo per un quinto del totale della popolazione. È il solo livello d’istruzione in cui è positiva la differenza tra le percentuali dei decessi e della popolazione sui rispettivi totali.

I tassi di mortalità

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La causa più diffusa dei decessi registrati dall’Istat è nell’insieme delle patologie del sistema circolatorio, quali le ischemie del cuore e le malattie che originano dall’ipertensione: provocano oltre un terzo delle morti totali. Tre decessi su dieci sono causati dai tumori; uno su dieci da polmoniti, influenze e dall’insieme delle altre malattie del sistema respiratorio. L’importanza, in numeri e percentuali, di ognuna delle cause di morte raggruppate dall’Istat dipende dalla diffusione delle singole patologie, a sua volta influenzata da vari elementi, a partire da quello ambientale, dall’efficacia dei possibili interventi chirurgici e dalle specifiche terapie disponibili e accessibili economicamente. Ovviamente, influiscono anche altri fattori. Sono diverse anche le condizioni che influiscono sulle possibilità di guarigione quando si è colpiti da una patologia. La figura 3 sintetizza, per le principali cause di morte, la rilevanza del livello di istruzione, che è la variabile di riferimento qui adottata. Il tasso di mortalità standardizzato per 10 mila residenti (per l’interpretazione di questo parametro vedi qui) è particolarmente elevato per le malattie appena citate. Però, per tutte le tipologie riportate nella figura 2 il tasso di mortalità diminuisce con il passaggio da un livello d’istruzione a quello superiore. La figura 2 riporta i tassi di mortalità della sola popolazione maschile, ma uno con i tassi di mortalità della componente femminile della popolazione avrebbe un profilo del tutto simile.

La differenza tra i due sessi è nel livello dei tassi, che sono sempre più bassi per le donne, come si può osservare nella figura 4. Come è facilmente comprensibile, il tasso di mortalità aumenta con l’età della popolazione.

L’importanza del livello d’istruzione

Se anche non riversasse i suoi effetti su altri fattori da cui dipende la salute delle persone, il titolo di studio potrebbe avere comunque un’influenza sulla grande differenza di probabilità riscontrata nei decessi non dovuti a cause naturali. Per esempio, le persone con un elevato livello d’istruzione possono maturare più agevolmente la consapevolezza dell’importanza della prevenzione, la capacità di acquisire e interpretare le informazioni utili sui sintomi di una malattia e la capacità di adottare comportamenti che possono influire sull’efficacia delle terapie individuali.

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Il livello di istruzione ha anche influenza indiretta sulla salute delle persone perché è uno dei fattori che determinano il livello di reddito. Per quanto è possibile ritenere che le differenze nella scolarità riversino i loro effetti sull’ammontare dei redditi individuali, è plausibile sostenere che i tassi di mortalità per patologie mediche si riducono con la crescita del reddito.

La relazione è intuitiva, ma la pubblicazione dei dati sui decessi per cause non naturali per livello di istruzione, permette, seppure indirettamente, di misurarne gli effetti. Il divario che le statistiche Istat registrano dipendono ovviamente anche dalla possibilità di prevenire e curare le patologie che causano i decessi. Per le persone con i livelli di istruzione e reddito bassi e medio-bassi tale possibilità dipende soprattutto dall’offerta delle prestazioni mediche necessarie da parte della sanità pubblica; dalle difficoltà economiche di soddisfare le loro necessità diagnostiche e terapeutiche presso strutture sanitarie private, quando per una visita specialistica o per un intervento negli ospedali pubblici occorre attendere mesi. Quelle persone sono le prime a pagare le inefficienze del Sistema sanitario nazionale, delle liste di attesa che non scorrono e del silenzioso, ma non per questo indolore per chi non ha redditi alti, processo di privatizzazione della sanità.

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  1. Savino

    Occorre pensare ad allungare la vita dei giovani di oggi.

  2. Firmin

    Scommetto che l’aspettativa di vita è anche più elevata nelle regioni e città più ricche. Tuttavia non credo che sia l’aria (che probabilmente è anche più inquinata) a migliorare la salute dei residenti. Diciamolo: le disuguaglianze di reddito e ricchezza amplificano tutte le altre differenze tra gli individui…altrimenti che vantaggio ci sarebbe ad arricchirsi?

  3. B&B

    Vorrei precisare anche, che non tutte le lauree sono equipollenti in termini di usura psico-fisica.
    Pertanto, sarebbe interessante verificare se qualcuno è morto prima della laurea, causa il fortissimo stress provato in specialmodo con il vecchio ordinamento.
    Poi ci sono categorie speciali come i politici, moltissimi non laureati, non muoiono mai.
    “A livella”, del celebre e straordinario philoosofo Toto’, compensa il tutto. A chi prima e a chi dopo come riporta l’articolo.

  4. Vittorio

    Buonasera, ma qual e’ il livello di correlazione tra livello di istruzione ed eta’? E’ immaginabile che le persone piu’ anziane possano contare su un piu’ basso livello di istruzione e questo dato potrebbe spiegare alternativamente il dato emerso dalla ricerca.

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