La pandemia ha ridotto i consumi delle famiglie, favorendo il risparmio, soprattutto nei nuclei più abbienti. Oggi è questa fascia che sostiene la spesa, spesso con consumi legati al tempo libero. Finito a giugno il contributo delle altre famiglie.

La pandemia: uno shock inatteso su consumi e risparmi  Dal primo trimestre del 2020, a seguito della pandemia di Covid-19, i consumi delle famiglie italiane sono calati in misura drastica; al contempo, la propensione al risparmio è fortemente aumentata, raggiungendo valori simili a quelli prevalenti alla fine degli anni Novanta (20 per cento circa). Utilizzando i dati dei conti finanziari, dell’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane e della Consumer Expectations Survey, un nostro lavoro quantifica i risparmi addizionali riconducibili alla pandemia e la loro distribuzione tra classi di reddito, traendo indicazioni circa il sostegno di queste risorse alla spesa per consumi (per gli altri paesi, si veda qui, qui, qui e qui).  

L’accumulo di risorse durante la pandemia

Nel nostro lavoro abbiamo calcolato il cosiddetto “risparmio in eccesso”, ovvero la differenza tra il risparmio effettivo e un ipotetico risparmio controfattuale, elaborato assumendo che nel triennio 2020-2022 il tasso il risparmio fosse stato pari al valore medio del quinquennio 2015-2019, ovvero il 10,2 per cento.

A partire dal risparmio in eccesso si possono desumere le attività finanziarie addizionali accantonate durante la crisi sanitaria. Queste risorse hanno raggiunto un massimo di circa 120 miliardi di euro a metà del 2022. Nonostante la successiva riduzione, un anno dopo superavano ancora gli 80miliardi (figura 1), pari a circa l’1,6 per cento del totale delle attività finanziarie delle famiglie e il 4 per cento del Pil. Tutti i nuclei, anche i meno abbienti, hanno accumulato attività finanziarie addizionali, sebbene le famiglie ad alto reddito ne detengano una quota ampiamente maggioritaria (figura 2).

Figura 1 – Stima delle risorse finanziarie addizionali accumulate durante la pandemia

Fonte: elaborazioni sui dati della Banca d’Italia e dell’Eurostat. Dati trimestrali: media mobile di 4 termini.

Figura 2 – Distribuzione delle attività finanziarie addizionali

Fonte: elaborazioni sui dati dell’Indagine sui bilanci delle famiglie (Banca d’Italia, 2020) e Conti nazionali (Istat).

Prospettive per consumi e risparmi delle famiglie

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Il calo nello stock di attività finanziarie addizionali in corso da metà del 2022 indica che da allora tali risorse potrebbero aver contribuito in una certa misura alla ripresa dei consumi. La concentrazione delle attività fra le famiglie più abbienti, caratterizzate da bassa propensione al consumo, suggerisce tuttavia che il contributo potrebbe essere più limitato in futuro. Le indicazioni che emergono dalle risposte delle famiglie italiane alle indagini della Banca centrale europea (Consumer Expectations Survey) confermano queste conclusioni e aiutano a formulare alcune considerazioni sugli sviluppi futuri.

Fra la metà del 2021 e la fine del 2022, un periodo caratterizzato da inflazione elevata, la quota di famiglie che si attendeva di non risparmiare nei successivi dodici mesi è aumentata; la quota è cresciuta soprattutto fra i nuclei meno abbienti, per i quali, malgrado il calo osservato nel 2023, rimane su valori superiori a quelli registrati nel 2021 (figura 3). Ciò suggerisce che l’impulso ai consumi derivante dall’utilizzo dei risparmi addizionali di queste famiglie – che hanno una più elevata propensione al consumo – potrebbe essersi già esaurito alla metà del 2023, anche alla luce del limitato ammontare di risorse addizionali accumulate. Inoltre, in termini reali, le attività finanziarie complessive sono tornate sui livelli pre-pandemici già agli inizi del 2023. L’erosione del valore reale della ricchezza finanziaria netta è stata eterogenea fra le famiglie: le perdite in conto capitale sono state contenute per i nuclei a basso reddito, mentre hanno superato il 10 per cento del reddito disponibile annuale per quelli più abbienti.

Le indagini della Bce indicano tuttavia un aumento delle aspettative di spesa delle famiglie ad alto reddito, in particolare per servizi connessi con il tempo libero (figura 4), anche perché tali nuclei potrebbero considerare sufficienti i risparmi già accumulati. Assieme al calo della propensione al risparmio registrato negli ultimi mesi, questo fattore potrebbe quindi sostenere l’andamento dei consumi nei prossimi mesi.

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Figura 3 – Quote di famiglie italiane che dichiarano che non riusciranno a risparmiare nei successivi 12 mesi per quinti di reddito

Fonte: elaborazioni sui dati della Consumer Expectations Survey (Bce). Dati trimestrali. Le famiglie vengono ordinate dal reddito più basso a quello più alto e successivamente divise in cinque gruppi (quinti). Il primo quinto comprende il 20 per cento delle famiglie con i redditi equivalenti più bassi, il secondo quelle con redditi medio-bassi e così via fino all’ultimo quinto, che comprende il 20 per cento di famiglie con i redditi più alti.

Figura 4 – Spesa media in viaggi e attività ricreative per quinti di reddito

Fonte: elaborazioni sui dati della Consumer Expectations Survey (Bce). Dati trimestrali. Le famiglie vengono ordinate dal reddito più basso a quello più alto e successivamente divise in cinque gruppi (quinti). Il primo quinto comprende il 20 per cento delle famiglie con i redditi equivalenti più bassi, il secondo quelle con redditi medio-bassi e così via fino all’ultimo quinto, che comprende il 20 per cento di famiglie con i redditi più alti.

*Le posizioni espresse in questo articolo riflettono le opinioni degli autori e non necessariamente quelle della Banca d’Italia.

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