I Ccnl siglati dai sindacati confederali sono la modalità standard di inserimento e di regolamentazione del lavoro subordinato. Quelli “non confederali” riguardano principalmente cooperative e settori come commercio logistica e servizi. Un’analisi su Milano.

Più di mille contratti collettivi registrati

Il sistema contrattuale italiano si caratterizza per una frammentazione della rappresentanza dei lavoratori e, soprattutto, delle imprese nettamente superiore agli altri paesi europei, con molteplici linee di frattura fra le organizzazioni. La caratteristica si è riflessa nella proliferazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) dopo il referendum del 1995, che ha rimosso il vincolo della maggior rappresentatività al livello “nazionale”.

Oggi presso il Cnel sono depositati 1034 contratti collettivi, fra scaduti e in vigore: poco meno di 300 sono stati sottoscritti dalle maggiori confederazioni sindacali, mentre molti altri si sono da tempo guadagnati l’appellativo di “pirata” per condizioni retributive e normative inferiori.

Da anni operatori e studiosi del mercato del lavoro e delle relazioni industriali si chiedono: 1) quanto sono diffusi i Ccnl cosiddetti “pirata”? 2) Quale condizionamento esercitano sulla contrattazione fra le organizzazioni principali?

Studi sui dati Inps, che considerano lo stock del lavoro dipendente, hanno rilevato che i Ccnl sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil sono applicati al 92 per cento dei lavoratori, quelli “pirata” al 3 per cento, mentre del 5 per cento non si ha menzione.

Il rapporto sul mercato del lavoro 2023 di città metropolitana di Milano ha analizzato l’applicazione dei Ccnl utilizzando i dati provenienti dalle comunicazioni obbligatorie di avviamento (Cob) inviate dalle imprese del settore privato dal 2015 al 2022. Investigando i flussi della forza lavoro, emergono alcune discrasie rispetto agli stock, fornendo non solo informazioni sulle tendenze in atto, ma anche indizi sui possibili trend futuri.

L’analisi sulla città metropolitana di Milano

Per praticità, si è ristretto l’analisi alle tre principali forme contrattuali previste in tutti i Ccnl – tempo indeterminato, tempo determinato e apprendistato – e si sono aggregati i Ccnl applicati in “confederali” e “non confederali”.

Tra il 2015 e il 2022, nella città metropolitana di Milano si sono registrati 4.318.655 avviamenti: il 92 per cento con Ccnl confederali e il 3 per cento con Ccnl “non confederali”, mentre per il rimanente 5 per cento non è stato possibile risalire alla classificazione poiché indicata come “altro”.

Leggi anche:  Parità retributiva donna-uomo: il diritto del lavoro non basta

Tuttavia, nello stesso periodo le comunicazioni obbligatorie con un Ccnl “non confederale” crescono di ben quattro volte, passando dall’1,17 per cento nel 2015 al 4,85 per cento nel 2022, a scapito di quelle che indicano un Ccnl confederale, mentre le Cob prive di indicazione restano sostanzialmente stabili.

A livello settoriale, le aree contrattuali G (poligrafici e spettacolo) e H (terziario e servizi) rappresentano circa il 60 per cento degli avviamenti registrati nei tre anni considerati. Gli avviamenti con indicazione di un Ccnl “non confederale”, invece, si concentrano per almeno il 90 per cento nelle medesime aree contrattuali, con l’aggiunta dell’area V (multiservizi).

La distribuzione complessiva fra aree contrattuali appare abbastanza stabile nel periodo considerato (salvo l’edilizia, che nel 2022 è trainata ancora dal Superbonus), mentre gli avviamenti con Ccnl non confederali presentano rilevanti oscillazioni: crolla il ricorso ai Ccnl dell’area contrattuale G, a beneficio nel 2019 dei Ccnl dell’area V, e nel 2022 dell’area H.

La variabilità delle aree contrattuali non trova riscontro nella distribuzione per settori produttivi Ateco: se l’84 per cento degli avviamenti complessivi avviene nei servizi (81,4 per cento del 2022 per effetto Superbonus), per i Ccnl “non confederali” si passa dal 90 per cento del 2015 al 95 per cento nel 2019 e nel 2022. I contratti non confederali, pertanto, si concentrano in settori economici caratterizzati da un alto grado di sostituibilità della forza lavoro e da una forte competizione sui costi. La quasi totalità degli avviamenti con queste forme contrattuali è coperta da appena 70 Ccnl sugli oltre 600 “non confederali” depositati presso il Cnel.

Contratti a tempo parziale e di breve durata

Lo studio degli avviamenti conferma che i Ccnl siglati dai sindacati confederali sono la modalità standard di inserimento lavorativo e di regolamentazione del lavoro subordinato, ma non per tutti.

I Ccnl “non confederali” presentano un profilo distinto rispetto agli andamenti generali del mercato del lavoro milanese, con un’incidenza maggiore di rapporti di lavoro a tempo parziale e di contratti a termine di breve durata: interessano principalmente cooperative e settori come i servizi alle imprese, il commercio e la logistica, esercitando una pressione significativa sul segmento più vulnerabile della forza lavoro.

Leggi anche:  Se l'Ue impone la trasparenza delle retribuzioni

Fa riflettere il fatto che il ricorso ai Ccnl “non confederali” sia cresciuto anche dopo la circolare dell’Ispettorato nazionale del lavoro 3/2018, che prende a riferimento i minimi tabellari stabiliti nei Ccnl sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente maggiormente rappresentative per il calcolo delle contribuzioni, al sotto dei quali le aziende vengono sanzionate per omessa contribuzione. Per effetto di questa circolare, nei Ccnl “non confederali” gli importi sono stati presto allineati a quelli dei contratti confederali, ma permangono condizioni meno favorevoli in materia di inquadramento, anzianità, ferie, maggiorazioni per orari antisociali e straordinari: in particolare, quelli più economici hanno un ambito di applicazione ben più ampio di quello previsto dai corrispondenti Ccnl confederali.

L’analisi dei Ccnl impiegati negli avviamenti nella città metropolitana di Milano fornisce importanti spunti di riflessione sulle dinamiche del mercato del lavoro e della regolamentazione dei rapporti di lavoro. Si conferma il potere normativo delle associazioni di rappresentanza comparativamente più rappresentative emerso dall’analisi della fonte Inps, ma al contempo si accentuano i dualismi del mercato del lavoro con la diffusione di Ccnl discutibili sul piano normativo per le occupazioni più faticose e disagiate e a più alto tasso di sostituibilità, in primo luogo pulizie, facchinaggio e guardiania.

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Leggi anche:  Dalle gabbie salariali all'aumento dei consumi