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A cosa serve e come funziona il mercato delle emissioni

L’Eu-Etsè il più grande sistema di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra al mondo. Contribuisce a finanziare la transizione ecologica. Entro il 2030 dovrebbe permettere un abbassamento del 62 per cento delle emissioni nell’Unione.

I paesi che aderiscono al sistema Eu-Ets

L’European Emission Trading System è il più grande sistema di scambio di crediti di carbonio al mondo ed è stato introdotto ufficialmente a inizio 2005, dopo essere stato annunciato nel 2000 e adottato formalmente in una direttiva del 2003. Il sistema copre tutti i paesi dell’Unione europea (dunque, Romania e Bulgaria si sono aggiunte nel 2007, la Croazia nel 2013, mentre il Regno Unito ne è uscito nel 2021, seppur con la permanenza dell’Irlanda del Nord) e, dal 2008, Norvegia, Islanda e Liechtenstein; dal 2020 anche lo Swiss Trading System è allineato a quello europeo.

Il sistema di cap-and-trade prevede la fissazione di un tetto annuo alle emissioni aggregate, con una quota di ripartizione tra i paesi basata sullo storico delle emissioni stesse. Il sistema riguarda le emissioni di anidride carbonica (CO2) da tutte le fonti, di protossido di azoto (N2O) per la produzione di acidi e di perfluorocarburi (Pfc) per quella di alluminio. Le fonti di emissione monitorate sono gli impianti produttivi nei settori della produzione di energia e della manifattura ad alto contenuto di carbonio (come raffinerie, acciaierie, cementifici, vetrerie, cartiere, industrie chimiche), per un totale di circa 15 mila siti produttivi sparsi sul territorio europeo (1.175 in Italia), con l’esclusione delle Pmi.

Dopo un iniziale inserimento graduale, anche il settore dell’aviazione è ormai pienamente integrato, seppur con un bando d’asta parallelo. Il calcolo delle emissioni è fatto su base del singolo sito industriale e tale è l’ammontare di crediti da acquistare sul mercato, tramite rappresentante o delegato. La copertura riguarda circa il 40 per cento delle emissioni di anidride carbonica equivalente (CO2eq) di tutta l’area europea.

Nel corso degli anni lo schema è stato sottoposto a successive revisioni, e siamo attualmente nella quarta fase.

Meccanismi di scambio e sanzioni

Un credito di carbonio corrisponde all’emissione di una tonnellata di anidride carbonica equivalente. L’ammontare dei crediti viene emesso annualmente e la sanzione di non conformità alle regole europee prevede il pagamento di pesanti ammende. Le possibilità di ottenere crediti provengono dall’allocazione gratuita, dall’asta dell’EU carbon market e dalla possibilità di scambio tra privati; i settori più esposti a un possibile dumping ambientale godono di frazioni più elevate di allocazioni gratuite. Entro la fine di marzo di ogni anno, i siti produttivi indicano le emissioni dell’anno precedente, che vengono sottoposte a revisione. Il 30 aprile gli operatori informano ufficialmente riguardo alle emissioni del periodo precedente. Il meccanismo d’asta prevede le seguenti fasi:

– la quota di crediti disponibili è automaticamente fissata dal legislatore (per periodo e paese);

– ogni attore interessato può presentare un’offerta (sul prezzo e per volume, in stock da 500);

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– a chiusura dell’asta, viene calcolato il volume totale delle offerte;

– le offerte, considerando il volume, vengono poste in ordine decrescente di prezzo;

– il prezzo finale d’asta sarà quello indicato dall’offerta che al margine pareggia il volume d’asta stabilito inizialmente.

I valori d’asta sono messi a listino listati in due indici, Eua e Euaa (aviazione), e il prezzo d’asta (carbix, o clearing price) è aggiornato quotidianamente. Tutti gli operatori che hanno offerto un prezzo maggiore o uguale al prezzo finale d’asta acquistano tutte le corrispondenti quote a tale prezzo, dunque unico per tutte le unità dei vincitori. Tutti gli operatori con offerte al di sotto della soglia non hanno diritto ad acquistare nulla nella tornata.

Cronologia della politica

Fase I (2005-2007) e Fase II (2008-2012): la prima fase riguarda i primi tre anni di vita della politica ed è considerata una sorta di progetto pilota. Solo l’anidride carbonica emessa dai settori energetico e manifatturiero è considerata, tutti i crediti vengono inizialmente allocati gratuitamente e la sanzione prevista in caso di emissioni non denunciate è di 40 euro a tonnellata. Le emissioni sono recensite nei registri nazionali e inizialmente si verifica un forte surplus dei crediti emessi rispetto alle emissioni effettive.

Con l’avvento della seconda fase, si assiste ad alcune novità: avviene il primo abbassamento del tetto massimo alle emissioni, c’è l’aggiunta del protossido d’azoto alle sostanze inquinanti, l’allocazione gratuita dei crediti diminuisce al 90 per cento e la sanzione prevista per la non osservanza delle regole si alza a 100 euro a tonnellata. Inoltre, viene creato il registro dell’Unione delle emissioni, in sostituzione ai preliminari regimi nazionali. La crisi del 2008 provoca una inaspettata e significativa riduzione delle emissioni, per cui ci si trova nuovamente in una situazione di sovrabbondanza di crediti, con conseguente livellamento del prezzo verso il basso (si veda il picco negativo nella figura 1).

Fase III (2013-2020): la terza fase può essere considerata come la prima riforma sostanziale dello schema, ai fini di aumentarne la portata e l’efficacia. Viene istituito il sistema integrato a livello europeo, con l’aggiunta di nuovi gas e settori. Il tetto massimo alle emissioni viene fissato sulla media della fase precedente, con un fattore lineare di riduzione annuale dell’1,74 per cento. Viene progressivamente abbandonata l’allocazione gratuita dei crediti, raggiungendo alla fine del periodo il 57 per cento dei crediti allocati tramite asta. Viene infine introdotto nello schema il settore dell’aviazione, seppur con un regime più agevolato (tendenzialmente ad allocazione gratuita).

Fase IV (2021-2030): i numerosi processi di revisione hanno portato alla decisa implementazione della politica ambientale nella fase attuale. All’inizio di quest’ultima, il tetto è fissato a 1.571.583.007 crediti, con il fattore lineare di riduzione annuale aumentato al 2,2 per cento. L’idea è di preservare la scarsità nel lungo periodo, usando i proventi della misura per il finanziamento della transizione ecologica (almeno il 50 per cento dei ricavi utilizzato per questo fine). Ad esempio, in Italia sono stati finanziati alcuni incentivi alle energie rinnovabili tramite Gse (Dl 199/2021).

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Viene fissata la quota del Market Stability Reserve a circa un quarto del totale delle allocazioni e queste ultime possono essere utilizzate per assorbire nuovi attori entranti, fuoriuscite di Stati membri o stabilizzare i prezzi. Tra i settori coperti dallo schema viene inserito, a partire dal 2024, il trasporto marittimo e vengono approvate sostanziali riforme per il futuro: graduale azzeramento delle allocazioni gratuite, grazie anche all’inserimento di un nuovo meccanismo, il Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam), che dal 2026 al 2034 porterà gradualmente il prezzo del carbonio delle importazioni a essere pari a quello del mercato interno. La politica sarà particolarmente interessante da analizzare in futuro, per comprendere se riuscirà nei suoi obiettivi di contrasto al dumping ambientale di paesi terzi, dove i produttori sono soliti esternalizzare o delocalizzare per ragioni di lasca normativa (lo stesso avviene per fattori socio-lavorativi, ai quali in futuro si potrà valutare di estendere un meccanismo simile).

Parallelamente si creano due nuovi strumenti: il Modernisation Fund, che raccoglie circa il 2 per cento dei crediti ed è destinato ai paesi con il reddito medio più basso (Balcani ed Est-Europa), e l’Innovation Fund, con la funzione di finanziare nuove tecnologie a basso impatto climatico. Inoltre, si prospetta la creazione di un sistema Ets-2 (2027) per le emissioni dovute al trasporto stradale, i cui proventi andranno a finanziare un Social Climate Fund (2026) per contrastare gli effetti negativi impatti avversi tra le fasce più vulnerabili.

In quest’ultima fase, i prezzi raggiungono finalmente un livello desiderato, essendo stabilmente intorno a 80 euro a tonnellata, seppur con un picco di più di 100 euro a cavallo tra 2022 e 2023, e una recente discesa sotto i 70 euro sulla quale si dovrà far luce. Esistono varie teorie economiche a riguardo, ma il prezzo attuale si trova al di sopra della soglia minima considerata cruciale per l’efficacia del sistema. L’obiettivo finale è il raggiungimento nel 2030 di una riduzione del 62 per cento delle emissioni europee rispetto al 2005 (attualmente la riduzione è stata di circa il 37 per cento).

Figura 1 – Andamento dei prezzi dei permessi

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Chi guadagna e chi perde con l’inflazione

  1. davide445

    Per quanto apprezzi lo sforzo, non posso fare a meno di notare che se una industria ha sovrastimato in modo magari anche sostanziale la propria quota di emissioni iniziali si troverà ad avere l’equivalente di un tesoro di crediti gratuiti, da usare tranquillamente per assorbire le riduzioni richieste.
    É stato ed é a mio personale parere un nuovo veicolo di investimento, di dubbia efficacia riguardo la riduzione dell’impatto ambientale reale.
    Oltre al fatto la conversione x –> ton Co2 equivalenti sembra un altro passaggio dove infinite distorsioni sono possibili.
    Un controllo diretto dei produttori energivori sarebbe stato molto più efficace per l’obiettivo primario.

  2. Francesco

    Ottimo articolo, ma non affronta un tema chiave: il sistema cap and trade è basato sul principio di dubbia tenuta morale che chi inquina paga. Il principio è discutibile perchè si basa su false premesse: 1) che il pagamento dei crediti sia adeguato e sufficiente ad internalizzare i costi esterni; 2) che tutti i costi esterni siano internalizzabili; 3) che sia giusto che chi ha più risorse economiche possa inquinare di più. Si tratta di uno strumento che appare sofisticato ma in realtà è estremamente approssimativo. I risultati li abbiamo sotto agli occhi, tra l’altro, quando osserviamo uno degli impatti di questa ennesima follia market-based: l’outsourcing dell’inquinamento verso paesi non-EU. C’è una grande sproporzione tra la serietà del problema e la qualità (ed efficacia) delle soluzioni predisposte sin qui.

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