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Il dopo-Superbonus nella riqualificazione degli edifici

Finito il Superbonus, il mercato delle riqualificazioni energetiche degli immobili si è fermato. La direttiva europea “case green” richiede invece investimenti ingenti, per i quali il sostegno pubblico è necessario. Ecco come dovrebbe essere disegnato.

Un quadro sempre più incerto

La primavera ha portato quest’anno grandi novità per l’efficienza energetica degli edifici, un settore che si preannuncia cruciale per il raggiungimento di diversi obiettivi della transizione energetica in Italia e in Europa: riduzione dei consumi, diffusione di rinnovabili distribuite ed elettrificazione, solo per citarne alcuni.

La nuova direttiva europea “case green”, o più correttamente Energy Peformance of Buildings Directive, approvata ad aprile e pubblicata in Gazzetta europea a inizio maggio, costituisce un tassello centrale nel quadro regolatorio che l’Ue si è data per raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica al 2050.

La sua approvazione si incrocia a livello nazionale con una fase molto delicata, segnata dall’uscita dal sistema del Superbonus 110 per cento (dopo il decreto 39/2024 di marzo che ha eliminato definitivamente l’opzione di cessione del credito e sconto in fattura), che ha caratterizzato il mercato delle riqualificazioni energetiche negli ultimi quattro anni, per il quale al momento non è ancora stato definito un meccanismo “erede”.

Il nuovo aggiornamento del Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec), inviato a Bruxelles il 30 giugno, non segna alcun passo avanti: il testo contiene solo un riferimento a una futura riforma generale dei bonus fiscali, ma senza alcuna indicazione precisa. Letta alla luce delle dichiarazioni provenienti dal ministero dell’Economia e delle Finanze rispetto alla necessità di contenere le spese legate ai bonus edilizi, la scarsità di indicazioni non lascia sperare in un’azione in tempi brevi.

La combinazione di questi elementi sul piano comunitario e nazionale ha prodotto una situazione di incertezza per i cittadini e gli operatori economici, e quindi uno stallo quasi completo del mercato delle riqualificazioni.

Direttiva case green: obiettivo zero emissioni per gli edifici

La direttiva Epbd prevede l’efficientamento dell’intero parco immobiliare – privato e pubblico – per eliminarne completamente le emissioni entro il 2050, attraverso una serie di tappe intermedie. Gli edifici residenziali dovranno ridurre i consumi medi del 16 per cento al 2030 (rispetto ai livelli del 2020) e del 20 per cento al 2035, mentre per i non residenziali si fa riferimento alla riqualificazione del 16 per cento degli edifici meno performanti entro il 2030, che diventa il 26 per cento al 2033.

Di fatto, la direttiva chiede un’accelerazione del processo fisiologico di rinnovamento di impianti ed edifici, che in condizioni normali, considerandone la vita utile, richiederebbe un secolo.

Si tratta di una sfida colossale, ma non per difficoltà tecnologiche: sia sul lato edilizio (coibentazione, infissi) che energetico (pompe di calore, solare termico e fotovoltaico, accumuli, e altro ancora) le tecnologie sono mature ed efficaci nel garantire la piena decarbonizzazione. La criticità è legata al volume degli interventi da svolgere in 25 anni e la disponibilità finanziaria dei soggetti che dovranno farsene carico, per la maggior parte privati cittadini.

Il parco immobiliare italiano si compone di 14 milioni di edifici, di cui 12,5 a destinazione residenziale e 1,5 non residenziale (tra cui 100 mila edifici pubblici, come scuole, ospedali, uffici delle pubbliche amministrazioni). Dei primi 12,5 milioni, oltre la metà (il 55 per cento) è stato costruito prima del 1970 e un quarto prima del 1945: sarà necessario partire da qui per intaccare lo “zoccolo duro” di consumi e massimizzare il costo-efficacia degli interventi.

Mobilitare risorse per sostenere la spesa dei privati

In questo percorso, le barriere non sono nemmeno strettamente economiche: la quasi totalità degli interventi si ripaga grazie ai risparmi che genera, ma i tempi di ritorno dell’investimento sono eccessivamente lunghi per la disponibilità finanziaria delle famiglie.

Il problema è quindi finanziario: occorre mobilitare risorse per sostenere i privati nel compiere investimenti onerosi, che nel tempo genereranno un ritorno economico, oltre che impiego e indotto per le imprese lungo la filiera.

La mole ingente di risorse deve provenire dalla combinazione di finanza pubblica e privata, da integrare fra loro efficacemente. Il Superbonus ha dimostrato che ciò è possibile – il meccanismo della cessione del credito ha coinvolto positivamente il sistema finanziario – ma che l’onere finale della spesa non può ricadere interamente sulle casse dello stato.

Le regole del gioco per un buon risultato

Oggi il mercato è fermo, ed è sempre più urgente ridisegnare le regole del gioco per riattivarlo, attraverso due passaggi: il recepimento della Epbd e la riforma delle detrazioni fiscali per l’edilizia.

Partendo dal presupposto che un sostegno pubblico è necessario, e giustificato dagli interessi di carattere collettivo che si associano al comparto immobiliare, si suggeriscono alcune caratteristiche che potrà assumere. Il sostegno dovrebbe essere:

1. pianificato in ottica pluriennale e con tetti di spesa annui, così da essere sostenibile nel tempo per il bilancio dello stato, e mantenere una pressione competitiva sugli operatori tale da tradursi in un controllo dei prezzi;

2. stabile nel tempo, in modo tale da permettere agli operatori lungo tutte le fasi della filiera di pianificare le proprie strategie e i propri investimenti;

3. disegnato per facilitare l’azione di operatori specializzati (Esco-energy service company, utility, operatori energetici ed edilizi) che possono apportare due elementi fondamentali: competenza e risorse finanziarie;

4. mirato in termini di costo-efficacia: i primi edifici su cui concentrare il sostegno devono essere quelli con le peggiori performance energetiche, dal quale si possono estrarre i maggiori risparmi;

5. progressivo e modulare in termini del sostegno garantito: sono necessari sia interventi di riqualificazione profonda che interventi di portata minore. Il supporto dovrà essere differenziato, prevedendo un’intensità superiore per gli interventi più complessi;

6. progressivo ed equo dal punto di vista sociale: in termini energetici è razionale prevedere un supporto superiore per i soggetti in difficoltà economica, che altrimenti non potrebbero svolgere gli interventi di efficientamento richiesti, alla luce della correlazione inversa tra il livello di reddito e le performance energetiche delle unità immobiliari.

Uscendo poi dalla sfera energetica, l’intervento sul parco immobiliare incide su aspetti chiave della vita dei cittadini, come la qualità dell’abitare e la disponibilità energetica. Il sostegno pubblico alla riqualificazione degli edifici, uno dei pochi esempi in questo ambito in cui gli incentivi sono a carico della fiscalità generale (invece che degli oneri in bolletta), può costituire un’occasione per perseguire insieme alle finalità ambientali anche istanze di carattere sociale.

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  1. Savino

    E’ ora che gli ingegneri, gli architetti e i geometri facciano le loro professioni in maniera deontologicamente corretta. E’ ora che gli impresari facciano gli impresari. Finora si sono viste solo colate di cemento armato e materiali il cui prezzo è volato alle stelle.
    In tanta edilizia pubblica e sociale ci piove perfino dentro. Ci sono un’emergenza speculazione edilizia e un’emergenza urbanistica infinite.

  2. B&B

    Mi occupo di costruzioni edilizie da oltre 50 anni.

    Dichiaro la direttiva e richiesta europea e italiana sulla riqualificazine energetica degli edifici, incompetente, menzognera, esosa e inefficiente.

    Una colossale volgare menzogna che non migliorerà l’ambiente, il quale si automedica già con la fotosintesi clorofilliana + oceani. Produrrà invece una montagna di costi e inquinamento maggiore a carico della nazione Italia.

    Il principale errore consiste nel promuovere il cappotto degli edifici, composto da materiale deperibile quindi inquinante, costoso e ininfluente nel breve periodo di 10-15 anni. Migliore soluzione sarebbe proporre murature esterne di cm.40-45 in laterizio, che già usiamo da tempo, praticamente eterno e con costi molto, molto inferiori. Mi fermo ma lunga sarebbe la lista che non agevola pero’ le tangenti degi incompetenti politici.

    Altro suggerimento non comprate auto elettriche perchè ci dicono competenti ingegneri del settore che inquinano molto, molto piu’ delle altre. Il futuro in arrivo è l’idrogeno.

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