Perché le banche centrali devono restare indipendenti?

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In questa puntata parliamo dell’indipendenza delle banche centrali, uno dei principi più importanti e condivisi dell’economia contemporanea, oggi però sempre più sotto pressione. Dagli attacchi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump al presidente della Federal Reserve Jerome Powell fino ai casi più estremi come quello della Turchia, il rapporto tra potere politico e politica monetaria è tornato al centro del dibattito pubblico.

Con Tommaso Monacelli, professore di Economia presso l’Università Bocconi di Milano, discutiamo cosa significa davvero avere una banca centrale indipendente, perché l’autonomia nelle decisioni sui tassi di interesse è fondamentale per il benessere sociale e quali rischi economici e democratici corriamo se questo equilibrio dovesse rompersi.

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Tra gol attesi e gol fatti “l’effetto Allegri” non si vede

  1. Enrico

    L’indipendenza delle banche centrali è certamente una risorsa preziosa da difendere. Tuttavia indipendenza non vuol dire né autoreferenzialità né indifferenza all’andamento dell’economia. Probabilmente sarebbe bene se le banche centrali rispettassero almeno le decisioni del parlamento prese a larghissima maggioranza (ad esempio con almeno 3/4 dei voti) in modo da perseguire alcuni obiettivi largamente condivisi dai cittadini, seppure in contrasto con il loro mandato. La Federal reserve, a differenza della BCE, ha tra i suoi obiettivi non solo la stabilità monetaria ma anche il buon andamento dell’economia. Non sarebbe male adeguare almeno lo statuto della BCE in questa direzione.

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