Per sua natura, il referendum richiede che sul tema in discussione si faccia una scelta politica, ma non partitica. Nel caso della riforma della giustizia, bisogna partire dall’esigenza di equidistanza e terzietà del giudice stabilita dalla Costituzione.
Una scelta politica, ma non partitica
Faccio una premessa. Il tema all’ordine del giorno del referendum non è partitico, di appartenenza di schieramento, lo esclude la natura stessa dei referendum, che è altra, ossia che è giudizio puntuale, mirato su un tema. La nostra Costituzione distingue infatti nettamente la scheda referendaria da quella per le elezioni politiche. Cosa su cui mi preme insistere perché la nostra associazione – Libertà Eguale – è schierata nettamente da sempre nel centrosinistra.
Non è però neanche un oggetto tecnico, come alcuni affermano, con una logica secondo la quale tutto ciò che non sarebbe partitico dovrebbe essere tecnico.
Ovviamente un giudizio mirato su un tema, valutando tra i pro e i contro, ha anche alcuni aspetti di ragionamento tecnico, su costi e benefici delle varie soluzioni individuate, ma su questo con lavoce.info sfondo porte aperte.
Tuttavia, specie per un referendum costituzionale, la scelta è altamente politica perché i suoi effetti tendono a prodursi per un tempo lungo e va ben meditata oltre i contesti contingenti, destinati a essere fatalmente transeunti rispetto alla Costituzione. Niente strumentalizzazioni, quindi, che riconcorrono l’ultima esternazione di Tizio o Caio, questo o quell’esponente di governo o di opposizione.
Cosa vuol dire “separazione delle carriere”
Vengo quindi alle ragioni del “Sì” sui tre punti richiesti: la separazione delle carriere, la nuova corte disciplinare e il sorteggio.
Quanto al primo, è da chiarire cosa sia: separare le carriere non vuol dire impedire di passare da una carriera all’altra, cosa in parte già vera e comunque secondaria. Vuol dire dividere l’organo che separa le carriere, evitando interferenze reciproche.
Si tratta di confermare e dare piena forza a quello che il Parlamento a larghissima maggioranza fece nel 1999 riscrivendo l’articolo 111 della Costituzione.
Riepilogo qui il passaggio chiave del testo già vigente: “La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata”.
Al di là di qualsiasi tecnicismo, si può infatti mantenere un articolo 111 così netto ed esigente e nel contempo non rivedere la scelta di un Consiglio superiore della magistratura unico, in cui figurano i giudici terzi e solo una parte, gli accusatori? Se il Csm è unico e gli accusatori incidono sulle carriere dei giudici, mentre la difesa ne resta fuori, l’esigenza stringente dell’equidistanza e della terzietà del giudice scompare.
La Corte disciplinare
Secondo punto. Più pacifica e forse meno importante dovrebbe essere l’istituzione di una corte disciplinare ad hoc, come segnalava già la Commissione Paladin nel 1991, per non cumulare in modo anomalo in un unico organo decisioni di alta amministrazione e di giurisdizione. L’amministrazione va posta nei Csm e la giurisdizione dentro la corte senza scambi impropri. Nessun intento punitivo: infatti i magistrati saranno tre quinti dell’insieme. Ma sarà un organo sanzionatorio efficace che potrà funzionare da effettivo deterrente, mentre il sistema di oggi è inefficace, non porta a sanzioni proporzionate agli illeciti disciplinari anche per questa commistione.
Il sorteggio
Terzo punto: il sorteggio. Questi organi per decidere hanno bisogno di persone che siano indipendenti dalle logiche delle correnti, che invece vanno ricondotte alla loro genuina funzione di elaborazione culturale, evitando la degenerazione della loro trasformazione in cordate, che è ben precedente allo scandalo Palamara.
Il sorteggio su una platea qualificata e pluralista, per la legge dei grandi numeri, porterà comunque a un’articolazione dei sorteggiati per aree culturali, ma nessuno dovrà la propria scelta all’attivismo di una organizzazione, che poi finisce per condizionare la persona nelle scelte che devono essere di qualità e non di appartenenza.
A chi segnala timori, in parte legittimi e in gran parte infondati, va comunque segnalato che lo status quo, che vede la carriera dei giudici valutata anche dai pubblici ministeri a cui dovrebbero poter dire serenamente “no”, uno scarso funzionamento delle sanzioni disciplinari e rigide logiche di cordate, appare decisamente indifendibile. Per questo dobbiamo completare la breccia aperta dal nuovo 111 nel 1999.
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Michele Lalla
Stiamo ai punti e mostro con tanti “perché” QUESTA RIFORMA è FATTA MALISSIMO.
P1. Si dice: “separare le carriere non vuol dire impedire di passare da una carriera all’altra” è una antinomia che sorprende. E ammesso che esistano interferenze reciproche, questo potrebbero essere costruttive, ma transeat. Perché , allora, NEL CSM CI DEVE ESSERE LA COMPONENTE NON TOGATA? Dove sarebbe la ratio nella logica esposta? Perché nella riforma non è stata eliminata?
P2. L’ACD è giustificata come separazione dalla funzione amministrativa. Pone molti problemi, sempre seguendo la sua logica espositiva. Perché qui la quota non togata (POLITICA) è superiore a 1/3? Perché non è presieduta dal Presidente della Repubblica? Perché di sono due possibili giudizi con elementi della stessa Corte? Non interagiscono per caso tra loro? Perché il magistrato non ha diritto, come un comune cittadino a tre gradi di giudizio, con tre corti diverse?
P3. Il sorteggio: perché c’è asimmetria tra i due tipi di sorteggio? Anche i magistrati dovrebbero essere estratti da un elenco VOTATO dagli stessi, in quanto chi opera su un corpo deve godere della fiducia, in questo caso espressa con il voto, di chi sarà oggetto potenziale del giudizio dell’estratto (se è stato eletto).
Mi limito solo un altro commento generale:
perché la quota non togata, VI somma nuovo art. 104, resta in carica 4 anni; mentre, la quota non togata viene sostituita a ogni insediamento del nuovo Parlamento? In teoria ogni 5 anni? la sfasatura è interessante PER CAPIRE CHE SI VUOLE IL CONTROLLO POLITICO DELLA MAGISTRATURA, ma sarebbe interessante se la loro quota non eccedesse il 20%.
Nell’articolo del del link sotto riportato ho individuato 13 difficoltà, la prima versione con alcune imprecisioni linguistiche, ci può dare un’occhiata per farsi un’idea
https://www.agoravox.it/Separazione-delle-carriere-non-e.html#forum92461
Marco Chiodini
P1: La componente non togata nel CSM esiste già nell’attuale assetto costituzionale previsto dai nostri padri costituenti. Serve a bilanciare un potere dello stato, che deve essere sì autonomo, ma questa autonomia non deve scadere nella completa autoreferenzialità. Si dipingono i magistrati come banderuole a rischio di sottomissione della politica, trascurando che a loro in realtà è affidato un potere enorme (possono arrestare, comminare ergastoli, sequestrare o confiscare aziende e patrimoni) con pochissimi controlli: hanno una carica a vita che non deve confrontarsi con elezioni; sono attualmente sottoposti a controlli disciplinari estremamente blandi (basti pensare che i giudici e PM del caso Tortora sono arrivati ai vertici della magistratura nonostante questa macchia nel loro CV, ma gli esempi abbondano)
P2: l’aritmetica non è un’opinione. Nell’ACD proposta dalla riforma la quota sorteggiata dalla lista di origine “politica” è di 1/5, inferiore all’attuale quota di 1/3 di eletti dal parlamento in seduta comune prevista per il CSM (che attualmente si occupa di disciplina)
P3: i magistrati sono molto meno di avvocati e professori universitari, in base alla costituzione vigente si distinguono solo per anzianità di servizio (nel senso che un magistrato non deve essere gerarchicamente sottoposto ad un altro). Per professione devono giudicare della correttezza dei concorsi pubblici e delle cause di lavoro (oltre che di altre cosette tipo ergastoli o altro). E non sarebbero qualificati a giudicare gli avanzamenti di carriera dei propri colleghi? Semmai il paradosso è nel sistema attuale, dove chi deve giudicare carriere e sanzioni disciplinari si deve far eleggere dalla platea che è chiamato a giudicare. Non serve un master in teoria degli incentivi per capire che il sistema attuale crea incentivi distorti
franco tegoni
Buonasera, sono da sempre d’accordo che il contenuto del referendum , di questo referendum in particolare, è politico. Le opinioni sui singoli principali punti è sempre legittimo, ma secondo me non si possono dimenticare due problemi pure politici: il primo è che si colloca nel bel mezzo di un’altra discussione costituzionale di grande rilevanza e cioè l’elezione diretta del Presidente del Consiglio, la seconda che G.Meloni ha presentato alle camere il ddl in discussione impedendo “politicamente” che si concretizzasse una qualche convergenza emendativa, sicchè il ddl è diventato legge ” a chilometri zero”. Senza dimenticare che FdI ha appena messo in moto la modifica della legge elettorale. Non si può far a meno di valutare il tutto come un insieme politico che lascia intravvedere una concezione ben precisa. Concentrare il massimo del potere nell’Esecutivo. Trump insegna.
Savino
La lettura chiave è il ruolo pubblico del PM. Anche il PM è un uomo dello Stato. Anche il PM è terzo ed è selezionato da un concorso pubblico (non solo il giudice giudicante). Il PM è anche un funzionario amministrativo e non solo un magistrato, che si coordina con la polizia giudiziaria ed entra in tanti aspetti della vita giudiziaria civile ( dalla pubblica accusa nel penale al processo civile, alla custodia nel sequestro di beni). La pubblica accusa è inevitabilmente diversa dalla privata difesa, dove l’avvocato svolge una prestazione contrattuale al cliente.
Pietro Della Casa
È razionalmente impossibile non essere d’accordo con l’autore.
Eppure milioni di italiani aventi diritto al voto non lo sono, compresi diversi che hanno tutti gli strumenti e l’interesse per comprendere a fondo le implicazioni della riforma.
Come si spiega questo paradosso? A mio parere con due considerazioni.
1) Per molti il valore a lungo termine della riforma della giustizia è irrilevante rispetto al valore identitario di schierarsi dalla “propria” parte. Ma questo è un punto ampiamente noto e discusso.
2) Più in generale, gran parte dell’elettorato italiano è dominato dalla paura: votare sì significa affrontare la sfida del cambiamento, mentre la nostra cultura è sempre più fondata sulla sfiducia e sulla fuga in una qualche “bolla” che ci rassicuri. La costituzione, la magistratura, rappresentano da molti anni una coperta di Linus nel discorso pubblico, ed ora la riforma viene percepita come una minaccia a questa coperta.
Poi, a posteriori, si trovano sempre argomentazioni pseudorazionali per giustificare le proprie scelte.
Michele Lalla
Provi a rispondere alle domande che ho posto all’autore sui punti. Altrimenti, ripete le giustificazioni solite e non sempre veritiere o rischia di ribadire con parole diverse quanto già detto nell’articolo.
Giovanni Lillo
E giusto che sia si nn smp normale che noi dobbiamo pagare due volte e la magistratura se sbaglia nemmeno una volta
Umberto
Vorrei apportare il contributo di un mio commento, ma schiacciato tra le minacce di una dittatura partitica mirante ai pieni poteri e una dittatura giudiziaria promettente di fare i conti dopo il voto, resto in silenzio, limitandomi a esprimere il mio giudizio sulla migliore prospettiva per la mia comunità col voto di domenica, augurandomi prevalga la soluzione per me auspicabile
Michele Lalla
Non c’è una dittatura giudiziaria: i magistrati applicano le leggi fatte dal Parlamento, ahimè, da molti anni “varate” dal governo. Se qualche magistrato esagera, può essere “denunciato” e sanzionato. Il ministro della giustizia può mandare ispettori, come ha fatto nella settimana giusta per la propaganda a favore della riforma nel caso della famiglia nel bosco. Semmai la politica è incombente, anche nel CSM, visto che UN TERZO DI COMPONENTI DEL CSM sono di nomina POLITICA, già oggi. Perciò, la invito a riflettere. Buona attesa.
Massimiliano
Buongiorno, nel confronto con il ministro Nordio, il Dott. Grosso ha detto chiaramente che i magistrati non applicano le leggi come sono state approvate, ma le interpretano in base alle sentenze della corte costituzione ed ai regolamenti comunitari. Interpretano. Non applicano. Un terzo dei componenti del CSM odierno sono eletti dalla politica, un terzo lo sarà in caso di vittoria del si. Se “domani” assoggetterà il CSM al potere politico, allora oggi è già assoggettato al potere politico. Dov’è il cambiamento?
bob
io farei un discorso più ampio. Se l’Europa tutta Italia compresa non la ” smette” di scimmiottare l’America e non diventa un Continente che fa pesare la Sua Storia le sue conquiste sociali il suo benessere civile non si va da nessuna parte . Chi vuole usufruire di un mercato ricco di 500 milioni di persone deve stare alle nostre regole . Prendere o lasciare. Detto questo è evidente che questo referendum è una scorciatoia per raggiungere ben altri obiettivi. Uno su tutti il premierato ( in salsa amatriciana scimmiottando gli USA) . Il referendum non cambia nulla anche perché nonostante non sia gravato da quorum una alta astensione ( come si prevede) renderebbe nullo qualsiasi risultato contraddicendo lo spirito stesso della consultazione referendaria.
Michele Lalla
Gentile Massimiliano, trascuriamo il fatto che il Ministro Nordio ha detto cose contraddittorie. Ha detto, per esempio, che questa riforma serve al governo e che non migliora affatto il funzionamento della giustizia. Ha detto anche il suo contrario. Lei forse ha sentito solo questo contrario.
A me sembra semplicistico pensare che le leggi PREVEDANO CON ESATTEZZA I CASI REALI.
Non c’è spazio qui per spiegare.
OGNI PROCESSO discute il caso specifico, valutando aggravanti e attenuanti. Qui la bravura degli avvocati è cruciale.
SPESSO CHI FA LE LEGGI LE FA MALE, specie negli ultimi anni. Le lacune giuridiche e le leggi, fatte anche bene, vanno rapportate al caso in oggetto. Quindi, VANNO INTERPRETATE e il termine ha un significato ampio e sfaccettato.
Ne consegue che o Nordio non sa quel che dice (ma è stato giudice!!!) o parla per propaganda. Sta a noi essere ragionevoli, riflessivi, comprendere il mondo che ci circonda.
Non sono un giurista, ma ho una sensibilità in merito, e sul posto di lavoro c’erano giuristi con i quali discutevo con accanimento. Conclusione: tutti dovremmo fare un piccolo sforzo in merito.
SAM
Sono mesi che mi chiedo se voterò si oppure no. A poche ore dalla chiamata alle urne ho sciolto la riserva. Voterò SI e ne spiego il motivo. Premetto che non ne faccio una questione politica perché, almeno per conto mio, non lo è. Ho ascoltato con molto interesse soprattutto gli esponenti di sinistra in quanto quelli di destra ripetono sempre le stesse cose e c’è unanimità di intenti che è quella di votare SI comunque. Invece le tesi degli esponenti di sinistra divergono sensibilmente e talvolta anche persone facenti capo allo stesso partito politico la pensano in modo radicalmente opposto. Ci sono autorevoli giornalisti come Sansonetti, giuristi come Pisapia o addirittura Sabino Cassese. Quest’ultimo è accreditato come un esperto costituzionalista e quindi dubito che questa riforma non sia costituzionale. Però i leader dell’opposizione con toni molto accesi sembrano realmente convinti che le destre attentino all’indipendenza della magistratura. Non nascondo che regnando in me una certa confusione, ho consultato diversi avvocati penalisti, parenti, clienti e amici e a larghissima maggioranza si sono espressi per il SI. Però ho notato una cosa, cioè chi si è espresso per il NO ( in realtà solo uno su dieci consultati ) mi ha in un certo senso dato una lezione di procedura penale richiamando la normativa costituzionale e quindi non ha aggiunto niente di nuovo a ciò che ho sentito dire per lunghi tratti ai vari leader dello schieramento di sinistra. Invece gli altri mi hanno anche raccontato di alcune esperienze vissute dal 92 ad oggi. Ne ho isolate tre su una decina e non ho alcuna remora a rappresentarle in quanto persone di sicura attendibilità.
1) Un cliente si trova agli arresti domiciliari a casa dei genitori e gli viene notificata una ulteriore ordinanza di custodia cautelare che prevede la traduzione presso la casa circondariale. Chiede al suo avvocato come mai dato che gli arresti domiciliari equivalgono a detenzione viene di nuovo portato in carcere. La risposta è stata che forse è vera la voce che queste ordinanze vengono ciclostilate e firmate in bianco dai GIP e poi il PM inserirà il nuovo nominativo e la data a penna.
2) In un processo per falso in bilancio l’udienza è fissata per le ore 9:30 ma l’aula rimane deserta fino a quando alle ore 11:30 arrivano tutti insieme, giudici, PM, segretari. L’avvocato sussurra al cliente: “ …….. Chissà se in questa attesa si sono letti assieme le carte e hanno già scritto insieme la sentenza ?………”
3) Una persona viene condannata in concorso con altri per il reato di corruzione tra lo sbigottimento degli avvocati che avrebbero scommesso su una assoluzione. La cosa strana è che tra il dispositivo e la motivazione della sentenza di condanna sono trascorsi quasi due anni e il termine è di 15 giorni elevabili a 90. L’avvocato, stavolta non sussurra ma dice apertamente al cliente: ………….Quando diciamo che questa è una sentenza scritta dal PM utilizzando il sistema del taglia ed incolla forse facciamo peccato però a volte ci si indovina. ( frase celebre di un certo Giulio Andreotti ).
Può darsi che a volte si usa ingigantire le cose però se oggi si chiede ad un cittadino qualsiasi se è contento da come oggi è amministrata la giustizia credo che il sondaggio sia univoco. Io mi occupo solo di giustizia tributaria e in questo ramo devo dire che c’è stata una inversione di tendenza soprattutto nell’ultimo decennio. Prima si trovavano anche giudici che manifestavano un certo impegno nell’approfondire le questioni in materia tributaria e quindi si guadagnavano, per così dire, il gettone di presenza. Oggi invece le possibilità di essere ascoltati e/o capiti dalla attuale corte di giustizia, monocratica o collegiale che sia, non superano il 10% e sono anche generoso. Quindi al 90% il Giudice tributario procede al taglia e incolla delle memorie della controparte erariale con la conseguenza che vince quasi sempre la parte c.d. forte. Però nel tributario la riforma c’è stata e quando sarà attuata entreranno in funzione i giudici tributari veri e propri Da ciò l’auspicio che quando ci si vedrà chiamati a relazionare su un ricorso, quanto meno si avrà la soddisfazione di trovarsi davanti a chi sa di che cosa si sta parlando. Per tornare al referendum, mi sono convinto a votare SI per due motivazioni: 1)se c’è una sola possibilità che qualcosa cambi questa è la forse iniziale presupposto per poi passare a ben altro prima tra tutte alla responsabilità individuale che fa letteralmente paura ai PM che fanno uso della custodia cautelare perché ….” Tanto paga pantalone……” 2) non mi è proprio piaciuta l’esternazione del dott. Gratteri che tra l’altro non è di sinistra, ma è professionalmente deformato nel senso che vede mafiosi dappertutto anche nel cittadino probabilmente anche qualunquista che vota si magari perché gli è simpatica la Meloni.
scipio cuccagna
Personalmente la separazione delle carriere o la scelta casuale dei componenti togati dei vari organi non mi trova ne’ contrario ne’ favorevole. Ho però avuto modo di riflettere su 3 questioni che mi fanno pensare che dietro questa riforma ci sia delle malafede.
1) Intanto, partono da un CSM e di fatto ne creano 3, due CSM separati ma poi con una Alta Corte mista di sopra che riproduce l’attuale CSM. Mi pare che ci sia pure della confusione sulle deleghe precise di questi vari organi. Tanto valeva tenere l’attuale CSM.
2) La lista dei candidati del Parlamento ad essere sorteggiati per diventare i laici all’Alta Corte designati dal Parlamento non si sa come verrà formata. Questo è un punto cruciale che la riforma avrebbe dovuto definire in modo preciso, specie per fugare i dubbi legittimi sul fatto che lo scopo sia il controllo politico di questi organi. SI noti che i membri laici proposti dal Parlamento attualmente debbono ricevere i 3/5 del voti in una seduta congiunta delle Camere. Immagino che questo quorum piuttosto stringente verrà di molto rilassato se passa la riforma. Questo renderà più probabile che i membri laici siano persone con idee e propositi piuttosto radicali.
3) Infine io ho anche qualche dubbio sul fatto che l’Alta Corte, formata da 15 membri, comporti un dimezzamente dell’attuale CSM, apposta per rendere più probabile una radicalizzazione, ed un allineamento al potere politico, dell’Alta Corte. La ragione sta nel fatto che con soli 9 membri togati scelti a caso, si ottenga un campione assai poco rappresentativo dello spettro culturale che si trova nelle magistature. Si noti che scegliendo un campione di 18 membri togati, la varianza diminuisce della metà. Bastano numeri anche bassi per garantire, con un tasso alto di probabilità, un campione molto rappresentativo. Mi chiedo se chi ha pensato alla riforma, abbia pensato apposta a rendere più probabile un campione meno rappresentativo, in modo da rendere più probabile l’estrazione di quei 2-3 membri togati che, sommati coi laici, diano una maggioranza.
Insomma, ci sono molte ragioni per volere cambiamenti ma a me questa riforma suscita parecchi sospetti.