Ma che ruolo vogliono avere i medici di famiglia?

Il ministro Schillaci ha fatto marcia indietro sulla riforma della medicina generale. Dietro l’alzata di scudi dei sindacati dei medici si intravede la difesa di uno status quo che mette a rischio non solo le Case della comunità, ma il futuro dello stesso Ssn.

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Una Casa della comunità che non si riesce a costruire

Se ne parla da decenni, ha coinvolto numerosi ministri della Salute – l’idea di Case della salute arriva con Livia Turco, vent’anni fa -, ma la riforma della sanità territoriale in Italia continua ad essere un rebus irrisolvibile. Anche questa volta, alla fine, Orazio Schillaci ha dovuto gettare la spugna di fronte a una delle corporazioni più forti del nostro paese, quella dei “medici di famiglia”, che si sono messi di traverso alla riforma prospettata dal ministro minacciando uno sciopero della categoria.

Perché è ormai arcinoto che una riforma della medicina generale (e, più in generale, della sanità territoriale) sia indispensabile, anche ai politici che stanno in Parlamento: la transizione demografica (l’aumento della quota di anziani sul totale della popolazione), accompagnata alla transizione epidemiologica (l’aumento delle malattie croniche, dai malanni cardiovascolari ai tumori) richiede un mutamento della struttura dell’offerta pubblica, meno centrata sull’ospedale e più su quell’insieme di servizi territoriali che spesso mischiano sanità e assistenza sociale.

È in questo contesto che si inserisce una delle componenti della Missione 6 del Pnrr: il DM 77/2022 ha ridisegnato la sanità territoriale, affiancando ai grandi ospedali, le Case (e gli ospedali) della comunità come luoghi della cura per i cittadini. L’idea della Casa della comunità (che riprende dalle Case della salute) è quella di integrare i medici di medicina generale dentro équipe multidisciplinari, che coinvolgono altre figure professionali, quali infermieri di famiglia, specialisti ambulatoriali, assistenti sociali e personale di supporto socio-sanitario, coadiuvati da personale amministrativo. Ma il Pnrr serve per i muri, non per il personale. Così, fatti (più o meno) i muri, si deve trovare il modo di popolare le nuove strutture.

Per il medico di famigli cambia l’organizzazione del lavoro

Ed è qui che arriva la proposta di riforma della medicina generale promossa dal ministro Schillaci, che si delinea come l’ennesimo tentativo di ridisegnare il ruolo del “medico di famiglia” dentro una sanità territoriale più strutturata e integrata. Il perno del progetto è chiaramente il rafforzamento delle Case della comunità, considerate il nuovo fulcro dell’assistenza di prossimità e luogo riconoscibile della cura al pari dell’ospedale. Questo approccio ha raccolto anche l’adesione delle regioni, che dovranno poi realizzare la riforma.

Quali sono i punti chiave? Il primo è che il nuovo modello punta a modificare l’organizzazione del lavoro dei medici di medicina generale, aumentando la loro presenza nelle strutture territoriali e riducendo gradualmente la centralità dello studio individuale. La gestione dei pazienti cronici, la prevenzione e la continuità assistenziale dovrebbero diventare attività sempre più integrate e coordinate all’interno delle Case della comunità, con l’obiettivo di rendere più uniforme e accessibile l’assistenza sul territorio e ridurre il ricorso improprio agli ospedali (incluso il pronto soccorso).

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La riforma interviene anche sul sistema di remunerazione, ipotizzando un superamento parziale del modello capitario basato esclusivamente sul numero di assistiti. L’idea è valorizzare maggiormente le attività effettivamente svolte, in particolare la presa in carico dei pazienti cronici, il lavoro in struttura e gli obiettivi di prevenzione (pay-for-performance).

Alla revisione della remunerazione si affianca anche una revisione della formazione, con la prospettiva di rendere la medicina generale una specializzazione universitaria a tutti gli effetti, più strutturata e simile alle altre discipline mediche. È un modo per rendere la scelta della medicina territoriale più attrattiva (quindi provare a risolvere la carenza di medici di famiglia), visto che oggi i corsi di formazione (gestiti dalle Regioni e dagli stessi medici) prevedono una borsa con importi più bassi di quelli garantiti da una specializzazione universitaria. È anche un modo per favorire un collegamento (che ci deve essere) tra i medici che lavoreranno sul territorio e gli ospedali universitari dove avranno acquisito parte della loro formazione.

Infine, uno degli elementi più significativi della riforma è l’introduzione di un modello “a doppio binario”. Accanto alla tradizionale convenzione con il Servizio sanitario nazionale (oggi, ricordiamolo, i medici di medicina generale sono professionisti privati), verrebbe introdotta la possibilità di essere assunti come dipendenti pubblici. L’opzione sarebbe volontaria, pensata soprattutto per chi opera stabilmente nelle strutture territoriali, ragionevolmente per i nuovi medici formati con la nuova specializzazione universitaria.

La reazione dei sindacati dei medici

Non appena sono cominciate a circolare le bozze della riforma, i sindacati dei “medici di famiglia” hanno reagito pesantemente, criticando innanzitutto il metodo, denunciando una scarsa condivisione del progetto e un coinvolgimento insufficiente nella fase di elaborazione. Sul merito, il “doppio canale” viene interpretato come un possibile passaggio verso la progressiva trasformazione dei “medici di famiglia” in dipendenti del Servizio sanitario nazionale, con il rischio di indebolirne l’autonomia professionale e il rapporto diretto con i pazienti.

Un’altra critica riguarda la centralizzazione dell’assistenza nelle Case della comunità, che rischia di ridurre la capillarità del servizio, soprattutto nelle aree periferiche e rurali, dove lo studio del medico rappresenta spesso il primo presidio sanitario disponibile. Viene inoltre evidenziato il rischio che l’aumento delle attività in struttura non sia accompagnato da adeguate risorse organizzative e di personale di supporto, con un conseguente aggravio del carico di lavoro.

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Sul piano economico, la revisione del sistema di remunerazione viene vista con cautela, poiché il passaggio da un modello basato sul numero di assistiti a uno orientato a obiettivi e prestazioni potrebbe introdurre maggiore complessità amministrativa e minore stabilità del reddito professionale. Più in generale, la Fimmg e altre sigle della medicina generale esprimono timori sull’attrattività della professione per i giovani medici e sulla sostenibilità complessiva del sistema, temendo che le nuove regole possano rendere meno appetibile la scelta della medicina di famiglia.

Una sfida che forse non si vuole accettare

Su alcune critiche si potrebbe argomentare: ad esempio, il “rapporto diretto con i pazienti” cozza con l’esperienza quotidiana di chi cerca di parlare con il proprio medico di famiglia (o con il pediatra) e non lo trova. La “capillarità del servizio” si scontra con concorsi che vanno deserti, non solo nelle aree periferiche, ma anche nei grandi centri urbani, a Milano per esempio. I “timori sull’attrattività della professione” dovrebbero essere fugati da novità che la migliorano, ad esempio, con la specializzazione in medicina territoriale equiparata alle altre, che con la disponibilità di personale amministrativo che dovrebbe risolvere i problemi burocratici lamentati oggi.

Ma se si legge oltre la cortina di fumo, è chiaro che il problema è che i sindacati dei medici di medicina generale non vogliono accettare la sfida di lavorare in équipe multiprofessionali: vogliono continuare a gestire il proprio tempo e i propri spazi, con un reddito indipendente da ciò che fanno (altro che pay-for-performance). Chiaro che, con queste premesse, sono totalmente contrari alla dipendenza.

Il punto che rimane è di cosa abbiano realmente bisogno il Servizio sanitario nazionale e i suoi assicurati, cioè tutti noi. E, su questo, non c’è dubbio che abbiamo bisogno di una sanità territoriale degna di questo nome, con una forte integrazione tra sociale e sanitario. Qual è la proposta dei sindacati dei medici in merito? Quale ruolo rivendicano in questo quadro? Quale ruolo si immaginano per loro dentro le Case della comunità, atteso che ormai le abbiamo costruite e sarebbe insensato andare a Bruxelles a dire che ci siamo sbagliati? Il tempo sta per scadere e la sintesi politica va trovata ora, evitando le solite soluzioni gattopardesche, cambiando tutto per non cambiare niente. A rischio è la tenuta del Servizio sanitario nazionale.

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42 commenti

  1. Savino

    E’ un’offesa ai cittadini-pazienti e a tutti i malati il fatto che i medici di famiglia si rifiutino di essere dipendenti dello Stato. E’ un tradimento del giuramento di Ippocrate. Il problema deontologico è gravissimo e dovrebbe prefigurare reati e radiazioni.

    • Alessio

      Forse è pure meglio… Se guardiamo come lavorano nel pubblico. Il problema è che lo stipendio degli MMG non dipende dal lavoro svolto. Il paziente è visto come una seccatura fra loro e lo “stipendio”. Facciamo che quando un paziente si reca al P. S. in codice bianco lo stipendio venga scalato… Scommetto che diventerebbero improvvisamente disponibili…

      • Franca Maione

        Bravissimo: e non poco prendono. Se hanno il massimo dei pazienti guadagnano tantissimo al mese.

        • Mauro

          Ma se è il lavoro dei balocchi in cui si guadagna tanto e si fa poco, come mai nessuno vuole andarlo a fare come lavoro?
          Evidentemente non è come dice lei

        • michele carugi

          Il medico di medicina generale lavora con partita IVA; si sostiene le spese dell’ambulatorio (affitto, utenze), della segreteria, dell’ammnistrazione e dello smaltimento dei suoi rifiuti speciali. Non ha ferie né malattie pagate (per i medici donna neppure la maternità) ; per i quali deve pagarsi un sostituto. Non è tutto oro quello che luccica e additarli come ricchi nemici della popolazione mi pare una forma di odio populistico del tutto immotivato. Le riforme vanno fatte programmandole bene dall’inizio e tenendo conto di tutto ciò che è in ballo; farsi ingolosire di fonde del PNRR e fare un progetto di difficile realizzazione è stato miope.

    • Giovanni Borreani

      Non sono un medico, sono il sindaco di un piccolo paese dell’entroterra ligure che da molti anni non ha più un medico di famiglia titolare pur disponendo di un ambulatorio. Le Case di Comunità non risolvono il problema. Il più vicino medico di base, con la maggioranza dei nostri cittadini convenzionati, dista 8 km. da noi, la Casa di Comunità più vicina, ammesso che funzioni, ne dista da noi oltre 20. I medici di famiglia che hanno studio nei paesi intorno sono tutti massimalisti non per scelta ma per necessità e non possono fare anche turni nelle case di comunità, come pare voglia la Regione Liguria, pena l’impossibilità di fare bene il proprio lavoro di assistenza e prevenzione da entrambe le parti. I più coscienziosi stanno meditando di abbandonare se costretti, e non certo per questioni contrattuali. Occorre un sistema che integri la medicina territoriale con dei poli di primo intervento come le CdC, senza sovrapposizioni, in modo che si poli arrivino solo i casi non affrontabili a livello di medico di base. Non è questione di contratto, a mio parere, è questione di incentivi e di disponibilità finanziarie per assumere nuovi medici di base da destinare sia ai territori delle aree interne, sia alle CdC, anche con ruoli e status contrattuali diversi. Altrimenti il sistema in breve collasserà.

      • Salve. Lei ha ben considerato i fatti. Le dirò solo una cosa: i più sono ampiamente confusi. Parlano di “potente lobby dei medici di medicina generale” solo perché alcuni giornalisti, non si sa se prevenuti o male informati, ne parlano. Ma non uno, UNO!!, UNO SOLO!!, ha saputo rispondere circa la fuga dalla medicina generale: come mai una professione così riposante, redditizia e prestigiosa, sta vedendo rifiuto e riconsegna della convenzione da parte dei giovani, e prepensionamento di non pochi degli anziani dell’attività? Sinora non ho trovato UNA SOLA risposta. Un ex uomo della lobby .

    • Stefano Vajtho

      Buongiorno
      Leggo con molto interesse il vostro articolo e ne condivido pienamente le conclusioni
      La potente lobby dei medici di medicina generale, che controlla di fatto gli ordini professionali, rifugge da un inevitabile confronto e dal necessario cambiamento, adducendo ancora una volta motivazioni pompose e false
      Sconfortante e grottesco
      Grazie per l’ascolto
      Stefano Vajtho

      • michele carugi

        Il medico di medicina generale lavora con partita IVA; si sostiene le spese dell’ambulatorio (affitto, utenze), della segreteria, dell’ammnistrazione e dello smaltimento dei suoi rifiuti speciali. Non ha ferie né malattie pagate (per i medici donna neppure la maternità) ; per i quali deve pagarsi un sostituto. Non è tutto oro quello che luccica e additarli come ricchi nemici della popolazione mi pare una forma di odio populistico del tutto immotivato. Le riforme vanno fatte programmandole bene dall’inizio e tenendo conto di tutto ciò che è in ballo; farsi ingolosire di fonde del PNRR e fare un progetto di difficile realizzazione è stato miope.

    • Roberto

      Carissimo signor Savino, Lei parla, pontifica, minaccia, giudica ma cosa ne sa del lavoro e dei reali risvolti economici dei medici di famiglia sino ad ora svolti? Siamo alle solite: chi parla e sentenzia spesso nn sa NULLA di quello che significhi essere oggi medico di famiglia. Innanzitutto questo medico nn è un privato con compensi da libero professionista ma è inquadrato con un rapporto da PARASUBORDINATO che significa avere un compenso pro- cittadino che è stato definito come compenso ” sociale” ( uguale a indecente) però viene tassato come un libero professionista e come tale nn viene pagato per ferie. Se vuole andare in ferie o si ammala deve provvedere a trovarsi un sostituto e pagarlo di tasca propria. Questi sono solo alcuni esempi del vantaggiosissimo e indecente essere medici di famiglia oggi. E come mai quasi nessuno vuole più ricoprire quel ruolo? Caro signore: si laurei in medicina, prenda anche una specializzazione e si paghi tutti questi studi ( totale 11 anni di studi ) e poi ne riparliamo. Spesso la gente parla perché ha la lingua in bocca.

      • Savino

        curate i malati anzichè fare i sindacalisti di voi stessi

      • Umberto Dassi

        L’ ottanta per cento dei tuoi studi è stato pagato dallo stato, cioè dai cittadini.
        E se è troppo oneroso fare il medico, cambia lavoro.

      • Federico

        La riforma delle case di comunità ha il potenziale per rappresentare un significativo aiuto assistenziale, offrendo un modello più integrato e accessibile per la cura dei pazienti. Tuttavia, la resistenza da parte delle lobby dei medici di famiglia è un ostacolo cruciale. Questo scenario è simile a quanto osserviamo oggi nell’ambito ospedaliero, dove i medici, pur operando in strutture pubbliche, tendono a dedicarsi anche all’assistenza privata, in attività intramoenia, con due liste: una pubblica e l’altra privata, spesso favorendo quest’ultima.

        È difficile non notare che i medici di medicina generale, di fronte a un cambiamento così importante, si mostrano riluttanti a lavorare come dipendenti sotto le direttive di un dirigente. Questa scelta, tuttavia, ha conseguenze dirette: la mancata accettazione della riforma non solo ostacola l’evoluzione del sistema sanitario, ma contribuisce anche a perpetuare una situazione in cui il sistema è inadeguato nel rispondere alle vere esigenze dei cittadini.

        La riforma dei medici di base non può decollare se i professionisti non sono disposti a superare l’ottica individualista. Molti medici, infatti, sembrano aver perso di vista il loro ruolo centrale nel garantire assistenza e cura per la comunità. L’interesse principale sembra essere quello di massimizzare i guadagni, spesso a spese di una sanità di qualità.

        È fondamentale che i medici riflettano su come le loro scelte influenzino non solo la loro professione, ma anche la salute della comunità. Se continuano a opporsi a una riforma che potrebbe migliorare l’assistenza, rischiano di compromettere il futuro della loro professione e, di conseguenza, la fiducia dei pazienti nel sistema sanitario.

        Federico

      • Francesco

        Roberto ha ragione, i medici di base andrebbero remunerati meglio essendo liberi professionisti,ma nello stesso tempo, i medici dovrebbero dedicare più tempo ai loro pazienti in quanto 3 ore al giorno mi sembrano veramente poche.Inoltre, da un po’ di anni, i medici di base visitano i propri pazienti solo dietro appuntamento. Pessima pretesa. Dal medico si deve andare liberamente al momento del bisogno,altrimenti si è costretti a rivolgersi al pronto soccorso con tutte le conseguenze del caso. Curare la propria salute è un diritto riconosciuto dalla costituzione.

    • Manlio

      Non sai di cosa parli, rifiutare di di essere dipendente non vuol dire non fare piu il medico e tradire Ippocrate.
      Se avessi letto forse anche una volta il giuramento invece di citarlo e basta, il testo non riporta da nessuna parte che il medico non deve rifiutarsi di essere impiegato. Ma che non deve rifiutarsi di prestare cure, e quello (e parlo a nome di tutta la categoria) noi lo facciamo sempre e comunque. E per ultimo qui non c’è nessun problema deontologico ma solo organizzativo. Se ci sono faccio un esempio 100 case di comunità e i medici sono 50, come è possibile farle funzionare tutte contemporaneamente? E inoltre se io non voglio lavorare in casa di comunità perché devo farlo obbligatoriamente? Non lavore in casa di comunità non vuol dire non volre fare il medico. Vuol dire che voglio fare il medico ma non li. Se tu fossi meccanico e ti obbligassero a lavorare in una nave? Lo faresti? Magari vuoi fare il meccanico ma in una officina oppure in una fabbrica … ma non nella nave
      .. rifiutare di lavorare in una nave non vuol dire che tradisci il tuo “giuramento di meccanico” …

    • Andrea

      Sono un medico di famiglia da oltre 38 anni, lavoro in un paesino del Friuli assistendo più di 1500 pazienti. Lavoro 7 -8 ore al giorno. Non ho ferie pagate (devo trovarmi un sostituto e, quando ho la fortuna di trovarlo lo pago 180 euro al giorno) . Lo stesso per le malattie. Devo trovare un sostituto o lavorare anche malato. Pago affitto dello studio.. luce, acqua riscaldamento, pulizie, rifiuti speciali, programmi di computer, stampanti, cartucce, materiali ecc.ecc. Devo partrcipare a corsi aggiornamento e riunioni varie. Secondo Lei non sarei contento di passare alla dipendenza? Ma in realtà la proposta del ministro è che io continui a fare lo stesso che faccio ora ed in più per non perdere i soldi del Pnrr dovrei fare altre 6 ore e più alla settimana nelle Case della Comunità senza nemmeno avere idea di cosa fare ! Purtroppo, fino a che esisteranno persone disinformazione e condizionabili come Lei, la politica avrà vita facile nel raccontare solo la propria versione ! Cordiali saluti. Dott. Andrea Kablet

      • Umberto Dassi

        Il mio medico di base è in ambulatorio 15 ore alla settimana.
        Poi il nulla.
        Non risponde mai al telefono se non due ore al mattino. E la soluzione è sempre un nulla di fatto o il suggerimento del pronto soccorso

    • Maria Paola

      Parlo da medico che ha lavorato per oltre vent’anni in ospedale come anestesista, rianimatore e terapista del dolore.
      Ho amato profondamente la medicina e i miei pazienti, ma oggi devo dire con sincerità che questo sistema non è più umanamente sostenibile.

      Si continua a parlare di riforme sanitarie senza affrontare il vero problema: la carenza cronica di medici causata da decenni di politiche sbagliate, dal numero chiuso universitario alla mancata assunzione di personale negli ospedali e sul territorio.

      Ai medici non interessano stipendi “privilegiati”.
      Interessa poter lavorare in condizioni umane e sicure.
      Non è accettabile lavorare 60 o 70 ore alla settimana, tra giorni, notti, sabati e domeniche, senza tutela reale degli orari e senza straordinari pagati, perché i medici vengono inquadrati come dirigenti.

      Molti medici di famiglia temono che le Case di Comunità diventino semplicemente un’estensione di questo modello già al collasso: più carico, più responsabilità, meno autonomia e ancora meno tempo per la vita personale e familiare.

      Esiste poi un problema di rispetto umano che troppo spesso viene ignorato.
      Io stessa ho smesso di esercitare dopo essere stata quasi strangolata in ambulatorio. E come il mio, esistono moltissimi episodi di aggressioni e violenze che non finiscono neppure sui giornali.

      La politica dovrebbe finalmente ascoltare non solo chi ha centinaia di pubblicazioni accademiche, ma anche i medici che hanno trascorso la vita nelle corsie ospedaliere, nei pronto soccorso, negli ambulatori e accanto ai malati veri.

      Senza un cambiamento profondo culturale, organizzativo e umano, sempre meno giovani vorranno fare questa professione.
      E quando un Paese perde il rispetto per i suoi medici, alla fine perde anche la qualità della cura dei suoi pazienti.

    • Umberto Dassi

      Parlo solo a nome mio.
      Un medico di base che serve solo ad una cosa: farmi ricette che potrei farmi io.
      Figura completamente inutile.

      • Mauro

        E quindi lei sarebbe uno di quelli che prende l’antibiotico ogni mezzo raffreddore, si farebbe una risonanza magnetica entro 10gg al primo mezzo dolorino al ginocchio che ha e consulterebbe uno specialista ogni minimo malanno (specialisti che già ora hanno liste d’attesa di mesi)? Complimenti

    • Valerio Isaia Casto

      Alt!!!!! Sono un medico di medicina generale e non avete capito il problema!!! Se il ministro ci dice chiudete i vostri studi e venite a lavorare ESCLUSIVAMENTE nelle case di comunità fornendo servizi infermieristici, di segreteria, spazi adeguati per tutti i medici, software, pc, forniture elettriche, internet ecc .ecc. , noi domani andiamo tutti nelle case di comunità senza più pagare una montagna di soldi per la gestione dei nostri studi compreo l’ affitto. Il ministro, furbamente, invece vuole mantenere anche i nostri studi privati facendo finta di non conoscere tutto il lavoro che facciamo in back office quando lo studio è chiuso (ricette, certificati vari, rinnovo piani terapeutici, visite domiciliari, ricontatto telefonico con gli assistiti circa mediamente 50 chiamate al giorno e altro che adesso mi sfugge). Allora di cosa stiamo parlando, possibile che nessuno prima di emettere giudizi parla prima con un medico di famiglia? LO VOGLIONO CAPIRE CHE NON C’È IL TEMPO MATERIALE PER FARE QUESTO LAVORO UN PO’ FUORI E UN PO’ DENTRO LE CASE DI COMUNITÀ. Io mi chiamo Casto Valerio Isaia e ci metto la faccia. Lavoro ad Alliste (LE) con 1500 assistiti, di cui 2/3 indigenti, disoccupati, quasi tutti esenti per reddito e/o invalidità e una grossa percentuale di depressi in terapia farlacologica, UN INCUBO CHE VOI NON IMMAGINATE MINIMAMENTE, MA PARLATE, PARLATE (spero in buona fede, anzi sicuro in buona fede perché nessuno vi fa conoscere la nostra realtà vera.

      • Enrico

        Bravissima! Tutti parlano senza mai essersi messi dalla nostra parte, ministri compresi. Dove le ritagliamo altre ore da mettere in Casa di Comunità? Inoltre in molti comuni esistono già delle forme associative perfettamente equiparabili a case di comunità. Bastava appoggiarsi a quelle con finanziamenti, integrazioni, incentivi senza andare a spendere 1.550.000 euro per ogni casa di comunità. Si fanno leggi e decreti senza vedere la realtà di tutti i giorni.

    • Il medico di famiglia è il primo contatto,ma che senso ha se vengono chieste visite specialistiche passano mesi o addirittura anni,ritornando al discorso di prima cambiando medico bisognare ricominciare tutto da capo,purtroppo la mia dottoressa va in pensione e devo trovare una soluzione!!!

    • Giuseppe Belleri

      Non e’ vero che i medici non vogliono lavorare nelle CdC; se mai e’ vero il contrario, ovvero che nessuno vuole i medici nelle CdC per il semplice fatto che nel progetto ministeriale della CdC Hub non sono previsti adeguati locali di vista per i medici e spazi fisici per i loro collaboratori ma solo qualche locale quando sull”Hub gravitano una quarantina di professionisti delle cure primarie.

      Di fatti per garantire la copertura h12 si ipotizza solo un contributo di 6 ore settimanali per compiti impersonali e routinari che non hanno nulla a che fare con l’assistenza a ciclo di scelta, cioe’ verso i propri pazienti.

      Nessun NMG che ha un proprio studio sul territorio, specie se lavora in gruppo con collaboratori, si trasferira’ in una CdC, che resteranno scatole vuote di professionisti dell’assistenza primaria per la deliberata volonta’ di chi le ha progettate e realizzate con l’intento ospedalocentrico di escludere i generalisti a ciclo di scelta facendo prevalere la logica organizzativa della fungibilita’ per prestazioni occasionali e ripetitive.

      Alla fine si ridurranno ad un ibrido tra un poliambulatorio specialistico ospedaliero periferico e un ex consultorio familiare, con MMG per una continuita’ assistenziale tappabuchi verso bisogni non differibili, in prevalenza burocratici, di bassa qualita’ e sostanzialmente deprofessionalizzanti.

      L’errore e’ a monte e risale al primo semestre del 2021, quando fu deciso di dimezzare lo stanziamento di 4 miliardi per edificare solo mega CdC hub da 50mila, dimenticando le Spoke adatte alla rete della MG.

      Da questa scelta miope discendono le insormontabili difficolta’ odierne nella attuazione della copertura h12 con la presenza di MMG negli Hub, che invece poteva essere garantita nelle piu’ piccole CdC Spoke vale a dire le Uccp della Balduzzi mai finanziate in 15 anni, altro che risolvere tutto con la dipendenza in modo velleitario.

      La MG si potenzia non con un unico modello che per le dimensioni e la tipologia della struttura e’ incompatibile con la relazione fiduciaria stabile e continuativa, apprezzata dalla gente, ma con una varieta’ di strutture adatte alle condizioni demografiche, socioeconomiche ed orografiche per una vera prossimita’ e capillarita’: medici single, medicine di gruppo, Uccp e CdC hub&spoke.

      Bastava prendere ad esempio il DM70 che prevede tre modelli nosocomiali piu’ un quarta tipologia adatta alle aree interne disagiate. Che senso ha prevedere solo mega CdC hub da 50mila abitanti in un territorio cosi’ diversificato e in molte zone in via di spopolamento e desertificazione sanitaria? Nessuno, se si ha presente la legge della varieta’ necessaria di Ashby che evidentemente i manager sanitari ignorano.

      La riforma Schillaci tenta di rimediare in modo goffo e fuori tempo massimo a questa stortura originaria del Pnrr con la solita logica ospedalocentrica top down, che ignora la specificita’ relazionale ed organizzativa del territorio colonizzato dalla cultura manageriale estranea alle pratiche dell’assistenza primaria.

      Per la specializzazione invece bastava potenziare nel 2022 quella esistente in cure primarie e medicina di comunita’ con la possibilita’ di accesso alla Convenzione.

      Tutto troppo semplice, razionale e di buon senso per decisori pubblici incompetenti che non si rendono conto dei problemi e della specificita’ del contesto territoriale.

      Non si cambia la societa’ per decreto, ammoniva Michel Crozier ma con l’ascolto di chi vive in prima persona i problemi. E’ quello che si sta tentando di farr con il DL Schillaci, che disastro!

    • Mauro

      È stata più volte ipotizzata la possibilità che i medici di famiglia diventino dipendenti (e molti sarebbero ben contenti di farlo per avere finalmente ferie e malattia pagate, cosa che ora non hanno).
      Ma ogni tentativo è stato abortito, non dai sindacati, ma dal governo stesso, perché rendere i medici di famiglia dipendenti sarebbe un salasso per le casse dello stato. Avete mai sentito dire che un lavoratore dipendente costa al datore di lavoro ben 3 volte di più rispetto ad uno in P. IVA? Ecco, la stessa cosa è valida in questo contesto, è il governo stesso che non sborserà mai miliardi extra per investirli nel sistema sanitario. Non occorre nemmeno che i sindacati dei medici si oppongano, perché tali proposte di dipendenza vengono sempre abortite quasi subito quando a Roma si mettono a fare i conti di quanto costerebbe

    • Nicola. Marinelli

      Sono un MEDICO che ha potuto svolgere attività medica sia come medico condotto medico termale medico ospedaliero ed in fine medico di base (medico di famiglia)ormai alla veneranda età di 80 anni posso permettermi di dire che attuale situazione sanitaria è colpa di una attività politica che ha negli anni precedenti ridotto le capacità deontologiche di tutta la comunità medica nazionale. I

  2. Valerio Isaia Casto

    Alt!!!!! Sono un medico di medicina generale e non avete capito il problema!!! Se il ministro ci dice chiudete i vostri studi e venite a lavorare ESCLUSIVAMENTE nelle case di comunità fornendo servizi infermieristici, di segreteria, spazi adeguati per tutti i medici, software, pc, forniture elettriche, internet ecc .ecc. , noi domani andiamo tutti nelle case di comunità senza più pagare una montagna di soldi per la gestione dei nostri studi compreo l’ affitto. Il ministro, furbamente, invece vuole mantenere anche i nostri studi privati facendo finta di non conoscere tutto il lavoro che facciamo in back office quando lo studio è chiuso (ricette, certificati vari, rinnovo piani terapeutici, visite domiciliari, ricontatto telefonico con gli assistiti circa mediamente 50 chiamate al giorno e altro che adesso mi sfugge). Allora di cosa stiamo parlando, possibile che nessuno prima di emettere giudizi parla prima con un medico di famiglia? LO VOGLIONO CAPIRE CHE NON C’È IL TEMPO MATERIALE PER FARE QUESTO LAVORO UN PO’ FUORI E UN PO’ DENTRO LE CASE DI COMUNITÀ. Io mi chiamo Casto Valerio Isaia e ci metto la faccia. Lavoro ad Alliste (LE) con 1500 assistiti, di cui 2/3 indigenti, disoccupati, quasi tutti esenti per reddito e/o invalidità e una grossa percentuale di depressi in terapia farlacologica, UN INCUBO CHE VOI NON IMMAGINATE MINIMAMENTE, MA PARLATE, PARLATE (spero in buona fede, anzi sicuro in buona fede perché nessuno vi fa conoscere la nostra realtà vera.

  3. Pietro Risola

    I medici di famiglia costituiscono una corporazione , come tante altre nel nostro Paese, che non vuole assolutamente rinunciare a privilegi consolidati e che i governi che si sono succeduti, almeno, negli ultimi trent’anni non hanno MAI voluto mettere in discussione, per motivi facilmente intuibili. Chiudo facendo cenno ad un paio di privilegi, di cui godono i Sigg. Medici di famiglia : 1) orario di lavoro assolutamente discrezionale ( 20 ore settimanali nella migliore delle ipotesi a fronte di 38, con timbratura, dei Medici ospedalieri)e chiusura degli ambulatori nei gg. prefestivi (molti dei quali inaccettabili), tanto subentra il cosiddetto servizio di continuità assistenziale. Grazie per l’ attenzione!

  4. Malvina

    Mi chiedo se abbiate mai trascorso una giornata in uno studio di medicina generale… È molto facile pensare che il medico di famiglia si limiti a lavorare le 4 ore di ambulatorio…Ma cosa c’è dietro? La mole di lavoro, di inutile burocrazia che svilisce l’ operato del professionista sanitario, l’ammontare di richieste a cui deve fare fronte ogni singolo giorno rendono inviso a molti quello che dovrebbe essere uno dei mestieri più belli al mondo…Ma quale servizio si può offrire alla comunità senza che siano stati definiti i ruoli all’ interno delle case di comunità, le tipologie di pazienti da seguire, La verità è che il Medico di Base è oggi considerata una professione di serie B…

  5. giampietro andrisani

    Io credo ché oggi la cosa che manca e l’umanità il cuore
    La medicina generale non potrà mai diventare dipendente in quanto è già dipendente dei propri pazienti.
    La funzione di confessore laico. E un affermazione del grande rapporto del medico di famiglia del cittadino il medico di famiglia non può mai entrare all’ interno della medicina artificiale perché e’ basata su un rapporto unico famigliare che è l’ ultimo baluardo di quel sentimento che lega la famiglia ad un professionista che non cura solo i problemi di salute ma anche i problemi sociali che affliggono la nostra società
    Essere amministrati da un medico ministro che probabilmente non conosce neanche un paziente è ridicolo
    Scusate ma il problema sì può risolvere senza spendere un € in più
    1) togliere il potere della sanità alle regioni
    2) eliminare la politica dalla sanità
    3) tornare ad una sanità di primo livello
    Medicina di famiglia e specialistica territoriale
    Secondo e terzo livello ospedaliero presieduto da cariche onorifiche e non retribuite se non per le spese giustificate
    Che chiedano ai medici di cosa Hanno bisogno per lavorare meglio
    Eliminazione dei ticket sui farmaci diminuzione dei ticket sulle visite specialistiche rispetto delle liste di attesa ed in ultimo il risarcimento delle famiglie che. Hanno subito danni avuti dal COVID
    È una battaglia che porteremo avanti con le buone o con le cattive con un referendum che ribadisca il diritto alla salute del grande popolo italiano

  6. Manlio

    Se non ci siete “dentro” purtroppo è impossibile capire cosa vuol dire questa “riforma”. Io posso solo dire che innazi tutto non ho scelto nulla, ma mi è stata fatta una delibera con obbligo di passaggio a “ruolo unico” dove mi viene imposto di aprire studio di medicina generale, a mie spese ovviamente, in un paese a quasi 45 minuti di distanza da dove vivo (non avendo nessuna intenzione di avere studio medico, perché la mia scelta professionale era stata fare il medico di guardia medica) ma fino qui diciamo “normale”, ma nello stesso paese devo anche fare notti di servizio presso continuità assistenziale (significa 12 ore notturne o nei weekend) e 2 volte a settimana prestare 6 ore di servizio presso la casa di comunità… praticamente la mia vita totalmente venduta a fare 3 lavori contemporaneamente, spesso senza dormire le notti e poi riprendere a lavorare la mattina non stop (12 di continuità assistenziale + 6 di casa di comunità + studio medico magari il pomeriggio) … e questo perché??? Perché non ci sono abbastanza medici, e quindi il progetto di Schillaci rimarrebbe irrealizzato e dovremmmo restituire i soldi alla comunità europea. È come dire che si costruisce un nuovo impianto di smaltimento di rifiuti, ma non ci sono abbastanza operai per farli funzionare e allora vanno gli spazzini, ma dopo che hanno pulito tutta la notte le strade…. purtroppo questa riforma non ha niente a che vedere con il medico che si rifiuta di fare il dipendente dello stato, anche perche dipendente significherebbe avere ferie e malattie, cosa che non avremmo nonostante il contratto di dipendenza, quindi vorrei capire che dipendenza é? E non c’entra nemmeno col giuramento di ippocrate come scriveva il tizio del commento precedente, perché il giuramento di ippocrate riguarda la cure delle persone, non essere impiegati e sfruttati solo perché non devono essere persi i fondi europei … la medicina poteva essere rifondata e rivista in altri 1000 modi, il ministro Schillaci o chi per lui hanno scelto la strada più sbagliata in assoluto … questo credo perché il ministro e co. non credo che abbiano idea di cosa sia fare il medico di medicina generale nel 2026 o il medico di giardia medica nel 2026 … inoltre e chiudo, come si può pretendere di far funzionare una casa di comunità senza servizi, strumenti, accessori, pc e software.. e soprattutto senza strade che collegino la stessa a tutti i comuni a cui a essa afferiscono? Dal paese in cui vivo io alla casa di comunità di appartenenza ci sono 55 minuti di strada, mentre l’ospedale piu vicino è a 35 minuti … purtroppo se non ci siete dentro, non potete capire … mi spiace.. come io non potrei capire nulla se si mettono a parlare 2 commercialisti e cercassi di suggerirgli come fare il loro lavoro, io che di “commercialismo” non ne capisco nulla … ed infatti per questo che essere commercialista è un mestiere a parte … e non è da tutti farlo bene ..

    • Umberto Dassi

      Il mio medico di base è in ambulatorio 15 ore alla settimana.
      Poi il nulla.
      Non risponde mai al telefono se non due ore al mattino. E la soluzione è sempre un nulla di fatto o il suggerimento del pronto soccorso

      • Andrea Figus

        Come puoi pensare che si possano seguire 1500 pazienti in sole 3 ore al giorno? Tutto il backoffice, piani terapeutici, chiamate ai pazienti, valutazione di esami, prescrizioni farmacologiche, di protesica, visite domiciliari: dove le mettiamo? Evidentemente sei uno di quei pazienti che non ha nulla e non ha benché minima idea del lavoro dell’MMG. Se pensi davvero che sia così facile e remunerativo, ti consiglio di laurearti in medicina e provare tu stesso per un anno. Scoprirai rapidamente quante ore di lavoro non retribuite stanno dietro queste tre ore in ambulatorio.

  7. Massimo Giannell

    E’ ancora fantasiosa quella che dovrebbe essere l’effettiva situazione operativa in queste “fantomatiche Case della Comunità “. Chi fa cosa,quando . I dubbi e le resistenze poi su lato economico le trovo giustificate: il tutto comporterebbe un cambio ( ed un divario ) consistente. E il lato pensionistico , l’ENPAM dove la mettiamo.
    Dubbi e incertezze tutte sul tavolo.
    In altri paesi queste “famose” Case di Comunità hanno realmente funzionato, hanno veramente creato quella “ medicina territoriale” cui , giustamente, si anela ?

  8. Goffredo

    Se tutti i malati cronici dovessero andare in queste cosiddette case della comunità ci sarebbero file chilometriche e ogni volta si avrebbe a che fare con medici diversi che non conoscono la nostra storia clinica

  9. Maria Paola

    Parlo da medico che ha lavorato per oltre vent’anni in ospedale come anestesista, rianimatore e terapista del dolore.
    Ho amato profondamente la medicina e i miei pazienti, ma oggi devo dire con sincerità che questo sistema non è più umanamente sostenibile.
    Si continua a parlare di riforme sanitarie senza affrontare il vero problema: la carenza cronica di medici causata da decenni di politiche sbagliate, dal numero chiuso universitario alla mancata assunzione di personale negli ospedali e sul territorio.
    Ai medici non interessano stipendi “privilegiati”.
    Interessa poter lavorare in condizioni umane e sicure.
    Non è accettabile lavorare 60 o 70 ore alla settimana, tra giorni, notti, sabati e domeniche, senza tutela reale degli orari e senza straordinari pagati, perché i medici vengono inquadrati come dirigenti.
    Molti medici di famiglia temono che le Case di Comunità diventino semplicemente un’estensione di questo modello già al collasso: più carico, più responsabilità, meno autonomia e ancora meno tempo per la vita personale e familiare.
    Esiste poi un problema di rispetto umano che troppo spesso viene ignorato.
    Io stessa ho smesso di esercitare dopo essere stata quasi strangolata in ambulatorio. E come il mio, esistono moltissimi episodi di aggressioni e violenze che non finiscono neppure sui giornali.
    La politica dovrebbe finalmente ascoltare come suoi consulenti non solo chi ha centinaia di pubblicazioni accademiche, ma anche i medici che hanno trascorso la vita nelle corsie ospedaliere, nei pronto soccorso, negli ambulatori di famiglia e accanto ai malati veri. Solo così sarà possibile proporre riforme della sanità sostenibili.
    Senza un cambiamento profondo culturale, organizzativo e umano, sempre meno giovani vorranno fare questa professione. O come già succede, molte migliaia di colleghi italiani sono emigrati all’estero, dove semplicemente esiste il rispetto umano per questa professione.
    E quando un Paese perde il rispetto per i suoi medici, alla fine perde anche la qualità della cura dei suoi pazienti.

  10. Giancarlo Cascini

    Parlo da medico di famiglia: eliminate i politici, i burocrati e i sindacati e un accordo, tra medici e pazienti, si trova.

  11. Andrea Figus

    A me pare che vengano accettati commenti offensivi e denigratori nei confronti della categoria dei medici di medicina generale senza nessun pudore. La moderazione forse è a senso unico.

    • Desk Lavoce.info

      La moderazione di lavoce.info accetta critiche e opinioni forti, così come risposte altrettanto forti, purché non contengano insulti diretti — che vengono opportunamente rimossi. In questa discussione sono stati accettati commenti che riportano in misura paritaria i diversi pareri, applicando i criteri di moderazione coerentemente, senza discriminare alcuna posizione.

      • Savino

        Adesso che hanno ritirato la riforma e ne rimangeranno altre in futuro i medici continueranno a fare il loro comodo e continueranno a lamentarsi pure, mentre i pazienti saranno puntualmente trascurati, così come le patologie.

  12. Giuseppe Paolo Mazzarello

    “Col mattutino canto del gallo”, il tuo computer inizia il suo ballo
    “e senza tregua, senza respiro” da un file all’altro sei sempre in giro.
    “E’ mezzanotte – per le contrade” l’ennesimo Whatsapp addosso ti ricade.
    “Già spento è il lume…ma sul più bello” del tuo smartphone il campanello
    ti avverte che in fretta hanno bisogno di una ricetta.
    “Ecco qua, un bel compenso” per il mestiere dei medici di base:
    “Muti, derisi, solitari stanno” in questa loro triste fase.
    Medici di famiglia che, magari, proprio poveri non sono
    ma che lo sono di idee, di progetti, di speranze:
    lontani dalla vita e vicini al frastuono di gente, qui, che vuole loro male;
    proni a tutto quanto, o quasi, dice loro di fare il principale.
    Scrivono di loro stessi: era pur grande, era pur buono
    ma nessuno pensa, neppure di sfuggita, di abbracciare
    il suo dottore della mutua, nello studio, lasciato solo
    a far da palo nella vigna d’altri, “piantato come un piolo.”

  13. michele carugi

    Il medico di medicina generale lavora con partita IVA; si sostiene le spese dell’ambulatorio (affitto, utenze), della segreteria, dell’amministrazione e dello smaltimento dei suoi rifiuti speciali. Non ha ferie né malattie pagate (per i medici donna neppure la maternità), per i quali deve pagarsi un sostituto. Il vantaggio di questa situazione è almeno la possibilità di gestire la propria attività in modo flessibile; ci sono ambulatori con più medici che si sostituiscono a vicenda per le cose di cui sopra. Ora si vorrebbe che il suddetto medico aggiungesse alcune ore anche notturne e nei festivi, in casa di comunità, in questo modo perdendo proprio quella flessibilità , essendo inserito nei turni della. casa , Credo sia comprensibile la posizione negativa. che porta parecchi medici di base a considerare di passare ad altro mestiere (sanità privata e medicine alternative, per esempio), il ché creerebbe un problema enorme data la già esistente mancanza di medici di base, destinata a peggiorare. Non è tutto oro quello che luccica e additare i medici di base come ricchi nemici della popolazione mi pare una forma di odio populistico del tutto immotivato. Inoltre, qualcuno si pone il problema di dove reperire gli infermieri laureati per le case di comunità, visto che già c’è una sostanziale carenza per gli ospedali? Le riforme vanno fatte programmandole bene dall’inizio e tenendo conto di tutto ciò che è in ballo; farsi ingolosire dai fondi del PNRR e fare un progetto di difficile realizzazione è stato miope e ritenere i medici di base come responsabili di un progetto malfatto che ha radici anche lontane (nella errata programmazione dei numeri chiusi a medicina, per esempio) è un alibi per chi doveva governare il SSN in modo diverso.

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