I leader populisti di tutto il mondo promettono di liberarsi dei burocrati “non eletti”. Ma una pubblica amministrazione professionale e indipendente può proteggere l’economia dall’instabilità e dalle conseguenze più dannose delle loro scelte.
La retorica contro la burocrazia
“Stiamo prosciugando la palude e i giorni del governo dei burocrati non eletti sono finiti”, ha dichiarato Donald Trump. In Italia, Giorgia Meloni ha accusato burocrazia, magistratura, autorità di controllo e agenzie indipendenti di comportarsi come un “governo ombra” e di ostacolare l’azione dell’esecutivo. Una retorica simile è ormai diffusa in molti paesi: funzionari di carriera ed esperti pubblici vengono descritti come élite illegittime che impediscono ai governi di realizzare la volontà popolare.
Eppure, istituzioni amministrative solide possono proteggere l’economia proprio dall’instabilità generata dai governi populisti. Funke, Schularick e Trebesch (2023) mostrano che, dopo quindici anni di governo populista, il Pil pro capite è in media inferiore di circa il 10 per cento rispetto a quello di paesi comparabili. Un articolo su VoxEU indica, per l’Italia, che i sindaci populisti riducono le competenze della burocrazia e peggiorano la qualità dell’azione amministrativa.
Il ruolo della pubblica amministrazione
In un nuovo studio ci chiediamo se una burocrazia indipendente possa attenuare questi effetti. A un confronto tra paesi uniamo un’analisi degli stati americani dal 1929 a oggi. Per gli Stati Uniti abbiamo raccolto 3.355 discorsi dei governatori e misurato la retorica populista con modelli linguistici. Sfruttiamo poi l’introduzione, in momenti diversi, delle riforme del pubblico impiego nei singoli stati. Sono riforme che hanno previsto assunzioni basate sul merito, tutele contro i licenziamenti politici e limiti alle nomine clientelari. Non misuriamo quindi la dimensione della burocrazia, ma la sua autonomia dal potere politico.
I risultati sono chiari. Negli stati senza riforma del pubblico impiego, un governatore populista è associato a un reddito pro capite inferiore del 3,8 per cento. Negli stati che proteggono i funzionari di carriera, invece, la penalizzazione scompare. Anche il confronto tra paesi porta alla stessa conclusione: quando la pubblica amministrazione è professionale e indipendente, gli effetti economici negativi del populismo si riducono fortemente.
Perché l’indipendenza conta
Una burocrazia autonoma non sostituisce la politica e non può impedire a un governo eletto di prendere decisioni. Può però sottoporre quelle decisioni a controlli tecnici e giuridici, rallentare le misure più dannose e rendere più difficile la politicizzazione dell’intero apparato pubblico.
Un buon esempio lo offre il Maine. Nel 2018 il governatore populista Paul LePage impose una moratoria sulle nuove autorizzazioni per l’energia eolica, creando incertezza per un settore che richiede investimenti di lungo periodo. Tuttavia, alcuni programmi energetici continuarono grazie all’Efficiency Maine Trust, un ente pubblico governato da un consiglio indipendente. Allo stesso modo, in Illinois le regole sul pubblico impiego non hanno impedito tutti gli abusi dell’amministrazione Blagojevich, ma hanno reso alcune nomine più visibili, contestabili e reversibili.
Il meccanismo non riguarda solo il funzionamento interno dello stato. Decisioni improvvise e poco prevedibili aumentano l’incertezza per imprese e famiglie. Un articolo di Woo-Mora su VoxEU mostra, per esempio, come la cancellazione del nuovo aeroporto di Città del Messico abbia ridotto gli investimenti e prodotto importanti costi economici in tempi molto brevi.
Non basta dunque avere molti funzionari. Una burocrazia ampia ma controllata direttamente dalla politica può diventare uno strumento del governo populista. Ciò che conta è preservare un’amministrazione imparziale, competente e protetta dalle pressioni politiche.
Il messaggio è semplice: non prosciugate la palude. Le istituzioni che i populisti presentano come un ostacolo possono essere una difesa essenziale contro decisioni arbitrarie e oscillazioni economiche. Una democrazia sana e un’economia stabile hanno bisogno di una pubblica amministrazione forte e indipendente, soprattutto quando chi governa sostiene il contrario.
Lavoce è di tutti: sostienila!
Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!
Ha ottenuto il Phd ad Harvard nel 1996. È stato Professore Associato di Economics e Political Economy alla Ohio State University e dal 2007 al 2014 Professore alla Columbia University. Dal 2014 è Professore di Political Economics all'Università Bocconi. Nel 2001-02 è diventato membro della School of Social Sciences at the Institute for Advanced Study a Princeton. Fellow dell'Econometric Society e della Society for the Advancement of Economic Theory (Saet). È redattore de lavoce.info.
Enrico
Direi che la retorica della sburocratizzazione è molto più antica del populismo e si collega piuttosto alla peggiore destra e al peggior liberismo. La prima non vuole limiti al potere del capo di turno, il secondo considera la burocrazia un ostacolo al mercato. Ben vengano lavori come questo che smontano pregiudizi purtroppo sempre più diffusi.
Savino
Il problema è che non ci sono tanti buoni burocrati in giro, dotati di pragmatismo e sintonizzati con la realtà. Questo perchè nella P.A. si valuta tutto come a scuola o come nei reality show. Invece, bisognerebbe valorizzare le competenze trasversali empiriche dei funzionari.