Il Pnrr lascia in eredità un metodo fondato su obiettivi misurabili, tempi certi e monitoraggio. Che potrebbero diventare una pratica ordinaria all’interno del Piano strutturale di bilancio a medio termine. A patto di trasformarlo in uno strumento attuativo.
L’eredità del Pnrr
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza sta volgendo al termine e occorre capire come preservare l’eredità positiva dopo la sua chiusura.
Una quota di spesa potrà essere sostenuta anche dopo il 2026 – circa 24,2 miliardi secondo una prima stima riportata dalla Corte dei conti, di cui 17,8 miliardi riconducibili a strumenti finanziari (facilities). Ma, oltre alla coda finanziaria, è rilevante capire quali elementi del Piano debbano essere conservati, adattati e resi parte ordinaria della politica economica nazionale.
Tra gli elementi da preservare, vi è certamente l’introduzione di un metodo orientato ai risultati, performance-based. Il Pnrr ha legato l’erogazione delle risorse al conseguimento di milestone e target, descritti in un denso cronoprogramma, con scadenze stringenti e ha richiesto un monitoraggio continuo dello stato di attuazione. Il metodo ha modificato gli incentivi delle amministrazioni, rendendo più forte il collegamento tra programmazione, attuazione e verifica. Secondo un lavoro della Banca d’Italia (2026), proprio le innovazioni introdotte dal Piano hanno contribuito ad accelerare la fase di affidamento degli appalti pubblici, grazie al legame tra risorse e obiettivi e alla qualificazione delle stazioni appaltanti (si vedano anche le analisi di Cassa depositi e prestiti, ministero delle Infrastrutture e Svimez).
È un metodo che non sembra destinato a rimanere confinato al Pnrr. Per esempio, la proposta di Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 della Commissione europea, ancora in fase di negoziato, sembra muoversi proprio in questa direzione, con una maggiore integrazione tra fondi, priorità e piani nazionali e regionali. Anche il nuovo quadro europeo di governance economica si muove lungo una logica analoga, perché collega la gradualità dell’aggiustamento di bilancio all’impegno degli stati membri a realizzare riforme e investimenti capaci di sostenere crescita potenziale, resilienza e sostenibilità del debito.
L’importanza strategica del Piano strutturale di bilancio
La governance europea, infatti, ruota attorno al Piano strutturale di bilancio a medio termine (Psbmt). Si tratta del documento attraverso cui prendono forma le nuove regole fiscali europee nate dalla riforma del Patto di stabilità e crescita. Ciascuno stato membro deve descrivere il proprio percorso di finanza pubblica e indicare le riforme e gli investimenti che intende realizzare negli anni successivi, in coerenza con l’obiettivo di assicurare la sostenibilità del debito e rafforzare il potenziale di crescita dell’economia.
Per l’Italia, il Psbmt assume rilevanza strategica per due ragioni. Primo, perché ha consentito di estendere da quattro a sette anni il periodo di aggiustamento di bilancio, proprio in ragione dell’impegno a proseguire un percorso di riforme e investimenti coerente con le priorità europee e con l’esperienza del Pnrr. Secondo, potrebbe diventare il principale banco di prova per trasformare il metodo Pnrr in una pratica ordinaria di politica economica.
Il Psbmt 2025-2029 riporta una prima architettura di riforme e investimenti. Per ciascuna riforma o investimento vengono indicati, quando disponibili, la coerenza con il Pnrr o con l’Accordo di partenariato della politica di coesione, il collegamento con le raccomandazioni specifiche per paese, l’associazione a una o più priorità comuni europee, l’argomento e l’obiettivo principale, la scadenza per l’attuazione e l’indicatore di riferimento.
Tuttavia, il quadro delineato è ancora incompleto e prevalentemente programmatico. Molte indicazioni assumono la forma di indirizzi generali, mentre risultano meno definite le condizioni operative, verificabili e temporalmente vincolanti, cioè i famosi milestone e target, che nel caso del Pnrr hanno rappresentato uno tra i principali fattori abilitanti per un’attuazione efficace.
La tabella 1 sintetizza le principali informazioni relative a undici aree tematiche. Le prime sei sono quelle considerate abilitanti ai fini dell’estensione del periodo di aggiustamento di bilancio; le altre restano comunque di rilievo strategico per lo sviluppo del paese.
A ciascuna area corrispondono una o più linee d’azione, per un totale di 139. Oltre la metà di queste (76 su 139) sono collegate direttamente a una missione del Pnrr, specialmente alla Missione 1 sul tema della digitalizzazione, innovazione, competitività e pubblica amministrazione (27 in totale) e alla Missione 4 su istruzione e ricerca (15).
Tuttavia, raramente si traducono in milestone e target. Infatti, soltanto le 19 linee d’azione legate alle sei aree abilitanti riportano gli indicatori da monitorare e la scansione temporale, per un totale di 40 traguardi e obiettivi, tra l’altro con un grado di dettaglio inferiore a quello utilizzato nel Pnrr e principalmente concentrate nel quarto trimestre di ciascun anno. Per le restanti 120 linee d’azione, invece, non risultano definiti traguardi e obiettivi operativi misurabili, né scadenze temporali, né indicatori da monitorare.
Se da un lato è vero che il regolamento (Ue) 1263/2024 non richiedeva lo stesso grado di dettaglio per le misure non funzionali all’estensione, dall’altro è altrettanto vero che se si vuole fare tesoro dell’esperienza del Pnrr, occorre costruire un quadro esaustivo anche per queste linee d’azione, indipendentemente dagli adempimenti formali. Il Piano si muove nella scia del Pnrr quanto a priorità strategiche, ma ne resta ancora distante sul metodo di attuazione.

L’auspicio è che il Psbmt evolva da documento programmatico a strumento di attuazione. Questo non significa replicare integralmente la governance del Pnrr, nata per un programma straordinario e finanziato da risorse europee dedicate. Significa però preservarne almeno la parte più efficace: obiettivi misurabili, responsabilità chiare, tempi certi, monitoraggio pubblico e verifica periodica dei risultati.
In questa prospettiva, esiste anche una possibile occasione formale per rafforzare il Psbmt. La prossima legislatura potrebbe rappresentare il momento per aggiornare il Piano e renderlo più operativo, trasformando l’attuale quadro di indirizzi in una griglia di attuazione più completa e verificabile, con traguardi, obiettivi, scadenze di completamento, amministrazioni responsabili e meccanismi di monitoraggio. L’articolo 15 del regolamento (Ue) 2024/1263 prevede, infatti, che, in caso di nomina di un nuovo governo, uno stato membro possa presentare un piano riveduto relativo a un nuovo periodo di quattro o cinque anni, a seconda della normale durata della legislatura.
Occorre un salto di qualità. Con tutti i limiti del caso, l’Italia ha sperimentato un metodo di programmazione pubblica più disciplinato e più verificabile rispetto alla prassi ordinaria. Nei prossimi mesi occorrerà selezionare ciò che ha funzionato e trasformarlo in capacità permanente. Il Psbmt può essere il contenitore naturale di questa transizione, ma per esserlo davvero deve passare dall’attuale lista di indirizzi e impegni generali a una piattaforma di riforme e investimenti monitorabile, con condizioni operative comparabili ai milestone e target che hanno reso il Pnrr uno strumento diverso dai programmi pubblici tradizionali.
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Stefano Olivari è un ricercatore del Centro Studi Confindustria dove si occupa di finanza pubblica, PNRR e mercati emergenti. Ha maturato esperienze di ricerca presso l’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, presso il Centro Interuniversitario per lo studio della Finanza Regionale e Locale, presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale.
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