Tassare la terra che si eredita

Il valore di un immobile dipende da dove si trova ed è in larga parte il valore del suolo su cui sorge. È una rendita di singoli che nasce da investimenti collettivi. In più, spesso si eredita, alimentando disuguaglianze. Tassarla è equo ed efficiente.

Podcast generato con l’intelligenza artificiale sui contenuti di questo articolo, supervisionato e controllato dal desk de lavoce.info.

L’importanza del suolo urbano nel patrimonio degli italiani

In Italia la ricchezza netta delle famiglie supera gli 11.700 miliardi di euro, per circa metà costituita da immobili. Ora, il valore di un’abitazione si compone di due elementi: il fabbricato e il suolo su cui sorge. In Italia, il valore totale dei terreni equivale a circa la metà del valore dell’immobiliare. La distinzione è fondamentale perché sono i prezzi del suolo, e non i costi di costruzione, a costituire la chiave per comprendere l’aumento dei prezzi dell’immobiliare nel lungo periodo. E questo aumento di valore crea rendite che non sono il frutto di una produzione dei proprietari: derivano da fattori collettivi – le infrastrutture, i servizi pubblici, l’attrattività del territorio. In più, alla morte del proprietario non si dissolvono, si trasmettono agli eredi. L’Italia ha una imposta sulle successioni con franchigie molto elevate, che favoriscono il meccanismo.

Nel nostro articolo “Land, Wealth, and Taxation” mostriamo invece che tassare la componente fondiaria delle successioni può allo stesso tempo ridurre le disuguaglianze e aumentare l’efficienza dell’economia.

Segregazione residenziale e dinamiche di ricchezza

In Italia, come in Francia o negli Stati Uniti, la segregazione residenziale è sempre più al centro del dibattito. Ad esempio, Cinquegrana e Fosco (2022) mostrano che le famiglie più agiate tendono ad auto-segregarsi: il loro indice di dissimilarità (la quota di un gruppo che dovrebbe cambiare quartiere perché sia distribuito in modo uniforme in città, da 0, piena mescolanza, a 1, separazione totale) raggiunge 0,34 a Napoli e 0,28 a Milano.

Per spiegare queste dinamiche, bisogna osservare che le famiglie competono per le localizzazioni più attrattive, e la somma che ciascuna è disposta a pagare dipende dalla propria ricchezza. Quelle che dispongono di un patrimonio iniziale modesto incontrano però il vincolo del credito: la banca non finanzia l’intero valore dell’immobile. Questo limite comprime la loro capacità di acquisto e le esclude dai luoghi più richiesti, che restano alle famiglie più abbienti, meno esposte al vincolo. Chi possiede immobili nelle aree in cui i prezzi crescono ottiene un rendimento elevato sull’abitazione, trasmette un’eredità più consistente e consente ai figli di partire da una posizione patrimoniale e sociale più avanzata. Chi non eredita, o eredita un’abitazione in un’area in declino, resta svantaggiato, e lo resta per generazioni. Il nostro modello teorico mostra che, nel lungo termine, la società rischia di polarizzarsi in due classi: i più ricchi nelle migliori zone del paese e delle città, e le famiglie più modeste intrappolate nella povertà per generazioni.

Leggi anche:  L'Italia e le regole fiscali europee al tempo della guerra

Perché tassare il suolo è efficiente

Il nostro studio mostra come correggere il meccanismo: con un’imposta sulla componente fondiaria della ricchezza trasmessa. L’argomento della tassazione della terra non è nuovo: da François Quesnay ad Adam Smith, da Henry George a Joseph Stiglitz, generazioni di economisti hanno sostenuto l’idea della tassazione della terra. Che, del resto, ha una caratteristica peculiare: non è un bene prodotto e la sua offerta è rigida. Tassarla non riduce né l’offerta né gli investimenti, a differenza di un’imposta sull’intero immobile, che scoraggia costruzione e ristrutturazione. La terra, dunque, risulta una base imponibile ideale e su queste basi è nato il “teorema di Henry George” di Arnott e Stiglitz (1979), dove si mostra che tassare la rendita fondiaria è sufficiente a finanziare i beni pubblici locali.

Oggi, però, gran parte del patrimonio delle famiglie si eredita, motivo per cui si fa largo l’idea di tassare le successioni. Ma dato che gran parte della ricchezza ereditata è rappresentata da immobili, tassazione della terra e delle successioni diventano due aspetti dello stesso problema.

Una proposta

Si avvicina intanto la “grande trasmissione”: entro il 2045 in Italia passeranno agli eredi circa 6.500 miliardi di euro. Tassare la componente fondiaria di queste successioni è al tempo stesso efficiente ed equo, perché attenua disuguaglianze patrimoniali, ben più marcate di quelle di reddito. In più, la tassa incentiverebbe gli italiani a diversificare il proprio patrimonio, orientando il risparmio verso il finanziamento delle imprese, fattore cruciale per un’economia a bassa produttività e con investimenti privati insufficienti. Infine, le risorse così ottenute consentirebbero di rimpiazzare le attuali e inefficienti imposte sugli immobili (per esempio, l’Imu) e di alleggerire quelle su lavoro e imprese.

Una riforma di questo tipo dipende dalla sempre più necessaria revisione del catasto, spauracchio del mondo politico. Ma in questo periodo di grande necessità di investimenti pubblici, i terreni rappresentano una base imponibile equa ed efficiente che non possiamo ignorare. Sono proprio sotto i nostri piedi.

Leggi anche:  "Tassare i ricchi": dietro la retorica c'è la crisi dell'imposta personale sul reddito

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Leggi anche:  Iniquità e paradossi delle tariffe per i servizi locali

Precedente

Il Punto

Successivo

La trappola nascosta nelle regole fiscali europee

10 commenti

  1. Chris

    Ottima proposta. Ma se chi eredita non ha il becco di un quattrino (cash), le tasse sulla terra come le paga? Raccoglie qualche ciuffo d’erba e lo porta all’agenzia delle entrate? La dico in modo scherzoso ma non troppo

  2. Enrico

    Ottima idea. Nessuno potrà esercitare l’insopportabile retorica della doppia tassazione nei confronti di un bene mai prodotto come il suolo (ad eccezione dei Paesi Bassi, Venezia e poco altro) perché, a differenza degli immobili, è difficile considerarlo il frutto di risparmi già tassati in passato. La rendita fondiaria, inoltre, è facile da accertare e tassare ed è una buona proxy dei servizi pubblici e dei vantaggi di cui gode chi possiede una porzione di terreno. Resta il problema di tassare il grosso delle rendite, derivante dal possesso di asset finanziari che sono fiscalmente molto più sfuggenti del suolo.

  3. Giuseppe Tomaselli

    Il comunismo ha perso la battaglia storica contro il capitalismo. Da quest’ ultimo è arrivato il benessere mentre il primo ha generato povertà, fatta eccezione per pochissimi. La continua smaniosa volontà di procedere ad una redistribuzione della ricchezza, incentiverà soltanto la voglia di “parassitismo”.

  4. basilio serfilippi

    Purtroppo dobbiamo dare da r da mangiare ha tanti papponi dicono che hanno studiato ma per me sono solo dei papponi inermi e stanno rendendo la vita molto problematica ha chi con i suoi sudori ha fatto qualcosa, io sto vendendo tutto per andarmene all,estero ,ho un affitto di un piccolo capannone ci pre ndo 1.300€ il 45.percento lo devo ai papponi in più ci devo pagare Imu rtacci loro

  5. Fausto

    OGNI investimento, in quanto tale e sempre che si riveli redditizio, non restituisce “il frutto di una produzione dei proprietari” qualsiasi cosa ciò voglia significare. Decidere di acquistare un terreno e quale, oppure una azione e quale, oppure una materia prima e quale ecc. può portare guadagno se la scelta si dimostra oculata. Non capisco perchè un investimento dominicale sarebbe meno virtuoso di un investimento in oro o in palladio, investimenti che difatti andrebbero anche tassati in maniera analoga, soprattutto per quanto rigurda le imposte patrimoniali che sono allo 0,2% annuo del valore per quanto riguarda gli ETC o i prodotti finanziari in generale ma ben superiori per quanto riguarda i terreni gravati da IMU. Per fortuna che, almeno sulla carta, la nostra Costituzione tutela il risparmio visto che ogni scusa sembra buona per voler mettere le mani sui soldi di chi si ostina a dichiarare la proprietò di beni in questo Paese.

  6. Del papa vasco

    Cervellotica disquisizione piu’ ideologica che analitica
    Si larte dall’assunto che la componente immobiliare (50 percento) della ricchezza italiana sia appannaggio di ricchi. In italia al contrario la proprietà immobiliare e’ più trasversale xhe in ogni altro Paese. Pertanto, tassandone la componente suolo, anche solo in fase successoria, si danneggerebbe la fascia patrimoniale media e bassa della popolazione ( anch’essa proprieraria e soggetta a successione). Peraltro questa tassazione inciderebbe maggiormente proprio sui meno abbienti che, si puo’ presumere , sarebbero meno in grado, rispetto ai ricchi di sostenere l’onere finanziariamente. L’effetto redistributivo in termini di ricchezza di una imposta siccessoria sul suolo ci sarebbe…. Ma andrebbe nella direzione di un’ulteriore concentrazione

  7. Emanuele Silvano

    Complimenti, bella proposta.
    Generazioni di economisti a proporla, ora sempre più necessaria!
    manca solo una classe politica coraggiosa

  8. Luciano Maria G

    Non capisco: la proprietà immobiliare in Italia è già gravata dall’IMU, che comprende anche i terreni. Inoltre, anche i terreni sono acquistati con reddito già tassato (se si ereditano qualcuno li ha comprati con reddito già tassato). Dobbiamo decidere o tassiamo il reddito o tassiamo il patrimonio, tassare entrambi non è equo e penalizza il risparmio.

  9. Clemente Forte

    articolo del tutto NON tecnico. 1) ridurre le diseguaglianze patrimoniali è un obiettivo politico. 2) pagare più tasse fa diversificare il patrimonio? e poi chi assicura che ne beneficino le imprese e non lo Stato, per es? 3) infine, chi garantisce che maggiori entrate ridurrebbero l’imu o altre imposte: potrebbero anche aumentare gli stipendi degli impiegati comunali, per es.!

  10. Gaetano miele

    Prima ridurre le imposte e rendere efficiente la spesa pubblica

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén