Per un Pix europeo non serve aspettare il 2029

L’euro digitale può rafforzare la sovranità monetaria, ma non arriverà prima del 2029. Per ridurre subito la dipendenza dai circuiti di pagamento extra-Ue basta usare meglio bonifici istantanei, Tips e regole comuni. Il Pix brasiliano indica la strada.

I binari ci sono già

Nel maggio 2026 i brasiliani hanno effettuato più di 7 miliardi di pagamenti con Pix, il sistema istantaneo creato dalla banca centrale nel 2020. Non hanno usato una moneta digitale della banca centrale: hanno spostato depositi bancari, in pochi secondi, da un conto all’altro. La distinzione è importante per il dibattito europeo.

Per parte sua, il Parlamento europeo ha appena autorizzato i negoziati sull’euro digitale. La Banca centrale europea punta a un progetto pilota nel 2027 e a una possibile prima emissione nel 2029. È un progetto utile, ma non dovrebbe diventare la risposta a ogni problema dei pagamenti europei.

Dal 9 ottobre 2025, i prestatori di servizi dell’area euro devono consentire l’invio e la ricezione di bonifici istantanei, applicare una tariffa non superiore a quella del bonifico ordinario e verificare la corrispondenza tra nome e Iban. Nel 2025 Tips (Target Instant Payment Settlement) ha regolato quasi un miliardo di pagamenti istantanei in euro. Nella seconda metà dell’anno, questi hanno rappresentato il 25 per cento dei bonifici trattati dai sistemi al dettaglio dell’area. L’Italia ha generato il 16,3 per cento dei volumi Tips.

Dunque, la tecnologia di base esiste. Ciò che manca è un servizio al dettaglio davvero comune.

Che cosa ha fatto il Brasile

Il successo del Pix non dipende da un’app pubblica. La banca centrale brasiliana ha fissato un’unica architettura: partecipazione obbligatoria per le maggiori istituzioni, operatività continua, un elenco centrale di identificativi come telefono ed e-mail, regole comuni per i codici QR e costi nulli, salvo eccezioni, per le persone fisiche. Banche e fintech continuano a competere nelle app e nei servizi. Non competono, però, sulla possibilità di raggiungere il cliente di un’altra banca.

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L’Europa ha seguito il percorso opposto. Dispone di infrastrutture solide, ma l’esperienza del cliente resta frammentata tra Iban, carte, portafogli nazionali e iniziative private come Wero, Bizum o Bancomat. Gli accordi di interoperabilità sono un passo avanti, ma un commerciante non dovrebbe dover indovinare quale portafoglio usa il cliente.

Una rete, non un’altra app

Su bonifici istantanei e Tips si può costruire uno schema comune per i pagamenti quotidiani: un codice QR europeo interoperabile, identificativi semplici e volontari protetti dalle regole europee sui dati, norme uniformi per l’accettazione nei negozi e piena trasparenza delle commissioni. Non serve una nuova app pubblica. Banche e fintech potrebbero offrire il servizio nei propri canali, purché ogni utente possa pagare ogni altro utente.

Il modello brasiliano non va copiato senza correzioni. La velocità rende anche le frodi più rapide. Il Pix prevede limiti, blocchi cautelari e condivisione delle informazioni su conti sospetti. La verifica del beneficiario già obbligatoria nell’Ue è un buon punto di partenza; servono inoltre procedure chiare per errori, rimborsi e responsabilità.

L’euro digitale conserva una funzione diversa: offrire moneta della banca centrale in forma elettronica, anche offline, con corso legale e garanzie specifiche di privacy. Ma non è necessario aspettarlo per creare un’alternativa europea ai circuiti di carte. Uno schema comune di accettazione potrebbe, in futuro, utilizzare sia depositi bancari sia euro digitali.

La lezione del Pix riguarda soprattutto l’ordine delle decisioni: prima regole comuni e raggiungibilità universale, poi innovazione e concorrenza sopra la rete. L’Europa possiede già la tecnologia e, dal 2025, anche una parte importante delle regole. Le manca ancora una promessa semplice e riconoscibile: pagare chiunque, da qualunque banca, in pochi secondi. L’Italia, già tra i maggiori utilizzatori di Tips e sede di Bancomat, ha interesse a spingere in questa direzione.

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  1. Quando l’UE annunciò NGI Taler, fork di GNU Taler, come futuro Euro Digitale, fui ben contento, il seguito, sviluppo a porte chiuse, sistema ignoto con NGI Taler abbandonato, prima voci di stablecoins (smart contracts su blockchains ignote) poi sistema di pagamento ledger based, infine gestito da intermediari e pure con commissioni, oltre ai limiti pesanti mi ha tolto OGNI BRICIOLA DI INTERESSE, semplicemente. Visa e Mastercard sono note per aver bloccato fondi a Wikileaks, ai manifestanti in Canada, a Francesca Albanese, ma così è l’UE, che pure illegalmente ha bloccato tanti singoli Cittadini, es. Christelle Néant, Xavier Moreau, Frédéric Baldan, Jacques Baud, Nathalie Yamb, Xenia Fedorova, Enrique Arias Gil, Alina Lipp, Hüseyin Dogru, Thomas Röper, Diana Vitaliivna Panchenko, Sergey Polunin, John Mark Dougan, Dmitry Suslov, Fyodor Lukyanov, Andrei Sushentsov, Graham Phillips, Adrien Bocquet e molti altri.

    A questo punto non può esserci fiducia, meglio bitcoin con Lightning zoppicante che non l’ennesimo mostro succhia-commissioni con usuale congelamento fondi illegale, senza processi ne condanne, vincoli assurdi all’operativi, bachi e orrori crapware a non finire. L’UE era partita bene per poi finire peggio solo per dar il contentino a cleptocrati, a questo punto non c’è più nulla che possa salvare la barca, semplicemente la fiducia è finita.

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