Il tetto ai prezzi dei carburanti deciso da Eni e da altre compagnie abbassa il conto alla pompa ma spiazza i distributori indipendenti, che comprano a prezzo pieno. Il rischio è che il mercato esca dalla crisi solo più concentrato, ma non più efficiente.
Il ritorno degli “scontoni”
Nel mercato italiano dei carburanti succede qualcosa che non si vedeva da almeno un paio di decenni. L’automobilista percepisce soprattutto due cose: il rincaro dei prezzi, che va avanti ormai da oltre sette mesi, e gli “sconti” introdotti da qualche settimana da alcune grandi compagnie. Sconti che comunque lasciano la benzina self, in media, sopra i 2 euro al litro e il gasolio sopra i 2,20.
Meno visibile, ma probabilmente più duraturo, è l’effetto sulla struttura stessa del mercato della distribuzione, che si sta spaccando in due: chi può permettersi di fare gli sconti e chi no.
Lasciando da parte le cause dei rincari, su cui le analisi abbondano, proviamo a guardare a questi effetti partendo dai dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese e del made in Italy.
Dopo il progressivo prosciugamento della onerosa riduzione delle accise, a sorpresa sono tornati gli “scontoni”. Si erano, infatti, già visti nell’estate 2012, con il governo Monti, dopo le manovre lacrime e sangue per uscire dalla crisi dello spread: per meno di tre mesi e solo nei fine settimana. Questa volta, però, la portata è diversa e non solo perché non ci sono limiti di calendario. Dal 28 settembre Eni ha fissato nelle stazioni Enilive un tetto di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 per il gasolio, circa 17 centesimi sotto i propri prezzi medi di allora, per trenta giorni prorogabili fino a fine anno. Quasi subito gli altri operatori verticalmente integrati, tutti internazionali e tutti facenti capo a compagnie di Stato estere – IP, controllata dall’azera Socar, la kuwaitiana Q8 e la libica Tamoil – si sono attrezzati, sia pure in forme diverse e non sempre con un prezzo massimo dichiarato.
Una soluzione apparentemente vincente per tutti: prezzi “ribassati” subito per gli automobilisti, una prova di forza e di autorevolezza per il governo, un’immagine di generosità e responsabilità sociale per le compagnie.
Chi resta indietro
In realtà una categoria perdente ci sarebbe: le pompe bianche. Comprano il prodotto all’ingrosso dalle stesse compagnie, a prezzo pieno, e non possono seguirle alla pompa. Rischiano così di vedere i clienti tirare dritto, avendo perso proprio la convenienza di prezzo che tipicamente le caratterizza. La figura 1 lo mostra con chiarezza: per tutto il 2026 i prezzi medi della benzina self di compagnie e pompe bianche si sono mossi quasi all’unisono, con gli indipendenti di norma leggermente più convenienti. Con l’entrata in vigore del tetto al prezzo la relazione si è rovesciata: presso le pompe bianche la benzina costa in media circa 6 centesimi al litro in più.
Figura 1 – Prezzo medio della benzina self service: compagnie e pompe bianche (euro/litro), 1° gennaio-12 ottobre 2026

Fonte: elaborazione Staffetta Quotidiana su dati Osservatorio prezzi carburanti, Mimit.
Una cura efficace, dunque, ma non priva di effetti collaterali. Il calmiere spiazza, per numero di impianti, almeno metà della rete: tutti o quasi gli indipendenti, che non dispongono dei polmoni finanziari e di liquidità necessari a reggere settimane – e forse mesi, se il tetto verrà prorogato fino a dicembre – senza margini.
Due letture dello stesso fenomeno
Tentiamo una sintesi estrema. Da un lato si può sostenere – e gli operatori dell’extrarete lo sostengono – che con qualche centinaio di milioni di euro le compagnie petrolifere abbiano evitato una tassa sugli extraprofitti, dall’impatto incerto ma per loro comunque problematico, e che al tempo stesso provino a espellere dal mercato i distributori indipendenti. In Francia il nesso è diventato esplicito: l’amministratore delegato di TotalEnergies, che applica da mesi un tetto analogo, ha minacciato di ritirarlo se venisse introdotta una tassa sugli extraprofitti. Sarebbe una sorta di razionalizzazione forzata del settore, che però non seleziona necessariamente i migliori.
Dall’altro lato, viene a galla ancora una volta la fragilità strutturale dell’extrarete, un segmento da tempo chiamato a un salto di qualità. Ancora troppo legato a un contesto di abbondanza di prodotto, forse svanito per sempre, e dipendente a doppio filo dalle forniture delle compagnie, fino a ieri ha investito poco in aggregazioni, approvvigionamento autonomo e solidità finanziaria. Oggi si scopre senza alternative proprio quando ne avrebbe bisogno. In questa lettura, l’emergenza non farebbe che accelerare un processo di ristrutturazione ed efficientamento atteso da anni.
Il problema è che la parte di mercato che rischia di saltare è sì, in parte, quella che ha faticato a evolversi e a strutturarsi, ma è anche quella che negli ultimi anni ha garantito un po’ di dinamismo, esercitando una pressione al ribasso sui prezzi e svolgendo funzioni che le compagnie verticalmente integrate sembravano voler abbandonare.
Figura 2 – Differenziale di prezzo medio del gasolio self service tra compagnie e pompe bianche (euro/litro)

Fonte: elaborazione Staffetta Quotidiana su dati Osservatorio prezzi carburanti, Mimit.
Un tetto uguale per tutti?
Insomma, c’è il rischio che i mancati rincari di oggi si paghino domani con meno concorrenza. Un’alternativa è sul tavolo: le associazioni dei gestori Faib Confesercenti e Fegica hanno proposto un tetto temporaneo di novanta giorni, prorogabile una sola volta, valido su tutto il territorio nazionale e per tutti i distributori.
La liberalizzazione resterebbe la regola e il prezzo massimo un’eccezione riservata alle situazioni straordinarie come quella attuale. Il livello del tetto non sarebbe discrezionale: si partirebbe dal prezzo industriale del 27 febbraio, alla vigilia della crisi, aggiungendo soltanto gli aumenti giustificati da costo del greggio, noli e cambio, calcolati su un paniere di riferimenti internazionali e non su una singola quotazione. Si potrebbe inoltre attingere all’extra-margine di raffinazione – secondo i gestori superiore alla media 2025 di circa 21 centesimi al litro sulla benzina e 39 sul gasolio – per ristorare gli altri soggetti della filiera.
Le esperienze estere non mancano. In Belgio, per esempio, il prezzo massimo di ogni prodotto petrolifero è fissato per legge e vendere al di sopra è vietato. Il sistema poggia su un contratto-programma tra lo Stato e gli operatori, rappresentati dalla federazione di settore: ogni giorno lavorativo l’amministrazione calcola i massimi con una formula basata sulle quotazioni dei prodotti e su altre componenti tecniche, tra cui un margine di distribuzione rivisto periodicamente. È una regolazione, però, che sa di tariffa e irrigidisce il mercato. Ma il mercato di oggi sembra davvero molto diverso da quello anche solo di inizio 2026.
In ogni caso, la questione merita attenzione, soprattutto nell’interesse dei consumatori: bisogna uscire dall’emergenza, ma senza perdere di vista il trade-off tra efficienza e concentrazione.
Non perché la sopravvivenza di ogni distributore indipendente debba essere garantita, ma perché una ristrutturazione determinata dalla diversa capacità finanziaria degli operatori non coincide necessariamente con una selezione dei più efficienti. La sfida è uscire dall’emergenza senza compromettere quel pluralismo dell’offerta che, negli ultimi anni, ha contribuito a contenere i prezzi alla pompa. E senza dimenticare che, quando la concorrenza – utile anche per la transizione – si riduce, ricostruirla è molto più difficile.
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Laureato in filosofia all’università La Sapienza di Roma. È giornalista professionista dal 2006. È entrato in Staffetta Quotidiana nel 2005. Ne è direttore responsabile dal 2016.
Program director presso la Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), Direttore dell’Area Sostenibilità e dell’Osservatorio sull’innovazione energetica dell’Istituto per la Competitività (I-Com) e fellow presso GREEN dell’Università Bocconi. I suoi interessi di ricerca sono le politiche energetiche e ambientali, la mobilità sostenibile, l’automotive e i mercati dell’energia. Dal 2008 collabora alla Staffetta Quotidiana e dal 2022 è vicedirettore di Nuova Energia.
PiegoAngela
Dio vi benedica per usare “Gasolio” invece che sbagliare come fa il 90% nazionali, internazionali e in inglese, che per riferirsi a quel tipo di carburante usano la parola Diesel, che però indica solo la tipologia di motore endotermico invece che il carburante con cui funziona.