La cordata Impregilo ha appena vinto la gara (due soli partecipanti) per costruire il Ponte sullo Stretto. Lasciando da parte la congruità dell’offerta, restano fortissimi dubbi sull’utilità dell’opera, sull’entità dei finanziamenti privati (se tali sono i soldi di FS) e sulle inevitabili esigenze di risorse pubbliche nel prossimo futuro, per tacere dell’incubo paesistico-ambientale di un mostro di cemento iniziato e non finito. Ma è tutto il disegno della “grandi opere” a lasciare perplessi: non sembra che esse siano le più urgenti per risolvere i problemi della logistica, che avrebbe bisogno molto più di “piccole opere”, mentre i meccanismi previsti dalla Legge Obiettivo per accelerare le opere non sembrano aver funzionato. Intanto il cattivo esempio del Ponte tende ad attecchire anche nelle piccole città …
Autore: Desk Pagina 164 di 203
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Il Nobel per l’economia torna ad essere assegnato a studiosi di teoria dei giochi. Forse
Robert Aumann meritava più il premio di Thomas Schelling. Mettiamo in luce il contributo dei due grandi economisti.
Mentre si profila una manovra correttiva per il 2005, la copertura della Finanziaria 2006 appare sempre più debole, man mano che si riesce a saperne di più sulla manovra. In particolare suscitano interrogativi le entrate da vendite di immobili, la regolazione dei flussi di Tesoreria, il co-finanziamento dei progetti comunitari, la lotta all’evasione e la riforma della riscossione. Preoccupa la filosofia della Finanziaria sui tagli a Regioni ed enti locali. Porre un limite alla spesa rappresenta infatti un’indebita interferenza del centro sull’autonomia della periferia. Ed è concettualmente incompatibile con il federalismo che ammette solo il controllo sul saldo di bilancio.
La quota di famiglie povere è aumentata di un punto percentuale nel 2004, salendo all’11,7 per cento. Cresce anche il divario tra Nord e Sud. Colpa anche di un sistema di welfare tra i più inefficaci in Europa. Così come deludenti sono stati i tentativi di aumentare i redditi familiari con i tagli all’Irpef.
La cordata Impregilo ha vinto la “gara” (due soli partecipanti!) per costruire il Ponte sullo Stretto. Lasciando da parte la congruità dellÂ’offerta, restano fortissimi dubbi sullÂ’utilità dellÂ’opera, e sulle inevitabili esigenze di risorse pubbliche nel prossimo futuro, per tacere dellÂ’incubo paesistico-ambientale di un ponte lasciato a metà .
In due giorni dalla riapertura della sottoscrizione abbiamo raccolto 750 euro. Grazie! Continuate così.
La riforma della legge elettorale inizia il suo iter parlamentare. L’esperienza storica ci dice che cambiare la legge elettorale può riservare sgradevoli sorprese.
Sta per concludersi la gara per il General Contractor che dovrebbe costruire il Ponte sullo Stretto. Ma chi finanzierà quest’opera? Non vorremmo trovarci un ponte a metà . Bene tornare a pianificare il sistema dei trasporti, coordinandolo con le politiche di apertura dei mercati. Ma Commissione Europea e Parlamenti europeo e italiano tendono a rinunciare all’introduzione di meccanismi concorrenziali nel settore dei trasporti pubblici terrestri. Intanto, i trasporti rimangono in Italia il settore a più alta intensità di scioperi, favoriti dal frazionamento delle rappresentanze sindacali aziendali e dall’orientamento giurisprudenziale a limitare gli effetti giuridici della clausola di tregua contenuta nel contratto collettivo. Nel trasporto aereo, mentre gli aeroporti attendono una loro regolazione effettiva, è sempre più aggressiva la concorrenza delle compagnie low cost, che ormai rappresentano un modello anche per la salvezza delle compagnie tradizionali, come Alitalia.
Giampaolo Galli, Direttore generale dell’Ania, commenta l’intervento di Marcello Messori sul Tfr.
Riapriamo la campagna di sottoscrizione: abbiamo bisogno del vostro aiuto per continuare a crescere.
Si blocca la riforma del TFR. Forse meglio così perchè il testo di decreto attuativo, che poteva essere approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, discriminava i lavoratori più giovani, i maggiori beneficiari dello smobilizzo del trattamento di fine rapporto. E riduceva la concorrenza fra fondi contrattuali e fondi aperti, violando principi di portabilità dei contributi di lavoratori e datori di lavoro. Nella lunga trattativa si è perso il riferimento ai principi che dovrebbero ispirare una riforma così importante. Bene ricapitolarli.
Procede invece, la riforma del diritto fallimentare. E’ un passo avanti rispetto alla situazione attuale, ma il Parlamento dovrà al più presto migliorare le procedure di recupero (il concordato fallimentare fa concorrenza sleale a quello preventivo), l’amministrazione straordinaria (troppi i poteri dati alla PA nella gestione della crisi di impresa) e la disciplina dell’esercizio provvisorio (che porta a salvare l’impresa anche quando sarebbe meglio smembrarla). Affinché la riforma abbia piena efficacia è inoltre importante introdurre le giuste regole di corporate governance nel sistema bancario.
E’ stata scritta solo in 80 ore e si vede. Anche se gli 11,5 miliardi di riduzione del disavanzo dovessero miracolosamente materializzarsi, ci porterebbero ben al di sopra del 3,8% negoziato con Bruxelles. Contemporaneamente si decidono nuove spese e agevolazioni per 11 miliardi. Sarebbe meglio concentrare solo sulla riduzione del disavanzo le risorse che effettivamente si riuscirà a trovare, rinviando il resto a tempi migliori.
Abbandonata la politica dei tagli fiscali, ci si attende di reperire risorse da una non definita lotta all’evasione, un’improbabile imposta “sui tubi” (che rischia di gravare su di una domanda molto rigida) e una miscellanea di interventi di piccola entità che hanno il costo di rendere ancora più incerto il quadro per il contribuente. Un esempio fra tutti: la tassa sui brevetti, inasprita solo sette mesi fa, viene ora abolita.
Ancora molto diversa la Turchia dai paesi dell’Unione a 25. Ci vorranno tempi lunghi per il loro ingresso. Meglio esser chiari con tutti fin da subito.
Il “nuovo” ministro dell’economia ha cinque giorni di tempo per varare la finanziaria, in una situazione in cui il Governo sembra aver perso il controllo dei conti pubblici. Grazie all’Euro abbiano sin qui evitato guai peggiori, ma l’emergenza ricorda la crisi del 1992. Oltre che all’inadeguatezza di molti politici, dobbiamo questa situazione alla scarsa qualità delle nostre istituzioni. Tra i nodi non risolti c’è quello del federalismo e della finanza locale, dove in questa legislatura, in assenza di una chiara cornice istituzionale, si è oscillato tra interventi centralistici e autonomia irresponsabile.
I problemi di qualità delle istituzioni non riguardano solo il settore pubblico. La recente operazione sulle azioni Fiat conferma che la trasparenza del nostro mercato azionario lascia molto a desiderare. Ci occupiamo anche delle elezioni in Germania di una settimana fa: si apre un periodo di forte instabilità politica. Potrà mettere a rischio la ripresa economica che sembrava alle porte.
Aggiornamenti: Un fallimento troppo amministrato di Francesco Vella;
Per una Germania con politica all’italiana di Tito Boeri e Micael Castanheira;
Perché restano piccole imprese di Stefano Scarpetta.
Gianluigi Gabetti presidente di Ifil, commenta l’intervento di Salvatore Bragantini “Se l’equity swap dribbla la comunicazione”.
Vecchio compagno dal grande cuor vermiglio, Garriva al vento, gloriosa la bandiera, Il grande sogno del sociale impero Vecchio compagno, quanto tempo è passato bussò sul ferro della gran cortina Un caso indubbio di virtù nostrana, Addio compagno del tempo del muro
lo so, lo so che ti sÂ’imperla il ciglio,
nel legger ciò che dice il tuo D’Alema:
andare a Mosca allor, non ne valea la pena.
ma or ti sembra solo una chimera,
che né il lavor, né la giustizia e il bello
potean marciare con falce e con martello.
rimase un sogno e mai divenne vero,
Camillo avea perciò molta ragione
nel dirlo a quel buon uomo di Peppone.
dal dì che a Pisa si gridò “Morte alla Nato”.
Poi giunse un papa là nel Vaticano,
che con la croce nella stanca mano,
e il brutto inganno trascinò in rovina.
Ecco così di Massimo il tormento,
che al fin si sciolse in lauto pentimento.
che più somiglia a un volta di gabbana!
Caro compagno che ti ritrovi mesto
tu che credevi e ti illudevi, onesto.
tu che guardavi al sole del futuro;
ora di te mi sentirò un po’ privo,
non più compagno, ma foglia dell’ulivo.
Giustizia Civile
e Diritto Fallimentare continuano ad essere le palle al piede per la crescita delle imprese italiane e scoraggiano gli investitori esteri. I tempi troppo lunghi del processo civile (dovuti anche alla mancata liberalizzazione delle tariffe degli avvocati) rendono rischiosi i contratti e difficile l’accesso al credito. Per sopravvivere, le imprese cementano la fedeltà di partnership con l’effetto di impedire l’ingresso di nuove imprese, che non possono entrare in queste consorterie. Anche la riforma del fallimento servirebbe a ridurre i rischi degli investitori e facilitare l’accesso al credito. Ma si allontana sempre più dall’orizzonte.
Nel frattempo lÂ’Italia precipita nelle classifiche degli investitori compilate dalla Banca Mondiale (dal 40simo al 70simo posto). E la piccola impresa non riesce a crescere. Altro che “piccolo è bello”!
Stefano Micossi replica all’intervento di Lorenzo Stanghellini sulla riforma del diritto fallimentare. La controreplica dell’autore.
Aggiornamenti: Più occupazione senza prodotto di Pietro Garibaldi.
Le armi del Fondo di Carlo Cottarelli
E il guardiano dei conti si ritrovò solo di Roberto Perotti
Per gestire le politiche dell’immigrazione bisogna guardarsi attorno. Vedere cosa fanno gli altri paesi da dove vengono e dove vanno gli immigrati. Esattamente l’opposto di quanto fatto in questa legislatura e di quanto sta avvenendo all’inizio di questa campagna elettorale. Cerchiamo di documentare quanto avviene negli altri paesi dell’Unione Europea e poniamo un quesito: dobbiamo anche noi adottare politiche dell’immigrazione differenziate a seconda del livello di istruzione e delle qualifiche degli immigrati? Ci vuole anche molto pragmatismo. L’atteggiamento opposto di quello che ha ispirato la legge Bossi-Fini.
La riforma della Banca d’Italia presentata dal Governo rinuncia a introdurre una disciplina transitoria in grado di garantire un rapido ricambio nella conduzione della Banca d’Italia: è questo il vero segnale istituzionale di cui ci sarebbe stato bisogno.Un bel pasticcio è poi quello creato dalla norma sul trasferimento della proprietà che per risolvere un inesistente conflitto di interessi rischia di tradursi in un inutile regalo alle banche. Fra gli emendamenti presentati al Senato al ddl sul risparmio diversi riprendono le proposte de la voce. Tra questi, appunto, quelli che separano proprietà e controllo, rendendo inutile il trasferimento della proprietà al Tesoro.
Tra meno di venti giorni sarà presentata la legge finanziaria 2006. Iniziamo a occuparcene lanciando un allarme sullo stato della finanza comunale, alle prese con compiti più ampi cui non corrispondono entrate tributarie adeguate.
Poteva farlo in un modo più sbilenco? Don Antonio dovrebbe favorire In zona Cesarini Siniscalco Degna fine di un estate alquanto strana Tra Ricucci che scala ErreCiEsse Un teologo neofita e maldestro Ma le grida son durate poco, certo Monti era mosso da altri intenti E così l’estate va a finire
Dopo mesi di melina in questo squasso
Al battesimo del figlio di Shevchenko
Re Tentenna ha fatto il grande passo.
Nel rispetto che pur non gli si nega
Seguendo il suo devoto e pio sentire
Ora che lÂ’ha mollato anche la Lega.
è riuscito con un paio di svolazzi
a strappare gli applausi dal suo palco
evitando le rampogne di Giavazzi
Coi furbetti e il loro quartierino
Pronti a eriger la Gran Banca Padana
Con lo stile di chi gioca a un pokerino.
e Annafalchi in comunion di beni
La morale che scuote un poÂ’ i Diesse
E Parisi che li scalcia nelle reni.
Che somiglia al Presidente del Senato
Ha profuso molta grinta e scarso estro
Contro i rischi di un diffuso meticciato.
che la scena è stata presa in grande stile
dai sospetti che si attrezzi un bel trasloco
tutti in corsa verso il Centro del cortile
un richiamo al pensiero liberale
ma qualcosa vorrà dir se ai quattro venti
lo hanno interpretato tutti male.
In un clima limaccioso e senza attese
Italia in panne, gran voglia di dormir
Speriam che regga ancora qualche mese.