Lavoce.info

Autore: Desk Pagina 179 di 203

Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".

sommario 15 giugno 2004

Diversi partiti e commentatori auspicano un ritorno al proporzionale. Ma la lezione di queste elezioni (e le schede-lenzuolo che abbiamo ricevuto nei seggi) è proprio che un sistema proporzionale porta ad una forte frammentazione della rappresentanza politica. Meglio non abbandonare il maggioritario. Semmai rafforzarlo anche uniformando le regole: oggi si vota con almeno cinque regole diverse tra comunali, provinciali, regionali, politiche ed europee.
Delle elezioni europee preoccupa l’elevato astensionismo (l’Italia è un’eccezione). La Ue è vista dai cittadini come un’entità troppo distante. Le associazioni dei consumatori potrebbero impegnarsi per dare più voce ai cittadini e contrastare l’influenza che i gruppi di pressione esercitano sulle politiche europee.
Torniamo sulla “questione meridionale“, è proprio vero che ciò che manca al Sud sono le infrastrutture? I dati sui risultati ottenuti dagli studenti meridionali fanno pensare che una scuola migliore è forse ancora più importante.

Politiche della concorrenza

 

Politiche della concorrenza

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Alleanza Nazionale
 
Lista Bonino



Forza Italia  

 

Italia dei valori

 

Patto Segni-Scognamiglio

 

Uniti dell’Ulivo
Ritenete che sia necessario istituire delle Autorità europee per le comunicazioni, il gas e l’energia elettricaNo. L’applicazione del diritto comunitario deve e può essere assicurato dall’antitrust e dalla Corte di giustizia europea

No. La strada da seguire è quella di una maggiore liberalizzazione dei mercati

No. Le authorities sono istituzioni che turbano la libertà delle imprese.Si. I grossi monopoli vanno contrastati con tutti gli sforzi possibili a livello europeoNo. Ci sono autorità di regolamentazione nazionali che operano già sulla base delle direttive comunitarie e che sempre più lavoreranno in rete.
Secondo voi la privatizzazione dell’Enel dovrebbe proseguire? Si Il processo di privatizzazione dovrebbe portare ad una separazione societaria e funzionale, rispetto alla società del trasporto dell’energia elettrica. Si. Occorre segmentare il mercato, liberalizzando quei segmenti dove la concorrenza si può sviluppare. Si. L’Enel, come tutte le societa’ operanti nel settore, va divisa in attivita’ liberalizzate ed attivita’ non liberalizzabili: la produzione deve essere esclusivamente privata, e la distribuzione esclusivamente pubblicaSi ma ci dovrebbero essere regole per evitare concentrazioni che possano a portare ad un nuovo monopolio, stavolta privato.  Si, ma solo se prima si da’ un assetto più concorrenziale al mercato per evitare che si ricreino altre situazioni di monopolio
Ritenete utile la liberalizzazione dei servizi professionali? E del commercio al dettaglio? Quali settori devono, a vostro giudizio, diventare oggetto delle politiche della concorrenza comunitaria? Si, occorrerebbe liberalizzare le libere professioni. Siamo favorevoli anche alla liberalizzazione del commercio. Si. La liberalizzazione va promossa a livello nazionale. Risulta difficile pensare a regole di concorrenza comunitaria.
No. I servizi professionali sono molto legati agli ordinamenti nazionali.
Si , non dovrebbero esistere alcun vincolo alla liberalizzazione previa responsabilizzazione oggettiva degli ordini professionali nel controllo della deontologia e della competenza attuale dei professionistiNo. Gli ordini non devono scomparire per evitare una caduta nella professionalità. Il Commercio al dettaglio in Italia deve essere protetto e non liberalizzato.  Si. Non certo tutte, ma buona parte delle regole attuali impediscono la crescita professionale e mortificano l’efficienza dei relativi servizi. Tutte le attività professionali sono già oggetto della competenza europea. Sono i governi, e in particolare il nostro, che non si adeguano.

Mercati finanziari

 

Mercati Finanziari

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Ritenete che bisogna introdurre riforme nel sistema dei controlli e di tutela del risparmio? Si. E’ necessaria la riforma del sistema dei controlli. Importante rivedere anche il ruolo di Banca d’Italia.  Si. La proposta del governo in materia è adeguata allo scopo. Si tratta solo di approvarlaSi, ma partendo dal ripristino della separazione fra attivita’ finanziarie, industriali e commerciali, in modo da impedire alla fonte l’opportunita’ di illegalita’. Si. I sindaci dovrebbero diventare figure più istituzionali esterne dall’organigramma aziendale. La Consob dovrebbe essere più rigida nell’applicare le sanzioni. Si. I risparmiatori sono stati troppo spesso lasciati  senza informazioni adeguate o senza tutele efficaci.
La legislazione per i controlli dovrebbe essere stabilita a livello europeo? Simile a quella statunitense? Si a livello europeo e guardando alla legislazione statunitense 

Si
No nella stessa linea statunitense, che si basa su presupposti sociali totalmente diversi dalla cultura europea spostata verso la prevenzione

Si a livello comunitario., ma non in linea con la legislazione Usa. La nostra situazione è però diversa da quella americana.Alcune risposte devono essere date anche a livello nazionale, data la particolare struttura del nostro capitalismo familiare e la natura ancora nazionale dei controlli. L’esempio americano è utile, ma l’impostazione europea è più cauta per limitare i costi di regolamentazione ed è opportuno che tale strada venga mantenuta
C’è il rischio una sovra-regolamentazione delle banche con costi maggiori dei benefici? Si, una regolamentazione più vincolistica penalizzerebbe la maggioranza delle imprese virtuose senza offrire garanzie contro i comportamenti fraudolenti  Si. Non dovrebbero essere previste in nessun modo sovrastrutture costose quanto inutiliNo. La regolamentazione deve essere introdotta per salvaguardare il risparmiatore.Si, c’è un rischio di una sovra-regolamentazione. Prima di introdurre nuova regolamentazione è bene fare accurate analisi costi-benefici. Questo potrebbe evitare tardive ed amare sorprese.

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Politiche dell’immigrazione

Politiche dell’immigrazione

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Alleanza Nazionale

 

Lista Bonino

 

Forza Italia
 

Italia dei valori
 

Patto Segni-Scognamiglio
 
Uniti nell’Ulivo
 Ritenete giusto mantenere le restrizioni all’accesso del lavoro da parte dei cittadini de nuovi paesi membri dell’Unione europea?Si. Esistono due ordini di motivi che ci convincono sull’opportunità di mantenere le restrizioni all’accesso al lavoro da parte dei cittadini di questi PaesiNo, le restrizioni sono un grave errore. Gli immigrati sono un’importante risorsa per le nostre economie. Le restrizioni hanno solo l’effetto di smorzare gli entusiasmi europeisti. Si. Il periodo transitorio è ragionevole in considerazione del divario di sviluppo tra i quindici vecchi membri e i dieci nuovi.No, le restrizioni alla mobilità dei cittadini membri sono un’idea indegna per l’Europa. Si, una restrizione di qualche anno potrebbe essere una buona soluzione.No, gli immigrati vanno dove il mercato del lavoro ne ha più bisogno. Le attuali restrizioni allontanano i più qualificati e contrastano con la flessibilità che si è introdotta nei rapporti di lavoro.
 Siete d’accordo sull’esistenza di un legame tra commercio e flussi migratori? Più commercio, meno immigrazione?Si, la regolamentazione dei flussi migratori potrebbe essere correlata dal varo di apposite misure di politiche commerciali. Si, Il protezionismo commerciale incentiva l’immigrazione. .La politica commerciale deve essere tesa ad una liberalizzazione degli scambi internazionaliSi, la politica agricola va rivista da cima a fondo anche per i suoi effetti negativi sull’immigrazione Si Si. Si, c’è un legame , in questo campo ha fatto bene la Commissione Prodi a proporre l’eliminazione dei sussidi alle esortazioni dei prodotti agricoli.
 Pensate che gli immigrati debbano godere degli stessi diritti e doveri dei cittadini italiani? Si. In tal senso proponiamo di attribuire il diritto di voto, attivo e passivo, nelle elezioni amministrative, a quanti, cittadini stranieri, ormai da anni qui vivono, lavorano, pagano le tasse e fanno crescere i propri figli.Si. Non vi è ragione per limitare i diritti sociali ed economici degli immigrati Si, ma solo per chi ha acquisito la cittadinanza. Si, l’immigrato deve godere degli stessi diritti e deve essere sottoposto agli stessi doveri del cittadino comunitario.  Si.Si , per realizzare l’integrazione bisogna costruire un patto di diritti e doveri tra italiani e stranieri , che riconosca diritti e doveri economici, sociali e civili.
 Siete favorevoli ad istituire un‘autorità europea adibita a controllare il flusso degli immigrati clandestini?Si. Siamo pienamente convinti della opportunità di istituire una autorità comunitaria di controllo delle frontiere esterne che possa anche definire strumenti finanziari adeguati così da alleviare gli ormai pesanti costi sopportati dagli Stati più frontalieri del continente europeo, come ovviamente l’ItaliaSi, si tratta di una materia di chiaro interesse comune, potrebbe però essere sufficiente un coordinamento continuativo dell’opera dei singoli Stati Si, è la strada giusta Si, il controllo dei confini della comunità è competenza comunitaria. Si. I paesi singoli molte volte non hanno da soli le risorse per controllare i flussi di immigrati irregolari Si, solo in questo modo può essere garantito un governo efficace dei controlli dei flussi migratori. che avvantaggerà ogni paese dell’Unione.

 

 

Coordinamento delle politiche fiscali

Coordinamento delle politiche fiscali

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Pensate che il limite del deficit del 3% stabilito dal Patto di Stabilità e Crescita debba essere ancora vincolante per il Governo Italiano, dopo le deroghe concesse a Francia e Germania?Si. Il Patto deve essere rispettato, è tuttavia possibile giungere ad una interpretazione dinamica dello stesso, escludendo dal deficit le spese di investimento che potranno generare effetti benefici sul Pil. Si. Le discussioni circa la modifica del Patto appaiono pretestuose. Occorrono invece riforme strutturali e modifiche nella composizione dei bilanci pubblici.  Si. L’Italia ha sempre rispettato il Patto e lo rispetterà anche quest’anno.
Il Patto però è largamente insufficiente per la crescita.
Si. L’unica modifica al Patto potrebbe essere una riduzione dei parametri in periodi di recessioneSi, la soglia del 3% è un limite plausibile, ragionevole e lungamente soppesato in ambito Europeo. Il problema è l’azzeramento del deficit, per il quale le privatizzazioni sembrano essere la strada obbligata.Si, soprattutto per l’Italia, dato l’elevato debito pubblico. Per contenere il deficit occorre riprendere il controllo della spesa e delle entrate. Alcune correzioni al Patto andrebbero introdotte, per sostenere la crescita.
Ritenete che sia utile armonizzare la tassazione dei redditi da capitale a livello europeo? Si. L’adozione di una tassazione omogenea in ambito europea dei redditi finanziari deve essere studiata in modo da includere anche l’elevazione graduale e contenuta dell’aliquota d’impostaNo .Si può discutere su un’armonizzazione delle regole per determinare talune basi imponibili, ma va respinta qualsiasi ipotesi di armonizzazione delle aliquote di imposizioneNo L’armonizzazione delle politiche fiscali non è qualcosa di auspicabile in sé, anche se in presenza di una moneta unica è difficile pensare alla competizione fiscale tra Paesi per i redditi di capitale . Si. I redditi da Capitale vanno considerati nell’insieme dei redditi percepiti dalla Persona Fisica e destinati ai Consumi.

L‘omogeneizzazione europea e’ auspicabile, ma non deve ritardare l’applicazione in Italia

Si. Una migliore armonizzazione della tassazione dei redditi finanziari all’interno dell’Europa eviterebbe distorsioni di concorrenza e delocalizzazioni di capitale nel continente. Si. Siamo favorevoli ad una graduale armonizzazione della tassazione sui redditi da capitale, per evitare una pericolosa competizione fiscale.
Ritenete che sia giusto allineare la tassazione dei redditi d’impresa in Italia agli standard internazionali ed europei (riducendo ad esempio l’Irpeg e l’Irap?)Si. Con il decreto legislativo n-344 del 2003 si è già ridotto il carico fiscale sul reddito delle società.Si, l’Italia dovrebbe perseguire la propria politica nella fissazione delle aliquote fiscali. L’armonizzazione deve riguardare solo la base imponibile e la sua ripartizione tra vari stati. Si  E’ giusto che le imprese paghino meno tasse, ma non vengano finanziate con denaro pubblico. No Non è possibile fornire indicazioni, per la sostanziale differenza soprattutto nelle fonti di risorse finanziarie, fra le imprese italiane e quelle degli altri paesi europei.Si. L’allineamento sarebbe un fattore di maggiore competitività. Per limitare l’impatto sul gettito occorrerebbe privatizzare.Si.  Occorre una riduzione graduale e certa, come con il sistema di Dual Income Tax, abolito dal governo di centro-destra.
Ritenete che la pressione fiscale in Italia debba essere ridotta, aumentata o restare sostanzialmente invariata?Si. Dovrebbe essere ridotta, ridurre la pressione fiscale è necessario ma non bisogna ridurre le cosiddette spese sociali. Si.  La pressione Italiana è troppo elevata e deve essere ridotta.Si .La pressione fiscale va diminuita strutturalmente riducendo la spesa dello stato attraverso privatizzazioni e riforme strutturali. No. La pressione fiscale va mediamente aumentata per l’esigenza di ridurre il debito pubblicoSi La pressione fiscale dovrebbe essere ridotta in Italia e in tutti i Paesi dell’ Euro perchè rappresenta il principale freno alla crescita e alla competitività nei confronti degli Stati Uniti Si.L’Italia può intraprendere un percorso graduale e ragionevole di riduzione permanente della pressione fiscale, senza ridurre la spesa sociale, che deve rimanere costante in termini reali.

Commercio estero

Commercio estero

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Occorrerebbe introdurre dazi nei confronti delle esportazioni dalla Cina?

 No. Più che auspicare restrizioni per le merci dei Paesi emergenti, il governo italiano si deve battere in sede comunitaria e interno per ottenere una reale reciprocità di trattamento negli scambi internazionali. No. La concorrenza cinese non è il vero problema dell’industria italiana.No. Le difficoltà dell’export italiano sono dovute al cambio sfavorevole dollaro euro. No occorrono dazi ma che le regole del Wto siano rispettate.  No. No. Bisogna puntare sulla qualità produttiva per vincere la concorrenza Bisognerebbe affidare al Wto un potere di controlloNo. Il sistema italiano, che non può più contare sulle svalutazioni della moneta, deve essere perciò orientato a valorizzare meglio le proprie capacità imprenditoriali e di innovazione.
 

Pensate che si debba spendere di più a favore della ricerca applicata a livello comunitario e nazionale?

Si. Le spese per la ricerca vanno aumentate sia dal versante pubblico, sia dal versante privato. Si potrebbe pensare ad una defiscalizzazione delle spese di R&SSi Aumentare le risorse per la ricerca applicata a livello europeo è importante, magari togliendo alcune risorse alle politiche agricole. Si Bisogna incentivare la ricerca applicata nei settori di maggior “successo” , evitando finanziamenti a pioggia. Si. A livello nazionale è necessario aumentare il prelievo fiscale per finanziare la ricercaSi. La ricerca dovrebbe essere condotta a livello europeo.Si . Lo spazio di ricerca europeo permetterà di incrementare la cooperazione tra le università , i centri di ricerca e le imprese
 

Avete intenzione di incoraggiare gli investimenti all’estero delle imprese italiane?

Si. Le imprese italiane dovrebbero aumentare gli investimenti italiani all’estero. Ci sarebbe un aumento dei posti di lavoro in Italia, dove rimarrebbero i centri produttivi.Si Aumentare le risorse per la ricerca applicata a livello europeo è importante, magari togliendo alcune risorse alle politiche agricole.  SiNo, gli investimenti privati devono essere totalmente liberiSi. Anche verso l’America Latina  Si. E dobbiamo anche incoraggiare l’arrivo di imprese estere nel nostro Paese.
       

Bilancio dell’Unione

Bilancio dell’Unione

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Alleanza Nazionale
 

Lista Bonino
    

Forza Italia

  

Italia dei valori

 

Patto Segni-Scognamiglio
 

Uniti nell’Ulivo
Aumentereste il bilancio dell’Ue come suggerito dalla Commissione? Si, ma occorrerebbe anche cambiare le componenti della spesa. No. La Commissione dovrebbe spendere meglio i fondi già a sua disposizione.

Si. Tendenzialmente le risorse a disposizione della Commissione devono progressivamente aumentare in corrispondenza con trasferimenti di Autorita’ e quindi di compiti dai singoli Stati Membri

 Si L’Ue si allarga e ha bisogno di più risorse finanziarieSi, dobbiamo è prendere sul serio i nostri obiettivi comuni. E spazio per più risorse ce n’è senza ulteriori gravami.
Siete a favore di una minore erogazione di fondi strutturali al nostro Paese? Si. Non servono più fondi occorre sfruttare i propri vantaggi competitiviNo. L’Italia non ha sfruttato bene i suoi fondi in passato ma dal 2001 la situazione è radicalmente cambiata.Si. I fondi, finora, sono stati usati in maniera complessivamente deludente. No. Temiamo che una riduzione dei fondi strutturali comunitari spingerebbe lo stesso governo a limitare gli aiuti destinati al MezzogiornoNo al momento. Il nostro Sud ha ancora bisogno di fondi pubblici per svilupparsi e ogni Governo dovrebbe pertanto difenderne le esigenze davanti alla Commissione.
Credete che L’Ue debba ridurre la Protezione del settore agricolo? Si. La PAC è “un gioco” con alti costi da sostenere e pochi vantaggi , se non per pochi agricoltoriSi occorre una revisione della PAC che favorisca la crescita della produttività e il calo dei prezziSi. Fermo restando il valore stategico della disponibilita’ domestica dei prodotti agricoli, vanno certamente perseguite nel tempo le iniziative che evitino di sostenere produzioni eccedenti i fabbisogni, orientando maggiormente l’agricoltura al ruolo di trasformazione energetica dell’energia solareSi Si La quota di bilancio comunitario assorbita dalla politica agricola- circa il 45%- è troppo elevata in rapporto alle altre priorità.

Politiche dell’ambiente

Politiche dell’Ambiente

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Alleanza Nazionale

 

Lista Bonino

 

Forza Italia

 

Italia dei valori

 

Patto Segni

 

Uniti nell’Ulivo

L’Europa deve procedere all’attuazione del protocollo di Kyoto? No. E’ importante adottare misure contro l’effetto serra ma il Protocollo di Kyoto appare discutibile per l’incertezza dei suoi costiSi. L’Italia ha ratificato il protocollo di Kyoto.  Si richiede però l’utilizzo di strumenti meno costosi e più efficienti, altrimenti si abbassa la competitività dell’Europa nei confronti dei Paesi che non ratificano il protocollo. No Il problema inquinamento e’ ” il Problema ” del Terzo Millennio perche’ plafona lo sviluppo. Rispetto a ciò, il protocollo di Kyoto è un paravento ingannevole per gli equilibri mondiali. Occorre ripartire urgentemente da zero nell’approccio alla soluzione del problema inquinamento. Si L’Eu dovrebbe negoziare affinché tutti i paesi accettino il protocollo, usando anche ritorsioni commerciali. Si. Se la Russia non ratificherà il trattato certo l’impatto sulle emissioni non sarà risolutivo, ma nemmeno trascurabile, per questo è importante che l’Europa proceda all’attuazione
Siete favorevoli alla tassazione ambientale i cui proventi possano essere destinati al funzionamento di tecnologie alternative? No. Certamente l’Ue deve farsi carico di promuovere la ricerca in tecnologie alternative nelle fonti rinnovabili anche se l’armonizzazione fiscale ambientali a livello europeo non è auspicabileNo a nuove tassazioni, i combustibili fossili sono già molto tassati in Europa. No. I combustibili fossili vanno eliminati. Il problema non va però impostato sotto l’aspetto economico. Non ci devono essere limiti di spesa alla ricerca energetica.Si. La tassazione può essere un passo avanti. Le imprese devono essere tra le prime ad investire in ricerca per nuove fonti di energia rinnovabili. Si alle tassazioni a livello europeo, finalizzate a dare risorse per la ricerca nell’ambito delle energie e rinnovabili
Siete favorevoli all’armonizzazione delle politiche dei trasporti e ad un pagamento di pedaggi all’ingresso delle città? No all’armonizzazione delle politiche.

Si al pedaggio d’ingresso.

No all’armonizzazione delle politiche nel settore dei trasporti.

No al pedaggio a pagamento perché non funziona al fine di ridurre la circolazione

No. Il tema trasporti come fonte d’inquinamento è artificioso come tutto il problema energetico.

No. I pedaggi all’ingresso delle citta’, il cui risvolto ambientale trova mille altre soluzioni. Sono un’idea da Medioevo. La.soluzione del problema è solo un fatto di volontà, non di risorse finanziarie. Il problema va condotto a livello locale.

Si. all’omogeneizzazione del settore dei trasporti.

Si al pedaggio di entrata nelle città purché escluda i residenti e metta comunque a disposizione degli utenti un servizio efficiente per entrare nelle città.

Si a standards comuni europei. L’Europa è l’unità di misura con cui progettare e costruire il futuro dei trasporti.

Si ai pedaggi , se accompagnati da più servizi pubblici per chi vuole entrare nelle città.

Costituzione europea

 

 

Costituzione Europea

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Alleanza Nazionale
 
Lista Bonino

Forza Italia 
 
Italia dei valori
 
Patto Segni-Scognamiglio
 

Uniti nell’Ulivo

Siete favorevoli a ratificare la Costituzione Europea così com’è ? No, la bozza di “Trattato costituzionale”approvato dalla Convenzione è un testo insufficiente anche se ha elementi che vanno nella direzione giusta. Si. Testo presentato alla conferenza intergovernativa a Napoli poteva essere un buon compromesso No, le istanze sollevate da Spagna e Polonia sono ragionevoli e dovrebbero essere considerateSi al testo previsto da Giscard e presentato a SaloniccoSi al testo presentato a Napoli. Importante che non siano moltiplicati gli ostacoli al passaggio presente e futuro al voto a maggioranza.
Sareste favoreli ad un referendum consultivo in Italia per approvare la Costituzione Europea? Si, ci vorrebbe però un referendum europeo, il cui esito dipende cioè dalla maggioranza degli elettori europei Sì, i referendum appaiono necessari. I paesi in cui il referendum da esito positivo dovrebbero adottare la Costituzione Europea, anche in presenza di risultati negativi in altri paesi.Si. Stesso referendum in tutti i Paesi nello stesso momento in modo da evitare che i diversi referendum vengano usati dai vari paesi come arma negozialeSi, dovrebbe però servire una legge costituzionale ad hoc che lo preveda
Vorreste che a dicembre fossero avviati i negoziati con la Turchia in vista di
un possibile ingresso nell’Unione Europea?
 Si. La Commissione Europea nel suo recente rapporto relativo alla Turchia rende atto degli accresciuti sforzi da parte delle autorità turche nel perseguimento degli obiettivi stabiliti dai criteri di Copenhagen SiSi, ovviamente con negoziatori all’altezza.Assolutamente no. Riteniamo che sia paradossale parlare di una possibile adesione all’UE per uno stato dove i diritti dell’uomo sono violati giornalmente.Sì all’impegno preso di definire la data di apertura dei negoziati a dicembre , ma non è
essenziale che a dicembre questi debbano iniziare. L’importante è che si proceda nella prospettiva di una conclusione positiva.

Sommario 9 giugno 2004

Si vota, ma nessuno si preoccupa di spiegare quali siano le scelte su cui siamo chiamati ad esprimerci.  Nè le posizioni delle forze in campo.  Ecco una sintesi delle posizioni delle forze politiche che hanno voluto rispondere al nostro questionario (alle precedenti elezioni europee avevano raccolto circa l’80 per cento dei voti).   Le restanti forze politiche non ci hanno fatto pervenire le loro risposte, nonostante ripetuti solleciti.  
Come si vede, sulle scelte vere su cui siamo chiamati ad esprimerci il 12 giugno non mancano le differenze, anche nell’ambito del centro-destra e del centro-sinistra. 

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