Lavoce.info

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Il desk de lavoce.info è composto da ragazzi e ragazze che si occupano della gestione operativa del sito internet e dei social network e delle attività redazionali e di assistenza alla ricerca. Inoltre, sono curati dal desk il podcast e le rubriche del fact checking, de "La parola ai grafici" e de "La parola ai numeri".

Il no di Ciampi

Il Presidente della Repubblica Ciampi non ha firmato il provvedimento sul riassetto del sistema televisivo, la legge Gasparri torna così alle camere. Per i lettori de lavoce.info proponiamo il messaggio del Presidente e i contribuiti di Michele Polo (Una legge Gattopardo per la riforma delle televisioni) Marco Gambaro (La chimera del digitale terrestre ) e Antonio Sassano (Il digitale italiano, una rivoluzione a metà) che discutono alcuni dei punti cruciali messi in luce nel messaggio del Presidente Ciampi

Premio cenacolo

Motivazioni per l’assegnazione del secondo posto nella sezione editoria. Giuria presieduta da Umberto Eco e composta da
Antonio Calabrò, Francesco Casetti, Giulio Ballio, Giampaolo Fabris, Giulio Giorello, Guido Martinotti, Severino Salvemini e Enrico Montangero.

Con Lavoce.info la Giuria ha voluto premiare la capacità di mettere in rete l’esperienza di numerosi ed eccellenti collaboratori in grado di produrre un’informazione critica e un dibattito animato sui temi della politica economica. In particolare la Giuria ha apprezzato il ruolo di osservatorio privilegiato rivestito dalla Voce.info, ampliamente utilizzata dalla stampa, dalla radio e dalle televisioni, che in breve tempo si è trasformata in un utile strumento per il cittadino e per chiunque si occupi di informazione.

In un libro edito da Laterza, la storia di un successo senza precedenti.

Dalla recensione di Luigi Cavallaro al libro “www.lavoce.info, un anno di analisi di interventi e analisi dell’economia italiana” pubblicata da “il manifesto” il 10-12-2003:

Il lettore è così messo in condizione di controllare la base su cui è costruito il ragionamento, seguire quest’ultimo nei suoi svolgimenti e, se non è d’accordo, impugnarlo, contrappondendovi altre sequenze casuali; il tutto però, proprio perchè oggetto degli articoli sono dei “fatti” à la Wittgenstein: rappresentazioni logiche d’un certo sussistere di stati di cose – e non veline di palazzo o di via dell’Astronomia.

E’ una vocina ma si fa sentire

Dalla recensione di Danilo Taino al libro edito da Laterza”www.lavoce.info, un anno di analisi di interventi e analisi dell’economia italiana” pubblicata dal “Corriere della sera” il 24-11-2003

…un anno di lavoce.info una cosa chiara e nuova la dimostra: in Italia c’è un pubblico interessato alle politiche, ai contenuti dell’amministrare e del governare, alle spiegazioni di quello che accade nel mondo superiore a quello che editori e giornalisti sembrano credereÂ….

Patto di Stabilità, i risultati del sondaggio

Molti gli iscritti alla newsletter che hanno risposto alle nostre domande sul futuro del Patto di Stabilità e crescita. La grande maggioranza propende per una modifica delle regole fiscali dell’Unione. Che dovrebbe escludere le spese per investimento dal vincolo del deficit oppure concentrare l’attenzione sul debito piuttosto che sul disavanzo anno per anno. E ad applicare le nuove regole dovrebbe essere la Commissione.

Sommario 11 dicembre 2003

Siamo alla vigilia di nuovi scioperi nei servizi pubblici.   Danneggiano gli utenti e non la controparte che siede al tavolo delle trattative. Una proposta per superare questa anomalia: uno sciopero virtuale che costerebbe caro alle aziende e non colpirebbe i cittadini.
La Conferenza intergovernativa che si apre domani a Bruxelles rappresenta l’ultima possibilità per approvare la Costituzione europea durante il semestre di presidenza italiana. Risolta, forse, la questione del numero dei membri della Commissione, resta il problema delle regole di voto per le decisioni a maggioranza qualificata nel Consiglio. Per uscire dall’impasse si può far valere la minaccia di una Unione a due velocità:  si può ballare anche senza il flamenco.
Nel frattempo, anche in Italia procedono le proposte di riforma istituzionale, con l’idea di premierato che avanza. Ma invece della governabilità sembrano aumentare soprattutto i rischi che i veti incrociati blocchino i processi decisionali.
Molti iscritti alla newsletter hanno risposto alle nostre domande sul futuro del Patto di Stabilità e crescita. Ecco i risultati del sondaggio.

Abbiamo superato i 12.000 iscritti alla newsletter. Ringraziamo tutti i nostri lettori e coloro che ci sostengono con un contributo.  Speriamo di arrivare a 50.000 euro di sottoscrizione entro la fine dell’anno.

Sommario 9 dicembre 2003


Perché ci sia un vero confronto sulla riforma previdenziale occorrono maggiori informazioni sugli effetti degli emendamenti del Governo e proposte alternative. Lavoce.info offre il proprio contributo su entrambi gli aspetti. Poniamo alcuni interrogativi sulle stime dei risparmi fornite dal Governo. Discutiamo gli effetti di una riforma che si limiti ad anticipare l’entrata in vigore del regime contributivo, pro rata. E altri correttivi, come la possibilità di aumentare volontariamente i contributi per garantirsi un dato livello di prestazioni. E mostriamo quali potrebbero essere gli effetti della diversificazione dei risparmi previdenziali permessa dal dirottamento del TFR verso i fondi pensione.

Lieti di ospitare altre proposte. Cominciamo con quella di Nicola Rossi, economista, esperto dei sistemi di welfare e parlamentare dei Ds.

Sommario 4 dicembre 2003


Il Patto di Stabilità accende il dibattito tra gli economisti. Nessuno, o quasi, dubita della necessità di un insieme di regole che disciplinino le politiche fiscali. Rimangono però aperte le questioni relative all’efficacia del Patto così come è formulato, agli effetti della decisione dell’Ecofin di congelare le sanzioni a Francia e Germania e agli indirizzi di riforma del Patto stesso. Proponiamo agli iscritti della newsletter tre domande sul futuro del Patto. È possibile rispondere fino al 9 dicembre. Pubblicheremo infatti gli esiti del sondaggio prima del vertice europeo del 12-13 dicembre. Una cosa è certa: qualsiasi cosa si faccia, ci vuole più trasparenza nei conti pubblici.

Ringraziamo i lettori che ci hanno inviato contributi, siamo arrivati a quota 42.743 euro di sottoscrizione, aiutateci ad arrivare a 50.000 entro la fine dellÂ’anno.

Sommario 2 dicembre 2003

Il day after la débacle dellÂ’Ecofin. Perchè il Patto non è stato riformato in tempo? Cosa accadrà ora? In discussione non è tanto il Patto quanto il Trattato, la cui riforma è più impegnativa. La ripresa italiana è un problema d’offerta: pochi i benefici che possono perciò scaturire da un allentamento del Patto. Inoltre, la sanzione del mercato, sotto forma di più alti tassi di interesse, è sempre in agguato per un paese indebitato come lÂ’Italia. Avremmo tutto lÂ’interesse a difendere il patto nei fatti (salvaguardando le sanzioni) e non solo a parole.

E’ un day after (dopo Kyoto) anche il vertice a Milano sul clima. Presumibile che il protocollo non entrerà mai in vigore.

Torniamo sul bonus figli, ennesimo esempio di politiche sociali fatte a mance, annunci e bandierine.

Siamo giunti a quota 42.463 euro di sottoscrizione. Ci proponiamo di raggiungere i 50.000 euro entro Natale. Grazie a tutti i lettori per il loro sostegno.

La rottura in sede UE sul Patto di Stabilità e Crescita: le reazioni in Germania

Il fatto: i ministri finanziari della UE hanno sospeso la procedura per eccesso di deficit nei confronti di Francia e Germania, votando contro la proposta del commissario UE Solbes – appoggiata da Austria, Finlandia, Olanda e Spagna – di imporre maggiori risparmi aidue paesi (per il 2004 erano stati richiesti alla Germania 6 miliardi di euro aggiuntivi rispetto a quanto previsto, e 2 miliardi nel 2005). Il ministro delle Finanze tedesco Eichel, insieme al collega francese Mer, ha invece sottoscritto una dichiarazione d’intenti non vincolante, per cui i due Paesi vogliono ridurre i deficit nei prossimi due anni secondo le loro forze, condizionando il rientro nel parametro nel 2005 ad una crescita sufficiente del pil (1,6% nel prossimo anno, 1,8% in quello successivo).

Secondo il compromesso raggiunto la Germania dovrebbe dunque abbassare il deficit 2004 dello 0,6%, depurato della congiuntura, e dello 0,5% nel 2005.

Le reazioni in Germania: i politici. Il compromesso sul deficit fra Germania ed UE ha creato ulteriore tensione fra governo rosso-verde e opposizione (Cdu-Csu e liberali); lo si è visto al Bundestag nella seduta di presentazione dell’equivalente tedesco della nostra finanziaria. Ciò fra l’altro renderà ancora più complesse le trattative in corso al comitato di mediazione, dove si stanno discutendo le riforme del mercato del lavoro e i cui risultati sono attesi a breve. Il cancelliere Schroeder ha difeso il compromesso, sostenendo che chi vi si oppone, tralascia l’opportunità di una maggior crescita nel prossimo anno. Il nome completo del patto è Patto di Stabilità e Crescita; per cui vi sono fasi in cui bisogna tenere in maggior considerazione il secondo obbiettivo. Schroeder ha poi definito l’accordo come un compromesso ragionevole fra ulteriore consolidamento e sostegno ai segnali di crescita. Se la Germania avesse accettato i risparmi imposti, ne sarebbe stata gravemente danneggiata l’economia e soprattutto la congiuntura interna. Per rafforzare gli impulsi di crescita in Germania è infatti necessario anticipare al 2004 la riforma fiscale prevista per il 2005 e ciò non sarebbe stato compatibile con i risparmi voluti dalla commissione UE. Sempre secondo il cancelliere la Germania avrebbe potuto adempiere alle richieste della Commissione, se avesse rinunciato ad anticipare lo sgravio fiscale. Schroeder ha difeso la violazione alle regole del patto davanti al Bundestag e ha definito il medesimo aperto a interpretazioni. Per il ministro delle finanze Eichel il Patto non è morto e va mantenuto così com’è, solo va applicato in modo sensato. Eichel ha suggerito di fare pressioni di consolidamento sugli stati nelle fasi di forte crescita, riprendendo un pensiero del suo collega e oppositore olandese Zalm.

Soddisfatti del compromesso si sono dichiarati anche i verdi e il sindacato DGB, mentre l’Unione (CDU-CSU) teme che la violazione del patto abbia effetti negativi sull’euro. E per bocca del capogruppo Merz sostiene che i ministri finanziari hanno violato nello spirito e nella lettera il patto. Non si tratterebbe, com’è stato presentato, di un compromesso, ma di una brutale decisione a maggioranza dalle conseguenze imprevedibili. Non è escluso che ben presto altri paesi chiederanno un trattamento speciale come la Germania e la Francia. Anche se nel breve periodo le conseguenze non saranno rilevanti, nel medio aumenteranno i deficit e a lungo termine vi saranno pesanti ripercussioni sul livello degli interessi ed anche sulla stabilità della moneta. Dello stesso parere la Csu: Stoiber vede nel comportamento del ministro Eichel la fine del patto e un segnale completamente sbagliato per i paesi candidati all’ingresso nella UE.

Le reazioni in Germania: economisti e commentatori

A sostegno della posizione di Eichel sono intervenuti alcuni esperti. Ad es. Selm di HWWA (Hamburgisches Welt-Wirtschafts-Archiv) vede nell’attuale sviluppo la possibilità che dal vecchio patto ne sorga uno nuovo. Questo Patto di stabilità II dovrebbe essere più completo del precedente, che prevede eccezioni solo in caso di recessioni reali. Al momento dell’attuazione del patto non si era calcolato la possibilità che ci fossero tre anni di stagnazione, sebbene le conseguenze per i bilanci pubblici siano simili a quelli di una forte recessione. Inoltre le nuove linee guida dovrebbero obbligare gli stati a consolidare di più nei periodi di boom che in tempi di crisi congiunturale. L’obiettivo dovrebbe essere quello di avere bilanci in pareggio nell’arco di un intero ciclo congiunturale.

Tuttavia la maggior parte degli economisti sono più critici: essi concordano sul fatto che il compromesso raggiunto a Bruxelles segna lo smantellamento del patto, e uno dei 5 saggi, Wolfgang Franz, mette in guardia da una perdita di fiducia e da un forte aumento degli interessi a lungo termine come conseguenza della decisione presa. Per l’esperto monetario Neumann il patto è praticamente morto, se lo si mette fuori gioco nel momento del bisogno. Anch’egli tuttavia sostiene che il patto non era stato concepito per una stagnazione continua, in quanto si orientava al ciclo congiunturale noto fino a quel momento. Tuttavia la stagnazione non si affronta con deficit persistenti, bensì con cambiamenti strutturali tempestivi, cosa che né Germania né Francia hanno fatto.

Per molti commentatori non si tratta solo di valutare in che misura soffrirà la futura stabilità dell’euro, se viene data dispensa per una politica di bilancio deficitaria: in discussione è il modo brutale in cui il governo francese e tedesco si sono imposti sulla Commissione europea e sui piccoli stati membri. Non esistono dunque regole uguali per tutti, e ciò che viene concesso alla Germania, il Portogallo se lo può ancora per un pezzo sognare. Nessuno dovrebbe sottovalutare le devastanti conseguenze di un simile fatto; sia che si tratti della futura Costituzione europea che di politica estera o di difesa comune molte belle idee provenienti da Berlino o da Parigi saranno da ora in poi guardate con sospetto, in quanto possibili portatrici di interessi occulti. Per questo trionfo effimero di Schroeder e di Eichel su Bruxelles pagherà la Germania, quando il governo rosso-verde sarà solo storia. Conseguenze visibili saranno in tempi non troppo lontani più elevati deficit di bilancio non solo in Germania e in Francia, bensì anche nell’eurozona. Senza la Germania a difesa della cultura della stabilità, i ministri finanziari dei paesi che si sforzano ancora seriamente per il pareggio di bilancio, si troveranno ancora più in difficoltà nell’affrontare le forti lobby politiche che esercitano pressioni sulle finanziarie. La rottura del patto diminuisce le opportunità di una crescita più elevata e quindi di più posti di lavoro e maggior benessere per tutti i cittadini. Ma i politici sanno bene che l’importo di queste perdite a medio termine non è quantificabile, mentre gli effetti congiunturali ottenibili con il denaro distribuito nel breve periodo può aiutare a vincere in un’elezione o nell’altra, ad esempio nel 2005 nel Nordreno Vestfalia. Per consolidare il suo potere il cancelliere ha gettato al vento anche il monito dei più strenui controllori del patto, e dunque non indugerà a fare pressioni politiche sulla Banca centrale europea, se questa per i deficit crescenti si dovesse vedere costretta ad aumentare gli interessi.

Il presidente del Consiglio degli esperti per la valutazione dello sviluppo economico, Wolfgang Wiegard, nel presentare il 12 novembre il rapporto annuale sull’economia, ha sollecitato il governo a rispettare il patto; un nuovo superamento del deficit nel prossimo anno, senza che vengano applicate sanzioni, rischia di smantellare il patto stesso, che è invece necessario anche per il consolidamento interno. Per il presidente della Bundesbank Welteke, fra i compiti principali di un’assennata politica pubblica vi è quella di avere i conti in ordine e a questo servono le norme del patto di stabilità.

Anche per Hundt, presidente di BDA (Confederazione federale delle associazioni tedesche dei datori di lavoro) la decisione dei ministri finanziari rappresenta lo smantellamento del patto di stabilità; particolarmente fastidioso risulta il fatto che proprio chi ha voluto il patto contribuisca ora alla sua fine.

Per la maggior parte degli analisti la decisone dei ministri finanziari non avrà gravose conseguenze sul corso dell’euro; ieri non vi è stata quasi variazione. Anche per il DIW (istituto di ricerca economica) il compromesso non dovrebbe portare ad un ulteriore aumento dell’euro; il patto di stabilità non lo influenzerebbe quasi. I mercati avrebbero già recepito il conflitto e la soluzione adottata non è poi una grande sorpresa, ha dichiarato Horn, capo di DIW-congiuntura. Il conflitto era inevitabile ed è buona cosa che si sia arrivati al compromesso. Finché gli stati europei possono bloccare l’inflazione, si avrà un euro forte. Il legame fra gli adempimenti dei criteri di stabilità dell’euro e la forza della moneta comune è minimo. Se si arrivasse ad una situazione come quella Argentina, allora sarebbe diverso, tuttavia sia la Germania che l’Europa ne sono ben lontane. Decisiva per la forza dell’euro è la crescita dei prezzi; tuttavia l’inflazione non è prevista nel patto di stabilità e Horn, che si è sempre dichiarato molto critico nei confronti del patto, vede confermata la sua opinione in merito alla necessità di riformarlo, prendendo in considerazione le influenze congiunturali.

Anche Rolf Elgeti di Commerzbank Securities ritiene che il mercato ha già da tempo recepito un ammorbidimento del patto; tuttavia ciò ha causato danni strutturali per quanto riguarda la stabilità della moneta sul lungo periodo. Per il momento sul mercato azionario le conseguenze saranno positive: un euro forte è certamente il rischio più temuto dal mercato azionario stesso; un euro forte assottiglia i profitti delle imprese europee esportatrici e il mercato tedesco e belga dovrebbero essere quelli che traggono maggiori benefici dall’attuale situazione, in quanto è massima la loro dipendenza dall’export. Le imprese che hanno debiti o costi in dollari e le cui attività di bilancio o i fatturati sono nell’eurozona saranno invece quelle più penalizzate dall’ euro debole

Comunque la Germania deve risparmiare di più, questo è il monito che l’economista Wurzel dell’Ocse ha lanciato alla presentazione della nuova previsione di crescita; egli invita a non finanziare l’anticipo della riforma fiscale attraverso i debiti: la riforma dovrebbe avera una quasi totale copertura, in modo particolare attraverso il taglio delle sovvenzioni. Secondo l’Ocse la Germania non raggiungerà neppure nel 2005 l’obiettivo posto dal patto di stabilità; nel 2003 il deficit sarà di 4,1, per l’anno successivo del 3,7% e nel 2005 di 3,5%.

 

 

 

La rassegna stampa si basa su articoli apparsi in: Financial Times Deutschland, Handelsblatt, Frankfurter Allgemeine Zeitung, Sueddeutsche Zeitung, Tagesspiegel-online

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