Il sistema Ets è uno strumento importante ed efficace per ridurre le emissioni. Vale pena smontarlo come chiedono alcuni paesi, Italia compresa? Per affrontare la crisi energetica causata dalla guerra in Medioriente si può ricorrere ad altri mezzi.
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Nei territori colpiti da un terremoto, la continuità dei dipendenti pubblici può fare la differenza. Dove il turnover è più basso, il tessuto economico locale tende a perdere meno imprese e posti di lavoro e riesce a riprendersi più rapidamente.
La regola dei due mandati per gli eletti del M5s avrebbe dovuto creare parlamentari “antropologicamente diversi”, immuni dalle logiche di carriera. I dati mostrano che chi sa di non poter essere rieletto si sente più libero di allontanarsi dal partito.
Le tariffe sul consumo di acqua e raccolta dei rifiuti sono legate all’abitazione in base a criteri controproducenti per le politiche territoriali, le economie locali, il mercato immobiliare e l’efficienza dei servizi. I possibili correttivi.
I brevetti, gestiti come monopoli, limitano l’accesso a tecnologie chiave e farmaci salvavita, rallentando il progresso invece di accelerarlo. Come insegna il settore farmaceutico, la soluzione sono le licenze aperte, applicabili anche in altri campi.
Un decreto legislativo interviene sul Codice del consumo per introdurre una regolazione più articolata delle dichiarazioni ambientali utilizzate nella comunicazione commerciale. Dovrebbe garantire più trasparenza nelle informazioni offerte ai consumatori.
La questione dei tempi di pagamento del Tfs-Tfr dei dipendenti pubblici è solo l’ultimo esempio. Spesso le sentenze della Consulta restano lettera morta. Bisogna fissare un limite oltre il quale ciò che è costituzionalmente illegittimo non possa restare.
Il governo ha deciso di ridurre le accise sui carburanti per venti giorni. Ma se si guardano i prezzi alla pompa ci si accorge che non sono diminuiti di quanto avrebbero dovuto. Però il provvedimento costerà alle casse dello stato 500 milioni.
ORA!, un tentativo di sparigliare*
Di Michele Boldrin
il 20/03/2026
in Commenti e repliche, Stato e istituzioni
Il segretario nazionale del partito Ora! rifiuta l’etichetta “liberale” e chiarisce che la formazione difende le coorti e i segmenti produttivi penalizzati da un equilibrio che frena la crescita. La posizione sulla dicotomia meno stato-stato migliore.
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