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Categoria: Banche e finanza Pagina 78 di 118

SE TRICHET FINANZIA IL DEBITO PUBBLICO

La Bce ha deciso di finanziare massicciamente e su scadenze più lunghe del solito le banche. Secondo la motivazione ufficiale si vuole così favorire la ripresa del credito bancario alle imprese, per sostenere l’economia in una fase particolarmente critica. Il sospetto è che invece la Bce attui surrettiziamente una strategia di finanziamento monetario del debito pubblico degli Stati della zona euro. Con il rischio di una fiammata inflazionistica se fosse poi troppo posticipata l’operazione di ritiro dal sistema della liquidità in eccesso.

IL DILEMMA DEL BANCHIERE NELLA STRETTA CREDITIZIA

In Italia le imprese ricorrono ai prestiti di più banche. Ma se si diffonde l’idea che un’azienda è in difficoltà, tutti gli istituti bancari chiedono contemporaneamente il rientro dei fidi. Condannandola al fallimento. La soluzione si può trovare in forme di coordinamento fra le banche creditrici. Diventerebbe più facile anche la ristrutturazione del debito. Come è accaduto, ad esempio, per la Fiat. Il rischio è la collusione fra le banche, con un rialzo congiunto dei tassi di interesse praticati. Un aspetto sul quale giocano un ruolo importante le autorità di controllo.

PERCHÉ DRAGHI HA FRUSTATO LE BANCHE

Istituti di credito avversi al rischio o pessimisti sulle prospettive delle imprese italiane? Le banche sono state aiutate ma appaiono restie a svolgere il loro ruolo nei confronti del sistema produttivo in una crisi che è ancora tutta da superare. Siamo ancora alla prima fase: quella dei salvataggi bancari; la seconda, quella della ripresa, non potrà iniziare fino a quando non ci sarà chiarezza sulla situazione effettiva delle banche internazionali; solo allora può avviarsi la terza, quella della riforma.

CARDIA CONTRO CARDIA

Dietro la presentazione della relazione annuale Consob, un aspro dissenso divide il presidente Cardia dalla maggioranza dei suoi commissari sull’applicazione della direttiva europea che toglie ai giornali il business dell’informazione finanziaria obbligatoria e promuove internet come veicolo di diffusione delle notizie. Lo abbiamo raccontato per primi e, per completezza d’informazione, riteniamo opportuno dare conto degli argomenti che hanno convinto il Tar a negare la sospensiva del provvedimento applicativo.

IDEE NUOVE IN BANCA

Uscite tutto sommato indenni dalla crisi grazie alla loro prudenza, le banche italiane sono ora sotto accusa proprio per un eccesso di prudenza. Ovviamente, devono garantire un equilibrato e diffuso accesso al credito che in questo momento è l’unica garanzia per la sopravvivenza di molte piccole imprese. Ma è importante che mantengano l’autonomia nelle scelte di allocazione e nelle valutazioni delle strategie, senza subire surrettizi condizionamenti. E’ il momento per tutti gli attori del sistema di trovare nuove idee. E il coraggio di realizzarle.

EDITORI SENZA TRANSPARENCY

La Consob adegua all’Europa la diffusione dell’informativa finanziaria italiana: le società quotate e i gestori di risparmio possono utilizzare sistemi informatici per le comunicazioni obbligatorie al mercato. Ma la nuova norma non è piaciuta agli editori dei giornali, che perderebbero pubblicità per 50 milioni. E dalla loro parte, oltre al Governo, trovano uno schieramento bipartisan in parlamento e lo stesso presidente della Consob, Cardia. Che zitto zitto dà le dimissioni per vedersele respingere. E mettere così in difficoltà i commissari Consob non allineati.

QUELL’IGNORANZA CHE COSTA CARA

L’amministrazione Obama ha appena presentato un piano di riforma della regolamentazione del sistema finanziario. Una novita’ importante della riforma e’ la creazione di una agenzia per la protezione del consumatore. Un passo avanti, ma quello che serve davvero è un programma di alfabetizzazione finanziaria dei cittadini. Perché la semplice informazione corretta spesso non aiuta a prendere le decisioni migliori su risparmio e fondi pensione, per gestire i debiti della carta di credito o per ottenere un mutuo. Così come l’iscrizione automatica a piani pensionistici non garantisce una pensione adeguata in età avanzata.

SENZA LA SFERA DI CRISTALLO

Prevedere una crisi significa individuare un insieme composito di segnali di vulnerabilità associati a un’elevata probabilità del suo verificarsi. Attraverso l’utilizzo di particolari modelli quantitativi si può ad esempio monitorare la vulnerabilità dei paesi emergenti a crisi bancarie e di liquidità. Importanti segnali di allarme sembrano essere un elevato tasso sui depositi e una forte crescita del rapporto tra crediti non esigibili e prestiti del settore bancario. Come è accaduto in alcuni paesi dell’Europa dell’Est.

LA FUGA VERSO LA QUALITA’ NON SPIEGA TUTTO

La fuga verso la qualità sembra dar conto di circa un quinto dello spread Btp-Bund tedeschi. La maggior parte del differenziale è dunque dovuta a un effettivo maggior rischio paese avvertito dai mercati finanziari. Lo spread è tornato a livelli non dissimili da quelli sperimentati nella crisi del marzo 1995. E’ la riconferma della necessità di mantenere un rigoroso controllo della dinamica del debito nel nostro paese. E del fatto che il necessario uso della leva fiscale non deve significare il ritorno a una spesa pubblica senza freni.

DEBITI IN COMUNE

Il ricorso degli enti locali a strumenti derivati si traduce oggi in un’esposizione per circa 40 miliardi e in perdite tra i 6 e gli 8 miliardi. Perché non sempre le amministrazioni dispongono di professionalità adeguate per effettuare operazioni finanziarie sofisticate. E perché non le hanno utilizzate come forma di copertura dal rischio tassi, ma come pura fonte di finanziamento, anche per le spese correnti. Altri paesi le vietano tout court. Meglio invece optare per una rigida regolamentazione, limitandone l’utilizzo solo a finalità di copertura e non speculative.

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