Il bel parco della Favorita, come io lo ho definito, sarebbe invece, per il commissario Spaziante, “un’area fatiscente non oggetto di pubblica fruizione”. Mi sembra che questo basti a segnare la distanza fra le nostre visioni di un bene pubblico e della necessità di preservarlo. Le nostre opinioni sono tuttavia irrilevanti. Ciò che conta è quello che pensano i cittadini del Lido di questi 19mila metri quadri di verde pubblico, luogo purtroppo male utilizzato per feste e attività sportive che andrebbe invece riqualificato.
“Tutte le decisioni sono state prese con il voto favorevole di tutte le amministrazioni competenti (…) compreso il comune di Venezia”. Forse ai tempi della giunta Cacciari: mi pare che il sindaco Giorgio Orsoni abbia unÂ’opinione diversa sullÂ’opportunità che i poteri del commissario siano tanto ampi: «Sono rimasto sbalordito dalla notizia dellÂ’allargamento delle competenze del commissario anche sullÂ’isola della Certosa (Â…) si continua in questo modo a percorrere una linea di delegittimazione dellÂ’amministrazione comunale: questa operazione è esattamente il contrario di quello che penso debba essere fatto. Una buona gestione amministrativa del territorio non ha bisogno di commissari».
“Il professor Giavazzi avrebbe fatto meglio a rivolgersi direttamente alla fonte per avere informazioni e dati sicuri, invece di fidarsi di qualche notizia di seconda mano”. Ritengo che i funzionari il cui compito specifico è amministrare i denari dei contribuenti debbano loro informare i cittadini del loro operato, e non siano i cittadini a dover chiedere.
Quanto alle “notizie di seconda mano”:
–         “Non vi è stata alcuna distrazione di fondi della Ulss”: che cosa dirà la Corte dei conti di un edificio venduto per 27 milioni e rivenduto pochi mesi dopo per 70, senza che vi sia stato nessun cambio sostanziale di destinazione dÂ’uso?
–         “La dichiarazione di grande evento e la conseguente nomina del commissario sono intervenute nel pieno rispetto di una legge dello Stato (Â…) che consente di fare lÂ’una cosa e lÂ’altra, in analogia a quanto accade per le emergenze di protezione civile”. Forse è anche peggio di un errore procedurale; come ha scritto la Corte dei conti nellÂ’agosto scorso valutando lÂ’operato dei Commissari preposti al sito di Pompei;
–         il bando per la vendita dellÂ’ospedale è stato pubblicato in novembre e la gara scadeva il 22 dicembre. Ma non è solo un problema di date: nella Conferenza dei servizi svoltasi il 31 dicembre 2010 il commissario informava i partecipanti che “la procedura di gara indetta per lÂ’affidamento degli interventi in questione è andata deserta e che avendo egli avviato per le medesime finalità una procedura di carattere negoziale con EstCapital sgr, questÂ’ultima ha sottoposto unÂ’offerta (Â…)”. LÂ’offerta appunto che sarà accettata. Nella conferenza non si cita il volume edificabile. Il bando (disponibile sul sito del commissario – nonostante egli si cauteli con la nota “Sito in fase di allestimento”: evidentemente tale è la considerazione del dovere di informazione verso i cittadini che in tanti anni non si è trovato il tempo per allestire un sito che li informi) prevedeva la possibilità di chiedere due lotti. Nel primo la superficie lorda di pavimento edificabile è indicata in 65mila mq, la cifra da me indicata era 70mila, nel secondo in 49mila mq. Poiché lÂ’assegnazione è avvenuta attraverso “una procedura di carattere negoziale” non è dato sapere quale cubatura sia stata concordata, o almeno questa informazione non esiste su quel sito “in allestimento”. Se i metri quadri negoziati fossero 50mila, anziché 70mila, lÂ’utile atteso per EstCapital sarebbe dellÂ’ordine di 150 milioni, sempre senza contare la darsena e i profitti delle imprese di costruzione azioniste di EstCapital: non mi sembra un cattivo affare;
–         “la rimozione dellÂ’amianto è costata (sino al momento in cui il progetto Palazzo del Cinema è stato abbandonato) 17 milioni”. Forse, se anziché a un commissario governativo si fossero affidate le opere a un cittadino del Lido, questi avrebbe saputo che i quel luogo trentÂ’anni fa si interravano i tetti delle capanne dellÂ’Excelsior piene di amianto. Sono stati spesi 37 milioni: 20 milioni per fare un buco, 17 per iniziare a bonificare un terreno di poche migliaia di metri quadri. Sono cifre ragionevoli?
–         “Dalla Sacaim non è mai pervenuta al commissario alcuna richiesta di risarcimento”. Arriverà , come a scritto La Nuova Venezia il 4 giugno, in un articolo che la società non ha contestato: pare chiedano circa 50 milioni di euro: 20 come risarcimento danni, 17 di pagamenti residui come da contratto firmato, 15 come «costi e riserve» a seguito dei rallentamenti dei lavori. Certo, chiedere non significa ottenere, ma il bel risultato sarà un lungo contenzioso e la messa in difficoltà di una delle più solide imprese veneziane.