Nel Regno Unito il partito anti-immigrazione di Farage è oggi accreditato del 30 per cento dei consensi. Ma gli elettori si spostano a destra senza diventare più ostili verso gli stranieri. È la capacità di rendere centrale il tema a fare la differenza.
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La borsa festeggia, ma l’economia reale rischia di rimanere bloccata dopo la sentenza della Corte Suprema Usa sui dazi. Si è infatti creato un vuoto normativo che può produrre ancora più danni all’attività delle imprese. La difficile posizione dell’Ue.
La figura di Donald Trump ha certo caratteristiche peculiari. Ma il suo ritorno al potere va letto come il riflesso di trasformazioni strutturali profonde, destinate a durare nel tempo. L’ascesa della Cina nello scacchiere internazionale ha cambiato molte cose.
Il Parlamento europeo ha fermato l’accordo Ue-Mercosur ricorrendo alla Corte di giustizia europea. Un verdetto definitivo arriverà forse fra due anni. Intanto, si possono calcolare i costi diretti e indiretti del rinvio. Anche quelli per l’Italia.
Rovesciare un regime con le proteste richiede tempo e il governo di Teheran per ora mantiene il controllo sul paese. Potrebbe però scegliere una strada di compromesso per garantirsi la sopravvivenza ed evitare lo scontro diretto con gli Stati Uniti.
I diritti di proprietà non sono immutabili ma emergono e si precisano quando il valore delle risorse aumenta. Le norme che li regolano devono però essere giuste, altrimenti diventano strumenti di esclusione e predazione. Vale anche nel caso dell’Artico.
Sostenere la valenza strategica generale dell’accordo Ue-Mercosur non significa sminuire i possibili danni alla produzione agricola interna. La vicenda è un nuovo esempio della scarsa capacità di mediazione tra interessi diversi delle istituzioni europee.
Fine dell’atlantismo, Europa relegata ai margini, democrazia depotenziata, multilateralismo abbandonato e politiche commerciali usate come arma: sono i tratti essenziali del nuovo assetto geopolitico voluto da Trump. Dove comanda chi è più potente.
L’accordo Ue-Mercosur produrrebbe benefici rilevanti all’industria europea e un accesso stabile alle materie prime essenziali per la transizione energetica e digitale, con pochi danni per l’agricoltura. Una eventuale rinuncia avrebbe gravi conseguenze.