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Categoria: Stato e istituzioni Pagina 85 di 91

LA RISPOSTA AI COMMENTI

Credo di dovermi scusare con i lettori, perché dai commenti al mio articolo – prevalentemente incentrati sulla valutazione delle prestazioni individuali di dirigenti e personale – deduco che non sono riuscito ad esporre con chiarezza il mio ragionamento.
La mia intenzione era di spostare la discussione da un tema abusato da ormai quindici anni, di ben poco interesse per i cittadini/utenti ed essenzialmente interno ad amministrazioni e personale – quello delle valutazioni sui singoli dirigenti e dipendenti, che incontrano tra lÂ’altro tutte le difficoltà e obiezioni sottolineate anche dai commenti – ad un tema sostanzialmente ignorato e che invece molto di più interessa la generalità degli utenti: quello della misurazione (innanzi tutto) e valutazione (poi) della qualità e costo dei servizi pubblici.
Credo che tutti conveniamo che i servizi pubblici sono uno strumento fondamentale della democrazia: il loro scopo è infatti offrire all’intera collettività, partendo dai meno abbienti, quella sicurezza, salute, istruzione, assistenza, mobilità ecc. che altrimenti solo i più abbienti potrebbero procurarsi sul mercato. Perciò, garantire alla generalità degli utenti servizi economici e di qualità significa ridurre le disparità sociali.
Se questo è vero, tutti dovremmo pretendere di poter conoscere qualità e costo dei servizi di cui fruiamo, sulla base di misurazioni e valutazioni fatte non (solo) da chi eroga i servizi, ma anche e soprattutto da soggetti terzi, perciò indipendenti. Che poi questo soggetto indipendente sia una Authority, o una profondamente riformata Corte dei Conti, o altro organismo, è secondario. LÂ’importante è che possa e sappia svolgere bene – indirizzando, dettando criteri e metodologie, verificando – la propria funzione, magari operando come vertice di un network di organismi di misurazione e analisi specializzati nei diversi settori e che già in parte esistono.
Questo, lo ripeto, al solo scopo di consentire a tutti gli interessati – cittadini e imprese, organi di governo, management delle PA – di sapere quanto costa e di che qualità è il servizio erogato da questa o quella PA, per poter fare le proprie scelte da utenti, governanti e dirigenti e poter forse, così, stimolare un miglioramento degli stessi servizi.
Il tema della valutazione sui singoli e della remunerazione in base alle prestazioni dovrebbe venire dopo, molto dopo! E credo che, una volta poste queste nuove basi, potrebbe essere affrontato molto più facilmente ed equamente.

Carlo DÂ’Orta

MODELLO ELETTORALE CERCASI

Di una nuova legge elettorale si parla fin dall’inizio della legislatura. Guardando per lo più a Germania, Francia e Spagna. Limitarsi a importare nel nostro paese un modello senza le adeguate correzioni istituzionali potrebbe non garantire gli effetti desiderati in termini di stabilità, semplificazione e governabilità. In più, bisogna fare attenzione ai dettagli che possono rendere più o meno efficace l’intero sistema. Come dimostra il caso del nostro premio di maggioranza. Alleghiamo il documento della proposta elaborata dal costituzionalista Salvatore Vassallo con la collaborazione di Stefano Ceccanti e Alessandro Chiaramonte.

IL GRANDE ASSENTE ALLE PRIMARIE

Nel dibattito intorno alle elezioni primarie del partito democratico è rimasto in ombra l’aspetto principale sul quale l’assemblea costituente dovrà pronunciarsi: lo statuto. E’ invece importante discutere delle regole. Che dovrebbero essere semplici, chiare ed efficaci, soprattutto sulle questioni del codice etico, della struttura organizzativa e della gestione finanziaria. E non solo perché da queste norme potrà dipendere il successo del nuovo partito, ma anche per dare concreti messaggi sulla riforma della politica.

La lunga marcia del federalismo fiscale: il nuovo disegno di legge

Dopo anni si ricomincia a parlare di federalismo fiscale. Si riuscirà anche a legiferare? Il nuovo impianto legislativo si propone un intervento organico per tutti i livelli di governo locale. Rimane alto il rischio di litigiosità tra Stato ed enti di governo locale soprattutto per la gestione del passaggio dal riparto basato sulla spesa storica al nuovo regime, basato sul criterio del fabbisogno. Forse si dovrebbero aumentare i finanziamenti ai soli enti “virtuosi” e mantenere invariato il finanziamento di spesa storica per gli enti meno virtuosi.

Sportello unico, quando la forma è anche sostanza

Lo sportello unico avrebbe dovuto risolvere gran parte dei problemi connessi alla lentezza e farraginosità dell’avviamento delle attività produttive nel nostro paese. Dopo dieci anni le imprese continuano a lamentarsi dell’eccesso di burocrazia, nonostante le numerose modifiche e gli aggiustamenti. Ora, sulla materia sono stati presentati due disegni di legge. Esiti e contenuti finali sono, ovviamente, incerti, ma la direzione intrapresa sembra quella giusta. In ogni caso, rimane il delicato problema dell’efficace attuazione amministrativa.

Sedici anni, l’età per votare*

Se ci sono buoni motivi per ringiovanire l’elettorato nel mondo occidentale, questi sono ancor più accentuati nel nostro paese. Alla maggiore età media delle più importanti cariche di governo e istituzionali si associa anche una più scarsa attenzione politica verso i giovani. Per esempio, la spesa sociale italiana è tra le più sbilanciate in Europa a favore delle generazioni più anziane. Abbassare lÂ’età del diritto di voto a sedici anni servirebbe a riequilibrare il peso elettorale e presumibilmente politico dei giovani. Le deboli ragioni di chi si oppone.

Sistemi elettorali alla scelta finale

In un quadro pienamente federalista è preferibile il sistema proporzionale con premio di maggiorana, soglia di sbarramento e voto di preferenza. Ma anche il maggioritario a doppio turno sarebbe comunque migliore della legge elettorale in vigore. In ogni caso, infatti, scomparirebbe la spinta alla frammentazione da cui nasce il ricatto continuo dei piccoli partiti. Che oggi lo esercitano proprio per impedire l’adozione di nuove norme che li priverebbero del potere di veto. Una situazione che si può risolvere solo attraverso il referendum.

Una firma necessaria

La raccolta di firme per il referendum sulla legge elettorale si avvia alla conclusione con il serio rischio che non si arrivi al numero prescritto. Eppure, solo il pungolo della consultazione referendaria può convincere i partiti a rimetter mano a una legge dai più giudicata pessima, ma che non si riesce a modificare per il veto delle piccole formazioni. E se una riforma non fosse comunque possibile, dal successo dei quesiti referendari si otterrebbe almeno l’innalzamento della soglia di sbarramento e la cancellazione delle candidature in più collegi.

Conflitto di interessi: la strada è quella

Il Programma

Il programma dell’Unione (p.18) indicava le linee guida su cui intervenire per modificare radicalmente la normativa introdotta nella precedente legislatura: revisione del regime di incompatibilità, istituzione di un’apposita autorità garante, obbligo di trasferire le attività patrimoniali ad un blind trust.

L’attività del Governo

Il testo del disegno di legge attualmente in discussione in Commissione Affari Costituzionali della Camera risulta coerente con queste indicazioni. Si applica ai componenti di governo, ai commissari straordinari e anche agli amministratori locali. In linea generale prevede un regime di incompatibilità con le cariche di governo (ma non di ineleggibilità al Parlamento), il dovere di astensione e separazione degli interessi attraverso la vendita o l’istituzione di un trust (gruppo di imprese soggette ad unità di direzione). EÂ’ prevista inoltre lÂ’istituzione di unÂ’apposita Autorità composta da 5 componenti indicati dalle due Camere e in carica per 7 anni, a cui i soggetti sottoposti a controllo dovranno inviare dettagliate informazioni sul proprio patrimonio e la propria posizione nelle attività economiche. I soggetti sottoposti a questa disciplina e con un patrimonio superiore ai 15 milioni di euro dovrà affidare il proprio patrimonio in gestione a un blind trust senza la possibilità di conoscere come questo venga investito.

Commento

Il testo del disegno di legge appare sicuramente più incisivo rispetto alla precedente legge. Nella regolazione del conflitto di interessi sono possibili due strade: il controllo ex-post degli atti del governo e i vincoli di incompatibilità ex-ante tra cariche di governo e posizione economica. La legge precedente aveva seguito sostanzialmente il primo approccio definendo un quadro di controlli inefficace e coinvolgendo nell’attività di verifica una autorità, l’Autorità Antitrust, per sua natura estranea alle problematiche trattate. Il disegno del Governo si pone in linea con la gravità del problema nel contesto italiano e, se giungerà in questa forma all’approvazione finale, assicura un intervento più efficace.

Quando il reddito è extra-parlamentare

La possibilità di mantenere un’attività lavorativa al di fuori del Parlamento ha due conseguenze. Da un lato, facilita l’ingresso alla Camera o al Senato di cittadini particolarmente affermati nel mercato privato che altrimenti non si sarebbero candidati. Un fatto auspicabile laddove la capacità dimostrata sul mercato sia in qualche maniera correlata con la capacità di risolvere i problemi del paese. Dall’altro, riduce il loro impegno nell’attività parlamentare, almeno in quella più strettamente legislativa.

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