Oggi alla Camera si vota per la riforma costituzionale del Polo. E’ il secondo passaggio. Dopo resta solo l’approvazione definitiva da parte del Senato. Ma non è chiaro se la riforma sarà mai applicata.
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La cancellazione del debito dei paesi poveri non basta. Uno studio recente mostra che un incremento degli aiuti internazionali per investimenti pubblici destinati ad accrescere il capitale umano renderebbe più facile raggiungere i Millennium Development Goals. Sanità e istruzione svolgono un ruolo centrale. In un decennio, un aumento della spesa sociale di circa l’1 per cento del Pil riduce l’incidenza della povertà del 20 per cento. Le riforme macroeconomiche debbono dunque creare lo spazio fiscale perché tali investimenti siano sostenibili nel tempo.
Un miliardo di persone possiede l’80 per cento della ricchezza globale, mentre un miliardo e 200 milioni sopravvive con meno di un euro al giorno. Finora si è fatto poco e male per cambiare la situazione. In una visione lungimirante dei propri interessi nazionali o regionali, i paesi industrializzati devono aumentare gli aiuti finanziari ed eliminare le barriere protezioniste che pregiudicano il commercio dei paesi poveri. Questi, a loro volta, devono impegnarsi nelle riforme democratiche e nel miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. E servirebbe un monitoraggio indipendente dagli aiuti.
Il G-20 si è impegnato ad adottare le politiche necessarie per fare fronte al caro-petrolio. Sono dichiarazioni di buona volontà destinate a rimanere tali. Il petrolio costa oggi come non mai soprattutto a causa dallÂ’aumentata domanda cinese. Ma la domanda cinese di petrolio cresce anche perché il suo governo, per non aumentare i costi dei tassisti, impedisce al rincaro dei prezzi mondiali di trasmettersi sui prezzi interni dell’energia. Malgrado il G-20, continuerà a farlo. I paesi europei dovrebbero piuttosto persuadere l’Opec ad aumentare la produzione. E, nel frattempo, usare la leva fiscale per ridurre la bolletta petrolifera.
L’opinione pubblica è contraria a un aumento del grado di apertura del proprio paese al commercio internazionale. L’integrazione produce benefici netti a livello aggregato, ma genera effetti redistributivi. Se dunque il protezionismo non è una scelta efficiente, per evitare tensioni sociali sono necessarie politiche di redistribuzione del reddito a livello nazionale. Le percentuali di favorevoli scendono ancora se dagli scambi commerciali si passa allÂ’immigrazione. Si spiega così lÂ’asimmetria politica verso le “due facce della stessa medaglia”.
La vicenda dei lavavetri bolognesi è emblematica di una presunta contrapposizione tra tolleranza, intesa come valore necessario per l’accoglienza degli immigrati, e rigore nell’applicazione delle leggi, interpretato come volontà di esclusione dei diversi. Ma sono le società dove si ha certezza dei propri diritti, quelle che accettano e favoriscono l’integrazione di culture differenti. Se questa certezza non c’è, si hanno le manifestazioni di razzismo, dettate dalla paura del diverso. In una società multicurale sono necessarie poche, ma rispettate regole.
Debellare l’Aids è una priorità ed è considerato l’intervento dai maggiori benefici economici in termini assoluti. Eppure il vaccino ancora non c’è. Perché? Sicuramente ricerca e sviluppo sono estremamente costosi. Ma soprattutto è diversa la redditività di un farmaco post-contagio e di un vaccino. E dunque per le imprese farmaceutiche è più conveniente investire nella ricerca di cure. A questo fallimento del mercato potrebbe rimediare l’operatore pubblico. Un intervento giustificato anche dagli alti costi di prevenzione e cura della malattia.
Anche il solo timore di una pandemia genera rilevanti effetti economici negativi. L’unica strategia efficace per contenere l’allarmismo è agire in modo rapido per assicurare la produzione in quantità adeguata dei farmaci in grado di prevenire o contrastare il virus. Nel caso dell’influenza aviaria i ritardi sono già gravi a livello nazionale e internazionale. Si potrebbe coprire il fabbisogno di antivirali e antiepidemici indotto da profilassi e trattamenti di massa ricorrendo a unità di produzione sotto la diretta responsabilità del commissario europeo alla Salute.
Le reazioni negative di Regioni ed enti locali alla Finanziaria 2006 si concentrano sul livello dei tagli. Ma ancor più dovrebbe preoccupare la filosofia del provvedimento. Porre un limite alla spesa rappresenta infatti un’indebita interferenza del centro sull’autonomia della periferia. Ed è concettualmente incompatibile con il federalismo che ammette solo il controllo sul saldo di bilancio. E’ necessario evitare manovre estemporanee e impostare invece con urgenza un sistema di finanza pubblica regionale e locale che sia certo, stabile e coerente.
Il Nobel per l’economia è stato assegnato ancora una volta a due studiosi di teoria dei giochi, Robert J. Aumann e Thomas C. Schelling. Entrambi hanno dato un notevole contributo innovativo, con forte impatto sulle discipline economiche e sociali. Aumann sviluppa le sue idee in modo analitico, sistematico, rigoroso. Il suo lavoro è accessibile solo a un pubblico scientificamente preparato. Schelling predilige l’esposizione informale e basata su esempi. E i suoi libri hanno fornito nuove categorie interpretative a manager, politici e diplomatici.