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Categoria: Argomenti Pagina 1085 di 1133

Bilancio dell’Unione

Bilancio dell’Unione

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Alleanza Nazionale
 

Lista Bonino
    

Forza Italia

  

Italia dei valori

 

Patto Segni-Scognamiglio
 

Uniti nell’Ulivo
Aumentereste il bilancio dell’Ue come suggerito dalla Commissione? Si, ma occorrerebbe anche cambiare le componenti della spesa. No. La Commissione dovrebbe spendere meglio i fondi già a sua disposizione.

Si. Tendenzialmente le risorse a disposizione della Commissione devono progressivamente aumentare in corrispondenza con trasferimenti di Autorita’ e quindi di compiti dai singoli Stati Membri

 Si L’Ue si allarga e ha bisogno di più risorse finanziarieSi, dobbiamo è prendere sul serio i nostri obiettivi comuni. E spazio per più risorse ce n’è senza ulteriori gravami.
Siete a favore di una minore erogazione di fondi strutturali al nostro Paese? Si. Non servono più fondi occorre sfruttare i propri vantaggi competitiviNo. L’Italia non ha sfruttato bene i suoi fondi in passato ma dal 2001 la situazione è radicalmente cambiata.Si. I fondi, finora, sono stati usati in maniera complessivamente deludente. No. Temiamo che una riduzione dei fondi strutturali comunitari spingerebbe lo stesso governo a limitare gli aiuti destinati al MezzogiornoNo al momento. Il nostro Sud ha ancora bisogno di fondi pubblici per svilupparsi e ogni Governo dovrebbe pertanto difenderne le esigenze davanti alla Commissione.
Credete che L’Ue debba ridurre la Protezione del settore agricolo? Si. La PAC è “un gioco” con alti costi da sostenere e pochi vantaggi , se non per pochi agricoltoriSi occorre una revisione della PAC che favorisca la crescita della produttività e il calo dei prezziSi. Fermo restando il valore stategico della disponibilita’ domestica dei prodotti agricoli, vanno certamente perseguite nel tempo le iniziative che evitino di sostenere produzioni eccedenti i fabbisogni, orientando maggiormente l’agricoltura al ruolo di trasformazione energetica dell’energia solareSi Si La quota di bilancio comunitario assorbita dalla politica agricola- circa il 45%- è troppo elevata in rapporto alle altre priorità.

Mercati finanziari

 

Mercati Finanziari

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Ritenete che bisogna introdurre riforme nel sistema dei controlli e di tutela del risparmio? Si. E’ necessaria la riforma del sistema dei controlli. Importante rivedere anche il ruolo di Banca d’Italia.  Si. La proposta del governo in materia è adeguata allo scopo. Si tratta solo di approvarlaSi, ma partendo dal ripristino della separazione fra attivita’ finanziarie, industriali e commerciali, in modo da impedire alla fonte l’opportunita’ di illegalita’. Si. I sindaci dovrebbero diventare figure più istituzionali esterne dall’organigramma aziendale. La Consob dovrebbe essere più rigida nell’applicare le sanzioni. Si. I risparmiatori sono stati troppo spesso lasciati  senza informazioni adeguate o senza tutele efficaci.
La legislazione per i controlli dovrebbe essere stabilita a livello europeo? Simile a quella statunitense? Si a livello europeo e guardando alla legislazione statunitense 

Si
No nella stessa linea statunitense, che si basa su presupposti sociali totalmente diversi dalla cultura europea spostata verso la prevenzione

Si a livello comunitario., ma non in linea con la legislazione Usa. La nostra situazione è però diversa da quella americana.Alcune risposte devono essere date anche a livello nazionale, data la particolare struttura del nostro capitalismo familiare e la natura ancora nazionale dei controlli. L’esempio americano è utile, ma l’impostazione europea è più cauta per limitare i costi di regolamentazione ed è opportuno che tale strada venga mantenuta
C’è il rischio una sovra-regolamentazione delle banche con costi maggiori dei benefici? Si, una regolamentazione più vincolistica penalizzerebbe la maggioranza delle imprese virtuose senza offrire garanzie contro i comportamenti fraudolenti  Si. Non dovrebbero essere previste in nessun modo sovrastrutture costose quanto inutiliNo. La regolamentazione deve essere introdotta per salvaguardare il risparmiatore.Si, c’è un rischio di una sovra-regolamentazione. Prima di introdurre nuova regolamentazione è bene fare accurate analisi costi-benefici. Questo potrebbe evitare tardive ed amare sorprese.

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Costituzione europea

 

 

Costituzione Europea

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Alleanza Nazionale
 
Lista Bonino

Forza Italia 
 
Italia dei valori
 
Patto Segni-Scognamiglio
 

Uniti nell’Ulivo

Siete favorevoli a ratificare la Costituzione Europea così com’è ? No, la bozza di “Trattato costituzionale”approvato dalla Convenzione è un testo insufficiente anche se ha elementi che vanno nella direzione giusta. Si. Testo presentato alla conferenza intergovernativa a Napoli poteva essere un buon compromesso No, le istanze sollevate da Spagna e Polonia sono ragionevoli e dovrebbero essere considerateSi al testo previsto da Giscard e presentato a SaloniccoSi al testo presentato a Napoli. Importante che non siano moltiplicati gli ostacoli al passaggio presente e futuro al voto a maggioranza.
Sareste favoreli ad un referendum consultivo in Italia per approvare la Costituzione Europea? Si, ci vorrebbe però un referendum europeo, il cui esito dipende cioè dalla maggioranza degli elettori europei Sì, i referendum appaiono necessari. I paesi in cui il referendum da esito positivo dovrebbero adottare la Costituzione Europea, anche in presenza di risultati negativi in altri paesi.Si. Stesso referendum in tutti i Paesi nello stesso momento in modo da evitare che i diversi referendum vengano usati dai vari paesi come arma negozialeSi, dovrebbe però servire una legge costituzionale ad hoc che lo preveda
Vorreste che a dicembre fossero avviati i negoziati con la Turchia in vista di
un possibile ingresso nell’Unione Europea?
 Si. La Commissione Europea nel suo recente rapporto relativo alla Turchia rende atto degli accresciuti sforzi da parte delle autorità turche nel perseguimento degli obiettivi stabiliti dai criteri di Copenhagen SiSi, ovviamente con negoziatori all’altezza.Assolutamente no. Riteniamo che sia paradossale parlare di una possibile adesione all’UE per uno stato dove i diritti dell’uomo sono violati giornalmente.Sì all’impegno preso di definire la data di apertura dei negoziati a dicembre , ma non è
essenziale che a dicembre questi debbano iniziare. L’importante è che si proceda nella prospettiva di una conclusione positiva.

Coordinamento delle politiche sociali

Coordinamento delle politiche Sociali

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Patto Segni- Scognamiglio
  

Uniti nell’Ulivo
 L’Unione Europea deve punire i Paesi che non riformano i sistemi previdenziali come nelle proposte di Maastricht delle pensioni No. Non vi è oggi una competenza diretta della Ue sulle questioni previdenziali.Si. La Maastricht delle pensioni potrebbe rendere raggiungibili gli obiettivi di Lisbona No.Si a condizione che tenga conto delle esigenze specifiche dei singoli stati (specialmente dei nuovi Paesi membri) e che sia rispettata seriamente da tutti.No. Standards e obiettivi comuni servono, ma la previdenza è legata profondamente alle caratteristiche socio-economiche e alle tradizioni culturali dei vari paesi e non può quindi essere ricondotta ad un modello unico.
 Il coordinamento delle politiche sociali a livello comunitario deve avvenire ancora attraverso il coordinamento aperto? Si. La via del coordinamento aperto  Ã¨ senz’altro da valorizzare come strumento per l’individuazione delle best practices No. La comunità non deve entrare nei dettagli , ma definire normative che uniformino la legislazione del lavoro Si. Il coordinamento è indispensabile, ma i criteri non possono essere troppo rigidi. Si possono anche prevedere sanzioni per il mancato conseguimento di obiettivi alla portata dei singoli paesi.Si .Gli strumenti e le procedure per il coordinamento dovrebbero essere resi più stringenti. (precisazione degli obiettivi, indicatori specifici per misurare il percorso compiuto, sanzioni per paesi che non progrediscono adeguatamente).
 Il nostro Paese dovrebbe istituire un regime di reddito minimo garantito?   Si. Lo strumento dovrebbe essere di tipo universale e temporaneo, vincolato alla ricerca di un’occupazione. Deve essere finanziato con una redistribuzione e non con un aumento della spesa sociale. No, non funziona.  Si se lo fanno gli altri.  No. E’ più realistico rilanciare gli investimenti nel Sud del paese e incentivare gli sgravi fiscali per le imprese.  Si. Lo strumento, di contrasto alla povertà, dovrebbe essere universale, ma legato alle politiche del lavoro e accompagnato da una efficiente prova dei mezzi. Non dovrebbe inoltre essere sostitutivo di politiche specifiche a sostegno delle responsabilità familiari.
 La tassazione dovrebbe mantenere una progressività delle aliquote? Dovrebbe essere commisurata ai redditi familiari piuttosto che individuali? No. Bisogna abbandonare la progressività, Per le problematiche redistributive sono sufficienti la no tax area e le deduzioni No. Le aliquote devono essere ridotte a due, secondo quanto previsto dalla delega fiscale: 23% e 33%. La progressività deve esser affidata esclusivamente alla no tax area. Si, ma non commisurata sui redditi familiari. Si, la progressività è un principio cardine a tutela del ruolo redistributivo che deve essere esercitato dal sistema fiscale. Si La progressività può essere rivista anche riducendo il numero delle aliquote, ma deve rimanere. Si può commisurare l’imposta al reddito familiare, ma sembra incompatibile con una drastica riduzione delle aliquote e del prelievo.

Università e ricerca

 

 Università e ricerca.

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Patto Segni Scognamiglio 

 

Uniti nell’Ulivo

Ritenete che l’Ue debba utilizzare i fondi disponibili per creare nuove istituzioni di ricerca sovranazionali invece di centri di ricerca e le università nazionali ?

 Si. L’Unione europea dovrebbe finanziare la creazione di reti di centri di ricerca Si. La creazione di centri di ricerca sopranazionali è importate in vista di una creazione di uno “spazio europeo della ricerca”No. I privati più degli stati dovrebbero investire in ricerca e formazione.Si Occorre dare più fondi alla ricerca non solo alle strutture.  Si. Ma non bisogna togliere fondi alle università che devono cominciare a collaborare molto di più tra loro.  Si. Bisogna costituire delle reti europee di centri universitari e di ricerca, nazionali e internazionali. Solo a quelle che raggiungeranno e manterranno un successo competitivo dovrà essere garantita la continuità del sostegno comunitario.
Siete favorevoli a creare università europee di eccellenza aumentando gli stanziamenti degli Stati nazionali? Bisognerebbe criteri europei comuni per l’accesso all’università ?

Si. La mobilità dei ricercatori è uno degli strumenti per favorire lo scambio delle esperienze e favorire l’integrazione dei sistemi di ricerca nazionali.

 Si. Un sistema di università d’eccellenza su scala europea non è solo auspicabile, ma anche  necessario.No. L’Università non può essere solo un costo dello stato No ad università di eccellenze, si ai criteri comuni per l’accesso all’università  Si, è importante un’armonizzazione dei sistemi scolastici e universitari.  Si. Serve un migliore impegno del Bilancio dell’Unione per sostenere le università di maggior qualità e individuare un percorso di armonizzazione europea del personale universitario
Ritenente che si debbano apportare più finanziamenti alla ricerca e all’università? Ritenete che si debba incoraggiare il mecenatismo dei privati con sgravi fiscali?Si. La detraibilità dei contributi a università a ricerca dall’imponibile di persone fisiche e giuridiche è da tempo una delle proposte.

Si.Ridurre i fondi all’agricoltura e alla Pac e investirli in ricerca.

 Si. Più finanziamenti dai privati a condizione che i vantaggi fiscali siano tangibili

 

No a più investimenti privati per un rischio di condizionamenti

Si le risorse andrebbero aumentate anche attraverso il mecenatismo

Si, aumentare le risorse destinate alla ricerca riducendo quelle delle politiche agricole.

Si. Favorire il mecenatismo che non deve essere solo un modo di ridurre le tasse.

L’alba del giorno prima

La probabile ratifica russa del Protocollo di Kyoto dà ulteriore forza e credibilità all’iniziativa europea sul mercato dei permessi. Ma dalle indiscrezioni sui piani provvisori sembra che l’ammontare relativo dei permessi di emissione assegnati alle industrie sia troppo alto. E circolano dubbi sulla reale capacità della Commissione europea di sanzionare i piani troppo generosi. Intanto, negli Stati Uniti sono i singoli Stati a prendere iniziative per la riduzione delle emissioni di gas serra. Mentre si spera, forse ingenuamente, nell’elezione di Kerry.

E l’Italia ha un piano

Pubblicato, anche se non in versione definitiva, il piano nazionale di allocazione delle emissioni di gas serra. Si istituisce così un sistema di scambio dei permessi di emissione, essenzialmente per il sistema elettrico e l’industria. Suscitano perplessità le quote allocate ai settori, perché la scelta fatta non ci avvicina al nostro target di riduzione e gli altri interventi previsti per raggiungere l’obiettivo sono difficilmente realizzabili. In un futuro molto prossimo, il nostro paese potrebbe perciò essere obbligato a ricorrere al costoso acquisto di crediti sul mercato del carbonio.

L’insostenibile spreco di risorse della Pac

La Politica agricola comune (Pac) costa alle famiglie europee oltre cento miliardi di euro allÂ’anno. Oltre lÂ’80 per cento dei sussidi alle esportazioni pagati nel mondo sono finanziati dai contribuenti europei, che pagano anche i tre quarti circa di sussidi agricoli finalizzati al sostegno dei prezzi. Gli effetti sui mercati internazionali sono molteplici e significano minor benessere e minor ricchezza non solo per i paesi poveri. Il problema si aggrava ora con lÂ’estensione della Pac ai nuovi Stati membri Ue. Eppure di questo grande spreco di denaro pubblico si parla molto poco.

Se non ora, quando?

Le forme in cui la Banca dÂ’Italia rende conto del proprio operato sono fondamentalmente basate su esposizioni unilaterali. Norme e tradizioni seguite finora hanno una giustificazione storica, ma non sembrano più adeguate alla attuale realtà economica e politica. E’ ora di adottare assetti istituzionali più vicini a quelli degli altri paesi per lÂ’accountability, ma anche per i meccanismi di nomina e funzionamento della Banca. LÂ’occasione per farlo è il disegno di legge sulla tutela del risparmio.

Sulla questione della rappresentanza sindacale

Sul tema della rappresentanza sindacale riproponiamo per i nostri lettori anche alcuni inteventi già apparsi sul tema. Savino Pezzotta mostra come i dissensi di principio tra Cisl e Cgil su questa materia siano ancora assai rilevanti,
ma la volontà di giungere a una soluzione in tempi brevi non faccia difetto. Pietro Ichino individua il nodo essenziale del dissenso tra le Confederazioni maggiori e propone una soluzione capace di scioglierlo, suscettibile di essere messa in pratica in via sperimentale senza necessità di un intervento legislativo, anche mediante accordi sindacali aziendali, di settore o interconfederali.

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