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“Livellare” non basta

Un emendamento alla delega previdenziale punta a dirottare il Tfr anche su fondi aperti e su polizze individuali (Pip). La creazione di regole uniformi e controlli comuni è senz’altro importante per lo sviluppo del mercato previdenziale, ma non è sufficiente senza un allineamento verso il basso dei costi di gestione (oggi altissimi per le Pip) e senza migliorare la qualità e la trasparenza dei prodotti offerti. Accade infatti che i più efficienti siano penalizzati a favore dei peggiori.

La lezione di Melfi

Il caso Melfi segnala il fallimento dell’esperienza dei contratti di programma, un tentativo di decentrare la contrattazione salariale con accordi territoriali incentivati da iniezioni di denaro pubblico. Per legare il salario alle condizioni del mercato del lavoro meglio affidarsi a fattori automatici, come l’aggancio delle retribuzioni a indici del costo della vita regionali e ridurre il prelievo fiscale e contributivo sui salari più bassi, in ingresso. Tanto più che presto le Regioni del Sud non avranno più accesso ai fondi strutturali Ue.

Va’ dove ti porta il Tfr

La riforma delle pensioni permetterà di investire il trattamento di fine rapporto nei fondi pensione. Ma questo avrà importanti effetti anche sul mercato del lavoro. Il Tfr non potrà più essere utilizzato come finanziamento a costi inferiori a quelli di mercato e le piccole imprese in particolare perderanno l’incentivo ad allungare la durata del rapporto di lavoro. Così aziende e lavoratori (che dovrebbero considerare tutti i rischi impliciti nelle diverse scelte) potrebbero avere un interesse comune nel non aderire alle possibilità aperte dalla riforma.

Quanti maestri per una classe

La Riforma Moratti non nega la validita’ di principi generali, ribaditi dal piu’ recente dibattito pedagogico. Come l’integrazione fra insegnamento delle materie di base con quelle le attivita’ laboratoriali, la costruzione di relazioni continuative e stabili, la garanzia di una pluralita’ dei modelli cognitivi e di una molteplicita’ degli stili di insegnamento. Abbandona pero’ il tempo pieno non modularizzato e con l’insegnante unico introduce un modello organizzativo che ne impedisce la concreta attuazione.

Studi comparativi e studi televisivi

Il ministro Moratti cita in televisione ricerche internazionali per giustificare la riforma della scuola di base. Ma i risultati dei due studi comparativi sembrano invece mostrare che l’istruzione elementare in Italia ha funzionato e bene. I problemi nascono, semmai, alle medie, anche se il sistema italiano produce comunque risultati piu’ omogenei rispetto alla media dei paesi Ocse. L’attenzione riformatrice avrebbe dovuto percio’ concentrarsi maggiormente sulla scuola media di primo grado. Mentre il ministero ha preferito partire dal basso.

Ma era una buona scuola

Che cosa ha garantito finora il buon livello medio dell’insegnamento nella scuola italiana di primo grado? Non certo gli incentivi economici agli insegnanti. Piu’ influenza hanno avuto l’esame finale e soprattutto l’etica professionale di maestri e professori. Invece di rafforzare meccanismi di controllo reciproco allargando la responsabilita’ gestionale al team dei docenti, la riforma Moratti punta al rafforzamento del ruolo direttivo da parte di un singolo insegnante. Si accentua cosi’ la possibilità di comportamenti opportunistici.

Verso le Europee

La campagna elettorale per le Europee si fa sempre più “accesa”, ma paradossalmente si parla di tutto tranne che di Europa. Proviamo noi a rivolgere qualche domanda alle due coalizioni.

L’affare rifiuti

L’emergenza rifiuti in Campania ha una importante dimensione economica. Oltre a nutrirsi di due visioni inconciliabili del problema. Da una parte, quella del commissariato Bassolino che promuoveva una presenza massiccia del sistema pubblico. Dall’altra, quella della giunta precedente che aveva previsto e disegnato una delega più libera al sistema privato. Al centro di tutto, il notevole volume d’affari che ruota intorno allo smaltimento e al riutilizzo. Ora, la questione è nelle mani di un nuovo commissario, dai poteri eccezionali.

Codice pericoloso

Su un tema come la tutela del paesaggio, tutto sommato già ben regolamentato, il ministero interviene con un nuovo Codice. Che demanda in toto alle Regioni la redazione dei piani paesistici, senza che il ministero possa più intervenire neanche in caso di inadempienza. E che priva le soprintendenze del potere di bocciare progetti edilizi che avevano già ottenuto il parere favorevole delle amministrazioni locali. Né è chiaro quale sarà la sorte dei vincoli già imposti. Si tratta perciò di un intervento dai molti lati oscuri, sul quale il Parlamento è stato coinvolto solo marginalmente.

Pochi progressi nel conciliare crescita e ambiente

Nel 2001 l’Ocse ha varato un piano di intervento con due obiettivi primari: la salvaguardia degli ecosistemi e la fine della correlazione tra deterioramento dell’ambiente e sviluppo economico. A tre anni di distanza si tentano i primi bilanci. Nonostante alcuni miglioramenti, dovuti anche a cambiamenti strutturali delle economie, per raggiungere i risultati previsti servono politiche ben più coraggiose. Per esempio, preoccupano gli ancora troppi sussidi all’agricoltura e la continua crescita del settore trasporto.

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