Lavoce.info

Categoria: Argomenti Pagina 1102 di 1133

Se stabilità fa rima con trasparenza

Esiste una dicotomia tra la stabilità, ovvero la riduzione del rischio per le banche e i correntisti, e la trasparenza che dovrebbe tutelare gli investitori individuali? Le contraddizioni nella ripartizione delle competenze di vigilanza per aree di attività andrebbero superate per ricercare soluzioni che tengano conto dell’interesse generale ad avere mercati finanziari degni della fiducia degli investitori. Come è accaduto nel Regno Unito, dove le priorità e le iniziative di regolamentazione e vigilanza sono definite di volta in volta in funzione dei fattori che possono mettere a rischio il sistema.

Separati in banca

I problemi posti dall’intreccio tra istituti di credito e imprese riguardano essenzialmente la possibilità di un eccessivo trasferimento del rischio finanziario sugli investitori. Ma le misure di riforma fin qui ipotizzate non sembrano cogliere appieno l’essenza del problema, mentre introducono distorsioni alle scelte del mercato. Andrebbe invece rafforzata la concorrenza nel settore del credito, migliorata la trasparenza sulle attività di finanziamento e introdotto il divieto di vendita al pubblico per un determinato periodo di tempo di titoli collocati a investitori professionali.

Tutti i numeri di Telecom Serbia

Un’analisi dei dati mostra che senz’altro l’acquisizione di Telecom Serbia è stata un pessimo affare. Ma è un giudizio facile da dare con il senno di poi. Nel 1997, l’operazione sembrava congrua con l’andamento del mercato delle telecomunicazioni. E non differiva in nulla dagli accordi conclusi in quel periodo da molti altri soggetti. Il contribuente italiano, poi, ci ha rimesso ben poco. Diverso naturalmente il discorso per gli azionisti di Telecom.

Come si controlla un’emissione

Il collocamento dei titoli in Italia passa attraverso due interventi: quello della Banca d’Italia sull’offerta di valori mobiliari, in base al Testo unico bancario. E quello della Consob sulla sollecitazione all’investimento e la prestazione di servizi di investimento, come stabilito dal Testo unico della finanza. Il primo mira ad assicurare stabilità ed efficienza al mercato finanziario nel suo complesso. Non è perciò un giudizio sull’affidabilità della singola emissione. Il secondo cerca di evitare che i risparmiatori facciano investimenti senza la consapevolezza del rischio assunto.

La sanzione intelligente

I crimini commessi da organizzazioni richiedono il coinvolgimento di più persone. È un elemento di debolezza che può essere sfruttato per perseguire i comportamenti illeciti. Come insegna lÂ’esperienza delle autorità antitrust, gli sconti nelle sanzioni o i premi per chi denuncia lÂ’attività illegale non devono sostituirsi alle indagini. Si rivelano infatti incentivi più efficaci se lÂ’inchiesta è già avviata. Ed è cruciale sviluppare la capacità di verifica sulle rivelazioni. Indispensabile, poi, una cultura della legalità, per affiancare alla sanzione della legge quella sociale. Riproponiamo per i lettori de lavoce anche gli interventi di Vincenzo Ferrante, Vincenzo Perrone e Luigi Zingales sull’opportunità di premiare chi denuncia illeciti.

Rigore o strapotere?

La Corte dei Conti – censurata dal TG1 e TG2 – sottolinea l’eccessiva discrezionalità di cui gode il Ministro Tremonti nella gestione del bilancio pubblico, “una discrezionalità che non ha riscontro nelle democrazie occidentali” confermando il giudizio da tempo espresso a riguardo da lavoce.info. Le critiche sono sia sulla forma sia sulla sostanza. Riproponiamo gli interventi su questi temi di Piero Giarda e Giuseppe Pisauro.

La riforma necessaria *

L’impegno preso a Lisbona di fare dell’Europa la più competitiva economia del mondo basata sulla conoscenza richiede un profondo ripensamento del sistema universitario. Da fondare su tre punti chiave. Una maggiore competitività tra università basata sulla reputazione, un autogoverno degli atenei in linea con gli obiettivi della società e una struttura di incentivi che sappia premiare l’impegno dei docenti. In tutto ciò resta decisivo il ruolo del settore pubblico

Sbagliata l’analisi, sbagliata la cura

Il ritorno al concorso nazionale deriva dal giudizio negativo sul funzionamento dei concorsi locali che hanno portato a un eccesso di promozioni dei docenti interni e limitato la mobilità. Oltre a determinare la crisi finanziaria di numerosi atenei. Ma sarebbe stato sufficiente istituire procedure di controllo e legare a queste i finanziamenti. Conseguenza di questa scelta è il controllo diretto del ministero sulla spesa, con la rinuncia a delineare un corretto sistema di incentivi.

Critiche fuori bersaglio

Non è l’introduzione di elementi di precarietà nella carriera dei docenti il punto critico del progetto di riforma dello stato giuridico. Piuttosto, la proposta non incide sul vero problema: come dare spazio ai ricercatori e ai professori più bravi. Non indica infatti regole o incentivi per indurre i dipartimenti e le facoltà a produrre buona ricerca e buona didattica. Così si rischia di perpetuare l’attuale situazione di mediocrità. Con i fondi forse scarsi, ma sicuramente mal spesi.

Il dottorato migliore non è made in Italy

Università e studi post laurea possono essere visti come beni internazionalmente commerciabili. L’Italia non ha in questo momento alcun vantaggio comparato nella produzione di formazione avanzata. Che perciò dovrebbe essere “importata” dall’estero, per esempio utilizzando i consorzi internazionali cui partecipano facoltà italiane. Più opportunità nella ricerca di punta, da rilanciare anche con la creazione di centri d’eccellenza. Potrebbero poi derivarne benefici anche per i programmi di dottorato italiani.

Pagina 1102 di 1133

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

bento4d

bento4d

bento4d

bento4d

bento4d

bento4d

bento4d

bento4d

bento4d

bento4d

bento4d