La fine del Patto di stabilità non comporterà una maggiore crescita dell’Europa. Negli ultimi anni infatti è avvenuta comunque un’espansione della spesa pubblica che non ha determinato alcuna accelerazione. Perché in Italia come altrove, la debolezza dell’economia dipende dall’eccesso di specializzazione alle esportazioni in settori maturi. In attesa dello sviluppo di una nuova domanda mondiale, i paesi europei dovrebbero perciò puntare sul mercato interno. È quindi urgente liberalizzare molte attività di servizio e costruire adeguate infrastrutture.
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Quali potrebbero essere le conseguenze di un abbandono del Patto di stabilità e crescita? Si arriverebbe a un rialzo dei tassi di interesse, particolarmente grave per paesi indebitati come l’Italia. Perché l’aumento della spesa per interessi potrebbe essere tale da vanificare, ad esempio, i benefici della riforma previdenziale.
È legge il premio di mille euro per il secondo figlio. Solo però per i bambini nati fino al 31 dicembre 2004. E per un solo anno. Non serve certo a coprire i costi: calcoli riportati dallo stesso ministero del Welfare indicano che sarebbe necessario un aumento del reddito del 18-30 per cento per garantire alla famiglia lo stesso tenore di vita precedente alla nascita del secondo bambino. Meglio sarebbe offrire servizi all’infanzia, come dimostra l’esperienza dei paesi scandinavi.
È comprensibile che nessuno voglia scorie nucleari nel cortile di casa. Ma in Italia il rischio vero è quello di non decidere niente per non scontentare nessuno. Si procede di rinvio in rinvio. Mentre una soluzione per il sito nazionale delle scorie va trovata anche se richiede coraggio e senso di responsabilità . E se una scelta unilaterale dello Stato centrale è improponibile per la frammentazione dei poteri locali, si potrebbe iniziare a riflettere su modalità di compensazione per le comunità che dovessero accettare lo stoccaggio di rifiuti pericolosi nel loro territorio.
Un’Autorità in regime di proroga emana un documento dove si prefigurano le nuove tariffe di trasmissione dell’elettricità , più favorevoli per gli utenti. E dunque deludenti per il mercato finanziario, che “punisce” il titolo Enel. Ma anche per il ministero dell’Economia, che ribadisce il suo impegno nella tutela della società elettrica e dei suoi azionisti. Ovvero se stesso e gli investitori esteri che ne hanno appena acquistato il 6 per cento. Si è così creata una situazione spinosa, dalla quale non sarà facile uscire.
Nell’operazione di privatizzazione di Terna la posta in gioco non è tanto la struttura proprietaria ottimale dell’impresa che gestirà la trasmissione di energia elettrica, quanto i ricavi che il Tesoro otterrà dalla sua vendita, anche a costo di impedire la diminuzione delle tariffe elettriche e di tradire il principio dell’indipendenza dell’Autorità di regolamentazione. Potrebbero così essere gli utenti a finanziare in modo poco trasparente una parte di riduzione del debito pubblico.
Riproponiamo per i lettori de la voce.info gli interventi di Guido Ascari, Olivier Blanchard e Francesco Giavazzi, Fabrizio Coricelli e Valerio Ercolani, Daniel Gros, Roberto Perotti e Vito Tanzi sulle possibili riforme del Patto di stabilità e crescita.
Una rassegna stampa registra le reazioni in Germania seguite alla violazione del Patto. Guardando avanti, cosa si può fare?
Riproponiamo per i lettori de la voce.info anche gli interventi di Vito Tanzi, Roberto Perotti, Guido Ascari, Olivier Blanchard e Francesco Giavazzi, Daniel Gros, Fabrizio Coricelli e Valerio Ercolani sugli effetti sulle politiche anticicliche e sulle possibili riforme del Patto di stabilità e crescita.
La tendenza alla concentrazione del mercato televisivo è comune a tutti i paesi perché deriva dalle caratteristiche della concorrenza tra reti generaliste finanziate con la pubblicità . L’Italia è un caso estremo per la presenza di due gruppi multicanale che rendono difficile l’ingresso di nuovi operatori anche in segmenti non coperti. E per una struttura proprietaria altrettanto fortemente concentrata. Lo sviluppo del digitale terrestre non è una soluzione, soprattutto perché non avverrà in tempi brevi.
Il monitoraggio dell’informazione sulla Finanziaria 2004 di quotidiani e telegiornali rivela picchi di attenzione legati più al contesto politico che ai contenuti della manovra. Nei telegiornali, tempi e scelta dei temi dei servizi riflettono le diverse linee editoriali. I quotidiani pubblicano più tabelle con informazioni tecniche rispetto ai telegiornali, anche se questi spazi sono spesso dedicati a questioni a latere, come la riforma della previdenza, il dibattito nella maggioranza, i conti di riferimento.