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TUNISIA ED EGITTO ALLA PROVA DELLE ELEZIONI

Le borse di Tunisi e del Cairo, con il loro diverso andamento, rispecchiano le probabilità di successo del processo di democratizzazione nei due paesi. Buone le prospettive della Tunisia, forte di una tradizione laica radicata, un reddito pro-capite adeguato e stretti legami economici e culturali con il mondo occidentale. L’Egitto, invece, ha un reddito pro-capite nettamente inferiore, una frammentazione culturale maggiore e un riferimento alla legge coranica in Costituzione. Mentre i militari cercano in tutti i modi di procrastinare e svuotare di significato le elezioni.

L’EVASIONE SI BATTE CON L’INFORMAZIONE

Con il nuovo governo si tornerà a parlare di lotta all’evasione fiscale. Ma quali sono gli strumenti per affrontare un problema complesso e antico? Si possono accrescere i vincoli alla compensazione dei crediti Iva. E vanno applicate o estese le misure che hanno dimostrato di essere efficaci per aumentare il costo dell’evasione. Ma nel medio periodo è cruciale il tema della qualità e dell’utilizzo delle informazioni. L’amministrazione finanziaria dovrebbe razionalizzare le sue richieste di dati. E usare tutti quelli a sua disposizione per prevenire e non solo per reprimere.

IL PIANO FILLON E LA LINEA MAGINOT DELLA TRIPLA A

Il nuovo piano di austerità varato dalla Francia mira a salvaguardare a tutti i costi la tripla A sul debito. Invece è il modo migliore per perderla. Perché aggraverà la recessione, le entrate diminuiranno e aumenterà la spesa sociale. Il governo francese avrebbe dovuto fare l’esatto contrario. Perché si può evitare la recessione e contemporaneamente rassicurare i mercati finanziari. Bisogna dotarsi di una ferrea legislazione antideficit, aumentare e legare alle aspettative di vita l’età della pensione e prepararsi a una seria ristrutturazione delle banche francesi.

L’ANDAMENTO DELLO SPREAD

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RENDIMENTO BTP DECENNALI

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FRATELLI D’ITALIA, COMPRATE BPT?

Comprare i Btp per salvare il paese: è un invito che gli italiani si sono sentiti rivolgere da più parti in questi giorni. È un ragionamento corretto? Sostituendo i depositi bancari con titoli di Stato si rischia di spostare il problema di liquidità dal governo alle banche. Un effetto netto positivo duraturo si avrebbe solo se gli italiani liquidassero asset stranieri oppure rinunciassero a parte del loro consumo attuale per comprare i titoli di Stato. Le spese per interessi diventerebbero così una forma di redistribuzione interna invece di un trasferimento di risorse all’estero.

PATRIMONIO PUBBLICO: BASTA CON L’INGEGNERIA FINANZIARIA

Circola in questi giorni un’idea affascinante: un programma di vendite massicce di beni pubblici per abbattere il debito, migliorando la percezione dei mercati sulla sua sostenibilità. Vendere partecipazioni e immobili statali non è poi così facile, ma il problema del patrimonio dello Stato è che rende troppo poco. Meglio darlo in gestione a una società pubblica, con una supervisione europea e l’obiettivo della valorizzazione. E tutti i proventi destinati alla riduzione del debito pubblico. La legge di stabilità, invece, si affida una volta di più all’ingegneria finanziaria.

UN’AGENZIA PER UNA GIUSTIZIA EFFICIENTE

Il malfunzionamento della macchina giudiziaria dipende anche da ragioni organizzative e gestionali. E se la magistratura è un ordine autonomo e indipendente, per funzionare ha bisogno di risorse, personale e fondi che arrivano invece dal mistero di Giustizia. La soluzione è affidare l’organizzazione giudiziaria a un’Agenzia ad hoc sotto la vigilanza del ministro. Come già accade negli Stati Uniti e nel Nord Europa. Avrebbe il vantaggio di essere diffusa sul territorio, imparziale rispetto agli uffici giudiziari e con una struttura amministrativa professionale dedicata.

TRA LE RIGHE DEL MAXI-EMENDAMENTO

Oltre ai commenti sulle dismissioni del patrimonio immobiliare e sulla pubblica amministrazione, pubblichiamo altre due brevi osservazioni sul maxi-emendamento alla legge di Stabilità che risponde alle domande poste dalla Commissione europea. Sugli ordini professionali, se le lobby non la spunteranno anche questa volta, due misure di liberalizzazione che riguardano le tariffe minime e le società di professionisti. Sui servizi pubblici locali, rimane (anzi, si accentua) la natura burocratica del provvedimento, con scarso rilievo per gli incentivi economici che avrebbero consentito, invece, di accelerare il processo di liberalizzazione.

LE IMBARAZZANTI DOMANDE DELL’EUROPA SULLA PA

Il questionario della Commissione Europea, che vuole vederci chiaro sugli effetti delle riforme promesse come elemento dello sviluppo, tocca il nervo scoperto del sostanziale fallimento delle nuove regole sulla pubblica amministrazione, sbandierate come una panacea. Il governo in questi anni non ha fatto altro che parlare di scarsa produttività dell’amministrazione pubblica, di costo troppo elevato dei dipendenti e del loro numero eccessivo. In Europa, per coerenza, si aspettano concrete riduzioni di questi indicatori. Come spiegare ora che era solo propaganda?

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