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ENERGIA E AMBIENTE

Nel capitolo dell’energia e dell’ambiente i programmi elettorali di Popolo della libertà (Pdl), Partito democratico (Pd), Sinistra Arcobaleno (Sa), Unione di centro (Udc), Italia dei valori (Idv), La Destra-Fiamma tricolore non sembrano essere caratterizzati da differenze significative. Le indicazioni di Idv e de La Destra sono estremamente sintetiche, mentre il Parlamento del Nord non sembra prendere in considerazione queste problematiche.
Il novero delle proposte in tema di fonti energetiche, mercati dell’energia, salvaguardia del clima, rifiuti è più o meno lo stesso, anche se spesso una formazione politica su singoli punti si diparte dal gruppo delle altre.Èbene comunque ricordare che per tutti i partiti si tratta sempre e solo di promesse, le quali, in questo ambito , tendono più spesso che no a rimanere tali da una legislatura all’altra.
Tutti i partiti si dicono a favore del ricorso allo sviluppo delle fonti rinnovabili: il solare viene particolarmente enfatizzato. Promozione di efficienza e risparmio energetico sono un altro elemento cardine delle strategie che i vari partiti hanno in mente.

PARTITO DEMOCRATICO

Il Pd propone un piano per realizzare in dieci anni la trasformazione delle fonti principali di riscaldamento degli edifici privati e pubblici. Inoltre propone di rendere permanenti gli incentivi fiscali previsti dalla Finanziaria 2008. Favorevole allo sviluppo del nucleare di ultima generazione. Il carbone pulito è una fonte menzionata nell’ambito di un generale proposito di sviluppo di tecnologie energetiche che prevedano la cattura e il sequestro dell’anidride carbonica, nonché – interessante – dell’idrogeno.
Riconosce la necessità di procedere sulla strada dei rigassificatori. Più in generale, il Pd si sofferma molto sul gas naturale, sia per l’aspetto tecnologico (trasporto, stoccaggio) che di mercato (borsa del gas, Italia hub della rete europea del gas).
Ritiene desiderabile la microgenerazione.
Favorevole agli inceneritori, chiamati pudicamente termovalirizzatori. Anche ad essi il Pd sembra riferirsi quando parla di sviluppare impianti per il trattamento dei rifiuti.
Il Pd proclama l’obiettivo di minimizzare il consumo di suolo vergine – la green land – e di riqualificare le aree già costruite – le brown lands. Dichiara poi urgente un piano di riqualificazione delle periferie.
Il Pd elabora un’articolata proposta per battere l’“ambientalismo che cavalca ogni Nimby”, che passa per la presentazione pubblica – anche sul web – dei progetti infrastrutturali, per la discussione, l’ascolto e la rielaborazione per tenere conto delle osservazioni, ma alla fine arriva alla definitiva fase decisionale.
Propone una strategia generale nella scelta degli strumenti di politica energetico-ambientale nella direzione della “sperimentazione di particolari incentivi di mercato”: da tariffe variabili di smaltimento dei rifiuti in base alla partecipazione o meno alla raccolta differenziata, a tasse di possesso automobilistiche legate alle emissioni, fino alla “previsione di una carbon tax che penalizzi processi particolarmente energivori”. Insomma: “maggiore ricorso al mercato e ai prezzi, minore ricorso a concessioni, licenze e divieti”. L’economista in genere e l’economista ambientale in particolare gongola, anche se la formula della “sperimentazione di particolari incentivi di mercato” ha più il sapore della concessione che della convinzione, del sasso tirato e della mano nascosta.
C’è nel programma Pd una frase suggestiva: “il problema ecologico ci impone una gigantesca riallocazione delle risorse di lavoro, di terra e di capitale”. Si deve perciò “accelerare la transizione da settori, processi e prodotti energy-intensive a settori, processi e prodotti energy-saving, spostare risorse dal consumo immediato all’investimento, incoraggiare l’abbandono di stili di vita consumistici fino alla dissipazione, a favore di stili di vita attenti alla eco-compatibilità dei comportamenti individuali”.

POPOLO DELLA LIBERTÀ

Il Pdl si dice favorevole oltre che alle fonti di energia rinnovabili a un impegno per lo sviluppo del nucleare di ultima generazione, anche se la stampa sembrava anticipare mosse molto più ardite da parte del centrodestra in questo ambito. Propone la conversione delle centrali elettriche a olio combustibile a favore dell’utilizzo del carbone pulito.
Sul fronte delle infrastrutture energetiche si registra il consenso a procedere sulla strada dei rigassificatori
È d’accordo con i termovalorizzatori, ma sostiene che va comunque privilegiata e promossa la raccolta differenziata.
Il Pdl propone di introdurre non meglio specificati strumenti di tutela del suolo e delle acque anche per prevenire disastri idrogeologici. E una legge obiettivo per il recupero, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale e la tutela del paesaggio.
La formazione del centrodestra, con un occhio di riguardo per i propri alleati, è particolarmente attenta al ruolo delle autonomie territoriali e alle competenze delle regioni, le cui prerogative in queste materie vengono più volte richiamate.
L’idea più originale è forse quella di introdurre il “5 per mille” a favore dell’ambiente: non ci è dato però sapere esattamente a favore di chi e di che cosa e di che somma si potrebbe trattare.

SINISTRA ARCOBALENO

Solo il programma della Sa menziona il Protocollo di Kyoto, quasi che gli altri dimenticassero che da lì il futuro governo dovrà partire e dovrà indicare come fare fronte agli obblighi che sono già scattati per il nostro paese il primo gennaio scorso.
Sinistra Arcobaleno propone un grande investimento pubblico per l’installazione di pannelli solari su tutti i tetti di case e condomini italiani. Suggerisce poi di proseguire lÂ’esperienza del Conto energia. Ribadisce il suo no convinto e perentorio al nucleare.
Il gas è solo il combustibile di transizione, secondo la Sa, verso le fonti rinnovabili.
No agli inceneritori e al tentativo di finanziarli con il Cip/6, una truffa da eliminare definitivamente secondo la Sa.
In tema di governo del territorio e tutela del paesaggio, la Sa invoca una legge quadro che abbia come obiettivo quello di fermare il consumo del suolo anche attraverso il bando definitivo dei condoni edilizi.
L’acqua è una risorsa che deve restare pubblica, afferma, ed è anzi necessario ripubblicizzare i servizi idrici promuovendo adeguati investimenti nell’efficienza e manutenzione della rete al fine del risparmio e dell’uso compatibile con i rischi di desertificazione del Mezzogiorno.
La Sa considera prioritaria la lotta allÂ’inquinamento acustico e luminoso.

UDC

L’Udc è favorevole alle fonti di energia rinnovabile e al nucleare di ultima generazione.
D’accordo a procedere con i rigassificatori. lÂ’Udc propone di privilegiare la ristrutturazione di impianti esistenti di produzione di elettricità e di promuovere la cogenerazione.
È favorevole ai termovalorizzatori.
Sotto il profilo delle procedure, l’Udc invoca la semplificazione della normativa vigente e il riordino delle competenze in materia di energia. Il “federalismo energetico” non può essere diritto di veto, ma assunzione di responsabilità.

PARTITI MINORI

L’Italia dei valori è favorevole allo sviluppo del nucleare di ultima generazione e alla microgenerazione. Ritiene che vada privilegiata la raccolta differenziata. E propone di finanziare le auto elettriche.
Sulla questione dei rifiuti, La Destra, pur favorevole ai termovalorizzatori, ritiene particolarmente importante puntare sulla raccolta differenziata. 

FISCO

PARTITO DEMOCRATICO

Pressione fiscale e azioni di contrasto allÂ’evasione

Subito: aumento detrazione per lavoro dipendente, per alleggerire il carico fiscale sui lavoratori, specie con salario basso.
Dal 2009, riduzione graduale delle aliquote Irpef, di un punto all’anno  per tre anni
Il finanziamento deve venire principalmente dal contrasto allÂ’evasione fiscale, consolidando e ampliando i risultati ottenuti negli ultimi anni. Niente condoni

Fisco e famiglia

Dote fiscale per i figli (al posto di assegni familiari e detrazioni):

– 2500 euro per il primo figlio;
– universale (cioè rivolta tutti i contribuenti),
– crescente al crescere del numero dei figli e decrescente in funzione della condizione economica del nucleo familiare.
– riconosciuta mese per mese in busta paga o come minore imposta o come trasferimento in caso di incapienza.

Credito di imposta (o trasferimento in caso di incapienza) per lavoratrici, adeguato a sostenere le spese di cura, graduato in funzione del livello del reddito e del numero di figli. Riconosciuto in un primo tempo alle donne del Sud e poi esteso a tutto il territorio nazionale.

Fisco e casa

Tassazione dei redditi di locazione ad aliquota fissa.
Aumento della detraibilità della rata sui mutui prima casa.
Detraibilità di una quota fissa dell’affitto pagato (ampliamento della detrazione per gli affitti già introdotta dal governo Prodi).

Fisco, imprese e lavoro

Incentivi fiscali alla crescita dimensionale delle imprese, e al private equity.
Regime per i contribuenti minimi e marginali esteso, per opzione, ai contribuenti con ricavi inferiori ai 50mila euro (contro i 30mila attuali).
Abbattimento aliquota dÂ’acconto al 10 per cento.
Studi di settore: mai retroattivi, no ad accertamenti reiterati, maggior peso della dimensione territoriale.
Detassazione in capo al lavoratore degli incrementi contrattuali di secondo livello: il Ddl fiscale chiarisce che si deve trattare di una detrazione al 23 per cento e gli incrementi agevolati non possono eccedere i 2500 euro.

Costi e coperture

Per i provvedimenti che sono stati inglobati nel Ddl sul fisco è indicata una quantificazione e un’ipotesi di copertura. In altri casi la copertura è più generica. Si condiziona esplicitamente l’attuazione delle politiche all’esistenza di una copertura credibile, ricorrendo anche all’ipotesi di utilizzo dei cosiddetti fondi negativi attraverso i quali si vincola l’attuazione dei provvedimenti di maggiori spese o minori entrate all’approvazione di altri provvedimenti, in itinere, che devono garantire le risorse necessarie al loro finanziamento.

POPOLO DELLA LIBERTÀ

 Pressione fiscale e azioni di contrasto all’evasione

Pressione fiscale sotto il 40 per cento (nel 2007 era il 43,3 per cento).
Aliquota massima dellÂ’Irpef al 33 per cento.
Rafforzamento delle misure di contrasto all’evasione già contenute nella Legge finanziaria del governo Berlusconi. Giulio Tremonti ha dichiarato che non ci saranno condoni.

Fisco e famiglia

Quoziente familiare (in sostituzione delle detrazioni per carichi di famiglia): l’Irpef non grava sul reddito individuale ma su quello familiare. A parità di reddito familiare, l’aliquota media dell’Irpef decresce al crescere del numero dei famigliari.
Riduzione Iva per prodotti infanzia.
Abolizione delle imposte sulle successioni e sulle donazioni.

Fisco e casa

Abolizione completa dellÂ’Ici sulla prima casa.
Graduale e progressiva tassazione separata dei redditi di locazione.
Stabilizzazione di agevolazioni per risparmio energetico e ristrutturazioni (che già esistono) e incentivi fiscali alla costruzione per posti auto sotterranei.

Bonus locazioni per giovani coppie e meno abbienti.

Fisco, imprese e lavoro

Abolizione graduale dellÂ’Irap.
Credito per imprese che assumono giovani e che trasformano contratti temporanei in contratti a tempo indeterminato.
Sperimentazione di un periodo no tax per nuove iniziative imprenditoriali e professionali dei giovani.
Riforma degli studi di settore “dal basso”.
Versamento Iva solo dopo lÂ’effettivo incasso della fattura.
Detassazione degli straordinari.
Graduale detassazione delle tredicesime.

Costi e coperture

Il costo delle singole politiche non viene quantificato. Se ne prospetta spesso un’introduzione  “graduale”, a indicare la consapevolezza di un problema di copertura. Questo è importante specialmente per l’ipotesi di abolizione dell’Irap che, da sola, costerebbe di più di tutto il programma fiscale del Pd.

 COMMENTI

 

Pressione fiscale e azioni di contrasto allÂ’evasione

LÂ’abbattimento di tutte le aliquote Irpef di un punto percentuale, proposto dal Pd, riduce il carico fiscale per tutti i contribuenti. LÂ’abbattimento dellÂ’aliquota massima al 33 per cento, proposto dal Pdl, concentra il beneficio sui redditi alti e in special modo su quelli superiori ai 75mila euro e esclude dal beneficio i soggetti con reddito sotto i 28mila euro: le aliquote dellÂ’Irpef attualmente superiori al 33 per cento sono infatti quella al 43 per cento per redditi superiori ai 75mila euro, quella al 41 per cento per redditi compresi fra 55mila e 75mila euro e quella al 38 per cento per redditi compresi fra i 28mila e i 55mila euro.
L’intervento sulla detrazione per lavoro dipendente proposto dal Pd è esteso ai lavoratori atipici ed è pensato anche come compensazione del fiscal drag.
L’obiettivo del Pdl di portare la pressione fiscale al di sotto del 40 per cento è lo stesso enunciato nella campagna elettorale precedente.
Nel campo del recupero dell’evasione il programma del Pd si rifà ai successi del governo Prodi (stimati in più di 20 miliardi in due anni) e conferma l’impegno nella medesima direzione. Quello del Pdl richiama l’ultima Legge finanziaria del governo Berlusconi che prevedeva come misura principale di contrasto all’evasione il coinvolgimento dei comuni. A questa legge è stata data attuazione nel dicembre 2007.

Fisco e famiglia

Il problema principale del passaggio al quoziente familiare, proposto dal Pdl, è che riconosce un abbattimento di imposta tanto più alto quanto minore è il numero dei percettori e quanto più alta è la differenza fra i redditi da essi percepiti. Il vantaggio maggiore va quindi alle famiglie monoreddito con reddito elevato. Data questa caratteristica, disincentiva l’offerta di lavoro femminile. 
Il quoziente familiare non dà alcun sostegno alle famiglie con debiti di imposta bassi o nulli, diversamente da quanto avviene con la dote proposta dal Pd. A queste famiglie resterebbero gli assegni familiari che però non sono universali (i lavoratori autonomi non ne godono).
Unificare le misure monetarie a favore delle famiglie con i figli, come nel caso della dote, avrebbe il pregio di rendere trasparente e valutabile lÂ’aiuto che complessivamente si ottiene dallo Stato.
Il credito di imposta alle lavoratrici, proposto dal Pd, considera il costo del lavoro di cura (che si deve “comperare” da altri se si va a lavorare) come un costo di produzione del reddito. Non è pensato come sostitutivo dell’offerta di servizi (asili nido, e servizi a favore di anziani non autosufficienti). Bisognerebbe che fosse chiaro che tiene conto non solo della cura dei figli ma anche di quella degli anziani non autosufficienti.
LÂ’Iva è unÂ’imposta armonizzata, quindi il suo abbassamento sui prodotti per l’infanzia è una decisione che non può essere presa da un singolo Stato. E lÂ’imposta di successione già oggi si applica solo alle eredità che superino una franchigia di un milione di euro per il coniuge e per ciascun erede in linea retta.

Fisco e casa

La parte fiscale della politica per la casa è simile fra i due programmi. La maggiore differenza è data dal fatto che il Pdl prevede l’abolizione totale dell’Ici sulla prima casa. Questa misura avrebbe però l’effetto di aumentare la dipendenza dei Comuni dai trasferimenti erariali. Sotto il profilo distributivo, essendo l’Ici sulla prima casa già stata ampiamente ridotta dal governo Prodi, la misura andrebbe principalmente a favore dei contribuenti con case più lussuose.

Fisco, lavoro e imprese

L’abolizione dell’Irap proposta dal Pdl era stata promessa anche nella precedente campagna elettorale. È difficile da realizzare perché comporta una grossa perdita di gettito (circa 38 miliardi) e perché l’Irap è la fonte principale di autonomia tributaria delle regioni.
Per quanto riguarda le altre misure, vale l’avvertenza generale che non è corretto pensare che tutti i problemi possano essere affrontati con incentivi fiscali.
Attenzione ai possibili effetti delle proposte. Per il Pd, l’ampliamento del tetto del regime per contributi minimi andrebbe subordinato all’effettiva capacità di controllare che non faciliti l’entrata nel regime di soggetti che rientrano nel limite di ricavi indicato solo perché nascondono al fisco l’eccedenza. Per il Pdl, il differimento del versamento dell’Iva al momento dell’effettivo incasso potrebbe aumentare la complessità del sistema.
Per gli incrementi contrattuali di secondo livello e gli straordinari, si veda la scheda sul lavoro.
Non si comprendono le motivazioni per cui detassare le tredicesime, come proposto dal Pdl. È un’operazione costosissima (circa 8 miliardi) che introdurrebbe una discriminazione ai danni di chi non ha la tredicesima (lavoratori atipici) e che favorirebbe soprattutto soggetti con alti redditi. A maggior ragione se la detassazione avvenisse sotto forma di applicazione di un’aliquota ridotta.

LIBERALIZZAZIONI

Le liberalizzazioni compaiono nei programmi dei diversi schieramenti in modi ovviamente assai differenziati non solo per contenuti, ma proprio per lÂ’impostazione e il livello di approfondimento dei programmi stessi.
Gli schieramenti che menzionano il tema con maggiore ricchezza sono Udc, Pdl e soprattutto Pd. “Soprattutto” nel senso che il programma del Pd ritrovabile su internet è molto più lungo e articolato su tutti i temi. Non sembrano esserci differenze radicali: mentre Udc e Pdl parlano esplicitamente di “liberalizzazione” dei servizi pubblici, termine che per altro può significare tante cose, il Pd parla di “aumento del grado di concorrenza”. Sarà la stessa cosa? Ah, saperlo.

ITALIA DEI VALORI

Nel manifesto dell’Italia dei valori si legge “Liberalizzazione dei pubblici servizi”. Èquesto uno dei soli tre punti citati sotto il titolo “Economia”: si deve perciò pensare che lo schieramento attribuisca al tema grande importanza, ma purtroppo è difficile discutere un titolo.

SINISTRA ARCOBALENO

La Sinistra arcobaleno non menziona neppure il termine “liberalizzazione”, e questa non pare essere una dimenticanza. Ma discutere ciò che non è scritto è ancora più difficile.

UDC

L’Udc afferma esplicitamente che la gara deve essere lÂ’unica modalità di affidamento della gestione del servizio pubblico locale.
Mentre nessun parla di privatizzazione, un termine che sembra ormai scomparso dal discorso politico nazionale, l’Udc menziona esplicitamente l’opportunità di incentivare gli “enti locali che escano dal capitale azionario delle società che gestiscono i servizi pubblici locali” e propone la “separazione della proprietà pubblica delle reti e della gestione del servizio”.
Chiede un rafforzamento del ruolo delle autorità indipendenti.

PARTITO DEMOCRATICO

Il Pd, anche nei suoi approfondimenti, non sembra volersi sbilanciare troppo. Ove non sia possibile la concorrenza, propone che chi gestisce il servizio sia identificato tramite gara.
Il Pd dedica poi particolare attenzione alla liberalizzazione del trasporto (locale e ferroviario), affermando in particolare che “le aziende di trasporto devono imparare a gestire normali relazioni industriali in un mercato aperto. Ciascuna amministrazione comunale sarà libera di scegliere le regole che preferisce, entro un campo di soluzioni diverse, ma lo Stato premierà solo quelle che scelgono il mercato”. Ovvero, pare leggersi: introduciamo la cassa integrazione anche nel settore trasporti, e premiamo le amministrazioni che, magari anche accettando di perdere qualche posto di lavoro, provano a sviluppare un sistema di trasporto locale più efficiente.
Per le banche e i costi dei loro servizi al consumatore, che sono nel mirino un po’ di tutti, il Pd menziona “forme di autoregolamentazione del settore e intese tra governo, associazioni di rappresentanza e parti sociali interessate”. Lascio al lettore riflettere sulla probabile efficacia di tali iniziative.
Il Partito democratico reclama un rafforzamento del ruolo delle autorità indipendenti, non citate invece dal Pdl. Riprendendo una proposta a suo tempo comparsa anche su lavoce.info , chiede una legge annuale sulla concorrenza, a partire dall’analisi delle indicazioni date dall’autorità antitrust. Nelle sue intenzioni, la prima dovrebbe essere rivolta a liberalizzare telefonia, trasporti, distribuzione dei carburanti, sulla scorta delle proposte del terzo pacchetto Bersani mai approvato dal Parlamento.

POPOLO DELLA LIBERTÀ

Il Pdl, come l’Udc, usa in tema di liberalizzazioni parole forse più “forti”, ma non approfondisce.
Chiede la “liquidazione delle società pubbliche non essenziali” senza però dire quali siano, né menzionare cosa fare di imprese utili che però siano in mano pubblica.
Il Pdl punta anche sulla “portabilità dei rapporti con le banche”.

STUDI, MESTIERE ED ESPERIENZA

Un livello più alto di istruzione è in genere associato a una maggiore produttività nell’attività parlamentare, sia in termini di provvedimenti legislativi proposti che di provvedimenti effettivamente approvati. Per questo motivo ci focalizziamo ora sui deputati della Camera con titoli di studio pari alla laurea o più elevati.
La media dei laureati della nuova Camera sarà praticamente identica a quella dell’ultima legislatura (71 contro 70 per cento). Il partito con il minor numero di laureati è la Lega Nord. Per quanto riguarda, invece, la categoria dei “primi esclusi”, le strategie di partito sembrano divergere tra centrodestra e centrosinistra. I primi esclusi del centrosinistra sono mediamente molto più istruiti degli eletti effettivi (è il caso di Sa e Pd). Nel caso di Pdl e Lega Nord, invece, la quota dei laureati tra i “primi esclusi” è inferiore a quella dei sicuri eletti.

Partiti % laureati
Eletti Primi esclusi Ultima legislatura
PDL 74 68 70
PD 70 80 68
(Ulivo)
SA 58 78 67
(RC + PdCI + Verdi)
UDC 73 90 81
LEGA 61 40 59
IDV 83 80 100
Totale 71 74 70

Circa la metà dei deputati avrà una formazione di tipo umanistico. In particolare, è rilevantissima la quota di laureati in legge (circa un deputato su tre). Purtroppo, i deputati che hanno scelto studi scientifici sono una netta minoranza. Diciamo purtroppo, poiché sembra che una laurea in materie scientifiche o in medicina sia positivamente correlata a un’elevata produttività in termini di disegni di legge presentati. I partiti sembrano “specializzarsi” per titolo di studio: Idv e Pdl hanno una netta preferenza per i laureati in legge, il Pd e la Sa per i laureati in altre scienze sociali.

Partiti Laurea Totale
Legge Scienze sociali Scientifica + medicina Altro Diploma superiore, medie, elementari
IDV 44 11 33 0 11 100
LEGA 23 19 19 0 38 100
PD 15 41 12 2 29 100
PDL 38 26 13 1 23 100
SA 10 45 7 0 38 100
UDC 26 26 30 4 15 100
Total 27 32 14 1 26 100

Ma più che per titolo di studio, i partiti tendono a specializzarsi in determinate professioni. Nella Lega, i liberi professionisti arrivano al 38 per cento, nell’Idv al 33 per cento, nel Pdl al 25 per cento. Tra i futuri eletti del Pd e della Sa spiccano docenti, insegnanti e funzionari di partito. L’Idv candida ed elegge diversi medici. Gli imprenditori sembrano preferire Lega, Idv e Pdl. I dipendenti pubblici l’Udc (13 per cento, contro una media del 9 degli altri partiti).
Ma cosa sappiamo del legame tra professione e attività parlamentare? Sembra che i più assenteisti tra i deputati delle scorse tre legislature siano stati gli avvocati e i medici (con una percentuale di assenze alle votazioni elettroniche vicina al 50 per cento). In termini di numero di provvedimenti proposti e approvati, primeggiano, invece, avvocati, funzionari di partito, giornalisti e dipendenti pubblici.

Categorie professionali Partiti Total
IDV LEGA PD PDL SA UDC
Insegnanti e docenti 17 4 19 7 16 13 11
Avvocati 25 14 7 18 4 10 13
Altri liberi professionisti 8 25 4 7 4 7 7
Imprenditori 17 18 3 15 4 0 10
Funzionari di partito 0 7 18 9 26 3 13
Giornalisti 0 4 11 13 6 7 11
Medici 33 0 5 6 6 13 6
Dirigente 0 8 10 10 10 23 10
Dipendente 0 8 14 8 8 17 10
Altro 0 14 8 9 16 7 9
Total 100 100 100 100 100 100 100

Quanto conta aver ricoperto cariche elettive a livello locale per entrare in Parlamento? A giudicare dai dati, non molto. Solo il 16 per cento dei futuri eletti della Camera risulterà avere esperienze pregresse in amministrazioni locali, come regioni, province e comuni (escludiamo da questo conto gli ex parlamentari).
La ricerca di informazioni per compilare questa variabile è stata particolarmente difficoltosa, come è intuibile dall’elevato numero di candidati per i quali non siamo riusciti a trovarne. Tuttavia, siamo sicuri che tra i “Non sappiamo” non sono compresi i parlamentati, poiché per loro abbiamo a disposizioni elenchi esaustivi. Inoltre, per i candidati eletti a livello locale, non è inusuale trovare informazioni sui siti di istituzioni locali. Siamo pertanto propensi a interpretare i valori mancanti come sinonimo di assenza di esperienza in cariche elettive. Se adottiamo tale interpretazione, possiamo dire che nella prossima legislatura, un deputato su cinque sarà sprovvisto di qualunque esperienza. Spiccano per numero di inesperti l’Idv e il Pdl.

Partito Cariche elettive ricoperte Total
Parlamento
(Camera o Senato)
Locali
(regioni, province, comuni)
Nessuna Non sappiamo
IDV 50 21 14 14 100
LEGA 66 24 3 7 100
PD 64 19 9 8 100
PDL 62 16 8 15 100
SA 83 6 4 8 100
UDC 76 15 3 6 100
Total 65 16 8 11 100

ASPETTANDO UNA LOTTIZZAZIONE ROSA

Il nuovo governo dovrà provvedere a una serie di nomine in posti chiave di aziende e società controllate dallo Stato e dell’amministrazione pubblica. Perché non assegnare queste posizioni a donne? Sarebbe un importante segnale di cambiamento. Mentre si parla di declino, il nostro paese continua a privarsi delle competenze, capacità e conoscenze delle donne, per motivi culturali, di carenze istituzionali, di preservazione e conquista del potere da parte di élites chiuse. Non a caso, dopo Malta, abbiamo la più bassa occupazione femminile.

C’È DEL MARCIO IN PARLAMENTO

Posto che si presumono innocenti tutti i candidati rinviati a giudizio o il cui procedimento penale è attualmente in corso, ecco una panoramica di chi, tra i candidati alle elezioni politiche, è stato (o è) oggetto di procedimenti penali. La tabella qui sotto riguarda  soltanto coloro che, secondo le nostre elaborazioni, avranno un seggio nella futura Camera dei Deputati, con l’eccezione di due casi “in bilico” che sarebbero i primi esclusi nelle rispettive circoscrizioni. Non tutti i reati, ovviamente, hanno lo stesso peso dal punto di vista giuridico, etico e morale. La valutazione della loro rilevanza per dei rappresentati del popolo rimane affidata al giudizio di elettore.

Tabella rinvii a giudizio, prescrizioni e condanne dei candidati (Vedi tabella riepilogativa)

Abbiamo sfruttato le informazioni ricavate dalla tabella precedente per elaborare alcune statistiche sulla situazione giudiziaria di futuri eletti e primi esclusi. Spicca il quasi 9 per cento di futuri deputati dell’Udc già condannati in primo o in secondo grado e in attesa della procedura d’appello e della Cassazione. Per contro, è giusto segnalare come l’Idv (*) non abbia nessun condannato, né prescritto.

Partito % futuri eletti Totale
Nessun condanna Condanna definitiva opatteggiamento Condanne Io II grado con procedimento in corso Prescrizioni Rinvio a giudizio
IDV 100 0 0 0 0 100
LEGA 93.1 6.9 0 0 0 100
PD 98.8 0.6 0 0.6 0 100
PDL 96.7 1.3 0.3 0.7 1 100
SA 98.1 1.9 0 0 0 100
UDC 85.3 0 8.8 2.9 2.9 100
Total 96.7 1.3 0.7 0.7 0.7 100

Tra i primi esclusi, solo due candidati su 255 hanno subito condanne. Proprio perché si tratta di  “primi esclusi”, non è da scartare l’ipotesi che anch’essi (rispettivamente di Pdl e Sa) possano entrare alla Camera, modificando la percentuale di condanne definitive della tabella .
Nei casi in cui abbiamo riscontrato sia condanne definitive sia prescrizioni, abbiamo conteggiato solo la condanna. Dei ventidue casi riportati nella tabella risultano:

– 4 rinvii a giudizio
– 2 condanne in primo grado
– 2 in secondo grado
– 9 casi di condanne definitive e 1 patteggiamento
– 4 prescrizioni

(*) La condanna in via definitiva di Leoluca Orlando (capolista in Sicilia1 dell’Idv) per diffamazione aggravata dei consiglieri comunali del Comune di Sciacca (pagamento di una pena pecuniaria di 900 euro più le spese processuali), non è stata conteggiata nella nostra elaborazione, in quanto reato d’opinione. Riportiamo comunque stralci del testo della sentenza.

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La principale fonte riguardante la situazione penale dei candidati è il libro “Se li conosci li eviti” (2008) di Peter Gomez e Marco Travaglio edito da Chiarelettere. Le informazioni contenute nel volume sono state “incrociate” e completate con sentenze della corte di Cassazione penale e materiale reperito da archivi giornalistici on line.
Purtroppo, come già segnalato le nostre reiterate richieste alle segreterie politiche e agli uffici stampa dei sei principali partiti politici, non hanno ottenuto alcuna risposta.

ANDATE A VOTARE. COMUNQUE

La legge elettorale è incivile. Ma ci sono almeno tre motivi per votare comunque. Le liste bloccate danno molte informazioni sulle vere priorità dei partiti e su come interpretano il rinnovamento della classe politica: dalle quote rosa eluse al ringiovanimento spesso solo di facciata, mentre nella nuova Camera ci saranno almeno dodici deputati già condannati. Non è vero che i programmi dei due maggiori schieramenti sono uguali. L’unica cosa che hanno in comune è il fatto di essere libri dei sogni. E sulla legge elettorale, non tutti i partiti vogliono davvero cambiarla.

L’ARMATA MONTECITORIO

Qual è il profilo dei parlamentari che ci accingiamo a eleggere? Le nostre stime sui probabili eletti dicono che sarà riconfermato il 57 per cento dei deputati della scorsa legislatura. Solo uno su cinque è donna. Scende, di poco, l’età media. Il 71 per cento ha una laurea, per lo più umanistica. E solo l’Idv non ha nessun condannato, né prescritto.

SCHEDA 1 Quell’usato è sicuro?
SCHEDA 2 Anatomia dei candidati, partito per partito
SCHEDA 3 Studi, mestiere ed esperienza
SCHEDA 4 C’è del marcio in parlamento

 

QUELL’USATO E’ SICURO?

Sarà la brevità della scorsa legislatura, sarà la rigidità delle organizzazioni di partito, sarà la poca voglia di puntare su volti nuovi, ma per le elezioni 2008 i partiti sembrano accordare una netta preferenza ai candidati che hanno già alle spalle un’esperienza in Parlamento. Dalle nostre stime risulta che ben il 57 per cento dei futuri eletti della Camera era già presente in Parlamento nel corso dell’ultima legislatura.
Spiccano per lo scarso ricambio Sinistra Arcobaleno e Udc. La Sa addirittura “blinda” i posti dei ricandidati con l’83 per cento di sicuri eletti ripescati tra quanti avevano già un seggio in Parlamento nell’ultima legislatura e il 38 per cento di ripresentati tra i “primi esclusi” delle sue liste. Simile strategia per l’Udc, che posiziona il 68 per cento di parlamentari uscenti tra i candidati sicuri e circa la metà nelle posizioni in bilico tra elezione e non elezione.

 

Partiti % riconfermati dellÂ’ultima legislatura
Eletti Primi esclusi
PDL 55% 7%
PD 53% 19%
SA 83% 38%
UDC 68% 46%
LEGA 55% 13%
IDV 43% 35%
Totale 57% 20%

Eppure i “volti nuovi” tra i sicuri eletti sono più giovani (47 anni in media, contro i 51 degli ex parlamentari), hanno una quota più elevata di donne (27 contro 19 per cento), e sono mediamente più istruiti.

Partiti Sicuri eletti
Età media % donne % laureati
Confermati Nuovi Confermati Nuovi Confermati Nuovi
PDL 52 48 17 22 71 83
PD 51 46 21 41 66 76
SA 50 44 30 40 56 67
UDC 57 46 8 0 76 60
LEGA 45 42 11 20 53 78
IDV 52 45 14 14 83 83
Totale 51 47 19 27 68 79

 

Tra i vari partiti, sarà ilPd a portare più volti nuovi in Parlamento. Infatti, benché superato dall’Idv per tasso di rinnovamento dei candidati, la dimensione del suo elettorato consentirà al Pd di eleggere un maggior numero di donne e di deputati giovani.
Decisamente le quote rosa non sono un problema che affligge l’Udc: oltre a essere tra i partiti con il minor numero di deputate della scorsa legislatura (5 per cento), dai nostri dati risulta che tra le new entry dell’Udc alla Camera, nessuno sarà donna.
Infine, il titolo di studio. Il livello di istruzione medio dei futuri deputati sarà maggiore di quello della passata legislatura: buona notizia, perché un’istruzione elevata è tipicamente correlata con un minore astensionismo e una maggiore produttività nell’attività parlamentare. Tra i partiti con i futuri eletti mediamente più istruiti, il Pdl e l’Idv. Lega e Sa saranno invece i partiti che porteranno in parlamento il minor numero di laureati.

ANATOMIA DEI CANDIDATI, PARTITO PER PARTITO

Lavoce.info si è già occupata in passato di indagare l’età e la quota di donne tra i futuri eletti (e i futuri esclusi) di Pd e Pdl alla Camera. Riportiamo ora gli stessi risultati per i sei maggiori partiti e li compariamo con informazioni sui deputati dell’ultima legislatura.
L’età media dei futuri eletti diminuisce, ma di poco (50 anni anziché 53). Dall’età media dei “primi esclusi” (47) e dei non eletti (45) intuiamo come i giovani candidati occupino soprattutto posizioni basse nelle liste elettorali. In altre parole, scorrendo le liste, la loro percentuale aumenta in modo inversamente proporzionale alla probabilità di essere eletti. La Lega Nord mantiene il primato dei futuri eletti più giovani – 44 anni in media – immutato rispetto all’ultima legislatura. Il maggiore sforzo di “ringiovanimento” è stato fatto dall’Idv (-10 anni in media) e dal Pd (-5 anni in media). Sarà dunque il Pd, data la dimensione del suo elettorato, a portare in Parlamento più giovani deputati. Soprattutto se i suoi voti complessivi dovessero superare quelli ricevuti da Ulivo e Rosa nel Pugno alle scorse elezioni.

Partiti Età media
Eletti Primi esclusi Non eletti Ultima legislatura
PDL 50 (-3) 44 46 53
PD 49 (-5) 48 42 54
(Ulivo)
SA 49 (-2) 48 43 51
(RC + PdCI + Verdi)
UDC 54 (0) 50 47 54
LEGA 44 (0) 47 44 44
IDV 49 (-10) 51 47 59
Totale 50 (-3) 47 45 53

Anche nella prossima legislatura, solo un deputato su cinque sarà donna. Le differenze tra partiti sono molto marcate: solo i futuri eletti di Sa e Pd avranno una percentuale di donne vicina al 30 per cento, mentre gli altri si attestano su percentuali più basse. La maglia nera va all’Udc, che avrà solo il 5 per cento di deputate, o meno, nel caso riceva più voti rispetto alla scorsa tornata elettorale (come sembrano prevedere i sondaggi).
I dati raccontano per le donne una storia simile a quella dei giovani: la loro percentuale aumenta a mano a mano si scende di posizione all’interno delle liste. In altre parole, le donne nelle liste ci sono, ma è una presenza fittizia, poiché molte di loro difficilmente potranno essere elette. Si guardi ad esempio ai candidati del Pd: la presenza di donne tra le non elette balza dal 28 al 34 per cento per le candidate “prime escluse”, e addirittura al 48 per cento sul complesso dei non eletti. Tuttavia, proprio in virtù della maggiore percentuale di donne tra le elette e alla dimensione del suo elettorato, sarà proprio il Pd a determinare l’elezione del maggior numero di deputate.

Partiti % donne
Eletti Primi esclusi Non eletti Ultima legislatura
PDL 19 (+3) 23 24 16
PD 28 (+7) 34 48 21
(Ulivo)
SA 32 (+9) 42 46 23
(RC + PdCI + Verdi)
UDC 6 (+1) 4 16 5
LEGA 14 (+4) 6 36 10
IDV 14 (+8) 23 29 6
Totale 22(+5) 25 33 17

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