Moltissimi lavoratori non hanno ancora scelto cosa fare dei loro accantonamenti per il Tfr. Alcune simulazioni e informazioni per aiutarli a
farsi un’opinione. Perchè chi non sceglie si troverà in posizione svantaggiata rispetto agli altri.”
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Le solenni decisioni del Consiglio europeo di Bruxelles mirano a mitigare i cambiamenti climatici e allo stesso tempo a risolvere il problema della sicurezza dellÂ’approvvigionamento. Una sfida che nessun paese europeo può ora eludere. La grande novità dell’accordo sono infatti i target vincolanti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Gli interrogativi su nucleare e biocombustibili. Sulla questione dell’efficienza energetica si è rimasti a livello di buone intenzioni, anche se il tema resta cruciale.
La stima del numero dei precari non è semplice. Ma se adottiamo una definizione “operativa”, che includa i lavoratori a termine involontari, i collaboratori con forti indizi di subordinazione e gli individui non più occupati perché hanno concluso un contratto temporaneo e che tuttavia sono ancora sul mercato del lavoro, possiamo calcolare che la precarietà coinvolge in Italia 3.757.000 persone, e una su quattro non è occupata. Con un’incidenza sul totale dell’occupazione del 12,2 per cento.
Secondo gli ultimi dati del ministero del Tesoro, il miglioramento nei conti pubblici del 2007 rispetto alle stime del giugno scorso è di circa 40 miliardi. Meno della metà è attribuibile alla Finanziaria appena varata. E un ruolo l’ha svolto la ripresa economica. E’ bene comunque evitare correzioni di rotta e utilizzare le risorse aggiuntive solo per abbattere il debito. Semmai, vale la pena rimuovere l’ultima operazione di finanza creativa: il dirottamento del Tfr all’Inps, che scoraggia il decollo della previdenza complementare.
Al Consiglio europeo di inizio marzo è stata definita una politica climatica ed energetica integrata. E’ passato il principio del “20-20-20”: l’Unione Europea si impegna a ridurre in modo indipendente del 20 per cento le proprie emissioni di gas-serra entro il 2020, a realizzare almeno il 20 per cento di consumo di energia con fonti rinnovabili e ad aumentare del 20 per cento l’efficienza energetica. Un fatto storico, che conferma il ruolo dell’Europa quale precursore nella lotta ai cambiamenti climatici.
Attorno alle addizionali locali sull’Irpef si è accesa una polemica forse eccessiva. Anche perché è una misura adottata da una quota relativamente piccola di comuni. E bisogna evitare di moltiplicare i costi di adempimenti per i contribuenti che deriverebbero da spazi troppo ampi lasciati ai governi locali sui tributi erariali. Gli interventi vanno valutat nella prospettiva più generale dei vantaggi che una riforma in senso federale potrebbe portare. Difficile comprendere perché il sostegno alla famiglia debba passare dall’Ici.
La proposta del presidente del Consiglio di abbattere l’Ici sulla prima casa, con vantaggi crescenti in base al numero dei figli, appare negativa sotto il profilo della finanza comunale e dei rapporti tra governo ed enti locali. E’ invece apprezzabile come misura per la famiglia. Tuttavia, non sembra opportuno varare ora un provvedimento parziale, quando il governo ha promesso di definire entro breve tempo e in modo coerente una strategia globale su questo tema e sul federalismo fiscale.
Il deficit è una costante del Sistema sanitario nazionale. Anche per la politica di sotto-finanziamento perseguita da tutti i governi. Ma dal 2001 il debito è responsabilità delle Regioni. Che si comportano in modo assai diverso. Nel 2005, undici hanno agito sul controllo della spesa, ma dieci sembrano incapaci di contrastarne la dinamica. Dieci non hanno usato la leva fiscale e i ticket, scelti invece da sei Regioni. Mentre cinque attingono a risorse autonome del proprio bilancio. Ancora una volta, però, il rigore non è premiato.
In alcuni casi, vincoli costituzionali impongono allo Stato di intervenire per salvare un governo locale in crisi finanziaria. Il rischio è che si generi un’irresponsabilità diffusa. E’ perciò necessario che gli interventi siano accompagnati da forti sanzioni per gli enti locali coinvolti, che incidano sia sugli amministratori sia sui cittadini stessi, “colpevoli” di aver eletto governanti incompetenti. E per i politici locali, la sanzione ultima non può che essere la soppressione della propria sovranità , almeno per un periodo di tempo determinato.
Il “patto per la salute” per il periodo 2007-2009 si propone di eliminare i disavanzi e di correggere le disfunzioni e le inefficienze di gestione. In ciascun anno la spesa dovrebbe essere contenuta al 6,7 per cento del Pil. Ma non è un obiettivo semplice da raggiungere. Manca ancora un federalismo pienamente responsabile che attribuisca alle Regioni i poteri di stabilire i livelli delle prestazioni. E nello stesso tempo imponga loro l’onere di finanziarli in modo autonomo. La copertura ex-post dei disavanzi con fondi statali genera solo sperequazioni.