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Invalidità civile, per qualcuno è un affare

Le pensioni di invalidità alimentano un sistema economico che fa da terreno di coltura per clientelismo, infiltrazioni mafiose, corruzione, discrezionalità, sprechi. Eliminandoli si avrebbe anche un risparmio di spesa pubblica. Occorre intervenire sulle macchinose procedure di accertamento. 

Quella confusione tra staffetta e età pensionabile

La staffetta giovani- anziani è poco popolare tra gli economisti: per molti aspetti è l’opposto dell’ aumento dell’ età pensionabile appena approvata dal governo precedente. Ma molti  si chiedono: ha senso aumentare l’età pensionabile con una disoccupazione giovanile  al 40 percento?

Non per cassa, ma per equità

Una proposta per realizzare un prelievo sulle pensioni “più generose”, vuoi perché l’assegno è alto, vuoi perché il loro rendimento implicito è molto elevato. Servirebbe a tutelare l’equità attuariale e intergenerazionale. Quanto si potrebbe ricavarne e come andrebbero impiegate queste risorse.

Per una vera staffetta tra generazioni

La staffetta generazionale proposta dal Governo Letta si basa sull’idea che per dar lavoro ai giovani sia necessario “toglierlo” agli anziani. Servirebbe invece una nuova distribuzione dei trasferimenti pubblici e una riduzione del carico fiscale sul lavoro. I costi per le finanze dello Stato.

Se si tocca l’indicizzazione

L’indicizzazione delle pensioni continua a essere oggetto di interventi, da ultimo per finanziare gli esodati. Eppure il modello contributivo, che l’Italia ha ambiguamente scelto diciotto anni fa, dovrebbe sottrarla alla disponibilità dei politici.

Taglio del cuneo fiscale: i vantaggi e le risorse

La riduzione del cuneo fiscale è un nodo fondamentale per la crescita del nostro paese. Eppure finora non è stata una priorità nell’agenda del Governo. Le risorse necessarie per un intervento significativo, magari destinato ai lavoratori più giovani. E l’impatto sulle pensioni future.

Pensioni

La riforma delle pensioni contribuisce a riequilibrare i conti nel breve periodo, ma soprattutto consente la sostenibilità della spesa per pensioni nel lungo periodo garantendo l’equità intergenerazionale. Sui coefficienti di trasformazione si poteva seguire l’esempio svedese. Resta aperto il nodo dei lavoratori esodati.

QUELLA COLPEVOLE ASSENZA DI DATI SUGLI ESODATI

La vicenda degli esodati è frutto di una serie di errori. Soprattutto c’è stata una gravissima assenza di notizie: né lÂ’Inps, né il ministro hanno reso pubblici i dati sui lavoratori a vario titolo coinvolti in processi di ristrutturazione con pensionamento anticipato. Se lo avessero fatto per tempo, la riforma varata a novembre avrebbe potuto essere più flessibile sull’età di pensionamento e avrebbe potuto prevedere soluzioni che tenessero conto degli incentivi dei lavoratori ad andare in pensione come delle scelte dei datori di lavoro. La soluzione ancora possibile.

L’INESODABILE

Il Presidente dell’Inps Mastrapasqua, nel corso di un’audizione parlamentare, si è rifiutato di rilasciare dati sul numero dei cosiddetti lavoratori “esodati”, lavoratori bloccati dalla riforma pensionistica varata dal governo in novembre e precedentemente licenziati dalle loro aziende nell’aspettativa che avrebbero poi fruito delle pensioni d’anzianità. Come è noto, il Governo aveva inizialmente ignorato il problema e poi fortemente sottostimato il loro vero numero. Si trova così ora a dover reperire faticosamente risorse per finanziare ammortizzatori sociali che, presumibilmente, costeranno di più delle pensioni d’anzianità inizialmente previste per loro. Il Presidente dell’Inps ha detto in Parlamento che i dati li darà solo al Governo. Peccato che sul sito dell’Inps venga esplicitamente sostenuto che l’Inps vuole “offrire un contributo alla conoscenza e all’analisi dei principali elementi del sistema di previdenza e d’assistenza del nostro Paese.” Rientra, in effetti, tra le funzioni istituzionali dell’ente, quella di fornire statistiche sulla copertura dei sistemi assicurativi e assistenziali che gestisce.
Non è la prima volta che Mastrapasqua mostra di ignorare i compiti di informazione del suo istituto. Nota la sua dichiarazione riguardo allÂ’opportunità di informare i giovani sul loro futuro previdenziale: “se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati, rischieremmo un sommovimento sociale”. I comunicati stampa dell’Inps sotto la gestione Mastrapasqua offrono sistematicamente poche informazioni e tantissime interpretazioni in genere favorevoli al governo in carica.  Ad esempio, al picco delle ore di Cassa Integrazione nellÂ’agosto 2010, il comunicato Inps sottolineava come “diminuisce ancora il tiraggio della cassa integrazione”, vale a dire il grado di utilizzo delle ore autorizzate . Singolare che il comunicato non riportasse il numero di ore utilizzate, ma solo le percentuali di cosiddetto tiraggio. Il fatto è che moltiplicando le percentuali di “tiraggio” riportate dal comunicato per il numero di ore autorizzate, si sarebbe scoperto che lÂ’utilizzo della Cassa era aumentato.
Forse è per questa sua “capacità comunicativa” che Mastrapasqua sta superando ogni record di durata alla guida dell’istituto. E il decreto salva-Italia ha salvato la sua poltrona per altri 3 anni. L’art 21, comma 9, della legge 214/2011 infatti, ha prorogato la durata in carica del Presidente  dell’INPS fino al 31  dicembre  2014.

QUANTO SARÀ LA PENSIONE DI DOMANI

Anche in futuro il sistema pensionistico pubblico italiano sembra capace di garantire prestazione adeguate. In base alle simulazioni, la riduzione attesa del tasso di sostituzione nel corso dei prossimi decenni non è drammatica, almeno rispetto a proiezioni elaborate prima della riforma. Tutto dipende dall’innalzamento dell’età media di pensionamento, destinata ad agganciarsi alla dinamica delle aspettative di vita. Ma per rendere perseguibile e realistica questa soluzione, occorrono cambiamenti importanti nel mercato del lavoro.

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