Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni di Luigi Di Maio e Michele Anzaldi sul reddito di cittadinanza.
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Il deludente risultato elettorale della premier conservatrice Theresa May evidenzia la modestia politica del Labour di Jeremy Corbyn. Che aveva l’occasione di vincere, anziché accontentarsi di avanzare perdendo. Così come avrebbe forse potuto – un anno fa – fare ben di più per evitare il risultato del referendum Brexit.
Creato per far fronte ai rischi di un blocco degli afflussi di capitale, lo European stability mechanism (Esm, o fondo salva-stati) è il cuscinetto europeo contro le crisi. Così com’è, però, non funziona. Vediamo perché e come aggiustarlo. Seconda puntata della versione italiana di un e-book del nostro sito “gemello” VoxEu.
Compie 15 anni il contratto di apprendistato professionalizzante. I dati mostrano che garantisce attaccamento dell’impresa al lavoratore (e viceversa) e allinea crescita salariale e del capitale umano. Tutto come previsto, salvo che è usato pochissimo. Le parti hanno preferito contratti precari o la decontribuzione del Jobs act.
Una ricerca dice che il capitale sociale fa la differenza nell’elezione dei sindaci. A parità di buone politiche fatte nel mandato appena concluso, ha più possibilità di riconferma l’amministratore di una città dotata di forte tessuto e coesione sociale. Ipotesi da verificare a breve nel secondo turno delle amministrative.
Perché gli italiani preferiscono i depositi bancari e postali agli investimenti finanziari? Perché questi ultimi, una volta pagate le commissioni d’intermediazione e le tasse, rendono ben poco. Così poco da essere meno appetibili dei liquidi conti correnti agli occhi dei risparmiatori.
Mentre finiscono le lezioni, si riaffaccia per il prossimo anno scolastico il tema della qualità degli insegnanti. Che non promette di migliorare in futuro. Anzi, di peggiorare perché ci sono tutte le ragioni di scegliere altre professioni piuttosto che la docenza.
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Destinate e fate destinare il 5 per mille dell’Irpef a questo sito in quanto “associazione di promozione sociale”: Associazione La Voce, Via Bellezza 15 – 20136 Milano, codice fiscale 97320670157. Grazie!
Il ripudio dell’accordo di Parigi sul clima da parte di Donald Trump è grave ma non distrugge quanto fatto finora per la decarbonizzazione. La cui base è nella Convenzione di Rio del 1992, non denunciata dagli Usa. Così il presidente salva la faccia con gli elettori e – sotto sotto – non scontenta troppo gli altri leader mondiali.
Torna il contratto di lavoro a tempo determinato come formula più utilizzata nelle nuove assunzioni. È un effetto del decreto Poletti del 2014 che si manifesta oggi. Finiti gli sgravi contributivi del Jobs act e con una ripresa da consolidare. Ritorna la convenienza delle aziende ad assumere precari.
Ci sarà pure una ragione se l’Economist ha fuso le parole banker e gangster in “bankster”. La caduta della fiducia nei banchieri e nella finanza è un pericoloso effetto collaterale della Grande crisi. Per questo val la pena di andare “alla ricerca della banca perduta”, come recita il titolo di un nuovo libro.
Degli 8,5 miliardi di finanziamenti Ue alla ricerca nel campo della salute, all’Italia è andato solo l’8 per cento del totale. Eppure in Lombardia, Toscana e Lazio si concentrano alcune eccellenze. A conferma delle disuguaglianze nel campo della sanità di cui si è parlato al Festival dell’Economia a Trento. Ecco i video dei tre forum organizzati da lavoce.info.
Perché si crei un legame tra territorio, elettori ed eletti occorrono alcuni accorgimenti, oltre al sistema maggioritario che facilita questa osmosi. In effetti nel sistema elettorale in discussione alle camere c’è una quota di rappresentanti votati con questo metodo. Ma è minoritaria e non dà la certezza assoluta di andare in Parlamento se vittoriosi. È un sistema che tutti chiamano “tedesco”, anche se l’originale è piuttosto differente e in patria è stato sottoposto a pesanti critiche, come “causa della partitocrazia” che – diciamolo – c’è anche a Berlino e dintorni.
Nel momento della scomparsa della nonna di Mariasole Lisciandro, la redazione si stringe attorno all’amica e collega del desk de lavoce.info
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Perché si è aperto un abisso tra la finanza “buona”, che svolge una funzione essenziale per la crescita, e la “nuova” finanza che ha portato alla più grave crisi della storia? Lo spiega Marco Onado nel suo ultimo libro, di cui pubblichiamo l’introduzione.
Come abbiamo discusso nelle nostre feste/convegno di Milano e Roma, tutti gli esperti – anche i più ottimisti – sono d’accordo: l’architettura dell’euro è incompleta e richiede di essere corretta per evitare nuove crisi. Si può partire dai quattro elementi descritti in un e-book del nostro sito “gemello” VoxEu.
Theresa May dovrebbe essere la vincitrice delle elezioni nel Regno Unito di giovedì 8 giugno. Ma, se tanti giovani andranno a votare, potrebbe prevalere una coalizione con a capo Jeremy Corbyn, il cui programma include anche l’abolizione delle rette universitarie. In ogni caso, improbabile che dalla Brexit si torni indietro.
Dei problemi di Alitalia si è detto tutto? No. Un’analisi accurata dei dati degli ultimi anni mostra che il costo del lavoro è stato ridotto e oggi conta meno sul totale che per British, Lufthansa e Air France-Klm. Le spese di gestione esplodono a causa di una flotta mal calibrata per competere con le compagnie low-cost.
Con il nuovo anno i prodotti finanziari e assicurativi proposti allo sportello saranno accompagnati da tre agili paginette con indicatori che combinano rischio di mercato e di credito, oltre che simulazioni di scenari alternativi di rendimento. Un passo avanti sulla strada impervia dell’assunzione di decisioni di risparmio più consapevoli.
Giuliano Cazzola, deputato di centro-destra (gruppo Misto), commenta e puntualizza i numeri del fact-checking de lavoce.info alla base di una polemica tra lui e Matteo Salvini in tema di pensioni. Con la replica del nostro fact-checker.
Fernando Di Nicola e Ruggero Paladini rispondono ai commenti al loro articolo “Disboschiamo la giungla dell’Irpef”
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Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Questa volta tocca alle affermazioni di Giuliano Cazzola sulle pensioni.
La Commissione di Bruxelles propone titoli di stato sintetici per l’area dell’euro, prodotti con un processo di cartolarizzazione. Da non chiamare Eurobond per due ragioni: perché non lo sono e perché per i tedeschi sarebbero come fumo negli occhi. Potrebbero essere molto utili alla stabilità finanziaria.
Al mondo politico in fibrillazione auto-referenziale arriva il richiamo della Banca d’Italia di Visco: chiunque si candidi a governare si impegni ad approfittare della debole ripresa economica per correggere il bilancio in modo da far scendere il rapporto tra debito pubblico e Pil. Intanto la disputa sul voto anticipato in autunno sembra disinteressarsi della probabile attivazione delle clausole di salvaguardia e delle negative conseguenze per la crescita della maggiorazione dell’Iva. Nel dibattito sul sistema elettorale guadagna consensi quello chiamato “tedesco” (che poi tedesco non sarebbe). Di sicuro ci ritroveremmo il definitivo affossamento dei collegi uninominali, la prevalenza di candidati scelti dai partiti, e l’esclusione delle formazioni forti localmente ma deboli a livello nazionale. In cambio di coalizioni (forse) meno litigiose.
Sono due filosofie, due concezioni del governo dell’economia e della moneta quelle che si scontrano nella Ue rappresentate da Germania e Francia. Non soltanto interessi diversi, dunque, ma visioni del mondo che un’Europa unita deve conciliare. È il tema di un libro di tre autori, uno dei quali, Markus Brunnermeier, sarà al centro dei dibattiti organizzati a Milano e Roma per festeggiare i 15 anni de lavoce.info.
Che ci voglia una gestione delle sofferenze bancarie diversa dalla svendita ai pochi grandi operatori specializzati lo ha detto anche il governatore Ignazio Visco nelle sue Considerazioni finali. E in Parlamento ci sono tre proposte che prevedono la vendita agli stessi debitori.
La Lega calcio ha appena aperto l’asta per i diritti tv del campionato di serie A per il triennio 2018-21. A differenza che negli altri paesi, il bando prevede che il servizio sia offerto su più piattaforme distributive, compresa internet. Come se il calcio fosse un “diritto essenziale” per i consumatori. È proprio così?
Vero che gli italiani – dopo la riforma Fornero – sono costretti ad andare in pensione vecchi decrepiti? Lo ha sostenuto Matteo Salvini in due scontri Tv con Giuliano Cazzola. Questi ha ribattuto con una serie di dati. Quasi tutti esatti, secondo il fact-checking de lavoce.info.
15 anni de lavoce.info: feste-convegni 5 giugno a Milano e 6 giugno a Roma
Nel 2017, lavoce.info compie 15 anni. Aspettiamo per festeggiare il compleanno i nostri affezionati lettori e sottoscrittori la mattina di lunedì 5 giugno a Milano e il pomeriggio di martedì 6 giugno a Roma. E, se potete, destinate e fate destinare il 5 per mille dell’Irpef a questo sito in quanto “associazione di promozione sociale”: Associazione La Voce, Via Bellezza 15 – 20136 Milano, codice fiscale 97320670157. Grazie!
La forza dei dati nella discussione sulle pensioni
Di Desk
il 06/06/2017
in Commenti e repliche
di Giuliano Cazzola
Trattamenti di anzianità e di vecchiaia
Ringrazio l’autorevole lavoce.info e Lorenzo Borga per aver commentato il ricorrente diverbio televisivo tra il sottoscritto e Matteo Salvini in tema di pensioni e in particolare sugli effetti della riforma Fornero del 2011. Soprattutto – in un tempo sciagurato come quello in cui stiamo vivendo dove tutto diventa un’opinione – sono particolarmente grato che abbiano trovato conferma i dati statistici – ufficiali – da me inutilmente citati, in trasmissione, anche a costo di dover alzare la voce. Contesto però la considerazione contenuta nel brano di Borga riportato di seguito: “Quanto all’ultima parte della dichiarazione di Giuliano Cazzola – il fatto che la maggioranza degli italiani andrebbe in pensione a 60 anni – si tratta di un’affermazione che non è possibile verificare perché i dati dell’Inps riportano solo il numero dei nuovi assegni pensionistici erogati e non quello dei nuovi pensionati. I numeri potrebbero infatti non coincidere per la possibilità di ricevere più di un trattamento pensionistico”.
Come risulta dalle tabelle alle pagine 19 e 20 del Report del coordinamento attuariale Inps, da quando è entrata in vigore la vituperata riforma sono state erogati (con riferimento alle gestioni considerate e con l’esclusione del pubblico impiego e degli iscritti all’ex Enpals) 600mila nuovi trattamenti di anzianità (con un’età alla decorrenza di poco superiore ai 60 anni) contro 300mila di vecchiaia. Quindi è VERO (non QUASI VERO) ciò che ho scritto rispetto al prevalere, nei flussi recenti, del pensionamento di anzianità.
Per di più, nel primo caso (anzianità) il 78 per cento sono maschi, mentre nel secondo (vecchiaia) le donne sono 200mila, per il semplice fatto che, a causa della loro condizione nel mercato del lavoro, è in generale difficile che le lavoratrici siano in grado di cumulare l’elevata anzianità contributiva necessaria per conseguire il pensionamento anticipato. Sono pertanto costrette ad attendere l’età di vecchiaia quando sono sufficienti 20 anni di versamenti (l’anzianità contributiva media al pensionamento di una lavoratrice è pari a 25,5 anni). E sono le sole che hanno visto aumentare il requisito anagrafico in misura rilevante grazie alla sua equiparazione a quello degli uomini. Certo, se si osservano i dati dello stock (si veda la tabella a pagina 5 del Report) sono ancora in numero maggiore (nei settori considerati dei lavoratori dipendenti ed autonomi) i trattamenti di vecchiaia: 4,8 milioni contro 4,3 milioni (si perdoni l’arrotondamento delle cifre). Il fatto è che – stando alla pensioni vigenti al 1° gennaio 2017 – l’onere sostenuto per le prime è di 43 miliardi, mentre per le seconde è di 90 miliardi.
Riforma Fornero e disoccupazione giovanile
Devo poi confessare che i commenti mi hanno profondamente rattristato. Se anche lavoce.info è frequentata da persone che tirano diritto sulla strada del pregiudizio e si rifiutano persino di guardare in faccia alla realtà, almeno quando si parla di pensioni, mi domando se valga ancora le pena di continuare a combattere.
Mi preme solo ricordare che è un’altra leggenda metropolitana (anzi una chiacchiera da bar Sport) quella per cui l’aumento dell’età pensionabile sarebbe la causa della disoccupazione giovanile. Ci sono state, in proposito, ricerche empiriche che anche in questo caso allego. In particolare, segnalo un dato dell’Inapp (l’ex Isfol) secondo il quale solo il 2,2 per cento delle imprese del campione considerato avrebbe cambiato il piano di assunzioni in conseguenza della riforma Fornero. Nella stessa ricerca vengono riassunti gli esiti – tutto sommato convergenti nello smentire le analisi correnti – di altre iniziative sul medesimo tema.
La risposta del fact-checker
di Lorenzo Borga
Gentile Onorevole Cazzola, la ringrazio per la sua precisazione: il tema dell’accesso al trattamento pensionistico in Italia è sottoposto a innumerevoli strumentalizzazioni e post-verità da alcuni anni a questa parte. Verificare dati e numeri su un tema tanto caro ai cittadini è dunque prioritario, per distinguere ciò su cui vale la pena dibattere e ciò che invece altro non è che pura speculazione. I dibattiti andati in scena su La7 durante le puntate della trasmissione Di Martedì sono state una buona occasione per farlo.
La ringrazio inoltre per la sua precisazione. Confermo i numeri da lei citati sui trattamenti pensionistici totali dal 2011 ad oggi, seppur non del tutto comparabili con i dati riportati nel fact-checking (ma comunque non in modo tale da sovvertire in modo significativo il rapporto). La sua dichiarazione appare dunque VERA.
Nel fact-checking non abbiamo sottoposto a verifica la sua smentita in trasmissione della frase citata da Salvini per cui l’ammontare dei posti di lavoro all’interno del mercato sarebbe fisso e proprio per questo aumentare l’età pensionabile comporterebbe una conseguente riduzione dei posti di lavoro per i più giovani. Solo negli ultimi mesi infatti iniziano ad essere pubblicati studi di valutazione degli effetti della riforma Fornero sulla occupazione giovanile. C’è quello di Inapp da lei citato, c’è “A clash of generations” dell’Inps e c’è anche lo studio condotto da Marco Bertoni e Giorgio Brunello di cui è stato pubblicato un resoconto su lavoce.info.
I risultati sono dunque oggetto di discussione professionale tra economisti che a volte raggiungono conclusioni differenti. Non si tratta dunque di chiacchiere da bar Sport.