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​Le regole di scrittura di Umberto Eco​

Un buon modo per ricordare Umberto Eco, con il rimpianto di aver perso un grande intellettuale rigoroso e ironico allo stesso tempo, è leggersi queste sue 40 regole di scrittura, divertenti ma anche assolutamente serie. E soprattutto cercare di applicarle. Noi ci proviamo!

Il Punto

Uno dei progetti su cui Matteo Renzi ha investito molto capitale politico nei suoi primi due anni è la riforma della scuola. Sulla quale per ora il giudizio rimane sospeso. Sono aumentate le risorse ma gli effetti del cambiamento devono ancora manifestarsi. Di sicuro rimangono da sciogliere alcuni grovigli: dalla redistribuzione degli insegnanti sul territorio al processo di valutazione degli istituti. Per promuovere la partecipazione femminile al mercato del lavoro il governo si è mosso nella direzione giusta, ma con provvedimenti di modesta portata. Ci vorrebbero più asili e vantaggi fiscali. Intanto il tasso di occupazione femminile rimane al 47 per cento dal 2000 e il gender gap è tornato a salire. Per l’occupazione, archiviati numeri soddisfacenti per il 2015, il dimezzamento degli incentivi nel 2016 apre scenari molto diversi da qui al 2018. Il rischio è che le tante assunzioni di oggi si sgonfino come una bolla. Oppure potrebbe consolidarsi la trasformazione dei precari in occupati di lungo termine. Solo così – con lo scenario virtuoso – il Jobs act sarà stato un successo.
Al summit di Bruxelles si discute e ci si scontra sull’accoglienza dei rifugiati. Viene fuori un’Europa stretta tra princìpi di solidarietà affermati solennemente e disponibilità inadeguata (o vero e proprio rifiuto) degli stati di fronte all’emergenza infinita dei disperati in fuga da guerre e persecuzioni.
Cosa c’è in comune tra le (brusche) uscite degli amministratori delegati di Generali e Luxottica? Un modo di gestire il governo societario che rischia di allontanare gli investitori internazionali. Opaco in un caso, padronale nell’altro.
Stavolta l’Italia ha uno dei migliori posti in classifica: nello sviluppo delle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica. Consumiamo meglio e meno. Soprattutto grazie alla recessione, molto più pesante da noi che altrove. Se l’economia riparte (come ci auguriamo!) ci sarà da mettersi sotto per mantenere le posizioni acquisite. M’illumino di meno, ma solo per ora.

Una precisazione del Gruppo Generali all’articolo di Salvatore Bragantini con risposta dell’autore.

Il Punto

Continuiamo ad analizzare i primi due anni del governo Renzi. In realtà l’anno degli interventi importanti sul mercato del lavoro è stato il 2015, sul quale ci sono freschi freschi i dati Inps. Le 600 mila assunzioni nel privato, prevalentemente a tempo indeterminato sono in buona parte effetto del Jobs act e della decontribuzione per i nuovi assunti (con i risultati visibili nel grafico pubblicato qui). Rovescio della medaglia: la crescita economica (0,7 per cento) rimane tra le più basse d’Europa e quest’anno la decontribuzione non c’è quasi più. Sulla concorrenza il governo aveva presentato subito un disegno di legge (in attuazione di una legge del 2009 rimasta lettera morta sotto Berlusconi, Monti e Letta). Poi però il ddl, il cui iter parlamentare è ancora in corso, ha perso i pezzi sotto i colpi delle lobby. Mentre lo sviluppo della banda larga sembra decollare dopo diversi cambi di programma. Risultati a metà anche sulla promessa diminuzione di tasse. Il bonus di 80 euro, la decontribuzione temporanea sulle assunzioni a tempo indeterminato, l’abolizione della Tasi sulla prima casa sono tagli veri ma poco coerenti tra loro e fatti in deficit sotto la coperta delle clausole di salvaguardia. Sui beni culturali i fiori all’occhiello del biennio sono il progetto Pompei e 20 nuovi direttori di musei dotati di ampia autonomia. L’inversione di tendenza si scontra però con l’esiguità degli interventi (rispetto al patrimonio archeologico e artistico da gestire) e – in modo meno visibile – con una poco meritocratica assegnazione dei fondi per lo spettacolo. Mentre il Parlamento discute una revisione della legge sullo scioglimento dei comuni per mafia, vale la pena ricordare gli effetti dei commissariamenti compiuti: riduzione di spese, selezione più dignitosa della classe politica, punizione elettorale dei partiti coinvolti, influenza positiva sui territori limitrofi.

Jobs act: quanto conta la decontribuzione?

Il grafico mostra l’andamento mensile delle assunzioni a tempo indeterminato secondo l’Osservatorio sul precariato Inps. La linea blu indica il numero di nuovi contratti a tempo indeterminato, tra assunzioni e trasformazioni (nota bene, il trend non tiene conto delle cessazioni), mentre la linea rossa rappresenta la fetta di questi nuovi contratti che usufruiscono dell’esonero contributivo, in vigore dal Gennaio 2015.

Il Punto

Da oggi e nei prossimi giorni proviamo a valutare nel dettaglio i primi due anni del governo Renzi tracciando un bilancio di quanto fatto, delle occasioni mancate, di quel che c’è da fare. La ricetta del premier – ridare fiato all’Italia con un misto di riforme fatte e da completare e in più soldi pubblici per aiutare la ripresa – per ora non è bastata a far tornare una ripresa visibile e diffusa: produzione industriale e vendite al dettaglio rimangono al palo. Sul fronte delle banche l’attivismo di Renzi si è visto negli ultimi 12 mesi. Le riforme delle popolari e quella – fresca di approvazione – degli istituti di credito cooperativo dovrebbero rafforzare la struttura del sistema. Rimane controversa e ancora irrisolta la gestione di due patate bollenti: i crack delle quattro banche regionali e il negoziato con l’Europa per creare le bad bank dove far confluire i crediti incagliati. Tra i successi che il governo si attribuisce c’è l’Italicum, legge elettorale per la Camera, votata ma non funzionante finché non sarà compiuta la riforma del Senato. È un farraginoso compromesso che rimpiazza l’indecoroso “porcellum” ma esibisce capilista bloccati e la possibilità di candidature multiple. Dove si è un po’ tagliata la spesa (rispetto all’aumento tendenziale) è nella sanità, destinata forse a ridursi sotto il 7 per cento del Pil. Va bene disciplinare le regioni sprecone. Ma il governo dovrebbe chiarire quanta autonomia vuole lasciare loro, presentando una visione chiara di cosa sarà della sanità pubblica.
È partita la corsa degli enti territoriali ad adeguarsi ai sistemi contabili entrati in vigore a inizio anno. Prevedono un rendiconto semplificato per il cittadino con sintesi del bilancio, risorse finanziarie e umane utilizzate, risultati in termini di quantità e qualità dei servizi alla popolazione. Tutto sul sito internet.

Rallenta ancora la crescita del Pil

pil

Il Punto

Sulle borse che crollano incombe anche il referendum sull’uscita della Gran Bretagna dalla Ue (Brexit). Sul suo esito regna la nebbia più fitta. Favorevoli e contrari sono gruppi definiti ma minoritari mentre il grosso degli elettori è indifferente. Decisivi saranno gli elettori meno informati, forse influenzati da eventi marginali. E l’Europa paga pegno.
La legge sulla concorrenza in lettura (attenta, a giudicare dai tempi) al Senato consente di costituire srl semplificate con scrittura privata, risparmiando i salati costi notarili. Il tira-e-molla tra governo e notai continua. Sullo sfondo una direttiva europea che prevede la possibilità di costituire società unipersonali anche solo online.
Siamo all’ultimo posto in Europa per numero di laureati e calano drammaticamente le immatricolazioni all’università. Non è solo la demografia. Le riduzioni sono più contenute al Nord e spesso marcate al Centro-Sud. Per controbilanciare sarebbe ora di fare di più per attrarre studenti stranieri nel nostro paese.
Prorogate le detrazioni Irpef per il recupero edilizio e l’efficientamento energetico. Bene, perché hanno dato buona prova. Capita spesso, però, che la classificazione comunale degli interventi crei un accavallamento di regole tutt’altro che chiaro. Cercasi un po’ di riordino. Anche perché i bizantinismi diventano facilmente iniquità. Lo si è visto con le norme approdate in Parlamento per limitare l’uso di terreni agricoli per fini diversi dalla coltivazione. I meccanismi contorti rischiano di consolidare la mappa disegnata a livello locale, premiando i comuni che più hanno cementificato.

Il Punto

Da tre anni l’inflazione nell’Eurozona è vicina allo zero. Ci sono forze globali che (l’ha detto Draghi) concorrono a tenerla bassa. Ma c’è anche che la Bce si è data per obiettivo di stare “vicino ma sotto” al 2 per cento d’inflazione e non, come sarebbe ragionevole, al 2 per cento “in media”. Una piccola ma significativa riformulazione di questo target aiuterebbe la ripresa in Europa. Tra le cause della bassa inflazione la prima è il greggio a 30 dollari. A deprimere il prezzo del barile le scelte dell’Arabia Saudita che non diminuisce la produzione di petrolio. Il governo di Riyad non vuole ripetere l’errore degli anni Ottanta quando il suo sostegno ai prezzi fece nascere nuovi concorrenti.
Mentre Bruxelles lima al ribasso le previsioni di crescita per l’economia europea e italiana, si può fare un calcolo del costo della Grande crisi. Se tutto fosse andato come nel 2002-2007, l’Italia del 2017 si ritroverebbe con +61 per cento di investimenti, +18 per cento di Pil e fino a 3,8 milioni di occupati in più. Poi ci si sveglia dal sogno e si scopre che le cose stanno molto diversamente.
Cresce del 5 per cento annuo la domanda turistica mondiale. E una delle mete obbligate è l’Italia. Per essere competitivi bisogna diversificare e innovare l’offerta, seguendo i gusti e le passioni delle nuove tribù di viaggiatori. Per noi significa più occupazione ma sempre meno stabile: un’incertezza ricca di prospettive.

Luigi Marattin, consigliere per la finanza pubblica del presidente del Consiglio, commenta l’articolo “2016, anno zero per il patto di stabilità interno” di Paolo Balduzzi e Massimo Bordignon

Per gli enti locali regole fiscali più semplici *

Nella loro interessante riflessione, Paolo Balduzzi e Massimo Bordignon discutono soprattutto la nuova regola fiscale introdotta dalla legge di stabilità 2016 per gli enti locali in sostituzione del patto di stabilità interno. Pur apprezzandola, si sostiene che

Il Punto

È andato davvero in soffitta il Patto di stabilità interno, tagliola agli investimenti degli enti locali? Con la “finanziaria” 2016 è diventato meno stringente, in futuro si vedrà. Peraltro, via Imu e Tasi sulla prima casa e bloccati aumenti di altre entrate, scompare l’autonomia impositiva dei comuni. Che però potranno finanziare le (ordinarie) spese correnti con entrate straordinarie come gli oneri di urbanizzazione.
Nel 2016 arriveranno 800 milioni ai cittadini più poveri. Un magro 11,4 per cento dei 7 miliardi che servirebbero. Si dovranno così selezionare 280 mila famiglie “meritevoli di aiuto” su un milione e mezzo di nuclei disagiati. Un autentico sostegno universale al reddito è di là da venire.
La magistratura, dalle alte cariche ai semplici giudici, dice che il reato d’immigrazione illegale è del tutto inutile. Perché, di fatto, non è punibile. Anzi, i procedimenti eventualmente avviati sono un costo per la giustizia. Eppure i politici, a destra e a sinistra, non vogliono abolirlo: l’immagine ha la meglio sulla razionalità.
Chiamiamo pedaggio autostradale ciò che in molti casi è una tassa. Il ticket che paghiamo al casello dovrebbe infatti coprire costi d’investimento e gestione più un giusto profitto al concessionario. Ma se l’investimento è ammortizzato (esempio: l’Autobrennero) la tariffa diventa un tributo – che dovrebbe essere stabilito dal Parlamento e non dal governo – o, meglio, un regalo al concessionario che non investe.
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