L’esito del voto catalano non risolve nulla. I secessionisti hanno vinto per numero di seggi, è vero, ma non per voti: non hanno ottenuto quel plebiscito cui aspiravano e di cui avevano bisogno (e che pure, a elezioni concluse, quotidiani del calibro del New York Times continuano ad accreditare.
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Quella appena arrivata a compimento è una riforma fiscale poco ambiziosa. La legge delega mirava a più equità, certezza e semplificazione. Con i decreti attuativi l’equità è stata messa da parte stralciando la riforma del catasto, base di una tassazione immobiliare equilibrata. Risultati più concreti su certezza e semplificazione: migliora il dialogo tra stato e contribuente e si chiarisce meglio che cos’è elusione.
È servita quest’anno a risollevare il mercato del lavoro. Ora la decontribuzione dei contratti a tempo indeterminato verrà rinnovata ma non si sa come. Solo per il Sud? Solo per le donne? Per tutti, ma meno generosa? Di sicuro, per evitare il ritorno in auge del lavoro precario, deve rimanere un incentivo ad assunzioni senza limite di tempo. E conta anche che le politiche attive del lavoro non diventino uno spreco di risorse. In particolare il voucher di ricollocazione, introdotto dal Jobs act, destinato al reinserimento professionale di chi è stato licenziato. Si può prendere esempio dalla Lombardia, dove la Dote unica del lavoro (Dul) dà risultati misurabili e valutabili.
Grazie anche a Expo e al meteo, riparte il turismo in Italia. Di quanto cresca difficile a dirsi con precisione. Prendono sempre più piede forme alternative di prenotazione (attraverso siti internazionali), di alloggio (B&B, spesso non in regola), di trasporto (Blablacar, car sharing, Uber) che le statistiche faticano a rilevare.
Voci autorevoli (Amnesty, The Economist) suggeriscono di depenalizzare la prostituzione, anche per i clienti. In effetti una ricerca mostra che le politiche proibizioniste aumentano i rischi di chi vende prestazioni sessuali. E rende più difficile la lotta alla tratta e allo sfruttamento dei minori.
Spaventato dalle conseguenze economiche della secessione, una parte dell’elettorato moderato catalano ha voltato le spalle al fronte indipendentista. Una Lettera da Barcellona spiega che adesso diventa più facile un compromesso con Madrid.
Una precisazione di Stefano Sacchi e Filippo Taddei all’articolo di Vitalba Azzollini sui congedi parentali
Quel che pensa la Fed è diventato un rebus. A inizio 2015 prometteva un rialzo dei tassi d’interesse entro fine anno, il che per ora non è successo. Ora la sua presidente Janet Yellen ribadisce l’impegno aggiungendo un “probabilmente”. Molti sospettano che stia cambiando idea. Non per la disoccupazione – che in Usa è già ai minimi – ma perché la preoccupa la crescita anemica dell’economia mondiale.
È a rischio la sopravvivenza della Volkswagen imbrogliona. Gli Stati Uniti la puniranno senza fare sconti. In Europa, accertate le frodi, la scelta sarà tra sanzionare un’impresa con manager senza scrupoli e preservare migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti. Dalla gestione di questo scandalo si capirà meglio come la Germania mette in pratica la morale del “chi sbaglia paga” quando il problema è nel cortile di casa. Per capire questa vicenda bisogna anche tener conto della forte diversità di regole in materia di emissioni tra Usa e Ue, più strette o più lasche a seconda del tipo di gas inquinante e del tipo di carburante. Conta poi la responsabilità del costruttore sull’inquinamento: anche dopo la vendita del veicolo in America, fino alla porta dell’autosalone in Europa. Le differenze verranno forse meno quando si concluderà il negoziato per la zona di libero scambio Ue-Usa (Ttip, Transatlantic trade and investment partnership). Tra le materie da armonizzare proprio i test di sicurezza, oltre a prevenzione sanitaria, investimenti e riconoscimento degli standard.
Il Fondo monetario ora usa il Pima – una combinazione di indicatori – per valutare la qualità degli investimenti pubblici. Uno strumento così servirebbe anche da noi dove i progetti infrastrutturali sono scelti secondo logiche politiche, con il correlato di lungaggini di realizzazione, corruzione e incremento dei costi in corso d’opera. Esempio di qualità trascurata, la gestione delle autostrade. Dove continuano le proroghe delle concessioni senza gara. Nel caso di quelle del Brennero e della Serenissima legittimo sospettare un mercanteggiamento con le regioni interessate per far passare il progetto della Valdastico Nord. Di incerta utilità e con effetti minimi sull’occupazione.
Una precisazione di Stefano Sacchi e Filippo Taddei all’articolo di Vitalba Azzollini sui congedi parentali
Convegno de lavoce.info
Il convegno annuale riservato agli amici de lavoce avrà come titolo “La politica economica ai tempi della crisi”. Si terrà la mattina di mercoledì 30 settembre – con inizio alle ore 9 – all’Università Cattolica di Milano. Si parlerà di riforme, agenda digitale, stagnazione secolare, disuguaglianze di genere e valutazione delle politiche. Vi aspettiamo!
In Grecia Alexis Tsipras rivince le elezioni con gli stessi numeri di gennaio. Ma cambia il suo mandato elettorale. Ieri il rifiuto dell’austerità e della Troika, oggi l’impegno a rimanere nell’euro a qualunque costo. Con la messa in pratica del duro accordo di luglio con l’Europa: 86 miliardi in cambio di riforme e sacrifici.
Oltre ad affossare il federalismo, la prossima abolizione della Tasi sulla prima casa apre un problema tra i comuni e lo stato che rimborserà loro il mancato gettito. Le amministrazioni locali, infatti, possono aver applicato aliquote maggiori o aggiuntive. Come evitare che i sindaci più esosi si ritrovino avvantaggiati?
A 12 anni dalla sua approvazione si registra un vero flop della riforma che introduceva in Italia sistemi di corporate governance per le società quotate alternativi a quello tradizionalmente basato su Cda e collegio sindacale. Solo quattro hanno adottato il modello dualistico e due il monistico. Eppure il secondo (con amministratori che esprimono un comitato di gestione interno) è il più diffuso nelle economie avanzate.
Tra i decreti attuativi del Jobs act, quello che affronta la conciliazione lavoro-famiglia delle donne è ampiamente incompleto rispetto alla legge delega e con misure limitate al solo 2015. Così rischiamo di continuare a detenere il record del numero di neo-mamme che abbandonano il lavoro. Secondo i dati disponibili, durante la crisi il lavoro nero in Italia è aumentato del 3,9 per cento. Con grandi differenze regionali: giù al Centro-Nord e su (del 12,7 per cento!) al Sud, dove ha certamente attenuato gli effetti della recessione. Il pericolo è che informalità e illegalità diventino la porta d’ingresso obbligata nel mercato del lavoro.
Tecnologie dell’informazione e sfruttamento dei big data sono agli ultimi posti negli investimenti delle banche nel nostro paese. Ma la sfida competitiva degli sviluppi futuri del settore si gioca proprio su questo terreno. E sulla capacità di rafforzare le relazioni umane con i clienti.
Un commento di Alberto Donzelli all’articolo “Epatite C: quando la speranza ha un costo alto” di Giulio Formoso e Anna Maria Marata
Convegno de lavoce.info
Il convegno annuale riservato agli amici de lavoce avrà come titolo “La politica economica ai tempi della crisi”. Si terrà la mattina di mercoledì 30 settembre – con inizio alle ore 9 – all’Università Cattolica di Milano. Si parlerà di riforme, agenda digitale, stagnazione secolare, disuguaglianze di genere e valutazione delle politiche. Vi aspettiamo!
I nuovi costosissimi farmaci bonificano il sangue dall’HCV, ma devono ancora dimostrare di guarirla o di evitare cirrosi/cancro epatico e la loro sicurezza nel tempo.
Sono una imprenditrice, stanca di pagare inutili balzelli e di alimentare l’esistenza di una pubblica amministrazione, che non serve proprio a niente.
Credo che la vera riforma della pubblica amministrazione, che manca in questo Paese e che non si ha in realtà il coraggio di fare, è quella di riuscire finalmente a far a meno di tutti, proprio tutti, gli enti inutili.
Torniamo sugli effetti degli 80 euro in busta paga già analizzati di recente. Hanno influito significativamente sulla crescita dei consumi delle famiglie beneficiarie? Un articolo che pubblichiamo questa volta risponde di no e individua tra le possibili spiegazioni il fatto che il bonus sia stato ritenuto temporaneo dai beneficiari. Un secondo articolo che conferma l’evidenza di efficacia della misura sui consumi sottolinea l’importanza di misurare con precisione l’entità effettiva del bonus.
È una delle maggiori orchestre sinfoniche italiane, capace di autofinanziarsi e ai primi posti nel mondo tra le più amate dal pubblico. Ma la Giuseppe Verdi di Milano non è amata dallo stato. Che le rende la vita impossibile discriminandola pesantemente nell’assegnazione dei contributi. Una storia di stupida burocrazia.
Appena il prezzo del petrolio ha qualche fibrillazione, parte l’allarme volatilità. Uno sguardo ai dati storici mostra che i veri momenti di crisi sono ben altri (come le guerre in Iraq e Afghanistan, il fallimento di Lehman). E che in questi giorni c’è solo nervosismo sui mercati.
Ci sono – si è visto – paesi europei generosi e altri avari con i profughi. I primi sopportano maggiori costi nell’immediato. Ma la loro scelta potrà essere ripagata in futuro: quella che arriva è una popolazione giovane e motivata a migliorare la propria condizione. Urge però favorirne l’inserimento sociale e lavorativo.
Con la nuova leadership di Jeremy Corbyn, il Labour party si gioca la possibilità di vincere le elezioni del 2020, come spiega la nostra Lettera da Londra. E non riuscirà nemmeno a condizionare il governo conservatore. Troppo radicale per un elettorato che, nel lungo regno di Elisabetta II, ha scelto due soli premier laburisti.
Convegno de lavoce.info
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Il previsto Tsunami nel Labour ha spazzato via gli ultimi residui di Blairismo, ed eletto Jeremy Corbyn alla guida del partito. È difficile prevedere i futuri sviluppi e le possibile profonde conseguenze per il Regno Unito e l’Unione Europea.
Non c’è molto da festeggiare per una crescita che ora Renzi prevede allo 0,9 per cento: gli altri grandi partner europei fanno molto meglio. Il guaio è che, da noi più che altrove, la ripresa della domanda è soddisfatta da beni e servizi importati. Per recuperare competitività e migliorare la qualità della ripresa deve ripartire la produttività.
Raffrontando le tre diverse fonti disponibili (Istat, Inps e ministero del Lavoro) emergono chiaramente le tendenze di fondo sul mercato del lavoro. Nei primi sette mesi dell’anno stabili le assunzioni a tempo determinato mentre in più ci sono 300 mila posti a tempo indeterminato (al netto delle cessazioni), solo in parte trasformazione di contratti temporanei. Tra le nuove misure del Jobs act c’è anche il ritorno del demansionamento, cioè la possibilità di assegnare il lavoratore a compiti meno qualificati e di cambiargli categoria d’inquadramento e retribuzione se così dettano esigenze di riorganizzazione. Flexicurity aziendale o svendita di diritti acquisiti? L’attuazione del Jobs act ha invece finora dimenticato il mandato della legge delega di aumentare l’offerta pubblica di servizi per l’infanzia per meglio sfruttare il potenziale dell’occupazione femminile. Più scuola uguale migliore conciliazione tra famiglia e lavoro per le madri, conferma una nuova ricerca. Ma l’Italia, sul tema, rimane fanalino di coda.
È diventato impopolare il limite minimo di capitale sociale imposto alle imprese. Molti vorrebbero importare la maggiore flessibilità consentita nel sistema Usa. Occhio però che i tribunali americani sono poi più liberi di squarciare il velo della responsabilità limitata, imponendo a soci scorretti di pagare i debiti della società.
Sull’Autostrada del Brennero tira un vento di regalo: dallo stato agli enti pubblici del Trentino-Alto Adige e del Veneto, azionisti della concessionaria. La concessione – scaduta da un anno – rischia il rinnovo gratuito per 30 anni. In barba alle regole europee sulle gare di assegnazione e ai 150 milioni all’anno che lo stato potrebbe incassare.
Convegno de lavoce.info
Il convegno annuale riservato agli amici de lavoce avrà come titolo “La politica economica ai tempi della crisi”. Si terrà la mattina di mercoledì 30 settembre – con inizio alle ore 9 – all’Università Cattolica di Milano. SAVE THE DATE, dunque, vi aspettiamo!
Una precisazione sul congedo parentale *
Di Desk
il 25/09/2015
in Commenti e repliche
Dobbiamo segnalare una importante inesattezza apparsa nell’articolo sui congedi parentali di Vitalba Azzolini. In quell’articolo l’autrice afferma, a margine della sua analisi, che il decreto legislativo. n. 80/2015 che prevede l’estensione e il potenziamento del congedo parentale “introduce misure a carattere sperimentale, la cui prosecuzione oltre il 2015 è condizionata all’individuazione di adeguate coperture finanziarie: è dubbio, tuttavia, che in pochi mesi possano essere testate sufficientemente.”
Questo è inesatto e un po’ sorprendente perché, sin dall’11 giugno 2015, data dell’approvazione in via preliminare da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo di riforma degli ammortizzatori sociali, il Governo ha ripetutamente chiarito che le disposizioni a cui la Azzolini fa riferimento sarebbero state rese strutturali, cioè estese anche oltre il 2015.
L’impegno del governo ha avuto infatti puntuale riscontro con l’entrata in vigore, il 24 settembre 2015, del dlgs n. 148 del 14 settembre 2015, recante disposizioni di riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali (il cosidetto “decreto CIG”). Questo decreto infatti assicura il finanziamento strutturale. In conclusione, per la massima trasparenza su un tema di questa importanza, vogliamo chiarire che le misure di conciliazione lavoro famiglia discusse nell’articolo non sono sperimentali, bensì strutturali. Alla comunità scientifica, oltre che a tutti noi, rimane il compito di valutare in modo rigoroso l’impatto di misure che speriamo abbiamo effetti rilevanti per le opportunità di vita e il benessere di molte famiglie italiane.
* Stefano Sacchi – Consigliere Economico del Ministero del Lavoro
Filippo Taddei – Responsabile Economia e Lavoro, Partito Democratico
La risposta di Vitalba Azzollini
L’articolo “Non bastano i congedi per avere più mamme al lavoro” è stato pubblicato in data 23 settembre, dunque il giorno precedente l’entrata in vigore del decreto n. 148/2015. Peraltro, l’osservazione relativa alla strutturalità “condizionata” dello strumento in discorso è una mera nota a margine dell’esame condotto nell’articolo, vale a dire lo scarso impatto della misura sull’occupazione femminile sulla base delle risultanze di studi condotti al riguardo: quindi, non incide sulle conclusioni.
Quanto all’affermazione di Stefano Sacchi e Filippo Taddei, secondo i quali “rimane il compito di valutare in modo rigoroso l’impatto di misure che speriamo abbiamo effetti rilevanti per le opportunità di vita e il benessere di molte famiglie italiane”, si osserva che tale impatto avrebbe potuto essere valutato: ex ante, avvalendosi delle conclusioni di appositi studi – alcuni citati nell’articolo – in base a cui vi sono misure di conciliazione aventi un effetto più rilevante; ex post, a seguito di un adeguato periodo di sperimentazione, atto a dimostrare la concreta efficacia della misura in relazione ai fini per i quali era stata prevista. Dunque, oltre alle conclusioni degli studi sul tema, si è reputato non fossero necessari neanche i dati empirici rivenienti dalla sperimentazione inizialmente prevista nel decreto n. 80/2015, al fine di verificare l’impatto del congedo parentale sulla conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro.
Nota della redazione. L’articolo è stato sottoposto a lavoce.info a fine luglio ed è stato pubblicato con un certo ritardo – risultando non perfettamente aggiornato – a causa dei molti articoli in giacenza. Ce ne scusiamo con gli interessati.