
Fonte: Eurostat – I dati si riferiscono al secondo trimestre 2013
Categoria: Rubriche Pagina 197 di 270
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“La legge elettorale andrà approvata a ottobre”, parola di Enrico Letta al Meeting di Rimini di fine agosto. Ma ottobre finisce tra meno di una settimana. Il rischio di elezioni aumenta. E gli italiani aspettano le regole che sostituiscano il “Porcellum”.
Prima l’Ici, poi l’Imu e la Tarsu, e ancora la Tares, anzi no: la Tari e la Tasi. Il groviglio surreale delle tasse sugli immobili non è solo nelle sigle ma -ancor più- sui criteri di imposizione. Cerchiamo di vederci chiaro e – conti alla mano – di capire chi guadagna e chi perde con le ultime contorsioni tributarie introdotte dalla Legge di stabilità. Purtroppo a rimetterci sono soprattutto i cittadini con i redditi più bassi.
Una lettura consigliata mentre la Banca centrale europea ci informa su quale tipo di vigilanza eserciterà su 130 grandi banche entro un anno. Cosa sono risk assessment, asset quality review e stress test? Fondamentale sfruttare il tempo che ci separa dall’inizio della vigilanza della Bce per rimettere ordine nella governance delle nostre banche, popolari in testa. Dall’inizio di questa grande depressione 1.500 sportelli bancari chiusi e meno dipendenti per filiale: così gli istituti di credito italiani reagiscono alla crisi. E ne fanno le spese soprattutto le piccole e medie imprese.
In arrivo la riforma dei servizi pubblici per l’impiego. Vediamo cosa prevede e se funzionerà. Molti i dubbi: troppe istituzioni coinvolte, rapporto con i privati ancora nella nebbia, appesantimento burocratico, assenza di servizi per le imprese.
Continuiamo così a farci del male. I veri vincoli ad adottare politiche fiscali espansive non vengono dall’Europa bensì dalla Costituzione. Per questo la Legge di stabilità contiene il disavanzo nel 2014 al 2,5 per cento, quando l’Europa ci chiederebbe solo di stare sotto al 3 per cento. Così la manovra perde 8 miliardi che potevano essere destinati alla riduzione del cuneo fiscale. Rimarremo uno dei paesi Ocse in cui le tasse su chi lavora e ha figli sono più alte. L’ennesimo blocco del turnover indiscriminato sul personale pubblico rischia di essere la premessa di nuovo precariato. Sembra destinata a rimanere sulla carta l’ennesima promessa di tagliare gli stipendi dei dirigenti.
Il limite, fissato in termini assoluti, nel debito federale americano sta minando non solo la credibilità della politica fiscale degli Stati Uniti, ma anche del dollaro.
Movimento 5 stelle e associazioni di consumatori contro la “tabella unica” che fissa a carico delleassicurazioni i risarcimentidi danni psicofisici in misura inferiore a quelli stabiliti finora dai principali tribunali. Il vero problema però è legato alla scarsa concorrenza tra le compagnie.
Doveva finalmente tagliare il cuneo fiscale. Invece la Legge di Stabilità è una cura omeopatica che offre una tazzina di caffè. A conti fatti, lo sgravio effettivo per un lavoratore con reddito di 30 mila euro sarà di meno di 2 euro al mese. Senza considerare l’abolizione di una serie di detrazioni fiscali per mezzo miliardo di euro. Bene le norme che abbassano da diciotto a cinque anni il periodo sul quale spalmare la deducibilità fiscale delle perdite sui crediti bancari inesigibili. Servirà a pulire i bilanci delle banche. Il problema è che il Governo ha spalmato su cinque anni la deducibilità delle perdite da procedure concorsuali, un provvedimento che va nella direzione opposta.
Mentre non ci sono ancora i numeri della Legge di stabilità è arrivata in Parlamento la manovrina che riporta al 3 per cento il disavanzo pubblico. Anche vendendo immobili per 525 milioni. Soldi che invece devono servire solo per abbattere il debito dello stato.
Le forti aspettative sulla capacità riformatrice del federalismo fiscale sembrano tramontate. Perché legge e decreti attuativi non realizzano il circolo virtuoso “pago-vedo-voto”. Ecco cosa non funziona.
Tre approcci diversi ai mercati finanziari, quelli di Hansen, Fama e Shiller, insigniti quest’anno del premio Nobel per l’economia. Ma proprio grazie all’eterogeneità dei loro strumenti concettuali possiamo comprendere meglio il funzionamento dei mercati e i comportamenti degli investitori.
Una segnalazione di Francesco Giubileo sulle 9.500 domande per ottenere i benefici per l’assunzione di disoccupati. È stato davvero un successo come sostiene il premier Letta?
E’ finalmente arrivato in parlamento il testo della “manovrina” che riporta al 3 per cento il disavanzo nel 2013
Rimane il nostro interrogativo: le dismissioni di immobili non devono essere usate per coprire il disavanzo ma solo per abbattere il debito pubblico.
Sulla pagina personale di facebook, il primo ministro Enrico Letta, scrive “Assunzioni #under30: in una settimana 9.500 domande per accedere ai benefici previsti dagli incentivi del Governo http://bit.ly/incentivilavoro #lavoro#disoccupazionegiovanile “.
Il tema è stato precedentemente ribadito dallo stesso prima ministro durante la ormai “nota” dichiarazione di fiducia al Senato. Il dubbio, è che queste assunzioni rappresentino più un richiamo mediatico intorno ad uno strumento marginale nel mercato del lavoro, piuttosto che un concreto intervento a favore dell’occupazione giovanile.
Si profila all’orizzonte una pericolosa collusione fra banche e politici che cercano soldi per finanziare operazioni di breve periodo nella rivalutazione del patrimonio di Banca d’Italia. Vediamo i termini del problema e poi perché non è certo questo il momento di affrontarlo.
Premio Nobel per l’economia a Hansen, Fama e Shiller. Tutti e tre hanno impiegato metodi statistici ed econometrici per capire quanto sono effettivamente efficienti i mercati azionari. Evitiamo per favore le letture ideologiche: in comune il tentativo di far parlare i dati anzichè dar voce ai pregiudizi.
Ecco chi sono i consiglieri d’amministrazione di Poste Italiane che decidono l’acquisto di Alitalia da parte dell’azienda pubblica, cioè coi nostri soldi. Competenze in materia: zero. Come non ne sanno nulla il premier Letta e il ministro Lupi, grandi sponsor dell’operazione. Speriamo arrivi un segnale di dissenso dalla Corte dei conti e dai cda delle banche coinvolte. Altrimenti non ci resterà che confidare sull’Antitrust europea.
La Commissione europea ha deciso di vederci chiaro nella regolamentazione delle professioni, uno dei campi in cui l’Italia ha le norme più anticoncorrenziali che frenano la crescita sociale ed economica. Chissà che da Bruxelles non riescano a scardinare le corporazioni che il nostro Parlamento difende strenuamente!
Dopo una manovrina indecente – che vende patrimonio pubblico per ridurre il disavanzo anziché per abbattere il debito – speriamo in una legge di stabilità che guardi almeno ai prossimi due anni. Vediamo perché, di quanto e come si può ridurre il cuneo fiscale imparando anche dall’esperienza fallimentare del Governo Prodi.
Senza la benché minima logica industriale, Poste Italiane puntano a comprare la barcollante Alitalia. Il ministro dell’Economia Saccomanni avallerà questa scelta assurda? E non dice nulla il suo ex-collega Ignazio Visco, governatore di Banca d’Italia, su un’operazione “di salvataggio” che prevede l’erogazione di 200 milioni da parte delle banche?
Sbagliato affrontare il sovraffollamento delle carceri cominciando dall’indulto o dall’amnistia. L’esperienza insegna che aumenterebbero i reati e nel giro di pochi anni saremmo daccapo. Serve una riforma carceraria e un piano di edilizia detentiva. Poi si può pensare alle scarcerazioni. Con metodo selettivo.
Pur di cercare di mantenere i lettori non si esita a travisare la realtà. I pensionati e pensionandi con un assegno mensile dai 3 mila euro lordi in su avrebbero -secondo alcuni- il merito di aver fatto i sacrifici necessari per aiutare i conti pubblici. Ma a ben guardare sono i giovani quelli che hanno pagato e pagheranno il conto più salato.
“Persone che fuggono dai conflitti”. È la categoria -ben diversa dai migranti per motivi economici- in cui rientrano vittime e sopravvissuti del naufragio di Lampedusa. E che ha diritto alla protezione degli stati dell’Unione. Flussi ingenti di persone con cui la politica deve fare i conti.
Fortuna che è morto nella culla l’emendamento del Pd sull’Imu prima casa. Avrebbe applicato un sistema di tassazione che avrebbe reso i “ricchi” più poveri dei poveri. Progressività significa ridurre le distanze nei redditi, ma non invertire la scala dei redditi.
Leggo, nell’intervento del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco del 7 ottobre 2013 (alla presentazione del Rapporto Fondazione Rosselli), la seguente frase assolutamente condivisibile: “Spesso le banche italiane, oltre a erogare credito, partecipano direttamente al capitale delle aziende. In alcuni casi il legame partecipativo ha distorto le scelte di erogazione del credito, dando luogo ad atteggiamenti collusivi o finalizzati a ritardare l’emersione di situazioni di difficoltà aziendale.
