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Il Punto

Non è possibile avere una moneta comune con banche centrali nazionali. Dobbiamo ridisegnare l’Eurosistema prendendo esempio dalla Fed, evitando che la politica monetaria europea sia troppo condizionata dagli interessi dei singoli stati. Gli stessi interessi che hanno annacquato i contenuti dell’’accordo fra i governi dell’Eurozona sul funzionamento del Meccanismo europeo di stabilità (Esm) nella ricapitalizzazione delle banche in difficoltà. Percorso lento, rigidi paletti alla possibilità di utilizzarlo, risorse limitate.
Dei cento giorni che il Governo si era dato per riformare l’Imu ne rimangono 48. Anche il Fondo monetario ha sollecitato l’Italia a mantenere una tassa sulla prima casa, come avviene in tutti i paesi Ocse. E non è affatto dimostrato che l’imposizione deprima il mercato della casa. Caso mai riduce l’incentivo alla rendita immobiliare speculativa e indirizza il risparmio verso investimenti in settori più produttivi.
Quanti risparmi si potrebbero ottenere dalla riduzione del numero dei parlamentari e dal taglio dei loro stipendi? La risposta nel grafico che pubblichiamo.
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Il Punto

Quanta flessibilità abbiamo guadagnato nella gestione dei conti pubblici dopo la chiusura della procedura per disavanzo eccessivo? Molto poca. E non dimentichiamoci del vincolo del bilancio in pareggio introdotto nella nostra Costituzione.
Bene comunque utilizzare tutte le risorse disponibili per sostenere il mercato del lavoro. Il sussidio deciso dal Governo Letta per contrastare la disoccupazione giovanile ha molti limiti. A partire dalla breve durata: 18 mesi. Perché sia efficace e non diventi un regalo a imprenditori opportunisti dovrebbe essere a più lungo termine, accompagnato da misure di stimolo all’economia.
A un anno dall’avvio, l’Unione bancaria europea rimane ancora nel cassetto delle buone intenzioni. Solo il trasferimento della vigilanza alla Bce sembra un obiettivo raggiungibile (ma entro un anno e mezzo!) e un timido passo è stato fatto dall’ultimo vertice di Bruxelles sulla gestione delle crisi bancarie. Vediamo, in un Dossier quali sono gli ostacoli e cosa possiamo aspettarci. Tra le nuove regole, quelle emanate da Banca d’Italia su indicazione dell’Autorità bancaria europea sui requisiti degli amministratori degli istituti di credito rischiano di trasformare i Cda in orchestre stonate.
Si può capire da Twitter il grado di felicità di un territorio. Utilizzando l’indicatore iHappy che classifica le province in base al tenore dei tweet. In testa ci sono Oristano, Bologna e Modena.
Nel momento della scomparsa del padre di Daniele Checchi, la redazione si stringe attorno all’amico e collega.
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Unione bancaria europea

A giugno 2012 il Consiglio europeo riconosceva la necessità di spezzare il circolo vizioso tra crisi del debito sovrano e crisi bancarie. È così iniziato il lungo cammino verso una unione bancaria europea. Raccogliamo in un unico dossier alcuni contributi pubblicati su lavoce.info per comprendere a che punto è la difficile sfida che porta a un sistema bancario armonizzato.

La flessibilità rigida

Ce l’abbiamo fatta? Sono effettivamente aumentati i margini di manovra per la politica di bilancio italiana? E di quanto? La Commissione europea concede ai paesi che rispettano la soglia del 3 per cento, riferita al disavanzo effettivo, di deviare dall’obiettivo di medio termine del pareggio strutturale (vale a dire, del disavanzo corretto per il ciclo pari a zero). Purché, tuttavia, si continui a restare al di sotto della soglia del 3 per cento.

Il Punto

A piccoli passi mentre la luce in fondo al tunnel ancora non si intravvede. Il vertice europeo definisce regole comuni per la gestione delle crisi bancarie che, anche per iniziativa dell’Italia, sono meno automatiche e quindi meno in grado di far pagare i salvataggi bancari non solo ai contribuenti ma anche agli azionisti. Le risorse necessarie rimangono nei confini nazionali, mentre il contributo del Fondo di stabilità europeo è soggetto a restrizioni che sembrano fatte apposta per evitarlo. Di comune, per il momento, c’è solo la vigilanza bancaria dei grandi istituti di credito affidata alla Bce.
Un miliardo e mezzo dall’Europa per il sostegno al lavoro giovanile da spendere in due anni anziché in sette. È un’opportunità da non perdere: il Governo Letta deve stabilire velocemente regole e meccanismi di distribuzione di queste risorse. Con problemi di non facile soluzione, a partire dal ruolo di Province e Regioni.
A corto di soldi, i Comuni spendono meno per i servizi alle famiglie. E ne patiscono i nidi per l’infanzia, con un’offerta di posti generalmente inferiore alla domanda. Così la selezione dei bambini ammessi rischia di vanificare i due ruoli del nido pubblico: la conciliazione famiglia-lavoro e la funzione educativa.
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Sgravi fiscali per i giovani da assumere

Gent.mo Professore Boeri,
mi consenta di scriverle due righe a proposito di quanto in oggetto, con riferimento al Suo articolo apparso su Repubblica
Credo di avere qualche titolo per farlo (in calce chi sono) in particolare come datore di lavoro con 110 dipendenti regolari, di cui 105 sotto i trentacinque anni.Premesso che condivido pienamente le  perplessità da Lei espresse nell’articolo citato e ciò che sottendono, devo dirle francamente che le motivazioni che lei porta sono sicuramente tutte giuste, ma decisamente carenti e poco incisive rispetto alle reali disastrose dinamiche che i provvedimenti di sgravi “mirati” provocano nelle aziende e nel sistema.

Il Punto

Tagliare la spesa pubblica. Si parla tanto di spending review ma finora non si è fatto nulla. E non può essere un lavoro di una sola persona, neanche fosse Mr. Bond. Vediamo come si può procedere. Ora, che è il momento migliore.
Il nostro Dossier di commenti al decreto “del fare”, si arricchisce di due nuovi interventi: sulla giustizia e sulle misure per le piccole e medie imprese. Mentre facciamo due calcoli per mostrare che i posti aggiuntivi incentivati dal pacchetto sul lavoro possono, nella migliore delle ipotesi, essere 35 mila all’anno. Non certo 200 mila. E rischiano di non essere affatto aggiuntivi.
In un continuo gioco di rimando, il Governo posticipa l’aumento dell’Iva. Mentre gli rimangono 58 giorni per tener fede all’impegno di riforma dell’Imu. E, sempre in tema di abitazioni, Letta aveva dichiarato la necessità di garantire affitti e mutui agevolati per le giovani coppie. Cosa si potrebbe fare.
L’Autorità per l’energia decide in questi giorni su un eventuale incentivo al super-moderno rigassificatore al largo di Livorno. Assomiglia a un aiuto per far fronte ai consumi di gas in continua diminuzione, proprio mentre l’Italia, si è candidata come maggiore hub sud-europeo del gas.
Un grafico sui diritti di opzione per l’aumento di capitale Rcs, strapagati da nostre banche ai membri del patto di sindacato, che “spiccano il volo”: rasoterra.
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La leggenda dei 200mila nuovi posti di lavoro

Il pacchetto di misure per il lavoro varato martedì dal governo prevede una riduzione del 33 per cento del costo del lavoro per le assunzioni di persone con meno di 30 anni fino all’esaurimento delle risorse disponibili.

Spiccare il volo rasoterra

Un pool di banche creditrici (Intesa, Unicredit, Ubi, Bpm e Mediobanca) ha sostenuto l’aumento di capitale di Rcs MediaGroup, gruppo editoriale che ha accumulato 1 miliardo di debiti negli ultimi dieci anni e che è stato a un passo dal portare i libri in tribunale.

Decreto del Fare

Qualche aspetto positivo, molte misure modeste in questo primo provvedimento a largo raggio del Governo Letta. Più che un decreto “del fare” sembra un classico milleproroghe. Con una trovata di marketing: si enfatizzano separatamente i piccoli aspetti positivi ed eventualmente si concentreranno quelli negativi in una botta sola, come un solo grosso costo. Alcune valutazioni divise per materia

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